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Milano – Foggia: incendio al “campo nomadi”

25 Giugno 2007 Commenti chiusi

Milano – Foggia, 24 giugno. Incendio al “campo nomadi” di Rom Romeni a Sesto S. Giovanni (Mi): si sospetta la dolosità del rogo. Nessun ferito, distrutte quaranta baracche costruite con materiali di fortuna. Le associazioni di volontariato si sono subito attivate per portare acqua e cibo alle famiglie disperate. Incendio accidentale ad un “campo” abusivo di Rom a Foggia: distrutte dieci baracche.  Prosegui la lettura…

Foto-cronaca di guerra: muore in incendio bambina rom

27 Marzo 2007 1 commento


Follonica (Grosseto), 26 marzo. Danuta, bambina di cinque mesi, è morta in un incendio che è divampato la scorsa notte in una baracca abitata da un gruppo di rom romeni vicino ad un impianto di depurazione. Nell’incendio sono rimaste ustionate gravemente quattro persone, e altre cinque hanno riportato bruciature più lievi. L’incendio, accidentale, pare si sia sviluppato da una candela. Gravemente ustionata la madre che è riuscita a salvare solo la gemella Mariella.

Nella baracca altre 11 persone. Quattro sono gravemente ustionate
Bambina di cinque mesi muore nell’incendio di una baracca
Le fiamme sarebbero divampate in modo accidentale, da una candela
Repubblica.it, 27 marzo
Follonica (Grosseto) – Una bambina romena di cinque mesi è morta in un incendio che è divampato la scorsa notte in una baracca costruita da un gruppo di nomadi vicino ad un impianto di depurazione a Follonica, di proprietà del comune. Nell’incendio, secondo quanto riferito dai vigili del fuoco, sono rimaste ustionate gravemente quattro persone, e altre cinque hanno riportato bruciature più lievi.
Nella baracca, costruita con materiale plastico e legno, insieme alla piccola c’erano altre 11 persone, 2 bambini e nove adulti, tutti rome-ni. L’incendio, accidentale, pare sia scaturito da una candela. Tutti sono riusciti ad uscire, ma nessuno è riuscito a portare fuori la bimba.
Le persone ustionate sono state trasportate negli ospedali di Follonica e di Grosseto. Ancora in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri di Follonica.

BIMBA ROM UCCISA IN UN ROGO
Aveva solo cinque mesi la piccola Danuta. Sua madre, ora in fin di vita, è riuscita a salvare solo la gemella Mariella
Da ?il manifesto?, 28 marzo. Di Riccardo Chiari
Non era nemmeno una baracca, piuttosto un riparo di fortuna costruito con dei rami, dei cartoni e teli di plastica, appoggiato ad alcuni alberi in fondo ad un campo di rifiuti, trasformato in acquitrinio dalle ultime piogge.
Danuta, cinque mesi appena, piccola rom bruciata nel rogo provocato da una candela caduta sulla coperta di pile che la copriva. La mamma è riuscita a salvare solo la gemella Mariella, per farlo si è gettata fra le fiamme, ora lotta tra la vita e la morte al centro grandi ustionati di Roma con il 65% del corpo bruciato.
Ci vivevano in una decina, in quella pseudo baracca costruita nel-l?area dismessa dell?ex depuratore. Tutti rumeni. Erano arrivati a Fol-lonica da circa un anno. I vigili urbani li avevano già allontanati alcuni mesi fa. Per un po?. Poi erano tornati. Erano tornati anche i vigili per ripetere che lì non si poteva stare, che era un posto degradato. L?ul-tima ispezione era stata fatta venerdì scorso ed era arrivata la mi-naccia dello sgombero e dell?affidamento dei minori ai Servizi Sociali.
L?incendio, hanno raccontato gli stessi rom, è divampato pochi minuti prima della mezzanotte. Con le fiamme che hanno preso piede così rapidamente da non lasciare spazio ad alcuna reazione. Quando sono arrivati i vigili del fuoco l?unica cosa da fare era spegnere le fiamme residue e cercare di salvare i vivi. Per fortuna gli altri due neonati non hanno riportato ustioni mentre ha bruciature sul 40% del corpo, ma non è in pericolo di vita, l?altra mamma.
In Consiglio Regionale della Toscana, il presidente Claudio Martini ha dichiarato: ?Una vita innocente si è perduta, per le condizioni di estremo disagio on cui viveva la famiglia. Dobbiamo fare di tutto per4chè tragedie del genere non si ripetano?.

