Punctum di significazione telematica

10 Maggio 2009 Commenti chiusi
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Pogrom dei Rom in Italia

30 Novembre 2007 1 commento

SPECIALE. Dal "pacchetto sicurezza" del 30 ottobre e dal "decreto-legge", espulsione Romeni, del 31 ottobre, la persecuzione dei Rom diventa un ‘pogrom’ nazionale, il peggiore dal 1945: blitz, controlli ed espulsioni dai ‘campi nomadi’, devastazioni di insediamenti abusivi e cacciata degli abitanti, ronde, pattuglie ed aggressioni ai residenti nei ‘campi’.

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Incendi nei “campi” d’Italia

27 Novembre 2007 Commenti chiusi

Rassegna degli incendi nei ‘campi nomadi’, produttori di morte, 2000-2008. Per il solo fatto di esistere i “campi nomadi” – di segregazione etnica istituzionale, producono morte sociale, civile, colposa, dolosa, preterintenzionale, premeditata. Chi vive nei “campi” ha una speranza di vita alla nascita inferiore di 25 anni a chi non ci vive, per esempio. I “campi” vanno chiusi, con ridistribuzione abitativa a partire dalle case, perché sono causa di morte.
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Speciale sicurezza (giustizia sociale)

25 Ottobre 2007 Commenti chiusi

La sicurezza non va coniugata con legalità, è figlia della giustizia sociale. I "patti di sicurezza" sono un esempio di politica nazionale che indica i Rom (ed i poveri, le prostitute, i venditori ambulanti) come falso problema dell’insicurezza sociale dell’Italia ottavo Paese del Pianeta per grado di "benessere". È un diversivo, utile per dissimulare impotenze o pavidità in altri campi. I Rom come falso problema e capro espiatorio di un sistema sociale basato sulla dis-uguaglianza. Se non ci fossero i Rom chi?

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La mendicità dei Rom non è cultura è bisogno

10 Ottobre 2007 6 commenti

SPECIALE. Alcuni articoli sulla mendicità dei Rom che, pur permessa dalla legge, sembra diventata un vero e proprio "allarme sociale". Sembra diventato un crimine dare visibilità alla propria povertà e mettersi in piazza a chiedere la "carità", in una qualsiasi città d’Italia, ottavo Paese per "benessere" del Pianeta.

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Firenze mette fuori-legge i lavavetri Rom

4 Settembre 2007 2 commenti

SPECIALE. Firenze 28 agosto. Una ordinanza comunale mette fuori-legge i lavavetri ai semafori e prevede anche tre mesi di reclusione per i "banditi". Firenze diventa un esempio nazionale per una politica che indica i Rom come falso problema dell’insicurezza sociale dell’Italia ottavo Paese del Pianeta per grado di "benessere". È un diversivo, utile per dissimulare impotenze o pavidità in altri campi.

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La tragedia dei bambini rom “uccisi” a Livorno

20 Agosto 2007 Commenti chiusi

SPECIALE. Dietro la tragedia dei bambini morti nell’incendio della baracca a Livorno l’emergenza Rom Romeni continua. La punta più visibile della questione rom, che si è radicata in pre-giudizio sociale e culturale: anche nel 2006 i Rom/Sinti sono i più discriminati e sottoposti ad atti di violenza razziale d’Europa. Un sommario degli articoli, documenti e riflessioni. IN MEMORIA di Eva, Danchiu, Dengi e Lenuca.

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Speciale In-formazione

20 Agosto 2007 Commenti chiusi

Se i Rom/Sinti sono le popolazioni più discriminate d’Europa è anche grazie al supporto dell’"informazione" basata su stereotipi e pre-giudizi plurisecolari. La "Carta di Treviso", a tutela dei minori, potrebbe essere un modello guida di informazione sui Rom/Sinti.  

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Spazio libero: dubbi curiosità, approfondimenti

2 Agosto 2007 Commenti chiusi

La posta del cuore. "I fatti sono le parole del cuore". Il direttore cerca di rispondere, a tempo debito, a dubbi domande e curiosità, ma anche a pettegolezzi. A tutte le domande poste anche fuori luogo e fuori contesto, anche ai pre-giudizi degli ostili e insultatori dell’Opera Nomadi. Ma con gentilezza, coi fatti e con lo stile di comunanza-conoscenza che colora la sua direzione.

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Archivio Romano Lil, la biblioteca dell’Opera Nomadi

31 Luglio 2007 Commenti chiusi

A seguito della ristrutturazione web-log, Archivio Romano Lil chiude la sezione cronaca ma resta aperto ed attivo con gli aggiornamenti della biblioteca e degli "speciali". Perché la conoscenza è una severa maestra: conoscere per sentire. Mi conosce, dice il poeta.dice il poeta.

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Blocco di sistema: tiscali shock

13 Luglio 2007 Commenti chiusi

Blocco di sistema tiscali. In data 5 luglio Tiscali ha bloccato la piattaforma dei blog per una ristutturazione. Dopo una settimana, alla ripresa della possibilità, il web-log è risultato cambiato  sia graficamente che tecnicamente creando un nuovo modo di gestione ma arrecando grave danno sul materiale registrato. Non è più possibile accedere ai vari "richiami" ma, soprattutto, sono stati rimossi  i cololegamenti degli Speciali archiviati: la Linea Politica dell’Opera Nomadi, Lavoro, Habitat, Scuola. Oltre ai vari "speciali" tipo "La guerra dei campi", "Cartolina dagli insediamenti di Milano", "Effetto-Serra"…

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Fuori i Rom Romeni indigenti da Milano e presidio al Triboniano

4 Luglio 2007 Commenti chiusi


Milano, 2 luglio. Al tavolo istituzionale sui Rom il Prefetto ha richiamato la normativa europea: i Rom Romeni, cittadini comunitari, che non hanno un lavoro e mezzi economici adeguati a vivere dignitosamente, saranno allontanati, coi propri familiari, con provvedimento prefettizio. Il Prefetto ha stabilito anche un presidio notturno fisso, delle Forze dell?Ordine, al campo nomadi del Triboniano, in aggiunta a quello diurno già effettuato dagli agenti della Polizia Municipale.  Prosegui la lettura…

“Espellere i Rom”: la legge dello Sceriffo Europeo Frattini

3 Luglio 2007 2 commenti

Milano. “L’Italia può espellere i Rom Romeni” dichiara Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Europea, responsabile per il portafoglio Sicurezza, Giustizia e Immigrazione. “Esiste una direttiva dell’Unione europea molto chiara – spiega il vice-presidente – che prevede l’espulsione per chiunque non possa dimostrare di avere i mezzi di sussistenza per vivere in modo dignitoso. Certo non si può applicare indiscriminatamente a un intero campo nomadi, ma individualmente sì. E siccome la situazione dei rom è nota, non sarebbe complicato avviare istruttorie in serie”. Prosegui la lettura…

"Io sono la legge": i Patti dello sceriffo Amato

1 Luglio 2007 Commenti chiusi

Secondo il Ministro dell’Interno Amato, i Patti per la sicurezza, promossi dal suo Ministero, sono «espressione della solidarietà interistituzionale nell’affrontare meglio il problema della sicurezza». Sono stati firmati, a partire dal 18 maggio 2007, con le città di Roma, Milano, Torino, Catania, Cagliari, Genova, Bari, Bologna… Per ristabilire Legge e Ordine in un’Italia dominata dai fuorilegge. Prosegui la lettura…

“Tornino in Romania”, invita il Presidente Provincia di Milano

30 Giugno 2007 Commenti chiusi


Milano, 30 giugno. Altri duecentocinquanta rom in mezzo alla strada, in seguito all?incendio del “campo” di san Dionigi. Situazione “ingestibile” avverte Filippo Penati, Presidente della Provincia, di centro-sinistra: «Condizione che non consente né adeguati interventi sociali né un presidio efficace dell’ordine pubblico. I rom rientrino nei Paesi d’origine». Anche il Comune, di centro-destra, che cerca di fare fronte all’emergenza, resta spiazzato di fronte alle esternazioni del Presidente della Provincia. Prosegui la lettura…

A fuoco campo rom a Milano

29 Giugno 2007 Commenti chiusi


Milano, 28 giugno. Un incendio ha completamente distrutto le decine di baracche del campo rom di via san Dionigi, all?estrema periferia a sud di Milano. Il terzo in tre anni. Il campo era abitato da 50 famiglie, circa duecento persone. Nessuno è rimasto ferito perché gli abitanti, molti uomini erano al lavoro, si sono riversati velocemente in strada. Le donne e i bambini saranno ospitati nei dormitori del comune, “gli uomini si arrangino” ha dichiarato l’assessore Moioli, “prima l’emergenza”. Le cause dell’incendio non sono ancora ben chiare. Il “campo” era stato più volte oggetto di proteste e minacce. Prosegui la lettura…

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Sgomberata baraccopoli di Sesto S.Giovanni (Mi)

29 Giugno 2007 5 commenti

Sesto san Giovanni (Mi), 28 giu. Questa mattina la Polizia locale ha sgombrato il campo nomadi abusivo di Sesto san Giovanni, tra la ferrovia e la tangenziale. Una decina le baracche fatiscenti, realizzate perlopiù con legno, cartone e plastica. L’accampamento abusivo (una vera e propria “bomba” igienica) era ben visibile da parecchi mesi a tutti i passeggeri dei treni che transitano verso Milano, ma solo ora le forze dell’ordine hanno provveduto allo sgombero. Così, questa mattina alcune pattuglie dei vigili sono entrate nella vasta distesa che ospita la baraccopoli, e l’hanno sgomberata. Ora è necessario procedere alla bonifica ambientale del terreno. Prosegui la lettura…

Numero chiuso e perdita di lavoro per i Rom di Milano

28 Giugno 2007 Commenti chiusi


Milano, 27 giugno. “In queste settimane stiamo assistendo ad un deterioramento dei rapporti tra la società civile, la politica e le ‘comunità rom’ senza precedenti”, afferma un comunicato dell’Opera Nomadi Milano. Il mega-campo del Triboniano, il patto di “legalità e socialità”, il numero chiuso ai Rom, sono politiche di emergenza a scapito dei Rom inseriti e che lavorano. “Sì, perché anche i Rom lavorano e oggi sono fortemente preoccupati di perdere il loro posto solo perché queste straordinarie esperienze rischiano di essere ignorate e messe da parte dal Comune, già dal prossimo inizio del mese di Luglio”. Prosegui la lettura…

Veltroni in Romania, l’Opera Nomadi no

27 Giugno 2007 Commenti chiusi


Roma, 26 giugno. Veltroni in Romania firma un accordo: Mille Rom lasceranno Roma per tornare in Romania, poliziotti rumeni arriveranno a Roma per coadiuvare l?azione dei vigili urbani nei campi nomadi. L’Opera Nomadi è fondamentalmente soddisfatta perché è stata messa in primo piano la questione lavoro, che dovrebbe essere però salvaguardato per i Rom e non per le aziende italiane sfruttatrici. Resta la questione dei minori clandestini, catastrofica per quelli rimpatriati in Romania. Prosegui la lettura…

Assemblea del Patto per Roma democratica e Solidale

26 Giugno 2007 Commenti chiusi


Roma. Il “Patto per Roma Democratica e Solidale”, che raccoglie diverse associazioni e persone che si oppongono al “Patto per Roma sicura”, ha indetto un’assemblea pubblica , “per discuterne insieme, e per trovare insieme soluzioni e proposte comuni”, che si terrà martedì 26 giugno dalle ore 18, presso la Casa delle Culture, Via di S. Crisogono 45 (Trastevere nei pressi di Piazza Sonnino): “Ci auspichiamo un altro patto siglato dall’amministrazione con tutte e tutti coloro che vivono a Roma, indipendentemente dalla loro provenienza e dal loro status sociale. Un patto per una Roma democratica e solidale, che ci impegniamo a realizzare insieme”.  Prosegui la lettura…

Emergenza Rom a Legnano (Mi)

25 Giugno 2007 Commenti chiusi


Legnano (Mi) 25 giugno. E? il nono sgombero con abbattimento di baracche e terreni recintati, dall?anno 2004 quando erano solo una ventina, per i 180 Rom del territorio dislocati in sei diversi ?campi?. In Comune la risposta è lapidaria: “Qui non c’è più posto per voi. Quello che possiamo offrire sono i container vicino alla Grancasa (posti per 3-4 famiglie) e i biglietti per tornare in Romania”. E così ricomincia la pregrinazione: dopo poche ore i Rom cercano di tornare ma la zona è presidiata, allora, dopo un passaggio in Comune, l’esodo li riporta nei boschi in zona Busto Arsizio. Ma dopo poco tempo verranno sgomberati anche da lì e ritorneranno nei boschi in zona Legnano… Prosegui la lettura…

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Milano – Foggia: incendio al “campo nomadi”

25 Giugno 2007 Commenti chiusi

Milano – Foggia, 24 giugno. Incendio al “campo nomadi” di Rom Romeni a Sesto S. Giovanni (Mi): si sospetta la dolosità del rogo. Nessun ferito, distrutte quaranta baracche costruite con materiali di fortuna. Le associazioni di volontariato si sono subito attivate per portare acqua e cibo alle famiglie disperate. Incendio accidentale ad un “campo” abusivo di Rom a Foggia: distrutte dieci baracche.  Prosegui la lettura…

“Basta campi”: appello alle istituzioni milanesi

23 Giugno 2007 1 commento

Gli scontri dei Rom del Triboniano (Milano)

22 Giugno 2007 Commenti chiusi


Milano, 21 giugno. Rivolta di un centinaio di Rom nel campo di via Triboniano: numerosi scontri con la polizia. La protesta si è accesa questo pomeriggio ad opera di alcune delle 22 famiglie sfrattate per la ristrutturazione del “campo”. I disordini sono cessati verso sera grazie ad un accordo tra i Rom e la polizia: agli irregolari è stata offerta la possibilità di pernottare nei dormitori della città. Domani è prevista la riunione di un “tavolo” per cercare una soluzione meno provvisoria. Prosegui la lettura…

“Rom anch’io”: manifestazione nazionale °_°

22 Giugno 2007 Commenti chiusi


Milano, 26 giugno. “Rom anch’io”, orgoglio “romanì”. Enzo Jannacci lancia una manifestazione nazionale per il popolo Rom: No ai campi nomadi, sì ai diritti di cittadinanza. In arrivo i Ministri Solidarietà Sociale e Diritti, Ferrero e Pollastrini, per ripristinare legalità e diritti di cittadinanza per tutti i Rom: italiani, europei ed extra-comunitari. Perché Milano, non sia la vergogna d’Europa. Prosegui la lettura…

Triboniano: espulse 22 famiglie ne restano 53

21 Giugno 2007 Commenti chiusi


Milano, 20 giugno. Sono iniziate mercoledì mattina, a suon di ruspe, le operazioni di sgombero dei Rom dal ?campo 3? di via Triboniano. 22 famiglie saranno espulse, ne restano 53 sistemate nelle roulotte fornite dal comune: quelle censite il 1° ottobre 2006, che hanno la fedina penale pulita e che hanno sottoscritto il patto di ?legalità e solidarietà?. Si temono tensioni da parte degli sgomberati: impegnati sul posto poliziotti, carabinieri, uomini della polizia locale e ?vigilantes? della Casa della Carità, con don Virginio Colmegna, impegnati a convincere gli abusivi ad andarsene.
La risistemazione del campo 3 conclude le operazioni di messa in sicurezza di tutta l’area di via Triboniano, decisa dalla giunta dopo l’incendio avvenuto a capodanno.

INIZIATO SGOMBERO DEL CAMPO 3 DI TRIBONIANO
Via 200 famiglie, ne restano 53 con la fedina penale pulita e che hanno sottoscritto il patto di legalità e solidarietà proposto dal Comune
Vivimilano.it corriere della sera 20 giugno

Sono iniziate mercoledì mattina le operazioni di sgombero dei rom dal campo 3 di via Triboniano, alla periferia nord-ovest di Milano. Dopo l’operazione avranno diritto a occupare l’area solo 53 famiglie, sistemate nelle roulotte fornite dal Comune. «Rimarranno lì solo le famiglie censite il 1° ottobre 2006 – spiega il vicesindaco e asses-sore alla sicurezza Riccardo De Corato -. Si tratta di persone con la fedina penale pulita e che hanno sottoscritto il patto di legalità e solidarietà proposto dalla giunta. Tutti avranno inoltre un badge di riconoscimento». Impegnati sul posto poliziotti, carabinieri e uomini della polizia locale. «C’è qualche tensione – ha detto il vicesindaco – ma sul posto ci sono anche gli assistenti e i mediatori della casa della carità, con don Virginio Colmegna, impegnati a convincere gli abusivi ad andarsene». Secondo de Corato «entro giovedì le operazioni saranno concluse». La risistemazione del campo 3 con-clude le operazioni di messa in sicurezza di tutta l’area di via Tribo-niano, decisa dalla giunta dopo l’incendio avvenuto a capodanno.

PIANO SGOMBERI - «Una maggioranza ampia e trasversale del Comune concorda sulla necessità di procedere in tempi brevi allo sgombero degli insediamenti abusivi per trovare nuove collocazioni al di fuori del territorio milanese. Ora è necessario prendere atto di questa richiesta urgente e concordare con la Prefettura un progressivo e immediato piano». Sono parole dello stesso De Cora-to, annunciando di aver inviato al prefetto Lombardi, al questore Indolfi e al comandante provinciale dei carabinieri Bernardini la mozione sull’emergenza rom approvata dal Consiglio comunale il 18 giugno e chiedendo la convocazione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. «Nei prossimi giorni la situazione di Triboniano verrà risolta – ha aggiunto il vicesindaco -. Come abbiamo fatto per gli altri due campi, le famiglie censite dalla Protezione Civile del Comune avranno diritto a una roulotte che sarà sistemata nella terza area, mentre tutti gli abusivi saranno allontanati. A seguire si potrà procedere con altri sgomberi partendo da Chiaravalle dove, come ricordato nella mozione, risiedono più di 900 nomadi e ci sono ben 5 campi, oltre a diverse baracche e insediamenti nelle vicinanze».

