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De-scrivere per definire il territorio sociale

9 Marzo 2007


Editoriale. La ?linea politica? del direttore di Romano Lil, oltre la cronaca-relazioni-documenti, si può riassumere in due punti: 1- esprimere comunanza phralipè; 2- de-scrivere la situazione dei Rom/Sinti da un ?punto di vista? Opera Nomadi; 3- tertium non datur. Dopo un oltre-anno di edizione telematica, e tre anni da Consigliere Nazionale operativo, alcune riflessioni sulla ?questione rom?.
Romano Lil cerca di de-scrivere il ?luogo? sociale dei Rom/Sinti in Italia attraverso una visione Opera Nomadi, e nella de-scrizione creare comprensione e conoscenza. Ma, dietro la figura del direttore, che mette in ?rete? e implementa il lavoro delle Sezioni e Nazionale, c?è una persona definita, con una tinta ed uno spessore, che colora di sé il suo lavoro.

PRIMO PUNTO.
Il primo punto riguarda la conflittualità accesa che si è sviluppata nella nostra società: tutti contro tutti e pensa solo per sè, dentro i partiti e nei condomini, che forse deriva dal consumismo che con-suma le coscienze. Questa conflittualità riguarda anche i Rom/Sinti, tutti contro tutti a partire da ?italiani e stranieri? per finire nelle diverse comunità e famiglie allargate. Per cui si dovrebbe fare un?associazione di tutela dei diritti per ogni famiglia allargata, non per ogni comunità o addirittura transnazionale. Transnazionale, questa parola suggerisce che la ?questione-rom? può essere risolta con una priorità continentale perché continentale è la discrimi-nazione plurisecolare verso queste popolazioni. Allora per restare al punto, gestione creativa dei conflitti, che non si possono ri-muovere ?sono fisiologici al nostro sistema sociale, ma solo gestire assieme, in comunanza, anche se la voce pertinente dice: gestione creativa dei conflitti. Il mondo gira con amore: la terra è un pianeta levogiro (ruota attorno al suo asse a sinistra) e la sua forza centripeta è ?amore?.

SECONDO PUNTO..
Il secondo punto, interconnesso col primo, riguarda il tentativo di de-scrivere la situazione: usare la parola e l?immagine come cartografia a definire un territorio sociale, perché la conoscenza serve alla comprensione. Un pennino grafico a delineare i contorni.
Arthur Rimbaud abbandonò la Poesia come luogo di emozioni per andare ad esplorare e de-scrivere, con mappe-antropologie-fotografie, territori inesplorati per l?Europa dell?epoca. A suo dire la mappa, la segnatura dettagliata, esprimeva di più del verso poetico, anche se la ?mappa non è il territorio?.
E il fatto solo di de-scrivere crea la situazione e la visione. Os-servare per descrivere. ?Se puoi vedere guarda, se puoi guardare, osserva?: dal libro dei consigli. De-scrivere, quindi, anche i piccoli crocevia, le biforcazioni, le strade senza segnaletica che non figurano in alcun rapporto europeo, su alcuna mappa. E così le interconnessioni, quelli che parevano desueti crocicchi o involuzioni, le macchie sfocate o pezzetti di ?colore?, le pietre miliari, prendono corpo e ?sistema? solo alla fine, in un affresco generale, a mosaico completato. A definire un ?disegno? anche se solo da un ?punto di vista? Opera Nomadi. Da vecchio fotografo ricordo che ?Point de vue? è il titolo della prima protofotografia di Necephore Niepce ottenuta nel 1827 col bitume di giudea.

TERTIUM NON DATUR ?
Al punto tre, ?tertium non datur?, ne deriva che la situazione dei Rom/Sinti è già espressa e mappalizzata nel suo contesto. Ba-sterebbe vederla dal di fuori, per averne conoscenza.
A- Il relatore Speciale ONU, proprio perchè esterno, ha definito la società italiana ?profondamente xenofoba e razzista?.
B- Il magistrato di ?mani pulite? (il gruppo di magistrati milanesi che iniziò le inchieste contro la corruzione politica), Gherardo Colombo, ha dichiarato che c?è un buco di memoria in Italia – 1991-2001, il periodo in cui operarono i magistrati contro la cosiddetta ?tan-gentopoli?. Dopo questo tutto è tornato come prima. Tangentopoli è il termine che si dà al sistema politico italiano basato sulla tangente economica per ottenere favor. Il sistema partitico-clientelare italiano, strettamente connesso con tangentopoli, è retroterra culturale della mafia vera e propria, che governa sei regioni del Sud.
C- Il sedicente ?benessere occidentale? è basato sulla miseria e depredazione dei Paesi del cosiddetto Sud del mondo. Le 200 famiglie più ricche del pianeta hanno un reddito complessivo superiore ai due miliardi di persone più povere. La discriminazione sociale deriva prima di tutto dalla ingiustizia. ?La civiltà verrà quando abbandoneremo la solidarietà per abbracciare la giustizia?: padre saveriano Arnaldo De Vidi.
A-B-C- La società italiana è xenofoba e razzista, governata da una partitocrazia che non pratica giustizia sociale, e fa parte di quel sistema occidentale che provoca miseria sull?82% del pianeta.
La ?questione rom? sembra quindi fisiologica al sistema sociale – che per sopravvivere produce ingiustizia, e per questo irrisolvibile, anzi usata come falso problema a distogliere dai problemi reali che possono sì cambiare la situazione.
I Rom, che sono sopravvissuti anche ai nazi-fascisti, sembrano destinati, dopo cinquecento anni, alla scomparsa nella nostra ?de-mocratica? Europa, nella nostra Italia ottavo posto nel mondo (su 193) per il ?benessere? acquisito. La sopravvivenza, di pochissimi gruppi, sembra legata alla completa assimilazione alla società dominante, che domina ?appunto.