____note a margine________________

IL PAESE DEI ?CAMPI?: Follonica campo…
Per il solo fatto di esistere i ?campi nomadi? producono malattia, ?morte sociale?, devianza e conflitti sociali, anche nel territorio.
In tutta Europa l?Italia è conosciuta come ?il paese dei campi?, l?unica nazione che perpetua una politica di segregazione etnica con l?internamento di intere famiglie nei cosiddetti ?campi nomadi?. Nati negli anni settanta del secolo scorso, da contenitori di umanità per l?emergenza si sono trasformati in campi di concentramento Isti-tuzionali: nuovi ?zigeuner lager? dove non c?è bisogno di ?soluzione finale? perché i Rom e Sinti vi muoiono lentamente di diritti negati, di esclusione continua e determinata dall?accesso al lavoro, alla casa, alle cure sanitarie, di perdita dei pochi diritti di cittadinanza, di induzione alla devianza ed alla criminalità. La speranza di vita alla nascita, nei ?campi?, è di 20 anni inferiore alla media nazionale.
Le popolazioni ed i gruppi ?differenziati? dal regime nazi-fascista (Ebrei, Zingari, omosessuali, Testimoni di Geova, disabili) sono stati tutti riabilitati ad eccezione degli ?zingari? che sono ancora consi-derati asociali, ladri, delinquenti. Il pre-giudizio verso gli ?zingari? si è sedimentato in una vera e propria ?de-umanizzazione? (riduzione ad oggetti deprecabili) con conseguente ?trattamento differenziale? perché la società italiana ritiene che non facciano parte della ?comune umanità?.

I ?campi nomadi? condannati dal Consiglio d?Europa
Archivio Romano Lil, 28 maggio 2006
In Europa l?Italia è conosciuta come il ?paese dei campi?. Il Consiglio d?Europa ha previsto strumenti per far valere i diritti fondamentali dei cittadini: a questo riguardo diverse ?raccomandazioni? sono state rivolte all?Italia. L?ultima è una severa condanna dei ?campi nomadi? del 24 aprile 2006: le politiche abitative italiane sono di esclusione e di apartheid sociale, bloccano l?integrazione dei Rom, e li condannano alla segregazione su base razziale. Inoltre le autorità italiane sottopongono rom e sinti a sgomberi forzati dalle loro dimore: spes-so distruggono arbitrariamente i loro beni, adoperano un linguaggio denigratorio e offensivo e umiliano gli sfrattati in vari modi. In molti casi, le persone cacciate dalle loro residenze sono rese senza casa.

Italia xenofoba e razzista verso Rom e Sinti: rapporto ONU
Romano Lil, 15 marzo 2007
Ginevra, 13 marzo. ?La società italiana ? secondo il rapporto del re-latore Speciale delle Nazioni Unite – affronta un’inquietante ten-denza alla xenofobia e lo sviluppo di manifestazioni di razzismo che colpiscono principalmente le comunità Sinti e Rom che sono ?il grup-po etnico che affronta la discriminazione più pesante nell?alloggio, nell?istruzione, nella sanità, come nell’occupazione e soffrono della violenza razzista. Fino a un terzo della popolazione di Sinti e Rom è segregato dal resto della società in accampamenti autorizzati e non?.

Fotografia da: ansa

Riferimenti: Fotocronaca di guerra: fuori gli zingari da Milano

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Milano. incendio al "campo rom" del Triboniano

2 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Milano 2 gennaio. È di dieci roulotte e trenta baracche distrutte il bilancio dell?incendio che nella sera di Capodanno ha devastato il ?campo? di via Triboniano, la baraccopoli di Rom montata da anni e che ospita seicento persone. Quasi tutti irregolari. Almeno fino a ieri mattina quando, con l?entrata della Romania nell?Unione europea, gli abitanti del campo si sono risvegliati cittadini europei. All?origine del disastro una stufetta a gas che ha appiccato il fuoco e provocato anche l?esplosione di alcune bombole con i vigili del fuoco intervenuti immediatamente e impegnati fino a notte fonda per domare le fiamme. Il tutto, fortunatamente, senza danni alle persone che sono solamente state costrette a sfollare verso il dormitorio comunale di viale Ortles o a ricorrere all?ospitalità di amici e parenti. E? il secondo incendio grave del 2006.