ESAURIENTE SERVIZIO FOTOGRAFICO

DIECIMILA I NOMADI CHE VIVONO IN CITTÀ
Assegnate solo 53 roulotte. I requisiti: figli piccoli iscritti a scuola e fedina penale pulita. Ma ora si temono le reazioni degli esclusi
Vivimilano.it Corriere della sera, 20 giugno. Di Andrea Galli

Dell’esser nomade, nell’accezione del termine ? vagante, errante e dunque: migratore ?, i nomadi di Milano, 6mila secondo le stime ufficiali e 10mila per quelle ufficiose e di solito reali, hanno elaborato, negli anni, una variazione tutta loro. Lo spostamento, sì, avviene. Ma in città. Al massimo al massimo, ci si allarga fino alla provincia. E comunque, è un continuo pellegrinaggio da uno sgombero all’altro, da un campo rom a sotto un ponte, da un’ex fabbrica a una scuola abbandonata. Esempi recenti: i romeni sloggiati dal parco Ravizza un tempo dimoravano in via Barzaghi e quelli allontanati da Chiaravalle si sono spostati alla Bovisa. Esempi recentissimi, anzi contem-poranei: stamane, alla Protezione civile, verranno chiamate le 53 famiglie di zingari che, in virtù del rispetto dei «curricula» richiesti ? figli piccoli iscritti a scuola e fedina penale pulita, niente carichi pendenti ? avranno diritto a una roulotte e in via Triboniano potran-no rimanere nell’ambito della riqualificazione dell’area all’insegna del «patto di legalità e solidarietà». Tolte le 53 famiglie, il problema è che altri 200 nomadi circa saranno esclusi dalla convocazione.

E, com’è probabile, com’è temuto, protesteranno e ci saranno tensioni. Anche perché, per loro, soluzioni non ve ne sono. Se non partire. Verso dove, non si sa. E dunque? Dunque spiega un rom che, comunque, alla fine, Milano è un pahar, un bicchiere. Finché è pieno, si beve. Quando si svuota, lo si riempie. L’acqua, d’altronde, non manca mai, ed è questo che conta. E per acqua sono intese le infinite possibilità logistiche. A Milano, oltre agli 8 campi autorizzati ci sono una ventina di insediamenti abusivi che diventano 150 se ci conta pure l’hinterland. Il rischio di rimanere per strada è abbastanza ridotto. Forse è (anche) per questo che dalla Romania, e specie dal bacino di villaggi intorno a Craiova, nel Sud del Paese, una terra verde e poverissima al confine con la Bulgaria, continuano a partire. Non esistono stime ma si calcola che in un caso su tre a muoversi siano rom già stati in Italia e poi andati via, o perché espulsi oppure per investire i soldi guadagnati nella costruzione di case e nell’aperture di bar. Gli altri invece, che magari qui han già famigliari e amici, si mettono in viaggio sulla base di due considerazioni principali. La prima: la metropoli offre opportunità lavorative senza eguali ? e il caporalato a piazzale Loreto è sempre più alla ricerca di manovali ? e, per chi non volesse lavorare, un ricco ventaglio criminale. La seconda: Milano dà casa, e che importa se è un campo nomadi coi toponi o una vecchia dismessa cascina in coabitazione con gli odiati nordafricani.

Ci avevano provato, all’epoca, in epoca lontana, i sindaci Pillitteri e Formentini a stabilire una quota massima di presenze di nomadi ? allora, era stata fissata a ottocento unità ?, senza riuscirsi. Adesso, ecco la comune presa di posizione centrodestra-centrosinistra per introdurre il numero chiuso e passare a blitz e blitz e ancora blitz per azzerare gli insediamenti abusivi. Dall’Opera Nomadi, che s’occupa d’assistenza alla popolazione rom, Maurizio Pagani nemmeno vuol fermarsi troppo a commentare: «La volontà di Palazzo Marino di “disciplinare” le presenze è anticostituzionale» e, in ogni modo, «irrealizzabile ». E il progetto di smantellare le zone franche, ossia i campi irregolari? «Non cambierà un’acca». Se butteranno giù un insediamento, i rom ne costruiranno uno nuovo da un’altra parte. Magari spostandosi in provincia: fuori da Milano sorgono 150 aree con un totale di residenti che va dai 3 ai 6mila. In pratica, non c’è paese che non conti romeni sul proprio territorio. A eccezione di uno: Bernareggio. E per quale motivo? Il comune è poco attraente? Non ci sono aree verdi dove allestire le baracche? La giunta fa una guerra a oltranza contro gli immigrati? Macché: nel cimitero di Bernareggio c’è sepolta una regina nomade e, come segno di rispetto, nel paese nessun rom non solo mai ha vissuto, vive e vivrà, ma nemmeno transiterà.


RUSPE IN VIA TRIBONIANO: ALLONTANATI 200 ROM

ilGiornale.it, 21 giugno. Di Enrico Silvestri
Hanno minacciato fuoco e fiamme, poi di fronte alla fermezza delle forze dell?ordine hanno fatto buon viso a cattivo gioco. Così i circa 200 abusivi del campo nomadi di via Barzaghi si sono limitati a torve occhiate alla ruspa intenta a demolire roulotte e baracche. Mentre i regolari, 53 famiglie, occupavano la nuova area loro assegnata. «Abbiamo saputo coniugare fermezza e solidarietà», afferma il vicesindaco Riccardo De Corato. Mugugna Andrea Fanzago, consi-gliere dell?Ulivo: «E gli altri dove li mettiamo?».
L?operazione si è svolta senza incidenti o contrattempi, tanto che già in serata i nuovi «inquilini» avevano occupato i loro domicili: le roulotte della Protezione civile con gli allacciamenti a luce, acqua e gas. Che dovranno pagare, almeno in parte, come pure la raccolta rifiuti. È previsto nel Patto di legalità redatto dal Comune e che ogni capofamiglia si impegna a rispettare, pena l?immediata espulsione. Il patto obbliga anche a non commettere reati, a mandare i figli a scuola e a farli vaccinare.
Lo sgombero è iniziato puntuale alle 8: un discreto numero di agenti, carabinieri e vigili urbani si è presentato con assistenti sociali e mediatori culturali, tra cui anche don Virginio Colmegna. Indivi-duando gli aventi diritto alla nuova sistemazione e abbattendo quelle vecchie, man mano che le famiglie prendevano possesso delle roulotte. Le donne iniziavano a trasferirsi, con le masserizie in spalla, nella nuova area, distante una decina di metri. Nel vecchio e lurido campo intanto gli esclusi accennavano a una reazione: brandendo bambini e bombole del gas, minacciavano una strage se la ruspa fosse entrata nel campo. Solo pochi minuti, poi la «resa».
L?abbattimento delle ultime baracche continuerà oggi, si prevede di raccogliere circa 1.400 tonnellate di rifiuti. I ghisa presidieranno l?area per evitare ritorsioni o vendette. «La situazione di Triboniano verrà risolta definitivamente – assicura De Corato -. Le famiglie censite avranno diritto alla roulotte, mentre tutti gli abusivi saranno allontanati. A seguire gli altri sgomberi, partendo da Chiaravalle, dove risiedono più di 900 nomadi. È necessaria una ripartizione nel territorio, Milano con i suoi 2.500 nomadi ?regolarizzati? sta facendo la sua parte». Il prossimo passo sarà la convocazione in prefettura del Comitato provinciale per l?ordine e la sicurezza.

Cartolina: immagini Fotogramma, ultima Emmevi

Riferimenti: Saluti Rom dagli insediamenti di Milano

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Numero chiuso per i Rom a Milano

20 Giugno 2007 Commenti chiusi


Milano, 18 giugno. Sgombero dei ?campi? abusivi, a partire da Chiaravalle, e numero chiuso per la presenza dei Rom in città: è il contenuto della mozione approvata a larga maggioranza dal Consiglio Comunale di Milano, con il voto favorevole di gran parte del centrosinistra (Ulivo). ?E? illegale? spiega in un comunicato l?Opera Nomadi di Milano che chiede il ritiro dell’atto e l’apertura di un tavolo di confronto.

MILANO. DESTRA E SINISTRA PER NUMERO CHIUSO ROM
ADUC ? immigrazione, 19 giugno
Sgombero dei campi abusivi e fissazione di un numero chiuso per la presenza di Rom in citta’: e’ quanto chiede una mozione approvata dal consiglio comunale di Milano a larga maggioranza (31 si’, 2 no e 3 astenuti) con il voto favorevole di gran parte del centrosinistra.
‘Un fatto politico importante – ha commentato il vicesindaco Riccardo De Corato -: per la prima volta il centrosinistra riconosce l’urgenza degli sgomberi e del numero chiuso. Grazie a questo voto abbiamo politicamente piu’ forza nel chiedere mano ferma sugli sgomberi’.
Secondo il vicesindaco ‘il dato evidente e’ la spaccatura all’interno del centrosinistra con la parte piu’ radicale che non ha partecipato al voto, attestandosi su posizioni ‘buoniste’ bocciato perfino dal presidente della Provincia Penati e dallo stesso gruppo ulivista’.
I rappresentanti del Prc, della lista Fo e Milly Moratti (lista Ferrante) non hanno partecipato al voto, mentre Rizzati (Pdci) e Landonio (Sd) si sono astenuti. Per Carmela Rozza (Ulivo), prima firmataria del documento, ‘la mozione spinge l’amministrazione ad intervenire concretamente, uscendo dal terreno preferito della demagogia’. Sulla spaccatura interna all’Unione, Rozza ammette: ‘Sulla sicurezza non ci sono le condizioni di unita’ nel centrosinistra’.

IL NUMERO CHIUSO È ILLEGALE E ILLEGGITTIMO
La questione rom viene affrontata solo attraverso provvedimenti emergenziali discutibili. Chidiamo il ritiro dell’atto e l’apertura di un tavolo di confronto
Comunicato stampa dell?Opera Nomadi di Milano
La mozione votata a maggioranza ?bipartisan? dal Consiglio Comunale di Milano riunitosi lunedì 18 giugno, in merito alla presenza delle ?comunità di rom rumeni nel Quartiere di Chiaravalle? è, nella parte che prevede l?istituzione di un ?numero chiuso?, un atto illegale ed illegittimo, contrario ai dettami costituzionali e alla legislazione nazionale e internazionale vigente e sottoscritta dal nostro Governo nei trattati di adesione all?Unione Europea.
Di fronte alla legge infatti non esiste ?un?entità rom o zingara? che possa essere discriminata o sottoposta ad un trattamento diffe-renziale ma, solo cittadini che hanno pari diritti e dignità.
La canea che in queste settimane sta montando a Milano in merito ad una presunta invasione di Rom (c.ca 5 mila su una popolazione di 1 milione e trecentomila abitanti), trova un?inedita alleanza tra il centro destra che governa la città e i partiti dell?Ulivo all?opposizione, ma mette in evidenza il pieno fallimento delle politiche fin qui seguite.
Infatti, la ?questione rom? affrontata solo attraverso provvedimenti emergenziali discutibili (come la realizzazione di un grande campo destinato ad accogliere 700 persone e l?imposizione ai suoi ospiti di un Patto di Legalità dai contenuti discriminatori ma dalle ricadute pratiche inconsistenti) è risultata inefficace e sbagliata, mantenendo irrisolta la questione abitativa più generale e riproponendo, come nel passato, la logica degli sgomberi selvaggi per cercare di placare l?esasperazione dell?opinione pubblica.
Chiediamo quindi l?immediato ritiro di un atto palesemente illegittimo e l?apertura di un tavolo di reale confronto tra istituzioni, cittadini e associazioni che aiutino a superare ?l?emergenza democratica? venutasi a creare a Milano.
Milano, 19 giugno
Il Vicepresidente Maurizio Pagani

ULIVO E CDL: NUMERO CHIUSO PER I ROM
Voto bipartisan in Comune, Rc e Lista Fo escono dall´aula. Per i nomadi nei campi della città si ipotizza un tetto di 2500 persone
L?espressoLocal, 19 giugno. Di Giuseppina Piano
Fuori, una cinquantina di abitanti di Chiaravalle che chiede senza giri di parole la cacciata dei nomadi: «Sono 900, un migliaio. Nessuno sa quanti. Ma noi non ne possiamo più». Dentro, un Consiglio comunale che per la prima volta sui rom decide qualcosa di bipartisan: sgomberi dei campi abusivi, a partire da quelli a Chiaravalle, e numero chiuso a Milano per i nomadi accolti in campi regolari. Lo chiedono insieme maggioranza della Cdl e opposizione di centro-sinistra. Ma è l´Unione a pagare di più la svolta: la sinistra radicale, Rifondazione e Pdci e Lista Fo, usa parole dure contro l´accordo bipartisan e non lo vota.
Lo strumento della svolta è una mozione presentata dalla consigliere comunale dell´Ulivo Carmela Rozza ma diventata presto un testo bipartisan. Una mozione che parte dalla situazione di Chiaravalle, situazione ormai «intollerabile» e non solo per gli abitanti che protestano fuori da Palazzo Marino. Ma anche una mozione che indica un metodo per affrontare il problema rom su tutta la città. Cosa chiede il Consiglio comunale alla giunta Moratti? Primo: «concordare con il prefetto lo sgombero immediato degli insediamenti abusivi e predisporre la loro ricollocazione in aree adeguate e controllate, entro un numero chiuso responsabilmente definito». Secondo: «Stipulare con i nomadi un “Patto di legalità”», nei campi autorizzati così come sperimentato in quello di Triboniano. Solo la Cdl, invece, vota un emendamento per chiedere al governo «adeguati stanziamenti» per il problema rom.
«Per la prima volta anche una parte della sinistra parla di sgomberi e di numero chiuso. Questo voto ci dà adesso più forza nel chiedere alla prefettura gli sgomberi» distilla subito il vicesindaco di An Riccardo De Corato. Ma «noi abbiamo sempre detto che gli sgomberi da soli non servono: qui per la prima volta si dice che i nomadi sgomberati vanno ricollocati in situazioni dignitose» corregge dall´Ulivo Marco Granelli. E Carmela Rozza dell´Ulivo, prima firmataria della mozione, replica ai compagni contrari che «sulla sicurezza oggi a sinistra non ci sono le condizioni per l´unità. Questa mozione vuole spingere l´amministrazione ad agire con azioni serie uscendo dalla demagogia». Di certo è la prima volta che, con un documento votato in aula, anche a sinistra si accetta il numero chiuso per i rom a Milano. Ma quale dovrebbe essere il tetto? Spetterà al Comune definirlo «responsabilmente». Una cifra accettabile, dicono anche dai banchi dell´opposizione, potrebbe essere 2500 persone. Ma quanti sono ormai i rom a Milano? Almeno 5-6mila dopo l´entrata della Romania nella Ue. Con stime più allarmanti che arrivano anche a 10mila.
La mozione passa con 31 sì. Votano a favore per la Cdl An, Forza Italia e Lista Moratti; per l´Unione il gruppo dell´Ulivo e la Lista Ferrante. Gli unici a non sottoscrivere la mozione sono le ali estreme della due coalizioni che o si astengono o lasciano l´aula: da una parte la Lega, che vorrebbe molto di più («sgomberi e basta», scandisce il capogruppo Matteo Salvini); nell´Unione la sinistra radicale con Rifondazione («Contrari a questo modo demagogico di affrontare il malcontento della gente», Vladimiro Merlin), il Pdci («Inaccettabile un testo che mette al primo posto gli sgomberi», Francesco Rizzati) e la Lista Fo («Questa è propaganda: il problema verrà solo spostato da Chiaravalle a un´altra parte», manda a dire Basilio Rizzo).

Immagine: da disegno di Marjane Satrapi

Riferimenti: Saluti Rom dagli insediamenti di Milano

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"Opera Gagia" a Milano

20 Giugno 2007 Commenti chiusi


Mercoledì 20 giugno, ore 20.30 e 22.30, presso lo Spazio Oberdan in viale Vittorio Veneto 2, la Provincia di Milano e il Comune di Opera presentano ?Opera Gagia?, di Antonio Bocola e dei giornalisti Alfredo d’Amato e Francesco Scarpelli. Il documentario racconta l’odissea dei rom sgomberati da via Ripamonti, trasferiti nel comune di Opera e poi costretti ad andarsene per le proteste dei cittadini.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti spazio.

Opera Gagia
?Opera Gagia? di Antonio Bocola – ricerca giornalistica e interviste Alfredo D?Amato e Francesco Scarpelli. Un documentario prodotto da Provincia di Milano/Settore cultura: DVD 57?, Milano gennaio/maggio 2007, produzione E-tica Srl – divisione Film.
Informazioni al Pubblico:
Provincia di Milano/Settore cultura, tel.02.7740.6371

?OPERA GAGIA?: LA PAURA DEI MILANESI PER GLI ZINGARI. UNA STORIA ”CHE VEDE TUTTI SCONFITTI”
Il documentario di Antonio Bocola e dei giornalisti Alfredo d’Amato e Francesco Scarpelli, racconta l’odissea dei rom sgomberati da via Ripamonti, trasferiti nel comune di Opera e poi costretti ad andarsene per le proteste dei cittadini
Redattore Sociale, 19 giugno

MILANO – La voce dei rom emerge solo due volte: quando ricordano la persecuzione nazista verso gli zingari e quando, a metà febbraio, leggono la lettera con cui spiegano che, stanchi delle offese quotidiane ricevute da chi ha allestito il presidio di protesta, hanno deciso di abbandonare la tendopoli della protezione civile ad Opera. Le altre voci, che prevalgono, sono invece di chi era pro o contro l’accoglienza dei nomadi. “Abbiamo raccontato così la paura, a volte immaginaria, della gente per gli zingari”, spiega Alfredo D’Amato, giornalista che insieme al collega Francesco Scarpelli e al regista Antonio Bocola, ha realizzato “Opera Gagia”, film documentario sull’odissea dei 70 rom sgomberati il 21 dicembre 2006 da via Ripamonti, trasferiti nel comune di Opera e poi, a metà febbraio di quest’anno, costretti ad andarsene per le proteste dei cittadini. L’anteprima di “Opera Gagia” verrà proiettata domani a Milano, alle ore 20.30, allo Spazio Oberdan in viale Vittorio Veneto 2.

Il documentario di Antonio Bocola, regista già noto per il lungo-metraggio “Fame chimica” selezionato al 60° Festival del cinema di Venezia, ricostruisce l’intera vicenda dei rom attraverso immagini di repertorio, interviste ai protagonisti e riprese sia tra i nomadi che tra i cittadini che protestavano. “Lo abbiamo intitolato Opera Gagia -spiega Francesco Scarpelli-. perché nella lingua rom ‘gagé’ è chi non è zingaro: il racconto si concentra sullo scontro che c’è stato fra gli italiani pro e contro l’accoglienza e fra le istituzioni”. Uno scontro dal quale escono tutti perdenti. “Il film ha un brutto finale -aggiunge Alfredo D’Amato-. I rom sono costretti ad andarsene e non sono gli unici sconfitti. Lo sono anche le istituzioni, che non sono riuscite a governare la situazione, la gente che protestava e anche gli stessi volontari che facevano giocare i bambini della tendopoli”.

Fabrizio Scarpelli ha già realizzato altri documentari sulla vita dei nomadi: nel 2001 è coautore di “Racav Lavor/ Cerco lavoro”, mentre nel 2004 firma “Porrajmos, una persecuzione dimenticata”. Ne conosce vizi e virtù. “Con questo documentario non vogliamo negare che esista un problema di convivenza -spiega-. Il punto è che l’integrazione va governata, le istituzioni devono fare le scelte coinvolgendo sia i cittadini sia i nomadi. Altrimenti altri casi come quello di Opera si ripeteranno”.

