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Padova: basta campi nomadi

3 Gennaio 2006


Da Romano Lil telematico 30 agosto 2005
LE FAVELAS ITALIANE
In tutta Europa l?Italia è conosciuta come ?il paese dei campi?, l?unica nazione che perpetua una politica di segregazione etnica con l?internamento di intere famiglie nei cosiddetti ?campi nomadi?. Nati negli anni settanta del secolo scorso, da contenitori di umanità per l?emergenza si sono trasformati in campi di concentramento Istituzionali dove i Rom e Sinti vi muoiono lentamente di diritti negati, di esclusione determinata dall?accesso al lavoro, alla casa, alle cure sanitarie, di perdita dei pochi diritti di cittadinanza?di induzione alla devianza ed alla criminalità. I campi nomadi italiani sono definiti ?emblema della segregazione razziale per eccellenza? per l?ERRC (European Roma Rights Center) e ?un mix tra le favelas ed i campi di concentramento?, secondo il Comitato per la eliminazione delle discriminazioni razziali dell?Onu.
Il 28 aprile scorso una risoluzione del Parlamento Europeo ha condannato le violazioni dei diritti umani nei confronti dei Rom nell’Unione Europea. Anche l?Italia (soprattutto) dovrà rispondere alle istituzioni europee della sua legislazione e delle sue pratiche nei confronti dei Rom. E? prevista una delegazione di Parlamentari a visitare i ?campi nomadi? ed i CPT d?Italia.

PADOVA OPERA NOMADI
Renata Paolucci, presidente della sezione Opera Nomadi di Padova e Consigliere Nazionale, lo aveva anticipato alcuni mesi fa: ?Non rinnoveremo la convenzione col comune di Padova, per la gestione dei campi nomadi, se non ci saranno date garanzie sullo smantellamento dei ?campi? con ridistribuzione abitativa adeguata nel territorio, sempre con la consultazione e la scelta dei diretti interessati?. Ora i progetti, finanziati dall?assessorato alle Politiche Sociali e realizzati assieme alle comunità dei ?campi? sono diventati realtà e Padova diventa un esempio propositivo: invece di spendere migliaia di euro per il mantenimento e la gestione dei ?campi? si possono progettare soluzioni alternative e più civili.

AL CAMPO NOMADI SINTI
Il ?campo nomadi? di via Tassinari n.32 (Corso Australia) ospita Sinti che si sono stabiliti lì da ormai 15 anni: sono diventati ?stanziali? con la crisi che ha investito il settore dello ?spettacolo viaggiante?. ?Siamo Sinti Veneti, cittadini italiani? afferma Virgilio Pavan referente del ?campo?, l?unico a continuare il mestiere del pa-dre, e del nonno, perché la crisi delle giostre ?ha costretto l?80% dei Sinti a cambiare lavoro negli ultimi dieci anni?. I Sinti (dalla valle del Sindh, nell?India nord-occidentale) fanno parte di quelle popolazioni Rom che migrarono dall?India del nord verso il cinquecento d.C. arrivando in Europa, scambiati per gli ?Atsingani?, alla fine del 1300 ed in Italia nel 1422. Nonostante secoli di persecuzioni e discriminazioni non hanno mai perso la loro forte identità culturale. In Italia sono, attualmente, circa 40.000.
Nel ?campo? di via Tassinari abitano 34 persone sistemate su camper e roulottes. La Giunta comunale ha approvato lo smantellamento dell?area ed il trasferimento degli abitanti in un villaggio attrezzato composto da casette prefabbricate. I lavori dovrebbero partire ai primi di settembre. ?Non vogliamo più vedere le roulottes, ci abbiamo messo l?anima ed il cuore su questo progetto? esclama Virgilio ?e lo chiameremo proprio ?villaggio speranza??.

AL CAMPO NOMADI ROM
Al ?campo? di via Longhin-S.Lazzaro?, attivo da nove anni, convivono cento persone: in roulottes e camper i Rom Harvati e Sinti Taich (entrambi italiani almeno dal 1950), in container i Rom Serbi, immigrati in Italia negli anni ?90. Il progetto di smantellamento graduale con ridistribuzione in microaree abitative ed alloggi po-polari, si concluderà nel giro di due anni. I Rom Harvati ed i Sinti Taich preferiscono abitare su aree rurali: si stanno individuando i terreni che verranno attrezzati per le famiglie allargate interessate. I Rom Serbi, invece, vogliono abitare in appartamento come nel loro Paese. ?Grazie alla collaborazione dell?assessorato alla Casa del comune? spiega Renata Paolucci ?un discreto numero di Serbi ha già ottenuto l?alloggio liberando i container che vengono smontati. Mauro Stoiko è un Rom Harvato residente nel ?campo? coi dieci figli quasi tutti sposati. ?Siamo stati i primi ad arrivare in questo campo? afferma, ?era abbandonato ma poi il comune ne ha fatto un campo attrezzato. Siamo stati i primi ad arrivare, speriamo di essere i primi ad andare in posti più abitabili?.
Nella foto, parte della famiglia Parussati
Riferimenti: Dal convegno: Sinti e Rom per l’integrazione

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