TRIBONIANO DIVISO QUATTRO (più polizia)
Legalità e sicurezza anche al Triboniano. Ecco i punti del sindaco Moratti: subito 25 container per ospitare le famiglie che hanno perso le loro roulotte nell?incendio, firma di un patto di legalità e solidarietà con i capofamiglia rom sul modello di Opera, spacchettamento del campo di Triboniano in quattro campi più piccoli, gestibili, censiti, do-tati di un presidio sociale e la costituzione di un presidio delle forze dell?ordine notte e giorno per garantire il rispetto della legalità e della sicurezza. E una richiesta ? sempre la stessa ? al ministro dell?Interno Amato: «Servono più uomini per la sicurezza di Milano». Per garantire sicurezza sia a chi vive nel campo sia ai residenti della zona. Per questo motivo è stato istituito un presidio permanente in zona con le forze del privato-sociale e le forze di polizia.
Ci si chiede se sia previsto anche un distaccamento fisso di pompieri.

LEGALITA? E SICUREZZA EUROPEE
Do ut des: pari opportunità.
Il Consiglio d?Europa condanna i ?campi nomadi? come luoghi di segregazione razziale. Il Sindaco Europeo Moratti dovrebbe mettersi in regola ed applicare anche al Comune di Milano il patto di ?legalità e sicurezza? della Comunità: smantellamento dei ?campi nomadi? con ridistribuzione abitativa nelle case ed in microaree attrezzate familiari, concordate con gli interessati. O essere denunciato per inosservanza. Ed a processo anche tutti i responsabili istituzionali, Sindaco in testa come responsabile sanitario, che hanno permesso e continuano a permettere insediamenti non in regola dal punto di vista igienico-sanitario e da quello antincendio, con gravissime ricadute sui minori che sono la metà dei residenti.
Ed anche i Milanesi che non rispettano le regole (ubriachezza molesta, questua, litigi coi vicini, limite di velocità) vengano cacciati dalle loro abitazioni con mogli e figli.

Allarme rom, «esplode» anche Triboniano
Il Giornale.it, 2 gennaio
È di dieci roulotte e trenta baracche distrutte il bilancio dell?incendio che, nella sera di Capodanno, ha devastato il campo nomadi di via Triboniano, la baraccopoli di rom che ormai da anni ospita almeno mille persone alle spalle del cimitero Maggiore. Quasi tutti irregolari. Almeno fino a ieri mattina quando, con l?entrata della Romania nell?Unione europea, gli abitanti del campo si sono risvegliati cittadini europei. All?origine del disastro una stufetta a gas che ha appiccato il fuoco e provocato anche l?esplosione di alcune bombole con i vigili del fuoco intervenuti immediatamente con ben otto auto-mezzi e impegnati fino a notte fonda per domare le fiamme. Il tutto, fortunatamente, senza danni alle persone che sono solamente state costrette a sfollare verso il dormitorio comunale di viale Ortles o a ricorrere all?ospitalità di amici e parenti.
Ancora un rogo, dunque, ed è il secondo così grave in pochi mesi nella favelas sempre più in espansione nella periferia nord-est della città, ma solo uno dei tanti che mettono quasi quotidianamente a rischio la vita degli occupanti. Un?emergenza, dunque, che non può più essere sottovalutata.

Moratti: una task force per l’emergenza nomadi
Corriere della Sera, 2 gennaio. Maurizio Gianattasio
Non c?è stato bisogno degli stivaloni. La visita del sindaco Letizia Moratti al campo nomadi di via Triboniano si è conclusa a pochi metri dal muretto che delimita il cimitero di fango e roulotte devastate dal fuoco dell?incendio dell?altro giorno. Basta e avanza per rendersi conto della tragedia sfiorata, del fatto che è impossibile vivere in condizioni così degradate, che è necessario intervenire e intervenire subito. Si interrompono bruscamente le vacanze natalizie della Moratti a San Patrignano. Ieri a mezzogiorno si è presentata in via Tri-boniano. Un lungo colloquio con il rappresentante dei rom. Subito dopo è corsa in prefettura per un vertice del Comitato per la sicurezza e l?ordine pubblico insieme al prefetto Gian Valerio Lombardi e il questore Vincenzo Indolfi. Dialogo (con i nomadi) e piano di intervento (con le altre istituzioni).

LEGALITA’ E SICUREZZA. Ecco i punti principali del piano per via Triboniano: subito 25 container per ospitare le famiglie che hanno perso le loro roulotte nell?incendio, firma di un patto di legalità e solidarietà con i capofamiglia rom sul modello di Opera, spacchet-tamento del campo di Triboniano in quattro campi più piccoli, gestibili, censiti, dotati di un presidio sociale e la costituzione di un presidio delle forze dell?ordine notte e giorno per garantire il rispetto della legalità e della sicurezza. E una richiesta ? sempre la stessa ? al ministro dell?Interno, Giuliano Amato: «Servono più uomini per la sicurezza di Milano». Oggi, il primo incontro operativo in Comune. «Cercheremo di firmare un patto con i capifamiglia del campo ? attacca la Moratti ? perché ci sia una responsabilizzazione, vengano rispettate le condizioni igienico sanitarie, la qualità della vita e l?aspetto sociale. Garantendo sicurezza sia a chi vive nel campo sia ai residenti della zona. Per questo motivo è stato istituito un presidio permanente in zona con le forze del privato-sociale e le forze di polizia».