Realizzato fra gennaio e maggio 2007, Opera Gagia racconta i fatti seguiti allo sgombero con procedura d?urgenza, nel dicembre 2006, della comunità di settantadue Rom rumeni da uno degli accampamenti abusivi di Via Ripamonti a Milano, e le reazioni al loro trasferimento nei terreni temporaneamente loro destinati da Comune e Provincia di Milano nell?adiacente comune di Opera.

Il film ricostruisce l?intera vicenda attraverso immagini di repertorio, interviste ai protagonisti e riprese all?interno della comunità Rom e tra gli abitanti del paese: dal corteo spontaneo di protesta ra-dunatosi sotto la sede del Comune, e concluso con l?incendio delle tende allestite dalla Protezione Civile, ai presidi permanenti all?ingresso del campo; dall?immediato ciclone mediatico, che divide gli abitanti di Opera e l?opinione pubblica tra chi è ?contro gli zingari? e chi invoca i nuovi ?imprenditori politici della paura?, fino alla partenza volontaria dei Rom, stanchi del clamore e dei continui insulti, annunciato cinquantadue giorni dopo con una lettera aperta a tutta la cittadinanza gagia, cioè non-zingara.

Fotografia Roberto Re

Riferimenti: Speciale Opera:

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I diritti fondamentali di Rom e Sinti

19 Giugno 2007 Commenti chiusi


Roma, 19 giugno. ?I diritti fondamentali di Rom e Sinti? è il titolo del Seminario promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità, dalle ore 14,30 nella Sala Monumentale del Palazzo di Largo Chigi. I temi trattati: Diritti fondamentali, Status giuridico, Discriminazioni, Per un piano nazionale contro le discriminazioni verso i Rom/Sinti. Alla tavola roton-da presenti i rappresentanti delle maggiori organizzazioni a tutela dei Rom e Sinti.

I DIRITTI FONDAMENTALI DEI ROM E SINTI
La comunità dei Rom e dei Sinti presente nel nostro Paese vive in una condizione di esclusione ed emarginazione sociale che è stata più volte stigmatizzata dai principali organismi internazionali che si occupano di tutela e monitoraggio dei diritti umani.
Il Seminario “I diritti fondamentali di Rom e Sinti”, che si terrà il 19 Giugno nella Sala Monumentale del Palazzo di Largo Chigi, costituisce un momento di riflessione utile ad avviare un approfondimento sui nuovi scenari relativi alla protezione di diritti fondamentali di queste comunità: l’alloggio, l’accesso all’istruzione, il lavoro e la salute.
L’incontro rappresenta anche l’occasione per discutere degli esiti della visita effettuata, su invito dell?associazione UNIRSI, il 6 giugno scorso da una delegazione dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali presso il campo Rom di Castelromano.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità:

?I diritti fondamentali di Rom e Sinti?

IL PROGRAMMA

14.30 – 14.45
Introduzione: verso una piena effettività dei diritti fondamentali delle comunità Rom e Sinti
Silvia Della Monica – Capo Dipartimento Diritti e Pari Opportunità

14.45 – 15.00
Le popolazioni Rom e Sinti in Italia: quale status giuridico?
Giuliano Turone – Magistrato, esperto Dipartimento Diritti e Pari Opportunità

15.00 – 15.15
Rom e Sinti: la discriminazione di una minoranza etnica per l?accesso a beni e servizi
Luciano Scagliotti – Presidente ENAR Italia

15.15 – 15.30
Per un Piano nazionale di azione contro le discriminazioni dei Rom e dei Sinti
Olga Marotti – Esperto Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali

Coffee break

16.00 – 17.30
TAVOLA ROTONDA
I nuovi scenari delle politiche di integrazione e antidiscriminazione: la questione dell?accesso all?alloggio
moderatore
Samia Kouider – Sociologa, esperta Dip. Diritti e Pari Opportunità

Intervengono
-Luca Pacini, Associazione Nazionale Comuni italiani
-Claudio Marta, Università degli Studi di Napoli ?L?Orientale?
-Massimo Converso, Opera Nomadi
-Marcella Delle Donne, Associazione Italiana Zingari Oggi (AIZO)
-Marco Brazzoduro, Centro Studi Zingari
-Kasim Cizmic, Unione Nazionale e Internazionale Rom e Sinti in Italia (UNIRSI)
-Bruno Morelli, Sucar Drom
-Eva Rizzin, OsservAzione – Comitato Rom e Sinti Insieme
-Filippo Miraglia, ARCI

17.30
Conclusioni
Donatella Linguiti
Sottosegretaria di Stato ai Diritti e alle Pari Opportunità

Sono previsti interventi programmati di altri esperti e rappresentanti di associazioni e comunità Rom e Sinti

Segreteria organizzativa
largo Chigi 19 . 00187 Roma
tel 06.67792267. fax06.67792272
e-mail antidiscriminazioni@pariopportunita.gov.it

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Nomadi per sempre: Alba, Catania, Legnano

18 Giugno 2007 Commenti chiusi


Alba – Catania – Legnago, 15-16 giugno. Continua la ?guerra dei campi?, estesa a tutta Italia, isole comprese, che coinvolge anche i civili (donne, anziani, bambini) e che vede impegnati contingenti di Carabinieri, Polizia, Elicotteri, Unità Cinofile, Vigili armati, con ruspe che demoliscono baracche ed i pochi averi delle famiglie. Gli sfollati, anche denunciati per occupazione di suolo pubblico, scappano su roulotte o a piedi trascinando bambini e masserizie. Perseguitati politici ed etnici che potrebbero richiedere asilo politico.

I carabinieri impegnati in una continua rincorsa dei nomadi slavi che si accampano abusivamente
DOPO ALBA, SGOMBERO E 14 DENUNCE A PIOBESI
Ancora un intervento d’intesa con il comune dopo che il gruppo su camper e roulotte si era fermato sul piazzale del cimitero
Cuneocronaca.it, 15 giugno
Li cacciano da un luogo, ne trovano altri in un paese vicino: con i nomadi nell?Albese è purtroppo così. Solo pochi giorni fa i carabinieri avevano sgomberato un accampamento di nomadi slavi alla periferia di Alba: denunciate 10 persone all?Autorità Giudiziaria per il reato di occupazione abusiva di area pubblica. Questa volta i militari hanno operato a Piobesi d?Alba, d?intesa con la locale amministrazione comunale che ha emesso un?ordinanza di sgombero.
Individuate e sgomberate trenta persone, nomadi di etnia slava e rom, che avevano illecitamente occupato il piazzale antistante il cimi-tero del paese. Il gruppo, viaggiante su una decina di camper e roulotte, è stato notato dai carabinieri della Stazione di Corneliano d?Alba mentre si posizionava su un?area pubblica. In zona sono giunte immediatamente altre pattuglie da Alba per dare supporto ai colleghi intervenuti e si è proceduto all?identificazione dei nomadi, alcuni dei quali con precedenti penali alle loro spalle per reati contro il patrimonio.
Per 14 di loro, tutti capi-famiglia, è stata inoltrata alla Procura della Repubblica di Alba una denuncia per il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico e, nel contempo, è stata inviata alla Questura di Cuneo una circostanziata relazione tesa ad emettere nei loro confronti la misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno nel Comune di Piobesi d?Alba.

CATANIA SBARACCATI I ROM DA S.G. LA RENA, E POI?
L?Isola possibile, 17 giugno 2007
COMUNICATO STAMPA
Comitato per la Partecipazione e la Democrazia, Catania 15 giugno.
Oggetto: sbaraccati i Rom da S.G. La Rena, e poi?
Bliz, 14 giugno. Le forze di polizia hanno sgomberato l??artigianale? e decrepito luogo abitativo di circa una quarantina di rom ubicato in un area di S. Giovanni La Rena. Rumeni, quindi comunitari. Uomini, donne, bambini, sono stati sgomberati, allontanati dalle loro povere cose e dalle loro improvvisate ?case?.
La presenza dei Rom a Catania è un problema di ordine pubblico e di ?pubblica decenza?? NO! In particolare, è una questione civica, di solidarietà, di accoglienza.
Sono stati sbaraccati! Per essere portati dove? Per essere alloggiati dove? Risulta che tutti i nuclei familiari siano stati sparigliati.
Si stanno attrezzando appositi e pubblici campi di accoglienza, debitamente attrezzati, come già operato in tante città italiane? Per riunire i nuclei disseminati, e quindi valorizzare la famiglia?
Sembra proprio di no!

I reiterati eventi accaduti negli ultimi anni dimostrano che la nostra città è nemica della pubblica accoglienza.
Lo Statuto Comunale, all?art. 5 -Obiettivi Principali -, così sancisce:
punto 5.3 ?Il Comune favorisce la libertà, la pace e l?incontro tra i popoli. Si impegna per il rispetto, la dignità e l?accoglienza di ogni essere umano, attiva forme di cooperazione…..?. *punto 5.4 ?…pro-muove inoltre iniziative al fine dell?inserimento degli extracomunitari nel mondo del lavoro ed al fine di agevolare il diritto di accesso alla casa, per assicurare la civile convivenza e l?effettiva accoglienza da parte del Comune?.
E? questa l?accoglienza? E? questo il rispetto della dignità di ogni essere umano? Evidentemente no! Anzi, è proprio il netto contrario di quanto affermato nella ?Carta Costituzionale? della città.
In questi anni gli Enti Locali di Catania, Comune e Provincia, hanno ?brillato? per l?assoluta assenza di interventi organici nei riguardi di quanti, uomini, donne e bambini, hanno cercato rifugio nella nostra città.
Non c?è stato nessun intervento organico finalizzato all?inserimento, alla solidarietà, all?accoglimento. Anzi, i precedenti impegni istitu-zionali sono stati scientificamente smantellati.
Rimane solo la privata carità, più o meno organizzata. Quando c?è!
SVEGLIA! CATANIA CIVILE, SOLIDALE E DEMOCRATICA!

NOMADI IN PIAZZA PER PROTESTARE CONTRO LO SGOMBERO
ilGiornale.it, 16 giugno. Di Michele Perla
Il blitz di ieri a Legnano è scattato di buon mattino quando decine di vigili, poliziotti e carabinieri sono arrivati nel rione San Paolo e nei boschetti che lo circondano, per uno sgombero senza precedenti. Sei campi nomadi abusivi smantellati tutti in una volta, dai quali sono state allontanate circa 200 persone, tutte di etnia rom. Sfollati che subito dopo si sono recati in massa in piazza San Magno, dove ha sede il Municipio, occupando gli spazi pubblici e dando vita ad un sit-in durato sino a metà pomeriggio.
Fino a quando il nuovo sindaco Lorenzo Vitali appena insediatosi alla guida di una giunta di centrodestra, ha accettato di ricevere una loro delegazione accompagnata da un mediatore culturale. Preten-devano campi nomadi attrezzati e aree dove poter rimettere in piedi le loro baracche demolite dalle ruspe; in realtà hanno soltanto ottenuto la disponibilità del Comune a farsi carico della spesa dei pullman per rimandare a casa, nel loro Paese, tutti gli sfollati.
Disponibilità alla fine rispedita al mittente dagli stranieri, che alla spicciolata si sono ripresi i loro bambini e le poche masserizie che avevano con loro per spostarsi poco distante, alla periferia di Legnano, dove già in serata hanno ricominciato a mettere in piedi altri accampamenti abusivi, con tende e baracche di fortuna. In attesa, tutto lascia presagire di un nuovo sgombero.

Riferimenti: La guerra nei ?campi? d?agosto (2006)

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Saluti Rom dagli insediamenti di Milano

18 Giugno 2007 Commenti chiusi

SPECIALE. “Saluti Rom da Milano”: una “cartolina” dagli insediamenti Rom della città ai parenti rimasti in Romania. Un Paese da cui sono scappati per impossibilità anche di sopravvivenza. Saluti da Milano delle “leggi speciali”, dell’incitamento alla delinquenza, degli sgomberi senza alternative con ruspe che distruggono baracche ed i pochi averi, delle manifestazioni contro –ronde-presidi-incendi di tende. Da Milano del Presidente della Provincia che lancia l’allarme rom: “Al Sud la mafia, a Milano la criminalità straniera”.

Prosegui la lettura…

Chiaravalle per gli animali ma non per i Rom

16 Giugno 2007 Commenti chiusi


Milano, 14 giugno. Ancora uno sgombero di una baraccopoli rom, questa volta a Chiaravalle, ma le famiglie ?allontanate? non sono sparite e dovranno insediarsi in qualche altro spazio abbandonato e abusivo. ?A differenza dei sette cuccioli di cane trovati nel ?campo? e che sono stati sistemati tutti nel canile municipale? dichiara Luciano Muhlbauer, Consigliere Regione Lombardia Prc-Se. ?E così, il ?gioco? della caccia allo zingaro potrà ricominciare da capo?.

CHIARAVALLE: ACCOLTI GLI ANIMALI E CACCIATI GLI ESSERI UMANI. IL PROBLEMA È IL DEGRADO DELLA POLITICA
I Rom come capro espiatorio per campagne politiche
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer, Consigliere della Regione Lombardia Prc-Se

?Ancora uno sgombero di una baraccopoli rom, questa volta a Chiaravalle, e ancora una volta esponenti istituzionali di primo piano del centrodestra esultano in coro. Beninteso, le famiglie rom ?allontanate? non sono sparite e supponiamo debbano insediarsi in qualche altro spazio abbandonato e abusivo. E così, il ?gioco? della caccia allo zingaro potrà ricominciare da capo.

Infatti, il Comune non ha offerto soluzioni alternative, salvo che alle donne e ai minori, ma com?è ovvio la politica della divisione dei nuclei familiari non funziona, né potrebbe funzionare. In cambio, come il vicesindaco De Corato sottolinea con orgoglio, i sette cuccioli di cane trovati nel campo sono stati sistemati tutti nel canile municipale. Tutto bene, insomma, agli animali la magnanima accoglienza del Comune e agli esseri umani la strada. Non ci potrebbe essere foto-grafia migliore del grado di involuzione raggiunto dalla vita politica e istituzionale nella prosperosa Milano.

Evidentemente, di risolvere il problema delle baraccopoli e del de-grado non gliene frega niente a nessuno. Anzi, fa molto più comodo avere insediamenti rom sparsi in giro, nel più totale abbandono, perché permettono di costruire periodicamente tante belle campagne politiche, assolutamente paganti sul piano elettorale. E? successo anche a Rho, dove nelle ultime elezioni la Lega ha moltiplicato i suoi voti grazie alla propaganda d?odio e alle promesse di cacciare i rom. Tuttavia, una volta centrato l?obiettivo politico, il neosindaco del centrodestra rhodense ha chiarito immediatamente che lui non intende assolutamente smantellare il campo nomadi.

Chiaravalle sarà presto dimenticato perché arriveranno altri sgom-beri. Anzi, si moltiplicheranno all?infinito, specie ora che anche Penati ha deciso di partecipare al ?gioco?. E allora, dagli addosso al rom, al clandestino e all?immigrato, tutto quanto con la benedizione del Partito Democratico del Nord e del Patto per Milano Sicura firmato dal Ministro Amato.

La conclusione di tutto questo è prevedibile e per nulla edificante. Le destre continueranno ad accumulare consensi e soprattutto a estendere la loro egemonia culturale, la sinistra moderata si cullerà nell?illusione di poter riconquistare potere istituzionale e rimedierà forse qualche inciucio con Forza Italia e, perché no, con la Lega. La città e i suoi cittadini, invece, dovranno rassegnarsi a un futuro di degrado e precarietà, ben condito con tante videocamere di sorveglianza, migliaia di poliziotti e, quando serve, anche con le transenne contro la birra e i bonghi.

Una prospettiva tutt?altro che rosea. Ora sta alle forze della sinistra, politica e sociale, assumersi le proprie responsabilità e uscire dal torpore e dalla rassegnazione. Questa è la vera scommessa, se non vogliamo morire tutti quanti leghisti?.

Milano, 14 giugno 2007

Gruppo Consiliare Prc Lombardia

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Ancora sgomberi senza alternative a Milano

15 Giugno 2007 Commenti chiusi


Milano, 14 giugno. Ieri mattina le Forze dell?Ordine hanno sgomberato, con un preavviso di poche ore, una settantina di rom rumeni, tra cui molti bambini, neonati e 5 donne in stato di gravidanza, dall?area del demanio comunale di viale Toscana. Le ruspe hanno abbattuto una ventina di baracche. Un comunicato di associazioni per i diritti umani sullo sgombero che ha costretto le famiglie a riversarsi con i propri poveri averi nel vicino Parco Ravizza, rifiutando la separazione di sole donne e bambini che sarebbero stati accolti in centri di accoglienza comunali.

?Eppure queste persone fanno parte da anni della nostra comunità e da gennaio sono, come noi, cittadini della Comunità europea ? spiega un comunicato-stampa di Rete Nopattodilegalità, Lista Uniti con Dario Fo per Milano, NAGA, Opera Nomadi, Aven Amenza, Festa dei popoli di Opera. – Eppure le soluzioni ci sono: ragionare sul superamento della logica dei campi, affrontare le esigenze abitative anche di chi è diverso da noi, anche trovando soluzione temporanee che non espongano esseri umani a condizioni umilianti e degradate.
Per prima cosa noi chiediamo l?istituzione immediata di un tavolo permanente con tutti i soggetti istituzionali e con tutte le asso-ciazioni che operano nel sociale perché insieme, e non contro, questi nostri concittadini si trovino soluzioni che partano dal principio di uguaglianza dei diritti come dei doveri e con lo stesso rispetto, con la stessa dignità che chiediamo per noi stessi?.

Da sottolineare che gli sgomberi sono stati fatti in contemporanea col Seminario ISMU: “Insediamenti Rom/Sinti e popolazioni maggioritarie: i rapporti possibili”.

