Illusioni ottiche e pre-giudizi
Gli uomini della foto sono alti uguali ed anche gli “zingari” sono uguali a noi: illusione ottica e pre-giudizio culturale. Un sistema sociale “ortogonale” può produrre distorsioni ottiche e pre-giudizi culturali (distorsioni sociali).
Solo l’amore permette di osservare la realtà.

I tre signori nella foto sono alti uguali anche si “vedono” ben differenti: nano, normale, gigante. La percezione visiva è legata alla cultura e all’ambiente di un popolo che possono creare delle vere e proprie distorsioni. Cambiando le “prospettive” culturali si possono produrre delle”illusioni ottiche”, inganni visivi. Anche la percezione umana è legata alla cultura ed all’ambiente e spesso instaura dei pre-giudizi sociali che sono difficili da scardinare. Come quelli sugli “zingari”.

LA FISIOLOGIA DELLA PERCEZIONE
Il cristallino è una lente che serve a concentrare sulla rétina (sul fondo dell’occhio, sensibile alla luce) con maggiore esattezza i raggi luminosi che provengono dagli oggetti vicini e lontani. Le cellule che compongono la retina trasformano gli impulsi luminosi in impulsi elettrici che tramite il nervo ottico vengono spediti al cervello per essere decodificati, interpretati.
Nella rétina l’immagine si forma in effetti capovolta, ma sin dalla nostra infanzia il cervello impara a capovolgere questa immagine per interpretarla correttamente. Nel nostro cervello si formano quindi immagini mentali, a partire dai segnali della rétina, che non sono la realtà, ma una codificazione. L’interpretazione del mondo quindi è una trasposizione sotto un’altra forma della realtà: il cervello aggiunge, sottrae, riorganizza e codifica le informazioni sensoriali per fornire un’interpretazione il più possibile esatta del mondo esterno. E la codifica e la riorganizzazione delle immagini dipendono dalla cultura e dall’ambiente.

VEDIAMO CIO’ CHE ABBIAMO IMPARATO A VEDERE
Secondo la scuola di psicologia “transazionale” ogni atto percettivo è condizionato da atti percettivi precedenti, così da determinare, fra quello e questi, una “transazione”, cioè un compromesso. Noi vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere, “ciò che abbiamo imparato a vedere”. Come dire vediamo ciò che sappiamo. I “gestaltici”, psicologia della forma -gestalt, ammettono che l’esperienza possa decidere sull’organizzazione delle immagini.
Nell’immagine sotto: una vecchia o una giovine ragazza?

ILLUSIONI OTTICHE
Nel processo percettivo sono interessati non solo i segnali ricevuti e trasmessi dagli organi di senso ma anche le esperienze passate e cioè la cultura. Tra l’immagine retinica e l’immagine mentale esistono cioè grosse discrepanze che dipendono da codici/pre-giudizi visivi radicati dalla cultura.
La nostra cultura visiva è basata soprattutto sulla prospettiva, che è un modo della geometria per rappresentare la realtà, secondo cui un oggetto lontano viene rappresentato più piccolo di quando è vicino. La raffigurazione del mondo, nel disegno e nella pittura, in modo confacente al reale nasce nel Rinascimento con uno “scarto” culturale che perdura fino ai nostri giorni.
Le illusioni ottiche, veri e propri inganni visivi, sono prodotte, in maggior parte, su accentuazioni e specificità della prospettiva. Fra le più note: “le frecce di Mùller-Lyer” che sembrano differenti ma sono lunghe uguali, la “figura di Ponzo” in cui due traversine, su un piano di “fuga prospettica” sembrano di misure diverse, l’”illusione di Hering” in cui due linee non sembrano parallele perché attraversate da tracciati fuorvianti, quella di Jastrow che distorce due archi di cerchio che sono uguali ma non lo sembrano…

L’OSSERVATORE INFLUISCE SULLA VISIONE
Secondo il “principio di indeterminazione” di Heisenberg (1927) l’osservatore, nell’atto stesso della sua azione, influenza (modifica) il soggetto preso in visione. Secondo i modelli di pre-giudizio culturale, prodotti da un sistema sociale, l’osservatore non solo influisce ma modifica, distorce addirittura, anche la visione del soggetto.