LA DIVISIONE DEL TRIBONIANO. Il piano, almeno nella sue linee guida, prevede la divisione del grande campo che attualmente ospita 600 persone in 4 campi più piccoli. Come? Dove? Secondo don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, i 4 campi devono restare in zona: «È l?unico modo realistico per risolvere il problema e allentare la tensione che si è creata in zona. Il rischio di spostare i campi è che non si trovino altre zone e la situazione di Triboniano diventi così ingestibile». Diverso il parere del Comune. Che almeno un campo vorrebbe spostarlo in un?altra zona, modello Opera. Ma non adesso. Solo dopo il percorso «comune» con i capifamiglia rom di Triboniano. Proviamo a fare i conti. Il campo ospita circa 600 rom. «Quarantaquattro nuclei famigliari verranno ospitati nel campo che stavamo già attrezzando in Triboniano ? spiega l?assessore ai Servizi Sociali, Mariolina Moioli ?, circa 250 persone. Altri 11 nuclei famigliari che si sono aggiunti li ospiteremo in via Barzaghi, circa 50 persone».
Le altre 300? «Bisogna vedere quanti possono restare lì e quanti se ne devono andare. Non in quanto irregolari, ma in quanto abusivi, rispetto ai numeri stabiliti per l?ospitalità del campo. Chi rispetta le regole resta, gli altri no. E a far rispettare le regole non bastano solo i mediatori sociali, ma anche le forze dell?ordine». Dal mondo politico arriva comunque una richiesta. La stessa di don Colmegna: accordi bipartisan tra maggioranza e opposizione. «Si è sfiorata la tragedia per un disastro annunciato ? attacca Marco Granelli della Margherita ?. Ora non si perda tempo e parta il piano rom a Milano e in provincia con accordi bipartisan, e non si cavalchino proteste e veti controproducenti».

I romeni: «Ora non possono più cacciarci»
Degrado e sporcizia in gran parte del campo incendiato domenica.
La denuncia: «Questa non è integrazione, non si può vivere così»
Corriere della Sera, 2 gennaio, Paolo Foschini
Il fuoco, ancora. Ma insieme ? per così dire ? anche questa specie di nuova, per loro addirittura rivoluzionaria, formula di tranquillità. E così eccoli qua, i due regali che il Capodanno 2007 ha consegnato in poche ore ai rom di via Triboniano, maggior baraccopoli della città. Dove un terzo del famoso campo a ridosso di Musocco, con le sue lamiere e roulotte e tettoie, se l?è mangiato l?ultimo incendio-nomadi dell?annata: un fornello che si rovescia e ciao, nel pomeriggio di domenica 31, e se nessuno dei 600 abitanti della favela ci lascia la pelle neanche stavolta è solo perché anche stavolta il destino era in buona. In compenso, all?indomani del rogo, tra gli accampati che comunque restano gli stessi di prima, soltanto più stretti dentro le roulotte sopravvissute, la più gettonata morale della favola è quella sintetizzata da quelli come Damir e sua moglie Marja: «Meno male che finalmente il primo gennaio è arrivato. E adesso che anche noi rom di Romania siamo europei nessuno potrà più buttarci fuori». I bambini tornano a giocare tra quanto resta delle loro baracche. Ma tra i grandi che li guardano non manca chi recrimina: «Basta, questa non è integrazione, non possiamo più vivere così».
Del resto il fuoco è un film già visto, per quelli di Triboniano. Perché l?incendio di domenica è quasi la fotocopia di quello che mandò il campo in cenere l?8 marzo scorso: allora fu una bombola, un generatore, un cavo elettrico, vai a sapere. Domenica è stato un fornello, in una baracca nella parte più lontana del campo, la più recente delle propaggini abusive cresciute via via sulla schiena delle «regolari» assegnazioni del 2001, quando il Comune aveva distribuito piazzole autorizzate per 270 rom. Una popolazione molto più che raddoppiatasi negli anni. L?ultimo censimento ufficiale, un mese e mezzo fa, parlava di 600 anime, metà e passa delle quali sotto i quindici anni, tutte in condizioni di vita tremende: come il neonato che tempo fa ? dati dell?ultimo rapporto Asl ? venne portato all?ospedale addentato da un ratto, o il bambino di sette anni morsicato nello stesso periodo da una vipera. L?ultimo cane morto per leptospirosi è del dicembre 2005. Ma questi numeri fotografano solo i residenti più o meno «stabili». Perché indovinare quanti poi vanno e vengono sul serio in quella specie di bidonville di tutti e di nessuno è praticamente un tiro a caso.