MILANO: UN ALTRO SGOMBERO INCIVILE
Comunicato stampa di: Rete Nopattodilegalità, Lista Uniti con Dario Fo per Milano, NAGA, Opera Nomadi, Aven Amenza, Festa dei popoli di Opera

Milano, 14 giugno. Un altro sgombero all?insegna dell?inciviltà: ieri all?ex autoparco di via Toscana una settantina di rom romeni sono stati sgomberati e poiché non hanno accettato la proposta dell?as-sessorato alle politiche sociali sono stati abbandonati in mezzo alla strada. Donne incinte ? anche all? ottavo mese – bambini ? anche lat-tanti ? si sono rifugiati sui prati del parco Ravizza. Sollecitati dalla Rete Nopattodilegalità gli assessorati alle politiche sociali di Comune e Provincia, la Prefettura si sono trincerati dietro il rifiuto dei rom di dividere le famiglie, donne e bambini da una parte, gli uomini al loro destino.
Così nessuno ha fatto nulla. Queste persone sarebbero rimaste con i loro figlie e le loro cose ammassate in sacchi di plastica sotto il temporale che ha colpito Milano se nella notte non avessero cercato un rifugio provvisorio in uno dei tanti stabili abbandonati a se stessi in questa città: una scuola alla Comasina.
Ma tutto non finisce qua, altri sgomberi sono annunciati: a Chiara-valle, a Legnano altre centinaia di uomini, donne e bambini verranno sbattuti fuori dalle loro baracche, gli uomini perderanno il loro lavoro, del loro destino nessuno si cura. Eppure queste persone fanno parte da anni della nostra comunità e da gennaio sono, come noi, cittadini della Comunità europea.
Eppure le soluzioni ci sono: ragionare sul superamento della logica dei campi, affrontare le esigenze abitative anche di chi è diverso da noi, anche trovando soluzione temporanee che non espongano esseri umani a condizioni umilianti e degradate.

Questa responsabilità tocca alle istituzioni, alle amministrazioni che non possono semplicemente chiudere gli occhi di fronte a un pro-blema che non si risolve così.

Per prima cosa noi chiediamo l?istituzione immediata di un tavolo permanente con tutti i soggetti istituzionali e con tutte le associazioni che operano nel sociale perché insieme, e non contro, questi nostri concittadini si trovino soluzioni che partano dal principio di uguaglianza dei diritti come dei doveri e con lo stesso rispetto, con la stessa dignità che chiediamo per noi stessi.

Rete Nopattodilegalità, Lista Uniti con Dario Fo per Milano, NAGA, Opera Nomadi, Aven Amenza, Festa dei popoli di Opera

SGOMBERATO CAMPO ROM VICINO A CHIARAVALLE
Maiolo (Fi): «Un plauso a prefetto e questore». Lunedì in Comune
si discute del futuro dell’area grazie a una mozione bipartisan
Vivimilano.it, 14 giugno
Come annunciato da Palazzo Marino uno dei campi nomadi della zona di Chiaravalle, a sud di Milano, è stato sgomberato dalla polizia. Si trova intorno all’abbazia, all’intersezione tra via Sant’Arialdo e via San Dionigi. Era occupato da 150 nomadi, in gran parte provenienti da ex Jugoslavia e Romania. Molti di loro avevano già lasciato l’accampamento sapendo dell’intenzione del Comune. Al momento dello sgombero erano presenti una quarantina di stranieri, tutti rumeni, che se ne sono andati spontaneamente prima che le ruspe abbattessero le baracche, una ventina, in attesa di procedere allo sbancamento del terreno per evitare nuovi insediamenti. Alle donne con bambini (una decina, più 15 minori), è stata offerta l’accoglienza in alcune strutture comunali, ma la proposta è stata rifiutata?

_____________note a margine____________

Inchieste sulla situazione di discriminazione dei Rom/Sinti di Milano.
- SPECIALE Opera Index
- SPECIALE ?No al ?patto di legalità?

NELLE PIEGHE DELLA STORIA
Lo sgombero di via Ripamonti, 14 dicembre 2006 a Milano, prologo di Opera (con l’incendio delle tende ed i presidi scaccia-Rom) e del successivo ?patto di legalità?, modello per il ?patto di sicurezza? Nazionale.

Sgomberi da Milano: il gioco delle parti
Romano Lil, 17 dicembre 2006
Milano, 17 dicembre. Comunicato dell’Opera Nomadi, sezione di Milano, sullo sgombero di giovedì 14: ?Come in un ?gioco delle parti?, i rappresentanti di Prefettura, Provincia, Comune e Casa della Carità che fino a ieri sedevano insieme al tavolo interistituzionale per disegnare le nuove politiche di accoglienza rivolte ai rom, si dicono ?sorpresi? o del blitz improvviso o delle conseguenze che ha provocato, riposizionandosi attorno alle proprie sensibilità e al diverso modo di considerare l?insieme della problematica. In buona sostanza un ?incidente di percorso?, che naturalmente non bisogna ripetere, ma che lascia le cose così come sono, anche per il futuro?.
Nel prossimo futuro è in preparazione un Piano di Intervento Comunale che prevede un ?Patto di socialità e legalità? da parte delle comunità rom e sinte, in cambio di una adeguata “assistenza e ospitalità”.

Cartolina da Milano Natale 2006: quando anche Babbo Natale partecipava agli sgomberi e la ?Casa della carità? portava i formaggini ai bambini

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Si rischiano le banlieue milanesi: dal seminario ISMU

14 Giugno 2007 1 commento


Milano, 14 giugno. Dal Seminario organizzato ieri dall?ISMU, “Insediamenti Rom/Sinti e popolazioni maggioritarie: i rapporti possibili”, Caritas, Opera Nomadi ed esperti dell?ISMU bocciano il modello Milano di gestione dei Rom ed invitano il comune ad abbandonare la logica dei campi organizzati e degli sgomberi per una politica della casa per persone stanziali anche da 30 anni. «Millecinquecento sono Sinti e Rom italiani – spiega Maurizio Bezzecchi, vicepresidente dell’Opera Nomadi – . Vivono da 25-30 anni in via Idro, in via Negrotto, a Rogoredo e a Chiesa Rossa. Non sono capitati qui tra capo e collo. Hanno comprati terreni agricoli, costruito casette certamente abusive che, forse, andrebbero regolarizzate. C’è, invece, il rischio che per questi mille che sono arrivati qui portando con sé un pezzo di Romania problematica, compresa la prostituzione minorile, gli altri siano abbandonati e con loro nascano le banlieue milanesi».

«POLITICA SGOMBERI, SI RISCHIANO LE BANLIEUE»
Caritas, Opera Nomadi ed esperti della Fondazione Ismu

Moioli: «La strada seguita è giusta. È indispensabile ridurre il numero dei Rom a Milano. La situazione è ingovernabile»
Vivimilano.it, 14 giugno. Paola D?Amico

Bocciano il modello Milano di gestione dei Rom e rilanciano una vecchia questione, quella del riconoscimento dei popoli nomadi come minoranza etnica, alla stregua dei ladini. Caritas, Opera Nomadi ed esperti della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) invitano il Comune ad abbandonare la logica dei campi organizzati e degli sgomberi. Come quello all’ex autoparco di via Toscana, duramente criticato anche dai consiglieri della Lista Uniti con Dario Fo. E altri due sono in calendario, in via Sant’Arialdo e alla cascina Grangia a Chiaravalle, dove vivono giovani coppie e ben 18 bambini. Ma l’assessore alle Politiche Sociali, Mariolina Moioli, mantiene la linea con fermezza. «La strada seguita è giusta. È indispensabile ridurre il numero dei Rom a Milano – dice – . La situazione è ingo-vernabile».

A far saltare equilibri precari, i mille Rom arrivati dalla Romania dall’inizio dell’anno. E l’assessore punta ancora una volta il dito contro il governo «che deve cominciare a fare qualcosa di serio, perché i conflitti sociali vanno governati non ignorati». Il modello Triboniano darà i suoi frutti, insiste l’assessore Moioli, intervenendo al dibattito «Insediamenti Rom/Sinti e popolazioni maggioritarie: i rapporti possibili», al Centro Congressi Cariplo. Ma Milano da sola «non può farcela. Oltre ai cinquemila Rom abbiamo anche 60 mila clandestini – spiega – . E a fronte dell’aumento dei Rom si è regi-strata una crescita di azioni di criminalità che rischiano di far esplodere il conflitto sociale». L’Ismu ha tentato di fotografare una realtà in continuo mutamento nello studio «Vivere ai margini», realizzato con l’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità: cinquemila Rom vivono ai margini della città, altri do-dicimila in provincia.

E ha analizzato, soprattutto, i modi di abitare di gruppi familiari che, spesso, di nomade non hanno più nulla. Dai rom caramidai di Craiova che dal 2001 vivono in un villaggio di baracche sorto tra i magazzini di bancali in via San Dionigi, a quello di via Novara nato in un parcheggio, all’insediamento di casette in muratura di via Monte Bisbino, dove Milano diventa Baranzate. Realtà con le quali la metropoli convive da decenni. «Millecinquecento sono Rom Sinti e Rom italiani – spiega Maurizio Bezzecchi, vicepresidente dell’Opera Nomadi – . Vivono da 25-30 anni in via Idro, in via Negrotto, a Rogoredo e a Chiesa Rossa. Non sono capitati qui tra capo e collo. Hanno comprati terreni agricoli, costruito casette certamente abusive che, forse, andrebbero regolarizzate. C’è, invece, il rischio che per questi mille che sono arrivati qui portando con sé un pezzo di Romania problematica, compresa la prostituzione minorile, gli altri siano abbandonati e con loro nascano le banlieue milanesi».

Riferimenti: Insediamenti Rom/Sinti seminario Ismu

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Ma andate a rubare – Triboniano!

14 Giugno 2007 1 commento


Milano. Comunicato di ?Aven amentza? ? unione rom e sinti, un?altra delle associazioni escluse dai Seminari dove si disserta di insediamenti durante gli sgomberi. La politica dell?Amministrazione Comunale, ?dopo aver dichiarato e sottoscritto l?intento di collaborare con le associazioni e dopo averle convocate ben due volte!?, è solo per la “Casa della Carità? che fa rima con ?Casa delle Libertà?. E sembra un vero e proprio incitamento a delinquere: ?Ma andate a rubare- Triboniano!?

MA ANDATE A RUBARE-TRIBONIANO!
Comunicato dell?associazione ?Aven amentza? ? unione rom e sinti

- 31 DICEMBRE 2006/1 GENNAIO 2007?
Un incendio devasta un terzo del campo provvisorio (dal marzo 2006 !) di Triboniano, dove il Comune, per poter effettuare i lavori di risistemazione, ha trasferito i Rom romeni che stavano nell?adiacente campo comunale, lasciandoceli con UN RUBINETTO per l?acqua e 12 GABINETTI CHIMICI per 560 persone, uomini, donne, bambini.

La nuova amministrazione decide, dopo l?incendio, di sistemare il campo. Una decisione EPOCALE, si dice.
Dopo aver dichiarato e sottoscritto l?intento di collaborare con le asso-ciazioni, e dopo averle convocate ben due volte,?silenzio assoluto. In realtà la collaborazione è prevista solo per la Casa della Carità.

Dopo CINQUE mesi l?impresa non è ancora compiuta, ma certo le difficoltà non sono state poche. Anzitutto quella di capire.
Capire che non si tratta di sistemare un po? di famiglie, definite ?NOMADI?, benché in Romania abitassero da generazioni in case, ma di affrontare il tema, come dicono nei dibattiti e in televisione, dell?interculturalità.
Si tratta infatti di una COMUNITÀ, parte di un popolo, con una sua storia, una sua lingua, usi e costumi propri.

L?intervento del Comune di questo non si occupa: i capi vengono mandati via, le famiglie allargate vengono spezzate e disperse in diverse ?aree?.

Ne parlano giornali e televisioni e questa risonanza mediatica un risultato (certamente non voluto, né previsto) lo ottiene: un po? di ?padroni? (così dicono i Rom) si rendono conto, o per l?indirizzo o perché l?hanno riconosciuto in qualche ripresa o foto di giornale, di avere alle loro dipendenze, magari da anni, un terribile ?ZINGARO?.

E così 20 o 30 (probabilmente di più) di loro vengono?lasciati a casa, LICENZIATI. Sono passati alcuni mesi: LE PENTOLE SONO VUOTE!

Anche in questa vicenda c?è una morale: MA ANDATE A RUBARE!

- ?3 GIUGNO 2007

Associazione ?Aven Amentza? ? Unione Rom e Sinti

Fotografia: controlli nel campo rom di via Triboniano (Fotogramma)

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Insediamenti Rom/Sinti e popolazioni maggioritarie

13 Giugno 2007 1 commento


Milano, 13 giugno. La fondazione ISMU organizza presso il Centro Congressi della Fondazione Cariplo in via Romagnosi 6, ore 10.30 ? 13.30, il Seminario: “Insediamenti Rom/Sinti e popolazioni maggioritarie: i rapporti possibili”. Tra i relatori, Caritas, Comune, Prefettura, un esperto maggioritario di Sinti, ma manca l?Opera Nomadi di Milano che pone quattro domande che resteranno senza risposta.

INSEDIAMENTI ROM/SINTI E POPOLAZIONI MAGGIORITARIE
Il programma
Milano 13 giugno. La Fondazione ISMU organizza presso il Centro Congressi della Fondazione Cariplo in via Romagnosi 6, ore 10.30 ? 13.30, il Seminario su “Insediamenti Rom/Sinti e popolazioni maggioritarie: i rapporti possibili”
10.00 WELCOME COFFE E REGISTRAZIONE DEI PARTECIPANTI

10.30-12.30
Introduce e modera: Maurizio Ambrosini, Caritas Ambrosiana
Intervengono:
- Mariolina Moioli, Assessore Famiglia, Scuola e Politiche Sociali,
Comune di Milano
- Renato Saccone, Prefettura di Milano
- Sergio De Molle Casa della Carità
- Antonio Tosi, Politecnico di Milano
- Carlo Berini, Istituto di Cultura Sinta, Mantova
12.30 ? 13.30 Dibattito
Conclude Vincenzo Cesareo Fondazione ISMU

La Fondazione ISMU, già Fondazione Cariplo-ISMU dal 1991, è un ente scientifico autonomo e indipendente che promuove studi, ricerche e iniziative sulla società multietnica e multiculturale, con particolare riguardo al fenomeno delle migrazioni internazionali.

ALCUNE RIFLESSIONI CHE PRECEDONO IL SEMINARIO PRO-MOSSO DALL?ISMU SUL TEMA DELL?ABITARE E DELLE POLITICHE PUBBLICHE RIVOLTE ALLA MINORANZA ROM – SINTI
Comunicato Opera Nomadi Milano

Alcune domande che non trovano risposta
Immaginiamo per un momento che l?Assessore alla Famiglia e Politiche Sociali del Comune di Milano, Mariolina Moioli e Don Colmegna, ?illuminato? leader del volontariato milanese (definizione di Zita Dazzi da Repubblica online ? giugno 2007), nonché ?saggio? bipartisan ispiratore dei patti di solidarietà e legalità fatti propri dal Sindaco Moratti, decidano di confrontarsi apertamente con i cittadini e le associazioni sui risultati conseguiti dopo un anno di governo della ?problematica? rom.
Troppo? Forse?
Immaginiamo allora, più semplicemente, che il 13 Giugno, nel dibattito che seguirà all?incontro promosso dell?ISMU su una recente ricerca condotta a Milano e Lombardia, vengano loro poste poche ma semplici domande che fino ad oggi non hanno trovato risposta .

Ad esempio queste:
Premessa
Il dibattito pubblico sulla ?questione rom? è ormai legato ai soli aspetti emergenziali, posti dalla presenza dei gruppi rumeni che in misura più evidente e drammatica sollevano la questione abitativa. Tutto ciò nonostante da parte delle Istituzioni non vi sia alcun piano convincente di accoglienza e inserimento. Diviene quindi sempre più difficile porre all?attenzione dell?opinione pubblica e dei politici locali il significato e l?interesse per interventi che in misura meno demagogica e più costruttiva affrontino i problemi di ogni giorno fornendo nel tempo delle risposte utili e convincenti.
Ma è proprio su questo piano di confronto, cioè su quanto è stato fatto a Milano negli anni passati, pur tra molti limiti, che intendiamo confrontarci pubblicamente.

1) Da c.ca 14 anni, 11 mediatrici rom lavorano nelle scuole primarie milanesi per favorire l?inserimento e la frequenza dei c.ca 500 bambini rom e sinti (altre 4 lavorano in 2 consultori familiari con le madri e i nuclei familiari, 1 nel carcere di Bollate, 1 nei servizi sociali territoriali). L?alta professionalità conseguita, che costituisce l?unico esempio di un tale livello finora raggiunto in Italia, certificato nel caso della scuola dall?Università Milano ? Bicocca (Dipartimento dei Scienze della Formazione Primaria) e dall?Ufficio Scolastico Provinciale (nonché sottoscritto nel 2005 con un Protocollo d?Intesa tra l?Opera Nomadi Nazionale e il Direttore Generale all?Istruzione del MIUR, Dott.ssa Moioli, oggi Assessore del Comune di Milano), ha consentito di raggiungere risultati importantissimi in questo settore. Perché non se ne parla mai, portando questa significativa esperienza ad esempio di positiva integrazione delle comunità rom e sinte nella città di Milano? Perché il destino professionale di queste lavoratrici viene sempre lasciato in un inaccettabile precario futuro? Perché la convenzione sottoscritta anche quest?anno con l?Opera Nomadi ha avuto luogo solo a giugno, a fine anno scolastico, e non si saprà se riprenderà nel mese di settembre, lasciando nell?incertezza e nel caos le scuole?
2) Nell?ultimo decennio sono sorte a Milano 3 Cooperative Sociali Rom che hanno svolto un?interessante attività nell?ambito della prestazione di servizi e di occasione di promozione e recupero dei giovani che vivono nelle comunità rom. Non meno di 50 persone, tutte appartenenti alle comunità dei rom italiani insediati nei ?campi comunali?, lavorano oggi in condizioni di grande incertezza per il loro futuro professionale e di frustrazione morale per il disinteresse istituzionale che avvertono attorno a questa esperienza, da quando cioè la nuova amministrazione comunale ha annunciato ?cambia-menti? senza indicarne il perché e in quale direzione. Dal I di Luglio anche queste esperienze, tra le poche, anche in questo caso, che possono costituire in Italia un punto fermo di riferimento per le politiche sociali nei confronti della minoranza Rom, rischiano di non avere continuità.
3) Si fa un gran parlare dell?emergenza rumeni, di via Triboniano e della necessità di stipulare dei Patti di legalità e socialità , i cui controversi risultati per una volta non vogliamo qui trattare per dare spazio ad altro, dimenticandosi che la maggior parte delle comunità rom e sinte sono insediate stabilmente da decenni sul territorio milanese, dentro e fuori i ?campi nomadi?, senza alcun progetto di promozione sociale sostenibile. Come si può pensare che senza un dialogo continuo e costruttivo tra le comunità rom e i cittadini delle zone in cui sono presenti si possano costruire percorsi efficaci e positivi di convivenza, fornendo opportunità concrete di inserimento sociale e professionale e ricevendo così una risposta significativa anche in termini di legalità e sicurezza? L?abbandono di queste politiche attive, di promozione e partecipazione, non costituiscono forse la prova più evidente di un sostanziale abbandono delle politiche di governo del territorio?
4) I campi nomadi costituiscono ancora l?unica esperienza praticata di inserimento abitativo patrocinata dalle amministrazioni comunali. Ma com?è possibile che anche le più recenti iniziative pubbliche puntino solo alla realizzazione di nuovi insediamenti, di dimensioni numeriche nettamente superiori ai precedenti e quindi destinati solo a creare nel tempo disagio, separazione, conflittualità, rinunciando alla ricerca di soluzioni alternative, di un reale accesso per i nuclei di nuova formazione alle abitazioni convenzionali o all?autoproduzione abitativa, cioè di carattere autonomo e per piccoli gruppi familiari?

