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Prendimi e portami via

3 Agosto 2006


Un film di Tonino Zangardi. Attorno allo scontro fra una comunità rom e la popolazione di un quartiere di periferia, si racconta la delicata storia d?amore fra due adolescenti e le vicissitudini dei loro genitori. Il film nasce da un episodio realmente accaduto a Roma: un accampamento di nomadi dato alle fiamme da alcuni abitanti di un quartiere periferico. Il film, girato in modo semplice e diretto, sa mettere in luce tutte le contraddizioni che fanno parte della nostra quotidianità, tutte le sfaccettature dell’intolleranza, tutte quelle credenze e quelle opinioni che costituiscono il nostro bagaglio di conoscenza nei confronti dei rom.

LA TRAMA
In un quartiere popolare dell’estrema periferia di Roma vive Giampiero, un bambino di tredici anni, buono e ingenuo, che viene burlato dai suoi compagni perché non si separa mai da un atlante geografico che gli permette di sognare grandi viaggi. Quando nella sua classe un giorno arriva Romina, una bambina rom, lui si sente unito a lei dalla comune capacità di evadere con la fantasia. Intanto i genitori di Giampiero, il fruttivendolo Alfredo e l’aspirante pittrice Luciana, si scoprono incompatibili, mentre il terribile padre di Romina perde al gioco con Fulberto, uno zingaro proprietario di un luna park itinerante, ed è costretto a vendergli la figlia. Quando Fulberto va a prendere la bambina per portarla con lui in Puglia, Giampiero che la difende, viene duramente percosso e finisce in ospedale. La gente del quartiere la notte dopo, per ritorsione, dà fuoco all’accampamento rom. Un giorno Giampiero riceve notizie di Romina e va a raggiungerla

Prendimi e portami via Italia 2003
Drammatico, 95′, di Tonino Zangardi
Con: Valeria Golino, Rodolfo Laganà, Antonio Iuorio, Claudio Bo-tosso, Nino Frassica Alessandro Verdecchi
Istituto Luce Ottobre 2003

LA CURIOSITA?
Questo film nasce da una storia vera, un episodio di intolleranza nei confronti di un accampamento Rom. E’ vero che mentre giravate il film alcuni abitanti romani sono usciti protestando perché pensavano che il set ricostruito fosse davvero un accampamento Rom?
Risposta di Valeria Golino: Sì, è vero. Alcune persone hanno pro-testato, soprattutto all’inizio delle riprese, prima che si accorgessero che era un film. La cosa curiosa è che poi non hanno seguito con particolare interesse ciò che facevamo; ho lavorato in molti set in varie parti del mondo e ogni volta che giravamo in un quartiere, il set diventava il centro dell’attenzione. Stavolta non è stato così. Forse dipende dal fatto che eravamo a Cinecittà due, dove probabilmente ne vedono di tutti i colori comunque! Eravamo diventati un po’ come persone da ‘sopportare’, come i Rom! Insomma, i Rom eravamo noi!

PRENDIMI E PORTAMI VIA
Di Teresa Lavanga

Roma, esterno notte: una bambina in abito bianco di voile e lustrini danza intorno ad un falò. Giampiero, tredici anni, che vive con i genitori in periferia, la guarda incantato dalla finestra della sua camera. I suoi genitori, Luciana (Valeria Golino- Respiro) e Alfredo (Rodolfo Laganà – Febbre da cavallo. La mandrakata) sono una coppia in crisi. Lei, pittrice, ha voglia di fuggire da una realtà che inizia a starle stretta, lui, fruttivendolo, si divide fra il negozio della madre e il bar del quartiere. La convivenza con gli zingari è difficile, ma Giampiero riesce a fare amicizia con Romana, la bambina che osserva dalla finestra.
In breve i due diventano inseparabili, anche se la loro storia suscita critiche e pettegolezzi. Il loro legame è così forte che Giampiero non si sottrae alle botte pur di impedire, inutilmente, che Romana venga venduta ad un vecchio zingaro proprietario di un luna-park. Il bambino viene portato in ospedale, la situazione esplode: il malcelato razzismo che covava negli animi degli abitanti del quartiere trova libero sfogo, e un drappello di uomini incappucciati incendia l’accampamento. Dopo essere guarito, il bambino torna lì dove sorgeva il campo rom, ma non trova nessuno. Ha perso le tracce di Romana, ma non si rassegna e si mette alla sua ricerca…
Film di denuncia, dal tono polemico e contestatore, girato in modo semplice e diretto. La storia, ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto, ci mostra l’incontro, o meglio lo scontro, fra due mondi, fra due culture così diverse eppure sempre più vicine, l’intolleranza, l’ingiustizia, il pregiudizio e la discriminazione che in modo sempre più palese, si esplicano nei confronti degli zingari. I luoghi comuni, le convinzioni socialmente condivise, la non conoscenza dell’altro, diventano, in situazioni di particolare disagio, come possono essere quelle delle periferie romane, delle facili giustificazioni per comportamenti assolutamente riprovevoli. Spesso non c’è neppure la voglia di conoscere meglio una cultura diversa dalla nostra, non c’è curiosità, non c’è interesse a scoprire e a capire chi ci abita accanto.
Zangardi ha saputo mettere bene in luce tutte le contraddizioni che fanno parte della nostra quotidianità, tutte le sfaccettature dell’intolleranza, tutte quelle credenze e quelle opinioni che costituiscono, purtroppo, il nostro bagaglio di conoscenza nei confronti dei rom. Dal canto loro, gli attori hanno dato una prova eccellente. Laganà è assolutamente a suo agio nei panni del burbero commerciante di periferia, abituato a guadagnare poco e a sacrificare tutta la sua giornata per un lavoro che non lo gratifica, la Golino, ormai sempre più dedita al cinema “impegnato”, bene si cala nei panni della mamma insoddisfatta, bella ma criticata da tutti, amorevole e comprensiva ma spesso assente. Molto curate anche le ambientazioni e i vestiti, assolutamente credibili i dialoghi e le situazioni.
Utile per tutti coloro che vogliono capire e cercare di superare la propria ipocrisia.

Nella fotografia la locandina del film
Riferimenti: Sotto la stessa luna

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