L’ILLUSIONE DELLA LUNA
L’”illusione della luna” è stata descritta da Tolomeo già nel secondo secolo: quando è vista vicino all’orizzonte “appare” più grande di quando è vista in alto. Se infatti la si riprende fotograficamente si vedrà che è sempre grande uguale perché la macchina fotografica non “corregge” l’immagine come la mente. Secondo la legge della “costanza” è lo sfondo, l’orizzonte lontano o il cielo alto sopra di noi e vicino, a “correggere” l’immagine visiva. Il sole e la luna sono sempre grandi uguali anche se quando sono all’orizzonte “appaiono” più grandi.

CULTURA CIRCOLARE
La percezione visiva è legata alla cultura e soprattutto all’ambiente. La nostra è prospettica, squadrata, una “civiltà ortogonale”. Quella degli Zulù, e di certe popolazioni asiatiche e africane, è invece una “civiltà circolare”. Le popolazioni Zulù, ed anche alcune di Inuit, non subiscono l’illusione delle frecce di Mùller-Lyer e pochissimo le altre basate sulle configurazioni prospettiche.

LA CAMERA DISTORTA DI AMES
In un ambiente normale, i tre signori della fotografia, sono percepiti di statura simile ma posti a distanza diversa. Nella camera distorta di Ames (psicologo della scuola transnazionale che la costruì nel 1946) essi appaiono, invece, posti alla stessa distanza ma con dimensioni diverse: un gigante, un normale, un nano. La camera è distorta prospetticamente: la parete di sinistra è più lunga di quella di destra, mentre la parete di fronte è messa di traverso. Ma la stanza, per una codifica culturale, pre-giudizio visivo, è vista come “normale” ed allora è la percezione delle persone ad essere distorta.

L’AMORE ELIMINA L’INGANNO VISIVO
La distorsione della persona viene ridimensionata dall’amore.
Ma se la persona all’interno della stanza è in rapporto d’amore con l’osservatore, la sua dimensione appare reale mentre è la camera che viene percepita come distorta. Il pre-giudizio visivo che tende a distorcere la persona, viene annullato dal sentimento d’amore che permette di vedere in modo reale. Questo processo visivo, sguardo d’amore che ristabilisce la realtà, si chiama “fenomeno Honi”. Certe volte, per vederci più correttamente, ci si affidi al cuore.

L’AMORE ELIMINA L’INGANNO SOCIALE
Come per la percezione visiva, la percezione umana dipende dalla cultura che stabilisce dei veri e propri codici/pre-giudizi di interpretazione sociale. A volte queste codificazioni sono così connaturate che non è possibile un atto razionale, o di buon senso, a correggerle. Sono messaggi genitoriali “forti”, dei veri e propri “imprintig”. Come il pre-giudizio sugli “zingari”, brutti-sporchi-e-cattivi, che per-dura da cinque secoli. Ed allora, come nella “camera di Ames” occorre imparare a sentire col cuore, e non con la mente.
Anche nelle forme di pre-giudizio sociale l’amore funziona da ri-stabilizzatore della percezione umana. E’ un effetto che, rispetto agli “zingari”, si potrebbe definire “fenomeno Opera Nomadi”.

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>IL LIBRO PER APPROFONDIRE
Tonino Casula: Tra vedere e non vedere. Una guida ai problemi della percezione visiva. Giulio Einaudi Editore, 1981
RIFERIMENTI
“Mamma, gli zingari!”
Romano Lil, 20 settembre 2006
Nella fotografia: la camera di Ames, dal libro di Casula. Nell’originale in bianco e nero.
Le altre immagini sempre dal libro di Casula o dall’archivio



Caro Romano, grazie per la leggerezza e la semplicità con cui hai curato questo articolo.
Senza paroloni, con umiltà, vai dritto al cuore del nostro modo di osservare e catalogare la vita, le persone, gli avvenimenti. La mia ricerca è partita da un punto differente, amo dipingere le persone, in particolare adoro eseguire ritratti e questo mi ha portato a fare diverse considerazioni su come ci percepiamo e su come vogliamo rappresentarci per gli “altri”. Ovviamente il ritratto è pur sempre un interpretazione fatta dal proprio filtro personale, però svela tante cose sui meccanismi che riguardano l’idea che ci facciamo di noi stessi. Conoscere sè stessi è davvero un viaggio incredibile, la tana del bianconiglio è molto profonda. Solo un piccolo appunto: il principio che citi non è di Heisenberg ma di Niels Bohr, altro fisico molto importante; la Copenhagen View afferma appunto che l’osservatore di un qualsiasi fenomeno è egli stesso parte di quel fenomeno per il semplice fatto di osservare.
Grazie ancora e se ti capita leggi il Tao della fisica di Capra, ed Adelphi.
davide