Queste naturalmente sono solo alcune domande e riflessioni che avremmo voluto da tempo porre all?attenzione degli amministratori locali o a chi, accanto a loro in questo momento cerca di monopolizzarne un esclusivo interesse (Casa della Carità), che per sua natura dovrebbe invece essere pubblico e aperto al confronto con i cittadini.
Ma per l?appunto si tratta solo di in un dialogo ?immaginario??

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Roma: associazioni, sindacati e politici per una città solidale

12 Giugno 2007 Commenti chiusi


Roma, 11 giugno. ?Le deportazioni forzate di migliaia di rom rischiano di far degenerare la convivenza civile?. Al Patto per la sicurezza della Capitale sottoscritto il 18 maggio dal prefetto Serra, dal sindaco Veltroni e dai presidenti di Provincia e Regione sotto l?egida del ministro dell?Interno Giuliano Amato, si affiancherà un nuovo Patto, per una «Roma democratica e solidale», che raccoglie quelle parti sociali ignorate dalla prima firma: Action, Arci, Attac, Campo per la pace ebraico, Riva Sinistra, Dhuumcatu – del capogruppo del Prc in consiglio comunale, il consigliere regionale di Ambiente e Lavoro Anna Pizzo e le sezioni dedicate ai migranti di Rdb-Cub e Fiom-Cgil.
Il concetto di ?moderno apartheid? introdotto dal patto siglato dalle istituzioni rappresenta secondo le associazioni «un grave attacco alla democrazia», nei contenuti e nei modi in cui esso è stato avanzato e la prima immediata risposta sarà la «mobilitazione della gente in molte piazze e in molte città».

ROMA, ASSOCIAZIONI, SINDACATI E POLITICI PER UNA CITTA’ SICURA MA SOLIDALE
L?iniziativa. Prime critiche al Patto sottoscritto da Veltroni e Serra
E-polis Roma 12 giugno, pag.27. Simona Caleo

«Roma sicura», ma anche «solidale». Al Patto per la sicurezza della Capitale sottoscritto il 18 maggio dal prefetto Serra, dal sindaco Veltroni e dai presidenti di Provincia e Regione sotto l?egida del ministro dell?Interno Giuliano Amato, si affiancherà un nuovo Patto, per una «Roma democratica e solidale», che raccoglie quelle parti sociali ignorate dalla prima firma. La proposta ha preso corpo ieri dal comune intento di una rosa di associazioni – Action, Arci, Attac, Campo per la pace ebraico, Riva Sinistra, Dhuumcatu – del capogruppo del Prc in consiglio comunale Adriana Spera, del consigliere regionale di Ambiente e Lavoro Anna Pizzo e delle sezioni dedicate ai migranti di Rdb-Cub e Fiom-Cgil.

UN ELENCO al quale si è aggiunto padre Roberto Sardelli che, forte di un?importante esperienza nelle borgate, aveva già inviato una lettera al Sindaco sulle condizioni delle baraccopoli romane.
Il concetto di ?moderno apartheid? introdotto dal patto siglato dalle istituzioni rappresenta secondo le associazioni «un grave attacco alla democrazia», nei contenuti e nei modi in cui esso è stato avanzato e la prima immediata risposta sarà la «mobilitazione della gente in molte piazze e in molte città».

?LE DEPORTAZIONI forzate di migliaia di rom rischiano di far degenerare la convivenza civile e alzano pericolosamente il livello del conflitto cittadino, frantumando ogni processo di coesione sociale? ha detto Anna Pizzo, lamentando il cospicuo impegno economico della Regione -11 milioni di euro? per un «patto scellerato» che ha scaval-cato l?unica via possibile, quella della collaborazione tra le istituzioni e il coordinamento dei cittadini». Anche Adriana Spera ha sotto-lineato il mancato coinvolgimento dei consigli «in scelte che compor-tano spese e interventi urbanistici che sono di loro competenza».
Le associazioni che si sono incontrate ieri si sono date appun-tamento il 21 giugno sulle rive del Tevere per prendere parte allo ?Sleep-in? organizzato da Stalker/Osservatorionomade e il 26 alla Casa delle Culture, dove si terrà un?assemblea per confrontarsi ancora sulle iniziative da prendere nei confronti del governo locale per chiedere l?annullamento del patto appena firmato e promuovere il diritto di cittadinanza per tutti.

PRESTO PIU? MOBILITAZIONI
Le associazioni contro quello che hanno definito il moderno concetto di apartheid promettono diverse mobilitazioni di piazza.

PROSSIMI APPUNTAMENTI
Il 21 giugno sulle rive del Tevere ?sleep-in? organizzato da Stalker/osservatorionomadi, il 26 alla Casa delle culture.

Fotografia, sotto: Rom Romeni al Campidoglio contro gli sgomberi

Riferimenti: Patto per Roma democratica e solidale

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Testimonianza dal "campo", perquisito dalle "forze dell’ordine"

12 Giugno 2007 Commenti chiusi


Mantova, 12 giugno. La testimonianza diretta di Manuel Gabrieli sulla perquisizione delle ?forze dell?ordine?, alle quattro e mezza del 7 giugno, al campo sosta di viale Learco Guerra. Oltre cento carabinieri e cani lupo violano la legge che impone un mandato di perquisizione per entrare nelle abitazioni (ma i cani non sanno leggere). ?Io ho ripetuto che volevo vedere il mandato di perquisizione – dichiara Manuel. – A quel punto un Carabiniere che aveva un cane lupo vicino a sé mi ha detto: Noi entriamo e ti apriamo tutta la roulotte?.

Mantova, una retata al “campo nomadi”
Sucar drom, 12 giugno
Giovedì 7 giugno 2007 i Carabinieri hanno fatto irruzione nel cosiddetto ?campo nomadi?, dove vivo. Sono arrivati alle quattro e mezza del mattino, mentre tutti dormivano. I carabinieri, molti più di un centinaio, hanno cominciato a bussare ad ogni roulotte. Sono venuti anche da me a bussare alla porta della mia casa in maniera molto forte. Io mi sono alzato di scatto, ho aperto la porta mi sono trovato davanti quattro o cinque Carabinieri e ho chiesto: ?Cosa è successo? Perché bussate così forte??.

Un Carabiniere mi ha chiesto di entrare nella mia casa, una roulotte lunga quattro metri e larga due. Io ho risposto: ?No, voglio vedere prima il mandato di perquisizione?. Il carabiniere mi ha risposto: ?Te lo facciamo vedere dopo, prima facci salire?.

Io ho ripetuto che volevo vedere il mandato di perquisizione. A quel punto un Carabiniere che aveva un cane lupo vicino a sé mi ha detto: ?Noi entriamo e ti apriamo tutta la roulotte?. A quel punto il mio primo pensiero è stato di paura perché potevano distruggere la mia casa.

Allora li ho fatti entrare e un Carabiniere è subito entrato con un cane. Oltre alla mia roulotte, i Carabinieri con i cani sono entrati anche nella roulotte di mio fratello Roberto e da mia madre e mio padre, Paride e Caterina. Queste sono le roulotte della mia famiglia su una delle venticinque piazzole dell?area di viale Learco Guerra, il cosiddetto ?campo nomadi?.

Dentro di me pensavo: ?ma perché fanno questo?? e mi venivano in mente i campi di concentramento del Porrajmos, durante la seconda guerra mondiale, sicuramente c?erano i cani. C?erano molti carabinieri quella mattina sembrava che ci fosse stato un omicidio ma in realtà c?era stato soltanto qualche furto. Il mio desiderio è che queste cose non debbano succedere mai più.

Manuel Gabrieli
Volontario del Servizio Civile, presso l?Opera Nomadi di Mantova

Immagine: Manuel Gabrieli, da Sucar drom

Riferimenti: Mantova, sgominata banda di ladri ?sinti?

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Delimitazione di Desolata Desuetudine

11 Giugno 2007 Commenti chiusi


Vuoto di memoria…dejà vu_/»

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Mantova, sgominata banda di ladri ?sinti?

10 Giugno 2007 Commenti chiusi


Mantova 9 giugno. Un maxi blitz dei carabinieri nei campi nomadi di Mantova ha permesso di sgominare una banda di rom, ritenuta responsabile di almeno una ventina di colpi ai danni di bar, stazioni di servizio e auto in sosta. Tre i campi setacciati dai 120 militari in azione, con l?appoggio di unità cinofile e elicotteri, e otto gli arresti effettuati: due sono finiti in carcere, quattro ai domiciliari, mentre due sono attualmente ricercati.
Si tratta di disoccupati, tra i venti e i trent?anni, di origine sinti, domiciliati nei campi nomadi di via Learco Guerra, del Trincerone e di Marmirolo. I furti contestati alla banda sono avvenuti prevalen-temente in abitazioni, messi a segno sia di giorno che di notte e con la presenza delle persone in casa. Ma, nella ricostruzione dei carabinieri, ci sarebbero raid anche in esercizi pubblici, stazioni di servizio e auto in sosta.
In particolare, qualcuno di loro si era specializzato nel furto delle borsette lasciate sulle auto dalle mamme che andavano a prendere i figli a scuola?

IMPEGNATI 120 MILITARI, CANI, ELICOTTERI
Mantova, blitz nei campi nomadi Sgominata banda di ladri ?sinti?
La Padania, 9 giugno 2007
Un maxi blitz dei carabinieri nei campi nomadi di Mantova ha permesso di sgominare una banda di rom, ritenuta responsabile di almeno una ventina di colpi ai danni di bar, stazioni di servizio e auto in sosta. Tre i campi setacciati dai 120 militari in azione, con l?appoggio di unità cinofile e elicotteri, e otto gli arresti effettuati: due sono finiti in carcere, quattro ai domiciliari, mentre due sono attualmente ricercati.
Si tratta di disoccupati, tra i venti e i trent?anni, di origine sinti, domiciliati nei campi nomadi di via Learco Guerra, del Trincerone e di Marmirolo. I furti contestati alla banda sono avvenuti prevalen-temente in abitazioni, messi a segno sia di giorno che di notte e con la presenza delle persone in casa. Ma, nella ricostruzione dei carabinieri, ci sarebbero raid anche in esercizi pubblici, stazioni di servizio e auto in sosta.
In particolare, qualcuno di loro si era specializzato nel furto delle borsette lasciate sulle auto dalle mamme che andavano a prendere i figli a scuola. In azione nelle ultime ore anche i carabinieri di Alba che, durante un servizio straordinario di controllo del territorio, sono riusciti ad individuare e sgomberare un campo nomadi abusivo. Numerose le segnalazioni giunte al 112 da parte di residenti della zona di corso Bra, preoccupati per la presenza di alcuni nomadi accampati nei pressi delle loro abitazioni. I militari si sono recati immediatamente sul posto ed hanno effettivamente riscontrato la presenza di alcuni nuclei familiari di etnia slava, per un totale di 25 persone compresi i minori, i quali avevano posizionato i loro camper e roulotte all?interno di un?area di proprietà pubblica, solitamente utilizzata dalla Motorizzazione Civile per compiere revisioni e collaudi su autoveicoli. Concluse le procedure di identificazione dei nomadi, molti dei quali risultavano avere precedenti penali e di polizia per reati contro il patrimonio, i carabinieri hanno provveduto a sgom-berare la zona ed il gruppo ha lasciato la città. Dieci nomadi sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Alba in quanto responsabili del reato di invasione ed occupazione abusiva di area pubblica e per loro è stata anche inoltrata una proposta di foglio di via obbligatorio alla questura di Cuneo.

Fotografia: campo nomadi di Mantova. Da Osservatorio Politiche Sociali Provincia di Mantova

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Roma: Opera Nomadi chiede un patto sociale

9 Giugno 2007 Commenti chiusi


Roma, 5 giugno. L’Opera Nomadi Lazio ha incontrato il sindaco di Roma Walter Veltroni e l’assessore alle Politiche sociali Raffaella Milano, insieme alla Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm). Nel corso dell‘incontro l‘Opera ha ribadito la pericolosità sociale dei mega campi e ha chiesto la sottoscrizione di un patto, non di ordine pubblico, ma di sicurezza sociale per i Rom-Sinti e per gli altri cittadini romani. l’Opera nomadi ha presentato al Sindaco un articolato programma contenente proposte sul lavoro, habitat, emergenza sanitaria, scuola, prevenzione e cura tossicodipendenze, viaggi della memoria. Il sindaco ha garantito di esaminare punto per punto il programma.

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Il ?superamento dei campi? di Firenze

8 Giugno 2007 Commenti chiusi

La partecipazione politica dei Rom/Sinti

6 Giugno 2007 Commenti chiusi

Maggio 2007. Pubblicato il nuovo rapporto di ENAR- ERIO, agenzie internazionali contro il razzismo, che denuncia la scarsissima rappresentanza politica nell’UE di Rom e Sinti. Questo per pre-giudizi e per la struttura stessa dei partiti. Fondamentale resta la partecipazione attiva dei Rom/Sinti alla partecipazione politica che deve essere sostenuta dai Governi e dai partiti con strategie adeguate.

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Il raglio di Rom Sinti @ Politica

5 Giugno 2007 Commenti chiusi

Ogniuno ha il simbolo che si merita. La Metro Goldwin Mayer il ruggito del leone, Rom Sinti @ Politica il raglio dell‘asino: un raglio, contro le inquietudini della vita quotidiana, che secondo il noto principio omeopatico ("similia similibus curantur"), contagia gli ascoltatori ed i lettori. Il "blob", diretto dal presidente Opera Nomadi Abruzzo, che raglia continue asinate contro l‘Opera Nomadi. A dimostrazione perenne delle teorie einsteniane: "Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana. Sull’universo ho ancora i miei dubbi ".

"BLOG" DI LADRONI E FURFANTI
Chi pubblica continuamente articoli e fotografie senza citare la fonte è un ladrone ed un furfante: ladro perché ruba il lavoro altrui senza corrispondere compenso, furfante perché ruba anche il nome dell
‘autore senza citarlo. Si chiama proprietà intellettuale: ogni persona è proprietaria dei suoi pensieri, dei suoi scritti, della sua immagine. Si chiama diritto di citazione: ogni autore ha diritto di essere citato per l‘uso delle sue opere. Rom Sinti @ Politica si comporta da furfante reiterato nella gestione del "blog".
Cito a memoria un disegno di Dario Fo pubblicato senza citazione, la fotografia della visita di Amato al
"campo nomadi" dell‘estate scorsa rubata all‘"Unità" senza citazione e tantissime altre, quella dell’"ul-timo raglio" (rubata a "la repubblica") e tutte quelle non didascalizzate.

>L‘ULTIMO RAGLIO
L
‘ultimo definito raglio, in ordine temporale tra sussurri - delazioni – diffamazioni sottotono, appare nell‘articolo "Le falsità e le distor-sioni", Rom Sinti @ Politica, 4 giugno.
"Da qualche tempo l’Opera Nomadi con diverse modalità diffonde un allarme sociale Rom e la punta dell‘icerberg di questa strategia è arrivata da una intervista al quotidiano La Repubblica del Presidente nazionale Massimo Converso che ad arte "da’ i numeri" approssimativi sulla presenza Rom e Sinta in Italia affermando che: "Non esistono censimenti ufficiali che dicano con esattezza quanti sono…"
Ma come è possibile che una organizzazione attiva da 40 anni con 30 sezioni su tutto il territorio nazionale non disponga di dati UFFICIALI?
Riporto alcuni sconcertanti affermazioni di Massimo Converso sul MONDO ROM/SINTO:
"Il rapporto annuale dell’Opera nomadi è impietoso nel tratteggiare le caratteristiche del mondo rom: "quasi totale disoccupazione"; "analfabetismo diffuso"; "degrado ambientale", "emergenza abitati-va", "emarginazione sociale", "devianze varie", leggi microcriminalità; "tossicodipendenza", "alcolismo", "condizioni igienico sanitarie allarmanti". "Se è sbagliato generalizzare e dire che tutti i rom delinquono, è anche vero che, ammette Converso, esistono comunità che "delinquono al cento per cento". Converso ha "paura" a dare cifre e percentuali. La materia è bollente e il pregiudizio nei confronti dei rom è un fuoco che già brucia e non ha bisogno di altra legna".
Se queste PROBLEMATICHE coinvolgono una parte di Rom e Sinti, esse NON appartengono al MONDO ROM/SINTO o meglio alla cultura Romanì, quel mondo Rom/Sinto con cui da sempre Massimo Converso, gagio (non rom) e LA SUA PERSONALE Opera Nomadi, si rifiuta di collaborare ed interagire.
La disperazione di questo uomo, il presidente dell
‘Opera nomadi Massimo Converso, si manifesta quando dichiara:
"E’ ragionevole pensare che solo il 10 per cento dei 160 mila sia integrato". Lavorano nel commercio, a volte anche nei servizi pubblici, fanno i muratori". E il restante 90 per cento? Un’altra caratte-ristica, che diventa un problema, è l’endogamia: "Si tratta di organizzazioni sociali arcaiche, chiuse, patriarcali, non si fanno scalfire, si autoriproducono e non si mescolano".
Stento a credere che il Presidente nazionale dell
‘Opera Nomadi, organiz-zazione pro rom/sinti, possa scrivere le stesse parole e gli stessi concetti già espressi nel triste passato da chi, per gloria personale, ha messo in atto tutti i tentativi per eliminare fisicamente e culturalmente Rom e Sinti.
Sono dichiarazioni da denuncia, manifestate da parte del presidente di un ente morale che SI dovrebbe OCCUPARE dell
‘integrazione delle minoranze Rom e Sinte, ma che invece è SOLO interessato ad altro.
Per Massimo Converso e l
‘Opera Nomadi è questa la cultura Romanì?
Da tempo denuncio queste falsità e distorsioni della realtà del mondo rom/sinto ed i MALI che essi producono; falsità e distorsioni create ad arte dal
"personaggio/Converso disperato" che cerca SOLO la opportunità di auto riaccreditarsi dopo oltre 20 anni di costanti e documentati fallimenti della sua personale gestione dell‘associazione Opera Nomadi, cavalcando la falsa informazione razzista e xenofoba verso Rom e Sinti.
Quanti altri danni dovranno subire Rom e Sinti e tutti i contribuenti Italiani prima che Massimo Converso rassegni le sue dimissioni dall
‘Opera Nomadi e la smetta di occuparsi delle nostre minoranze Rom e Sinte? La sezione Abruzzo dell’Opera Nomadi SI DISSOCIA e NON CONDIVIDE I CONTENUTI DELLE DICHIARAZIONI FATTE al quotidiano La Repubblica dal PRESIDENTE NAZIONALE Massimo Converso e CHIEDE LE SUE DIMISSIONI per reiterate manifestazioni di razzismo verso Rom e Sinti.