LA STORIA DEI TRE PORCELLINI (la metafora)
C’erano una volta tre porcellini che vivevano con i genitori.
I tre porcellini crebbero così in fretta che la loro madre un giorno li chiamò e disse loro: “Siete troppo grandi per rimanere ancora qui. Andate a costruirvi la vostra casa”. Prima di andarsene da casa li avvisò di non fare entrare il lupo in casa:
“Vi prenderebbe per mangiarvi!”
E così i tre porcellini se ne andarono.
Presto la strada si divise in tre parti.
Il Porcellino Grande spiegò che ognuno di loro avrebbe dovuto scegliere una direzione. Li avvisò del lupo e poi andò a sinistra. Il Porcellino Medio andò a destra e quello Piccolo nella via centrale.
Sulla sua strada il Porcellino Piccolo incontrò un uomo che portava della paglia. “Per piacere, dammi un po’ di paglia!” disse “Voglio costruirmi una casa”. In poco tempo costruì la sua casa e pensò di essere salvo dal lupo. La casa non era molto bella e nemmeno fatta bene ma a lui piaceva molto.
Gli altri due porcellini se ne andarono assieme e presto incontrarono un uomo che portava della legna. “Costruirò la mia casa con il legno” disse il Porcellino Medio “Il legno è più resistente della paglia”. Il Porcellino Medio lavorò duramente tutto il giorno per costruire la sua casa. “Adesso il lupo non mi prenderà e non mi mangerà” disse.
Il Porcellino Grande camminò per conto suo.
Presto incontrò un uomo che trasportava mattoni. “Per piacere, dammi un po’ di mattoni” disse il Porcellino Grande “Voglio costruirmi una casa.” Così l’uomo gli diede dei mattoni per costruire una bella casa. “Ora il lupo non potrà prendermi per mangiarmi” pensò.
Il giorno dopo il lupo arrivò alla casetta di paglia: ” Porcellino, porcellino, fammi entrare” gridò il lupo. Ma il Porcellino Piccolo sapeva che era il lupo e non lo lasciò entrare. Ma il lupo cominciò a sbuffare stizzito. E sbuffava e sbuffava e buttò giù la casetta del Porcellino Piccolo. Poi se lo mangiò in un baleno.
Il giorno seguente il lupo andò a casa del Porcellino Medio e bussò alla sua porta. “Chi è?” chiese. “Tuo fratello” rispose il lupo. Ma il Porcellino Medio sapeva che non si trattava del fratello e non aprì al lupo. Così questi sbuffò stizzito e buttò giù la casa del Porcellino Medio. La casa di legno cadde e il lupo se lo mangiò.
Il giorno dopo il lupo arrivò alla casa di mattoni e gridò: “Porcellino, Porcellino, fammi entrare!” Ma il Porcellino Grande rispose: “No, non ti farò entrare!” quando improvvisamente sentì bussare nuova-mente alla porta. “Apri la porta e vedrai chi sono!” disse il lupo con una vocetta. Quindi il lupo cominciò a sbuffare e sbuffare ma non riuscì a buttare giù la casa. Il lupo era furibondo! Gridava: “Por-cellino, Porcellino, scenderò per il camino e ti mangerò!” Il Porcellino era spaventato ma non rispose. Dentro casa c’era una grossa pentola sopra il fuoco del camino. L’acqua stava per bollire. Il lupo si calò dal camino. Siccome non c’era il coperchio sulla pentola il lupo vi ruzzolò dentro e finì nell’acqua bollente.
E questa è la fine del lupo cattivo e la storia di tre piccoli porcellini.

LA QUOTA DI PSEUDO-SOLIDARIETA?
La quota di pseudo-solidarietà e di ipocrita accettazione dell?Altro che la Società italiana è disposta a spendere (spandere), in termini di progetti di integrazione ? di leggi ? di investimenti sociali, sembra rivolta ai quattro milioni di immigrati più ?disponibili” all?integrazione ed alla rappresentatività, anche all?abbandono, nel medio e lungo periodo, delle proprie culture. Ed anche più usufruibili e disposti ad attività lavorative sempre più tralasciate dagli Italiani.
E quando si parla di immigrati si parla di 400mila Romeni, 290mila Marocchini, 300mila Albanesi, 900mila ?badanti? soprattutto da Moldavia e Ucraina: ?minoranze? molto più numerose dei Rom/Sinti e culturalmente disponibili ed adattabili ad integrarsi alla nostra. I Nigeriani, ad esempio, che provengono da una confederazione di 32 Stati ed una dozzina di etnie, si integrano attraverso la lingua comune l?inglese, invece che attraverso i vari dialetti.
La minoranza Rom/Sinta, più ?fastidiosa? ed ingombrante, sembra esclusa da questi processi di integrazione sociale e ridotta ad una nicchia sempre più emarginata ed ?utile? al Sistema Sociale.
(Rom/Sinti. L?integrazione (im)possibile: Edizioni Centro Doc. Polesano, in fase di pubblicazione)

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