“Campi nomadi” a Milano

Altre immagini dopo l’incendio

Immagine, Quotidiano.Net: Triboniano dopo l?incendio

Riferimenti: Formigoni: più forze dell?ordine in Lombardia

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Milano ?campi?: dopo l?incendio l?espulsione

10 Marzo 2006 Commenti chiusi


L?otto di marzo un violento incendio, divampato nel campo nomadi di via Barzaghi a Milano (che ospitava circa 350 persone), ha completamente distrutto parte dell?accampamento bruciando circa 50 roulottes. Oltre cento persone, uomini, donne e tanti bambini, hanno perso ogni cosa e sono rimaste senza un riparo. Alcuni sono stati ospitati dalla Croce Rossa, altri sono stati espulsi dall’Italia, altri hanno trovato ospitalità nel dormitorio comunale di viale Ortles.

Una nota di Maurizio Pagani, vice-presidente Opera Nomadi di Milano, sulle conseguenze dell?incendio di due giorni fa al ?campo? di via Barzaghi.

In mattinata sono stati espulsi c.ca 80 rom, prelevati a gruppetti dal campo e reimpatriati in aereo a Bucarest.
Durante la prima notte, quella dell’incendio, una trentina di donne e bambini rom, in regola con il permesso di soggiorno, si sono rivolti alla protezione civile comunale di via Barzaghi dove sono stati ospitati in un refettorio con solo alcune coperte.
Non corrisponde al vero anzi, è una palese e sfacciata menzogna, che vi fosse la possibilità di accogliere quanti si fossero rivolti per chiedere un riparo. Tutti i 150 posti letto erano infatti occupati e, in v.le Ortles, i rom sarebbero stati accolti nel corridoio.
Questa sera il tutto si è ripetuto. Solo 7 o 8 persone, compresi alcuni bambini, hanno potuto occupare un letto in camerata, mentre per tutti gli altri vi era tutt’al più disponibile il solito refettorio, dove non è possibile nemmeno sdraiarsi. Ho visto alcune donne e bambini distesi per terra, lungo il muro di cinta, sepolti da un mucchio di coperte, tra disagi di ogni genere e topi, tanti topi. Molti sono quelli che passano la notte in macchina, con il motore che ogni tanto viene riacceso per attivare il riscaldamento.
All’interno del campo vi è una processione continua di gente da una roulotte all’altra, dove le persone si stipano silenziosamente per passare la notte. Vi sono anche alcune roulotte piene solo di bambini che dormono uno accanto all’altro. In una c’era, partendo da sinistra un neonato, e poi, proseguendo verso destra, altri 4 che dormivano, con età e dimensioni diverse tra loro fino ad arrivare a una ragazzina tredicenne. Altri adulti ancora sem-plicemente non dormono da oltre 30 ore, passando la notte attorno ad un fuocherello.
Neonati, bambini di pochi mesi, bambini malati sono senza alcuna forma minima di assistenza, oppure, là dove è possibile, sono stati accolti temporaneamente in giro per Milano dagli altri amici e parenti.
Il Comune ha oggi ribadito che non intende occuparsi di questa situazione. Tra breve darà inizio alle operazioni di pulizia dell’area esterna al campo per trasferirvi i soli rom autorizzati a rimanere nel campo comunale. Con ciò si intende quindi escludere non solo gli “irregolari”, ma anche quelli in regola, che tuttavia non hanno avuto l’assegnazione di una piazzuola. Inoltre, le persone che hanno perso ogni cosa nell’incendio, compresa la roulotte, do-vranno provvedere ad acquistarsela nuovamente se non vogliono passare le proprie notti all’addiaccio.
Oggi, dei circa 60 bambini che frequentano le scuole di via Console Marcello e via De Rossi, solo 5 erano presenti. Oltre la metà dei 60 bambini è rimasta priva di un domicilio e un riparo.
(Milano 9 marzo 2006)

Foto di Tano D’Amico
Riferimenti: Nord-Sud: Lettera aperta al Prefetto di Napoli

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