DIRITTO DI REPLICA
Questo articolo ha largamente violato l’articolo dello statuto riguardante il discredito verso l’esterno dell’immagine dell’associazione e basta da solo a dare misura della competenza e morale di Nazzareno Guarnieri.
In questo articolo si ravvisano incitamento all‘odio personale (verso Massimo Converso) e discriminazione politica nei confronti dell‘Opera Nomadi: da uno che si dichiara dell’Opera Nomadi Abruzzo e chiede le dimissioni del Presidente Nazionale senza convocare il Consiglio Direttivo della sua sezione. la sentenza, che diffama l‘associazione Opera Nomadi, presente da 40 anni sul territorio nazionale con 29 sezioni e 600 soci – fortemente intessuta a tutti i livelli di Rom/Sinti, viene da Nazzereno Guarnieri che processa, senza difesa e contro-parte, l‘associazione di cui fa parte ed il Presidente condannato "per reiterate manifestazioni di razzismo verso Rom e Sinti".
Una sentenza estrapolata, non dai programmi di lavoro dell
‘associazione, documenti di centinaia di pagine, ma da alcune frasi da una intervista a "la repubblica" che ha estrapolato e sintetizzato una lunga intervista al presidente Opera Nomadi.
Ma tutto è riconducibile ad un protagonismo personale. Nazzareno Guarnieri, già vice-presidente nazionale, non riuscì a diventare presidente nazionale nel 2001 e, disonorando la carica di Consigliere Nazionale, se ne tornò a rintanarsi a casa ad alimentare odio verso l
‘Opera Nomadi del presidente Converso.
Chi voglia criticare l
‘Opera Nomadi, ed anche offendere se è socio, venga alle riunioni dell‘associazione. Chi voglia capire chi è e cosa fa l‘Opera Nomadi (conoscere per capire prima e criticare poi), legga almeno i documenti programmatici: il IX Seminario Nazionale, La linea Politica dell‘Opera Nomadi, Un patto di socialità nazionale coi Rom/Sinti.

_______alcuni ragli precedenti____________

> IL GIRO D’ITALIA: PRIMA TAPPA BOLOGNA
Rom Sinti @ Politica, 17 maggio
"Mentre il Ministro Amato inizia a sperimentare il piano di sicurezza nelle città di Roma e di Milano e successivamente esteso ad altre città, mettendo sotto sorveglianza i campi nomadi con poteri speciali ai Prefetti, installazione di telecamere ed un reparto speciale di pubblica sicurezza, dall’edizione telematica di Romano lil, apprendiamo che l’Opera Nomadi ha dato inizio al giro d’Italia: prima tappa Bologna, ultima tappa Roma, con premiazione e riconferma del Presidente nazionale e del Direttivo durante lo svolgimento dell’Assemblea ordinaria dei soci.
In questi giorni in cui la minoranza Rom di Roma sta vivendo uno dei momenti più drammatici con ripetuti sgomberi e discriminazioni, denunciati da questo blog quasi quotidianamente, le strategie e la politica del presidente e del direttivo dell’Opera Nomadi è il giro d’Italia".

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Rom e Sinti Insieme alla grande abbuffata

5 Giugno 2007 4 commenti


Intanto che l??emergenza Rom? attraversa l?Italia, sgomberi ? deportazioni ? bambini gettati in strada, il Comitato Rom e Sinti Insieme si ritrova il 16 giugno a Mantova alla grande abbuffata: se magna, se beve e nun se paga. Il menu prevede piatti tipici: alla Sinti tirolese, Rom abruzzese e ?gatto-birignao alla mantovana?. Ma si vuole ricordare alla ?intellighenzia romanì? che i Rom/Sinti non hanno religione e gastronomia proprie: sono sempre sussunte e prese in prestito dai paesi ospitanti. Come la ?tarantella romanì?: i tarantolati di Mantova? Il ?giro d’Italia? gastronomico, di Rom e Sinti Insieme: prima tappa Mantova.

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Il raglio di Sucar drom

5 Giugno 2007 3 commenti


Ognuno ha il simbolo che si merita. La Metro Goldwin Mayer il ruggito del leone, Sucar drom il raglio dell’asino: un raglio, contro le inquietudini della vita quotidiana, che secondo il noto principio omeopatico ("similia similibus curantur"), contagia gli ascoltatori ed i lettori. Sucar drom, un blog" co-gestito dall’Opera Nomadi di Mantova che raglia continue asinate contro l’Opera Nomadi. A dimostrazione perenne delle teorie einsteniane: "Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana. Sull’universo ho ancora i miei dubbi ".

>L’ULTIMO RAGLIO
L’ultimo definito raglio in ordine temporale, tra sussurri – delazioni – diffamazioni sottotono, appare nell’articolo "Alleanza Nazionale annuncia che circa 50mila minori Rom e Sinti sono schiavi" su Sucar drom, 9 maggio.
"Alcuni giorni fa l’Ufficio Nazionale per i Diritti dell’Infanzia di Alleanza Nazionale presenta un fantomatico studio, incrociando i "dati" offerti dall’Opera Nomadi Nazionale e annuncia: "In Italia sono circa 50mila i bambini, in un’età compresa tra 2 e 12 anni, ridotti in schiavitù e obbligati a fare accattonaggio per le strade: un giro d’affari che rende circa 200milioni di euro all’anno. Nel solo Lazio sarebbero almeno 8 mila i bambini che chiedono l’elemosina per strada, con un guadagno giornaliero che, a Roma, si aggira intorno ai 70/100 euro ciascuno."
"Da questo spazio web già altre volte avevamo affrontato la questione dei proclami per poi essere subito tacciati di voler screditare l’Opera Nomadi Nazionale. Ma siccome non vogliamo ritrovarci tra cinque anni nel disastro totale ed essere rimasti in colpevole silenzio, noi continueremo ad esprimere il nostro dissenso su queste modalità di azione".
"L’Opera Nomadi Nazionale deve imparare ad affrontare i numeri e le statistiche con rigorosità ed implementare i rapporti con le altre associazioni, oggi inesistenti per volontà del suo stesso Presidente, Massimo Converso, che ad una nostra precisa richiesta di costituire un coordinamento tra tutte le realtà associative italiane nel rapporto con il Ministero del Welfare, ci ha risposto per interposta persona: "voglio avere le mani libere con Ferrero".
"Noi siamo sempre disponibili al confronto leale ed aperto ma siamo stanchi di continue esternazioni che evidenziano pressappochismo e che portano, come tutti possono verificare, alla criminalizzazione delle popolazioni più discriminate in Italia".

DIRITTO DI REPLICA
Alleanza Nazionale parte dai dati dell’Unione Europea e poi cita di passaggio l’Opera Nomadi, ma la cifra di 13 mila Rom scolarizzati
non è tratto dall’Opera Nomadi, che non ha mai fornito questi dati, anzi la referente nazionale scuola dell’Opera Nomadi ha sempre spiegato che non si possono fornire numeri e che occorre, come priorità, un censimento qualitativo prima di parlare. Il numero è tratto dalla relazione 2006 sull’Italia di Doudou Diène, "Relatore Speciale" per i Diritti Umani dell’ONU. Da questi dati parte Alleanza Nazionale per costruire un castello di allarme sociale.
A partire da una informazione falsa, usata da Alleanza Nazionale, Carlo Berini, presidente Opera Nomadi di Mantova, direttore di Sucar drom ed istituto Cultura Sinta, ne aprofitta per invitare ed insegnare alll’Opera Nomadi Nazionale, e usa il "blog" per spettegolare che per interposta persona Converso avrebbe detto che… Per finire invitando, da queste premesse, un "confronto leale".
ALLORA, per interposta persona Converso potrebbe avere detto di tutto e di più ed è subdolo e meschino pubblicare affermazioni da questo anonimo anonimato, e Carlo Berini non ha la competenza, né l’autorità, né la capacità, di insegnare e dare la linea politica a Renata Paolucci, Giorgio Bezzecchi, Massimo Pagani, Kasim Cizmic, Roberto Costa, Enzo Esposito e gli altri Consiglieri Nazionali che lavorano da anni per l’associazione che, dal 2001, Carlo Berini ha abbandonato per coltivare esclusivamente l’Opera Nomadi di Mantova e tutte le congreghe corporative possibili perseguendo l’incitamento all’odio verso Massimo Converso e la discriminazione politica verso l’Opera Nomadi.

_____alcuni ragli precedenti_________

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Il sindaco di Verona: fine dell?esperimento rom

4 Giugno 2007 3 commenti


Verona 3 giugno. ?Il campo rom di Boscomantico chiuderà molto presto?. Il nuovo sindaco lo dice a pochi passi dall?ingresso della ventina di prefabbricati dove vivono 200 nomadi di cui almeno la metà sono bimbi che frequentano asili e scuole vicine. «Il programma prevede la cessazione di questo esperimento di integrazione fallito» afferma Tosi. «Questo esperimento ha portato solo degrado e criminalità con episodi clamorosi come l?operazione Gagio con i Rom che vendevano i figli ai pedofili. I Rom sono stati coinvolti in tutti i reati possibili e immaginabili e sono stati mantenuti dall?ex amministrazione comunale».

“C?è un rischio di violazione dei diritti umani e dei minori”
L?EURODEPUTATA GOTTARDI PORTERA? IL CASO AL PARLA-MENTO EUROPEO
Verona 4 giugno. «Non credo che per Tosi sia un?offesa se dico che è razzista. È come se mi dicessero che lotto contro la discriminazione: è la pura verità».
L?europarlamentare Donata Gottardi pronuncia le parole con molta calma. «Ci sono anche due sentenze del tribunale di Verona e della Corte d?appello di Venezia che lo indicano come tale», aggiunge la docente universitaria eletta al Parlamento europeo.
La Gottardi ha le idee chiare su cosa fare nelle prossime ore per contrastare l?iniziativa della nuova amministrazione che vuole chiu-dere il campo rom di Boscomantico. «Presenterò un?interroga-zione all?Europarlamento che proprio in questo periodo si sta impegnando molto sul fronte della lotta alle discriminazione e al razzismo». Nelle prossime settimane, poi, Verona potrebbe diventare la capitale europea della tolleranza: «Voglio organizzare un incontro con altri parlamentari europei proprio su questi temi. Farò venire, soprat-tutto, parlamentari dalla Bulgaria e dalla Romania che lavorano con me a Bruxelles».

I ROM IN COMUNE
Verona 4 giugno. Arriveranno alle 10 a Palazzo Barbieri con tutta la loro rabbia mista a paura di trovarsi da un giorno all?altro senza un tetto sopra la loro testa. In 150 e forse più si posizioneranno davanti al Comune con la richiesta di parlare con il sindaco Flavio Tosi. E rimarranno lì fino a quando il primo cittadino non dirà che cosa vorrà fare di quelle famiglie con una settantina di piccoli, tutti scolarizzati.
È un modo come un altro per avviare un confronto che due giorni fa non è neppure iniziato, davanti al campo di Boscomantico. Il sindaco Flavio Tosi, infatti, sabato mattina non ha neppure rivolto la parola al gruppo di rom che chiedeva spiegazioni.
I rom oggi saranno guidati dalla loro portavoce Lidia. Condurrà la sua gente a quella che si profila una battaglia difficilissima. D?altro canto, la chiusura del campo Rom è stato uno dei capisaldi della campagna elettorale della Casa delle libertà.
Un punto inderogabile per riportare la sicurezza in città. «Ma quale sicurezza», replica Yon Ciucic dal campo di Boscomantico, «qui non c?è nessuno che ha commesso reati. C?è chi lavora e chi non ha occupazione, ha inviato curriculum alla cooperativa per trovarne uno. E i nostri bimbi? Vanno a scuola da anni, vogliamo che continuino ma se Tosi ci caccia via, cosa sarà di loro?».

Il primo cittadino con una troupe di «Ballarò» nei due luoghi simbolo delle sue campagne: ex Cartiere e campo nomadi
IL SINDACO: FINE DELL?ESPERIMENTO ROM
«Integrazione fallita per scelta loro, degrado, criminalità: Bosco-mantico chiuderà presto»
L?Arena di Verona, 3 giugno. Cronaca pag. 9. Di Giampaolo Chavan
Un sopralluogo con la troupe di Ballarò, il programma di Raitre in onda tutti i martedì, alle ex Cartiere e nel campo Rom di Bosco-mantico.
L?occasione per ribadire i punti cardine da realizzare a stretto giro di posta del programma elettorale della Casa delle libertà. E così arriva la conferma dal primo cittadino: il campo rom di Boscomantico chiuderà molto presto. Il nuovo sindaco lo dice a pochi passi dall?ingresso della ventina di prefabbricati dove vivono 200 nomadi di cui almeno la metà sono bimbi che frequentano asili e scuole vicine.
«Il programma prevede la cessazione di questo esperimento di integrazione fallito» afferma Tosi. E aggiunge, a poca distanza dall?ingresso del campo mentre il giornalista della trasmissione Rai intervista i Rom: «Questo esperimento ha portato solo degrado e criminalità con episodi clamorosi come l?operazione Gagio con i Rom che vendevano i figli ai pedofili. I Rom sono stati coinvolti in tutti i reati possibili e immaginabili e sono stati mantenuti dall?ex ammi-nistrazione comunale».
A portare alla chiusura del campo anche il fatto che «qui a Bo-scomantico non c?è un cittadino italiano perchè sono tutti romeni entrati per lo più in modo clandestino sul nostro territorio». A de-ludere il neosindaco l?esito di questa esperienza, voluta dall?ammi-nistrazione Zanotto: «Qui non c?è integrazione, ai semafori c?è la situazione di prima, il livello di degrado e criminalità è rimasto uguale. È stata la Procura veronese a definirlo una fucina di criminalità». Tanto più che l?etnia Rom, a parere del sindaco Flavio Tosi, sembra avere un futuro già segnato: «Ho una sentenza della Procura (forse intendeva il tribunale, ndr) del 1995 che condanna i nomadi. La motivazione sostiene che è abitudine per loro utilizzare i figli per compiere reati e per raccogliere l?elemosina. Li costringono in questo senso e i figli una volta che diventeranno grandi non potranno fare altro che reinserirsi nello stesso meccanismo». La morale, a parere di Tosi, è una sola: «Questo è un meccanismo che porta alla non integrazione per scelta di questo tipo di comunità, e si vede da questo tipo di modo di vivere (e rivolge lo sguardo al campo rom ndr). Quindi, se non c?è volontà di integrazione di chi arriva nel nostro territorio, non vedo perchè la nostra amministrazione deve ospitare e mantenere chi non si vuole integrare». Porte aperte, invece, «a chi si vuole integrare e vuole rispettare le leggi».
La solidarietà della nuova giunta Tosi è già tracciata: «C?è un fatto di equità perchè i Rom sono cittadini romeni e io so che il Comune ha anche una povertà tutta veronese (anziani e giovani coppie con difficoltà economiche) e l?amministrazione dovrebbe iniziare a rivolgere la propria attenzione verso le nostre fasce deboli».
La troupe del conduttore Giovanni Floris si era recata poco prima an-che alle ex Cartiere. «Con la proprietà è doveroso da parte dell?ammi-nistrazione comunale incontrarsi e approvare un progetto il prima possibile» afferma Tosi. È fondamentale dare un?indicazione a chi è titolare di quell?area a Basso Acquar: «La proprietà potrà procedere alla demolizione e smaltimento delle ex Cartiere solo quando saprà che il Comune gli dà le garanzie precise su quello che potrà fare».
Il problema è l?investimento che non può essere fatto per milioni di euro, «tanto costano la demolizione e lo smaltimento senza avere garanzie sui progetti». Poi parte un?altra stoccata all?ammini-strazione Zanotto: «Per più di due anni non ha fatto nulla se non una delibera durante la campagna elettorale». Nel frattempo, le ex Cartiere rimangono il luogo prediletto per gli spacciatori: «Prima dell?accordo con la proprietà non puoi fare nient?altro. Lo spaccio nelle cartiere? Non è competenza del Comune, è competenza eventualmente delle forze dell?ordine. Dico eventualmente perchè, in realtà, le ex Cartiere rimangono terra di nessuno per il tipo di area, per la possibilità di accesso incontrollato e così sarà finchè non viene rasa al suolo e bonificata».

Dal centrosinistra.
«C?è un rischio di violazione dei diritti umani e dei minori»

GOTTARDI: «PORTERO’ IL CASO AL PARLAMENTO EUROPEO»
L?eurodeputata: «A Bruxelles è molto forte l?impegno nella lotta a discriminazione e razzismo»
L?Arena di Verona, 4 giugno. (gp.ch.)
«Non credo che per Tosi sia un?offesa se dico che è razzista. È come se mi dicessero che lotto contro la discriminazione: è la pura verità».
L?europarlamentare Donata Gottardi pronuncia le parole con molta calma e non ha alcun accento aggressivo nei confronti del nuovo sindaco. «Ci sono anche due sentenze del tribunale di Verona e della Corte d?appello di Venezia che lo indicano come tale», aggiunge la docente universitaria eletta al Parlamento europeo.
La Gottardi ha le idee chiare su cosa fare nelle prossime ore per contrastare l?iniziativa della nuova amministrazione che vuole chiu-dere il campo rom di Boscomantico. «Presenterò un?interrogazione all?Europarlamento che proprio in questo periodo si sta impegnando molto sul fronte della lotta alle discriminazione e al razzismo». Nelle prossime settimane, poi, Verona potrebbe diventare la capitale europea della tolleranza: «Voglio organizzare un incontro con altri parlamentari europei proprio su questi temi. Farò venire, soprattutto, parlamentari dalla Bulgaria e dalla Romania che lavorano con me a Bruxelles».
La polemica scoppiata in questi giorni in riva all?Adige, d?altro canto, è un tema centrale del dibattito a Bruxelles. «Sulla lotta contro la discriminazione dei rom», rivela ancora l?esponente dei Ds, già inserita nel comitato dei 45 per la nascita del Partito democratico, «si sta lavorando da tempo. Alcuni rapporti la indicano come la popolazione più discriminata in Europa». Fior di documenti, quindi, che relegano l?Italia ad avere la maglia nera nella gestione della questione rom. «Con la decisione di chiudere il campo di Bosco-mantico, insiste la Gottardi, «l?amministrazione di Verona rischia la violazione dei diritti umani oltre che dei minori». Con la future mosse della nuova giunta, «Verona resta estranea anche alle politiche europee e, invece, deve rimanere estranea al razzismo». La ricetta, per la parlamentare europea «è quella di aprire una grande discussione senza privilegiare questa o quella povertà. Occorre dialogare per risolvere problemi delle fasce deboli siano esse italiane o straniere».
Anche l?ex assessore alle politiche dell?immigrazione Stefania Sartori non nasconde un certo disagio di fronte alle parole di Tosi di due giorni fa. «In questi anni abbiamo scolarizzato una settantina di bimbi, che così non andavano più a chiedere l?elemosina ai sema-fori», afferma. All?esperimento dei rom a Boscomantico, oltretutto, «si sono interessate anche giunte di centrodestra come quella di Milano e so che ci sono altre grandi città italiane attirate da questo progetto». L?obiettivo di questo percorso, d?altro canto, «era quello dell?integrazione e i fatti dimostrano che ci stavamo riuscendo».

Stamattina 150 nomadi del campo che dovrebbe essere smantellato chiederanno un colloquio
E oggi a Palazzo Barbieri lo attende la «grana» dei rom di Bosco-mantico
L?Arena di Verona, 4 giugno. di Giampaolo Chavan
Arriveranno alle 10 a Palazzo Barbieri con tutta la loro rabbia mista a paura di trovarsi da un giorno all?altro senza un tetto sopra la loro testa, anche se precario come può essere quello di un prefabbricato. In 150 e forse più si posizioneranno davanti al Comune con la richiesta di parlare con il sindaco Flavio Tosi.
E rimarranno lì fino a quando il primo cittadino non dirà che cosa vorrà fare di quelle famiglie con una settantina di piccoli, tutti scolarizzati.
È un modo come un altro per avviare un confronto che due giorni fa non è neppure iniziato, davanti al campo di Boscomantico. Il sindaco Flavio Tosi, infatti, sabato mattina non ha neppure rivolto la parola al gruppo di rom che chiedeva spiegazioni.
Era andato lì con la troupe di Ballarò che domani sera manderà in onda un servizio sulla nostra città. Tosi voleva dimostrare alla tv nazionale quanto l?esperimento dei rom a Verona sia fallito. Sono decisi al campo nomadi, disposti a tutto.
«Si ricorda quando abbiamo occupato la chiesa di San Tomaso?» chiedono al cronista. «Ecco, faremo la stessa identica cosa fino a quando l?amministrazione non ci darà garanzie sul nostro futuro».
C?è anche chi mette in gioco la propria persona: «Se ci cacciano, se i miei bimbi non potranno più andare a scuola, mi ammazzo», arriva a dire perfino Sherban Domic, 30 anni, rom del campo di Boscomantico. E, subito dopo, fa il segno del dito che taglia la gola. I rom oggi saranno guidati dalla loro portavoce Lidia, una donna robusta che l?altro giorno è apparsa molto determinata. Condurrà la sua gente a quella che si profila una battaglia difficilissima.
D?altro canto, la chiusura del campo Rom è stato uno dei capisaldi della campagna elettorale della Casa delle libertà.
Un punto inderogabile per riportare la sicurezza in città. «Ma quale sicurezza», replica Yon Ciucic dal campo di Boscomantico, «qui non c?è nessuno che ha commesso reati. C?è chi lavora e chi non ha occupazione, ha inviato curriculum alla cooperativa per trovarne uno. E i nostri bimbi? Vanno a scuola da anni, vogliamo che continuino ma se Tosi ci caccia via, cosa sarà di loro?».

Riferimenti: Sindaco leghista, Verona razzista

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Rom in Romania: tra tradizione e "romanizzazione"

3 Giugno 2007 2 commenti


Gli Zingari in Romania costituiscono circa il 2,46% della popolazione e si possono dividere in due gruppi, a seconda della loro inclusione forzata – o no, nel passato regime comunista: ?romanizzati? o ?tradizionali?. Paradossalmente gli zingari ?romanizzati? sono disprezzati e si dice che pratichino attività illegali, mentre i ?tradizionali? sono ben visti perché vivono isolati nelle loro comunità, rispettando le regole della società maggioritaria e si pensa abbiano un lavoro onesto.
Un articolo di Serena Scarabello, dalla tesi di laurea sulla popolazione zingara di Romania.

GTLI ZINGARI ?ROMANIZZATI? ED ESCLUSI
Il regime comunista non riconobbe mai gli zingari come una minoranza culturale e tentò di assimilarli alla popolazione romena, attraverso l?obbligo al lavoro salariato nelle fabbriche o nelle coope-rative statali, l?obbligo alla scolarizzazione e alla residenza fissa.
Gli zingari vennero in gran parte ?romanizzati?. A questo processo sfuggirono alcune comunità di zingari ?tradizionali?.
Oggi, la diffusa percezione negativa degli zingari ?romanizzati? è dovuta alla loro attuale condizione economica e sociale, estrema-mente misera e difficile: la maggior parte di loro è stata infatti proletarizzata durante il regime comunista senza però avere una formazione che potesse garantire delle qualifiche professionali. Di conseguenza questa manodopera non-specializzata subisce ora un?esclusione economica legata all?incapacità di adeguarsi alle nuove tecnologie e alle evoluzioni dell?economia di mercato. Il migliora-mento delle loro condizioni è ostacolato anche dalle discriminazioni che subiscono, dalla disgregazione dei legami comunitari e dalla perdita dei riferimenti culturali tradizionali, causata dall?assimilazione rapida e forzata.
In genere questi zingari soffrono di un senso di inferiorità rispetto ai non-zingari ed hanno assorbito le concezioni negative che la popolazione romena ha nei loro confronti, arrivando a disprezzare e a rifiutare la loro stessa cultura, senza però avere reali possibilità di accesso a quella della società maggioritaria.
I Rom di Romania sono circa 600 mila.

ROM IN ROMANIA: TRA TRADIZIONE E RUMENIZZAZIONE
Osservatorio sui Balcani. 12-2-2007. Di Serena Scarabello

Gli Zingari in Romania costituiscono circa il 2,46% (dati relativi al censimento della popolazione del 2002) della popolazione e sono organizzati in varie comunità, ciascuna con un proprio nome che normalmente fa riferimento all?attività lavorativa tradizionale: gli Zingari ?aurari? lavoravano l?oro, i ?rudari? erano artigiani del legno, gli ?ursari? allevatori di orsi, i ?caldarari? costruttori di contenitori di rame, i ?laudari? musicisti.

Attualmente non esiste più una reale corrispondenza tra il lavoro praticato e il nome della comunità, poiché le recenti trasformazioni della società romena hanno indotto la maggior parte degli zingari ad abbandonare le attività tradizionali per adeguarsi al nuovo contesto economico.

In particolare le politiche attuate in epoca comunista hanno profondamente modificato la situazione economica e sociale della popolazione zingara: il regime infatti non riconobbe mai gli zingari come una minoranza culturale e tentò di assimilarli alla popolazione romena, attraverso l?obbligo al lavoro salariato nelle fabbriche o nelle cooperative statali, l?obbligo alla scolarizzazione e alla residenza fissa.

Negli anni in cui il partito comunista fu al potere, gli zingari vennero romanisai, cioè ?romanizzati?. La diffusa proletarizzazione delle comunità zingare, soprattutto quelle urbane, avvenuta in questa fase storica, favorì l?ascesa sociale di alcune famiglie, ma anche l?abbandono delle attività in cui gli zingari erano specializzati, dello stile di vita tradizionale e la disgregazione di molte comunità.

Nelle zone rurali queste politiche di assimilazione non sempre furono applicate con la stessa severità e, grazie a speciali autorizzazioni, alcuni gruppi zingari continuarono a praticare le attività artigianali tradizionali, come la costruzione dei mattoni o la lavorazione del ferro, e a fornire ai romeni un servizio utile e insostituibile. In genere gli artigiani soggiornavano qualche mese in un villaggio e, a seconda delle richieste, si trasferivano poi in altre località con tutta la famiglia: praticavano il loro lavoro in forma itinerante e questo contribuì al mantenimento di legami molto forti all?interno del gruppo e la conservazione di tradizioni che differenziavano nettamente queste comunità dalla popolazione maggioritaria.

La distinzione tra gli Zingari ?romanizzati? e i ?tradizionali? ha avuto origine dalle politiche applicate in epoca comunista ma è tuttora una terminologia in uso in Romania, con una connotazione apparen-temente paradossale: gli zingari ?romanizzati? sono disprezzati e si dice che pratichino attività illegali e amorali danneggiando il resto della popolazione mentre i ?tradizionali? sono ben visti perché vivono isolati nelle loro comunità, rispettando le regole della società maggioritaria e si pensa abbiano un lavoro onesto. Questa idea è presente nell?immaginario collettivo dei romeni e, pur se stereotipata, è indicativa di alcune particolarità della condizione attuale degli zingari.

La diffusa percezione negativa degli zingari ?romanizzati? è dovuta alla loro attuale condizione economica e sociale, estremamente misera e difficile: la maggior parte di loro è stata infatti prole-tarizzata durante il regime comunista senza però avere una formazione che potesse garantire delle qualifiche professionali.

Di conseguenza questa manodopera non-specializzata subisce ora un?esclusione economica legata all?incapacità di adeguarsi alle nuove tecnologie e alle evoluzioni dell?economia di mercato. Il miglio-ramento delle loro condizioni è ostacolato anche dalle discriminazioni che subiscono, dalla disgregazione dei legami comunitari e dalla perdita dei riferimenti culturali tradizionali, causata dall?assimilazione rapida e forzata.

In genere questi zingari soffrono di un senso di inferiorità rispetto ai non-zingari ed hanno assorbito le concezioni negative che la popolazione romena ha nei loro confronti, arrivando a disprezzare e a rifiutare la loro stessa cultura, senza però avere reali possibilità di accesso a quella della società maggioritaria.

Diversa, per certi aspetti, è la situazione degli zingari tradizionali, che hanno mantenuto durante il periodo comunista fino ai giorni nostri un intenso legame comunitario e le tradizioni sociali e lavorative: la famiglia è rimasta il nucleo fondamentale in cui gli individui crescono, educati ai valori e alle usanze del gruppo e le attività artigianali tradizionali sono state mantenute e tramandate di padre in figlio.

È interessante il fatto che molte di queste comunità non sono rimaste rigidamente legate ai metodi lavorativi tradizionali, ma hanno saputo rinnovare le loro abilità ed adattarle all?economia di mercato, scegliendo però in autonomia le strategie economiche e cercando di non tradire i valori tradizionali. Ad esempio, secondo la tradizione uno zingaro ?vero? non deve svolgere un lavoro salariato, ma un lavoro indipendente e possibilmente avere come collaboratori gli uomini della sua stessa comunità: per questo molti zingari ?tradizionali? si sono impegnati nel commercio, creando un?organiz-zazione comunitaria più o meno complessa e dando vita a vari sistemi commerciali.

Un esempio è il mercato ?Aurora? di Timioara: all?entrata si viene accolti da zingari, donne generalmente, che cercano di persuadere ad acquistare profumi di grandi marche, ovviamente contraffatti. La prima zona del mercato è riservata ai commercianti romeni, mentre nell?area successiva si incontrano degli zingari in abito tradizionale che gestiscono banchi di vestiti usati: la differenza con l?area precedente è stridente, l?atmosfera qui è più frizzante, accesa dai colori dei mucchi di vestiti, dai chiacchiericci delle donne, dai bambini che corrono da tutte le parti.

La maggior parte di questi zingari sono ?Gabori?, appartenenti cioè ad un gruppo che tradizionalmente lavorava il ferro per la costruzione di grondaie e che ora si dedica prevalentemente al commercio, organizzato all?interno della comunità in tutte le sue fasi. Sono gli uomini Gabor infatti che vanno all?estero varie volte all?anno, in Belgio, in Austria, in Germania e in Italia per recuperare la merce da rivendere alle famiglie di grossisti di Timioara che a loro volta riforniscono le famiglie che lavorano al mercato ?Aurora?.

Il gruppo Gabor di Timioara è un esempio di comunità che ha mantenuto un legame cooperativo tra le famiglie molto forte e ha riadattato le proprie risorse ed abilità al nuovo contesto economico: è interessante notare il fatto che chi, tra i Gabori di Timioara, partecipa a questa organizzazione di commercio di vestiti gode di un certo benessere economico.

Si tratta inoltre di un gruppo che mantiene dei valori e delle usanze tradizionali anche in ambito familiare: lo si può facilmente intuire dalle regole vigenti per le donne, che devono sottostare al volere prima del padre e poi del marito e che hanno come ruolo principale quello di madre e poi di suocera.

I matrimoni stabiliscono dei rapporti di alleanza tra le due famiglie, spesso dello stesso rango sociale, e sono combinati dai genitori quando le ragazze sono ancora molto giovani, cioè a partire dai 12 anni. I Gabori sono quindi un gruppo tradizionale ed endogamico che ha rigidamente regolato i contatti con la cultura romena: gli uomini limitano all?ambito lavorativo i rapporti con l?esterno, le donne non possono avere relazioni di nessun tipo con uomini non-gabor, i bambini frequentano solo le prime classi della scuola elementare.

I membri di questa comunità spiegano il loro volontario isolamento dicendo che non vogliono subire discriminazioni nel lavoro e nella scuola romena e che vogliono mantenere le usanze tradizionali perché sono necessarie al mantenimento della comunità, che è il punto di riferimento di ogni individuo. Dicono anche di voler continuare il lavoro nel commercio, perché permette di ottenere un certo benessere economico e di avere un rapporto con i romeni equo e paritario. Temono il momento in cui la Romania entrerà a pieno titolo in Europa, perché presumono, probabilmente a ragione, che le normative europee impediranno loro di lavorare e vivere con le modalità attuali.

Sicuramente i cambiamenti saranno numerosi e profondi e i Gabori dovranno riuscire a mantenere unita la loro comunità quando la scolarizzazione sarà veramente obbligatoria, i matrimoni tra minorenni sanzionati più severamente e il commercio più rigidamente regolamentato. D?altra parte, la Romania, assieme all?Europa, dovrebbe trovare dei modi per riconoscere e rispettare maggior-mente le esigenze di minoranze come quella degli zingari, che hanno bisogno di vivere, studiare e lavorare in libertà e con dignità.

Fotografia: foto di gruppo in una casa di Craiova abitata da Rom Romeni

Riferimenti: Speciale ?Rom Romeni?

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Le regole per il soggiorno in Italia dei Cittadini Europei

2 Giugno 2007 Commenti chiusi


Dall?11 aprile sono cambiate le regole per il diritto di soggiorno in Italia per i tutti i cittadini dell?Unione Europea, compresi gli ultimi entrati, Romeni e Bulgari: per soggiornare regolarmente nel territorio nazionale, dopo tre mesi dall?ingresso, devono iscriversi all?anagrafe del Comune di residenza. L?iscrizione, a partire da una dimora stabile ed accertata, è concessa per motivi di lavoro o di studio, purchè i richiedenti siano in possesso di risorse economiche sufficienti al sostentamento proprio e dei propri familiari.

DECRETO LEGGE N.30
A seguito del decreto legislativo n.30 del 27 marzo 2007, esecutivo dall?11 aprile, sono cambiate le regole per il diritto di soggiorno in Italia per i tutti i cittadini dell?Unione Europea, compresi gli ultimi entra-ti: Romeni e Bulgari. I cittadini dell’Unione hanno il diritto di soggiornare nel territorio nazionale per un periodo non superiore a tre mesi senza alcuna condizione o formalità, salvo il possesso di un documento d’identità valido. Dopo 3 mesi dall’ingresso è necessario però iscriversi all?anagrafe del Comune di residenza. Senza iscrizione anagrafica un neocittadino comunitario non può fare niente, ad esempio non può iscriversi al servizio sanitario. L?iscrizione è concessa al regolare lavoratore, o studente, comunitario in possesso di risorse economiche sufficienti al sostentamento proprio e dei propri familiari.
?A seguito dell?iscrizione anagrafica ? subordinata oltre che alla veri-fica dei richiamati requisiti, anche all?accertamento della dimora abituale da parte dell?ufficio – viene consegnato all?interessato il relativo certificato d?iscrizione?. Una ricevuta con i suoi dati, il domicilio e la data di presentazione della domanda. Questo documento, di fatto, sostituirà la vecchia carta di soggiorno per cittadini Ue, che con questa nuova legge viene abolita.
Il cittadino dell’Unione europea che ha soggiornato legalmente e in via continuativa per cinque anni in Italia conquista il diritto al soggiorno permanente che lo parifica, di fatto, ai cittadini italiani.

LAVORATORI DI ROMANIA E BULGARIA
Per quanto riguarda l?esercizio del diritto di soggiorno per motivi di lavoro occorre tenere presente che i cittadini dei Paesi neocomunitari (Romania e Bulgaria), relativamente all?accesso al mercato del lavoro sono attualmente soggetti ad un regime transitorio, che durerà fino al 1° gennaio 2008.
Il regime transitorio prevede che per i cittadini di tali Paesi l?accesso al lavoro sia liberalizzato per alcuni settori, mentre per i restanti sia subordinato al possesso di un nulla osta rilasciato dallo Sportello Unico per l?Immigrazione.
In particolare, l?accesso al mercato del lavoro non è subordinato ad alcuna condizione per il lavoro stagionale e per il lavoro nei seguenti settori: agricolo e turistico alberghiero; domestico e di assistenza alla persona; edilizio; metalmeccanico; dirigenziale e altamente qualificato. Per tutti i restanti settori produttivi ? ai quali il cittadino della Romania e della Bulgaria accede previa rilascio del nulla osta dello Sportello Unico per l?Immigrazione – il lavoratore dovrà produrre tale documento ai fini dell?iscrizione anagrafica disciplinata dal decreto legislativo.

SOGGIORNO INFERIORE A TRE MESI
I cittadini dell’Unione hanno il diritto di soggiornare nel territorio nazionale per un periodo non superiore a tre mesi senza alcuna condizione o formalità, salvo il possesso di un documento d’identità valido per l’espatrio secondo la legislazione dello Stato di cui hanno la cittadinanza.

SOGGIORNO SUPERIORE A TRE MESI
Il diritto di soggiorno per un periodo superiore a tre mesi è rico-nosciuto solo al cittadino comunitario:
? Lavoratore subordinato o autonomo;
? Studente iscritto presso un istituto pubblico o riconosciuto dallo Stato per la frequenza di un corso di studi o di formazione pro-fessionale.
In entrambi i casi il cittadino comunitario deve disporre di risorse economiche sufficienti per sé stesso e per i propri familiari e deve possedere un’assicurazione sanitaria che copra tutti i rischi nel territorio nazionale.
Per la quantificazione delle risorse sufficienti si utilizza il parametro dell’importo dell’assegno sociale, consistente in euro 5.061,68 per il 2007. Per un solo richiedente o un richiedente più un familiare 5.061,68 euro. Per un richiedente più due familiari o un richiedente più tre familiari è richiesto un reddito di 10.123,36 euro. Infine per un richiedente più quattro (o più) familiari è richiesto un reddito pari a 15.185,04 euro.
I comunitari, dopo cinque anni di residenza, possono ottenere il diritto di soggiorno permanente che garantisce la totale parità con i cittadini italiani. Il diritto di soggiorno è, in questi casi, riconosciuto anche ai familiari che abbiano fatto ingresso o abbiano raggiunto il cittadino comunitario nel territorio italiano.

ISCRIZIONE ANAGRAFICA:
Per un soggiorno superiore a tre mesi, il cittadino comunitario è tenuto a richiedere l’iscrizione anagrafica, presso il comune di dimora presentando la documentazione attestante:
- l’attività lavorativa subordinata o autonoma (nel caso di comunitario lavoratore);
- l’iscrizione presso una scuola pubblica o privata paritaria (nel caso di comunitario studente);
- risorse economiche sufficienti al sostentamento proprio e dei propri familiari (es. buste paghe, estratti conti bancari, rendite);
- la copertura sanitaria;
La procedura di iscrizione anagrafica è completata dalla residenza in una dimora stabile che sarà verificata e accertata dagli uffici co-munali.

POSSIBILE ESPULSIONE
Il cittadino comunitario e il suo familiare sono espellibili in senso tecnico solo se sono pericolosi per la sicurezza dello stato e per l?ordine pubblico, ma il D. lgs. n. 30 del 6 febbraio 2007 ha previsto che possa essere disposto l?allontanamento dei cittadini dell?Unione Europea, e ovviamente dei loro familiari, quando vengono meno le condizioni che determinano il diritto di soggiorno dell?interessato, quando cioè il soggetto non possegga più quei requisiti minimi previsti per consentire una ricognizione sulla effettività del diritto al soggiorno. Uno di questi è la disponibilità di un reddito minimo pari all?importo annuo dell?assegno sociale; una soglia minima ma al di sotto di questa soglia di reddito ci possono essere diverse famiglie in difficoltà.
La mancanza di questo requisito potrebbe comportare il rischio di allontanamento dal territorio dello stato.
Certo, il provvedimento di allontanamento non ha carattere defini-tivo, non pregiudica un ingresso anche immediatamente successivo, a condizione che siano dimostrati i sopravvenuti requisiti minimi per il diritto di soggiorno, tuttavia si affaccia nel nostro ordinamento ciò che finora non avevamo conosciuto: l?espulsione nei confronti dei cittadini comunitari era prevista fin?ora solo per ipotesi di pericolosità per la sicurezza dello stato e per l?ordine pubblico.
(da Melting Pot)

DECRETO LEGISLATIVO 6 FEBBRAIO 2007, N. 30
“Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare libera-mente nel territorio degli Stati membri”
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 72 del 27 marzo 2007
ESECUTIVO dall?11 aprile 2007

Diritto di soggiorno: le nuove regole per i comunitari e loro familiari
Stranieri in Italia

Cittadini dell?Unione Europea
Polizia di Stato

Decreto legislativo n. 30 sulla libera circolazione ed il soggiorno dei cittadini dell?Unione e i loro familiari

Fotografia: Rom Romeni nella loro abitazione: in Romania e in Italia

Riferimenti: Speciale ?Rom Romeni?

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Italia, arriviamo: da dove partono i Rom di Romania

1 Giugno 2007 Commenti chiusi


Crajova, Romania. Perché i rom vogliono venire in Italia? Non servono sociologi per capirlo. Basta andare alla periferia di Crajova dove vivono i Rom, più poveri anche dei Romeni. Non ci sono “campi”, né roulotte, ma una lunga teoria di piccole casette. Un servizio di Bruno Ventavoli, inviato de ?La stampa? a Crajova, da dove i Rom, partono per Roma. Vivono in condizioni pietose. Sanno che in Italia la vita nei ?campi? è dura. Ma una roulotte laggiù, per quanto distrutta, è meglio che qui. ?Se ci aiutassero ad avere case de-centi, ad avere un lavoro in Romania, nessuno partirebbe per andare all’estero. Chi vive qui in miseria ha diritto di sognare una vita migliore?.
Con cinque domande a Massimo Converso, presidente nazionale dell?Opera Nomadi.


ITALIA, ARRIVIAMO – IN VIAGGIO CON I ROM

In Romania vivo con due euro al giorno.
“Con mezz’ora di elemosina guadagno di più”
La stampa.it, 29 maggio Bruno Ventavoli, inviato a Crajova (Romania)

Violeta ha trentanove anni ed è già nonna. E? stata espulsa dall’Italia perché il «permesso di soggiorno era scaduto». Avrebbe voglia di ritornare, e se riuscirà a mettere da parte un po? di soldi ritenterà l?avventura. Ma più di 2-3 euro al giorno, con lavori saltuari, non tira su. Bastano appena per sfamarsi. Violeta è una rom, una di quei due milioni e mezzo che vivono sparsi per la Romania, dalle profonde campagne alle metropoli. Abita a Crajova, nel sud, città della Valacchia circondata da una pianura piatta e immensa. Gli abitanti sono oggetto barzellette, come da noi i carabinieri. E il 5% circa appartengono alla minoranza rom. Di qui partono quelli che arrivano a Roma, perché ogni zona della Romania alimenta un flusso migratorio verso una particolare città italiana.

Senza frontiere
Un tempo venire all?Ovest era arduo. Prima bisognava bucare la cortina di ferro, poi i confini di Schengen. Ora che non ci sono più frontiere basta avere i soldi per il viaggio. I rom del duemila sono infatti cittadini dell?Unione, che votano, che aspirano ad avere diritti, a coltivare la propria identità, anche se non hanno mai posseduto una patria loro e non hanno mai combattuto (forse unici al mondo) guerre per conquistarla o difenderla. E possono muoversi liberamen-te, come qualunque abitante della nuova Europa, di quella povera, che spera in un futuro migliore in Occidente e crea allarme sociale per i difficili processi di integrazione nelle nostre metropoli che scoppiano di stranieri. Hanno un passaporto romeno, che oggi, nel bacino carpatico, vale moltissimo. Ma null?altro. Perché nella Romania che corre selvaggia verso il capitalismo, dove vedi capre che pascolano accanto a concessionarie di Porsche, spesso sono più poveri dei poveri romeni. Naturalmente ci sono anche gli intellettuali, i politici, i sindaci, gli imprenditori rom. Ma sono ancora pochissimi. E se in Italia va male, in mezz?ora a lavare vetri, si guadagna come un mese.

I soldi
Per arrivare in Italia servono 250-300 euro. Racimolarli, qui, non è facile. Spesso te li fai prestare da un amico. E poi glieli restituisci. «Senza interessi», ci assicurano. Quando hai la somma parti. E se qualcuno pensa ancora alle carovane degli «zingari» (termine politicamente scorretto e offensivo), che si spostano nomadi con carabattole e misteri, si sbaglia di grosso. Ora si viaggia in auto o nei pulmini. L’appuntamento è in qualche piazza della città. Poi via, lungo le strade strette, malsicure, che reggono tutto il traffico tumultuoso della Romania (ancora povera d?autostrade), tra lenti tir inquinanti e Suv che sfrecciano in sorpassi pericolosi.
La prima tappa è l’Ungheria. «Ogni tanto c’è qualche problema al confine – dice Ion, esperto di viaggi italiani -. Magari trovi un poli-ziotto che fa storie. Se vogliono, qualcosa che non funziona c’è sempre e ti fanno aspettare anche 24 ore. Ma se allunghi 50 euro le grane scompaiono. E fino all?Italia fila tutto liscio». Perché i rom vogliono venire nel nostro Paese? Non servono sociologi per capirlo. Basta andare alla periferia di Crajova, dove vivono i rom più poveri. Non ci sono «campi», né nomadi, né roulotte, come molti potrebbero pensare guardando le sistemazioni precarie dell?Italia, ma una lunga teoria di piccole casette d?un paio di stanze. Costruite con materiali di recupero, misere, sbreccate, ma anche colorate e pulite nell’interno. Le strade sterrate s’insinuano tra palizzate di legno. Di automobili non c?è quasi traccia, solo cavalli e carretti di legno.

La parabola sul tetto
Alcune abitazioni hanno la parabola della tv, molte invece sono prive di elettricità e acqua corrente. Chi è fortunato scava dei piccoli pozzi intorno a casa. Non ci sono gabinetti, ma buchi nella terra coperti da gabbiotti d’assi. Mihai ha quattro figli, una moglie, due figli. In questo periodo va nei campi, è un bracciante tuttofare. Sette o otto ore di lavoro per 3 euro al giorno. «L’Italia? Certo che ci vorrei andare. Perché lì mangerei tutti i giorni». Graziano, invece, vive bene. Fa il macellaio, ha un buon stipendio. Ha fatto studi economici, adora il «suo» paese, la Romania, e non pensa ad emigrare. In Italia c’è stato, ma solo per andare a matrimoni o «per vedere il Colosseo e il Vaticano». «Per i rom poveri, però, non è così – spiega -. Loro vivono in condizioni pietose. Sanno che in Italia la vita nei campi è dura. Ma una roulotte laggiù, per quanto distrutta, è meglio che qui».
Pitei, suo cugino, è stato in Italia qualche mese. Ora è tornato a Crajova. «Perché qui vivono i miei figli e i miei parenti – spiega -. Molti della mia gente vorrebbero svegliarsi al mattino sapendo di avere un lavoro. Se ci aiutassero ad avere case decenti, ad avere un lavoro in Romania, nessuno partirebbe per andare all’estero. Io guadagno bene, ho comprato una bella macchina, ma quando esco resto soltanto un rom e questo certe volte pesa».

La legge
I rom sono una minoranza tutelata formalmente dalla legge romena, come quella magiara in Transilvania. Esistono organi istituzionali per garantire diritti, accesso al mercato del lavoro (con «quote rom»), all?università, ma nonostante i tentativi del governo, persistono grandi differenze socioeconomiche. E questo, mescolato alla secolare diffidenza verso quel popolo senza terra che andava contro tutte le certezze e i valori dell’Occidente, aumenta l’emarginazione, i sospet-ti, le tensioni nella pratica quotidiana.
«Non possiamo entrare nei locali – ci dice Graziano – su 60 ristoranti, possiamo frequentarne appena tre. Niente piscine e neppure discoteche. E i giovani questa situazione non la tollerano». Per un bisticcio tra una guardia privata e un rom all’entrata di un locale, qualche mese fa, c’è stata anche una notte di proteste e risse. Ovviamente i romeni smentiscono le discriminazioni. Il governo lo fa ufficialmente, temendo bacchettate dalla Ue. I cittadini che trovi per strada, o ai tavolini di un McDonald’s, lo fanno invece con ardore e aneddoti. E per convincerti ti portano a vedere le strade dove vivono i rom ricchi, che hanno aperto negozi e imprese, o sono tornati dall?estero con i soldi, e poi si costruiscono grandi ville «che nemmeno i romeni hanno».
I rom di Crajova sono in stretto contatto con i parenti di Roma. Li sentono almeno tre volte la settimana tramite cellulari. Sanno che l’Italia non è un paradiso? E che cresce l’insofferenza dopo i fattacci di cronaca nera che hanno visto i rom protagonisti in negativo? «Be’ forse siamo troppi e gli italiani hanno ragione ad essere arrabbiati perché quello è il loro Paese – dice Graziano -. Però noi abbiamo il diritto di muoverci, la nuova Europa non ha barriere. La maggior parte di noi vuole venire in Italia per lavorare. Chi vive qui in miseria ha diritto di sognare una vita migliore, di provarci. I criminali esistono dappertutto, tra i rom, ma anche tra i romeni e gli italiani».

5 DOMANDE A MASSIMO CONVERSO, OPERA NOMADI

Massimo Converso, presidente dell?Opera nomadi, ci sono oltre due milioni di Rom – solo dalla Romania – liberi di venire all?Ovest. Per l?Italia sarà un problema?
«Sì, perché il governo si è fatto trovare impreparato. Non dispone di consulenti nelle comunità Rom, malgrado l?Opera nomadi insista da anni sulla necessità di avviare un dialogo».

La soluzione dei «grandi campi» di accoglienza funzionerà?
«I megacampi aumenteranno i fenomeni di devianza. Si è visto chiaramente, a Roma, sulla via Pontina: favoriscono la criminalità, l?evasione scolastica, la tossicodipendenza».

Che cosa suggerite, voi dell?Opera nomadi, per affrontare il problema?
«Lo Stato italiano dovrebbe intervenire sul fronte degli affitti agevolati, aiutare i Rom dell?est, che sono abituati da decenni a vivere in case monofamigliari, a trovare abitazioni. La cosa peraltro già avviene, da Mazara del Vallo a Merano, con una buona integrazione con la popolazione italiana. In Italia, soprattutto nel sud, ci sono vecchi paesini quasi abbandonati. Potrebbero essere ripopolati dai Rom. La possibilità esiste, occorre la volontà politica. Bisogna anche offrire ai Rom la possibilità di lavorare. Noi suggeriamo di sostenere la nascita di cooperative, di sviluppare il commercio ambulante e i mercati dell?usato che appartengono alla loro tradizione, legalizzare i musicisti di strada, aiutare i gruppi che fanno la raccolta dei rifiuti differenziata».

Insistete anche su interventi all?estero?
«L?Italia dovrebbe investire nei Paesi d?origine, come la Romania, per migliorare le condizioni di vita, per aumenti mirati dei salari. Naturalmente serve l?aiuto di consulenti locali, altrimenti sono soldi sprecati».

E? aumentato il pericolo sociale degli «zingari» in arrivo dall?Est?
«La stragrande maggioranza dei rom dell’Est si dedica alla questua o svolge lavori in nero nell’edilizia. Anche se nell’immaginario collettivo ?tutti? gli zingari sono delinquenti, solo il 10% compie attività illegali. Purtroppo ci sono minoranze aggressive che occupano spazi criminali,come prostituzione e rapine. E in alcuni campi non c’è stata resistenza alla pressione dei pedofili. Ma mi creda, se avessero la possibilità di lavorare, i Rom preferirebbero farlo. Anche perché le attività criminali non sempre sono così redditizie. L’arresto di un rom costa alle famiglie migliaia di euro in avvocati».

Riferimenti: Speciale ?Rom Romeni?

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Sindaco leghista, Verona razzista

30 Maggio 2007 Commenti chiusi


Flavio Tosi, neo eletto a Verona, è l‘unico sindaco d’Italia che si può definire razzista senza incorrere in denuncia perché è stato condannato proprio per razzismo, se ne vanta e lo ha usato a fini elettorali. Elezioni che ha vinto con un programma politico sintetizzato nello slogan: "I miei nemici: zingari e poteri forti". Con questo sindaco da "curva sud", liberamente eletto col 60% dei voti, Verona si proietta, invece che al futuro, al passato quando allo stadio Bentegodi arrivava il Napoli di Maradona e gli striscioni, razzisti, erano del tipo: "Napoli colera", "Forza Vesuvio".

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Protocollo Veneto – Opera Nomadi per la scolarizzazione

27 Maggio 2007 Commenti chiusi


Veneto, 10 maggio. E? stato siglato il Protocollo d’Intesa tra l’Ufficio Scolastico Regionale Veneto e il Coordinamento Regionale Veneto dell’Opera Nomadi. Grazie a questo Protocollo, l’Opera Nomadi viene accreditata come l’Associazione maggiormente competente per affrontare l’inserimento scolastico, socio-culturale, dei bambini Rom e Sinti nel Veneto e diventa la referente per tutti gli Istituti Scolastici.

Renata Paolucci
LA RESPONSABILE NAZIONALE SCUOLA OPERA NOMADI
Invitiamo perciò tutte le sezioni ad attivarsi a livello di coordinamento regionale per seguire l’esempio del Veneto vista l’autonomia delle varie Direzioni Scolastiche
Finalmente è stato siglato il Protocollo d’Intesa tra l’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto e il Coordinamento Regionale Veneto dell’O-pera Nomadi. Dopo vari incontri e un lungo lavoro da parte di tutto il coordinamento è il primo Ufficio Scolastico Regionale che accetta di applicare il Protocollo d’Intesa Nazionale. Invitiamo perciò tutte le sezioni ad attivarsi a livello di coordinamento regionale per seguire l’esempio del Veneto vista l’autonomia delle varie Direzioni Scola-stiche. Grazie a questo Protocollo, l’Opera Nomadi viene accreditata come l’Associazione maggiormente competente per affrontare l’inse-rimento scolastico, socio-culturale, dei bambini Rom e Sinti nel Veneto e diventa la referente per tutti gli Istituti Scolastici. Il Documento verrà inviato dall’Ufficio Scolastico Regionale a tutte le scuole e comparirà sul sito dell’USR Veneto. Avremo, prima dell’estate, un incontro con i funzionari dell’USR per pianificare il lavoro del prossimo anno scolastico.
Questo risultato è anche dovuto al lavoro svolto per anni e al raggiungimento di buoni risultati nel campo della scolarizzazione da parte della ns. associazione, nel territorio veneto.

>PROTOCOLLO DI INTESA
TRA L?UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL VENETO (USR)
E IL COORDINAMENTO REGIONALE VENETO dell?OPERA NOMADI

L?Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto – Direzione Generale – di seguito denominato USR, con sede a Venezia, Riva de Biasio – S. Croce 1299, rappresentato dal Direttore Generale Dott.ssa Carmela Palumbo
E
Il Coordinamento Regionale Veneto dell?Opera Nomadi ? di seguito denominato CRVON, con sede a Castelfranco Veneto (TV), Viale Montegrappa 68 , rappresentato dal Prof. Domenico Trovato

PREMESSO CHE
? A livello nazionale, tra MIUR e l?Opera Nomadi è stato stipulato un Protocollo di intesa per la tutela dei minori zingari, nomadi e viaggianti, in data 22 giugno 2005
? A livello regionale, è interesse comune dell?USR per il Veneto e del CRVON dare seguito al suddetto Protocollo, nell?intento di migliorare le condizioni di scolarizzazione degli alunni rom, sinti e viaggianti
? Sia l?USR, sia il CRVON hanno da tempo maturato idee ed esperienze relative agli interventi di sostegno alla popolazione scolastica rom, sinta e viaggiante

TUTTO CIÒ PREMESSO SI CONVIENE QUANTO SEGUE

Art. 1 ? Individuazione delle parti e valore delle premesse
L’individuazione delle parti e le premesse fanno parte integrante e sostanziale del presente atto.
Art. 2 – Oggetto
Il presente Protocollo, sottoscritto su base regionale, si propone di recepire e rendere operativo quanto contenuto nel Protocollo nazionale e di definire una serie di azioni finalizzate alla qualificazione delle politiche scolastiche nei confronti dei suddetti studenti.
Art. 3 – Durata
Il presente Protocollo ha durata biennale e decorre dalla data di sottoscrizione da parte di entrambi i
contraenti. È tacitamente rinnovato di anno in anno, salvo disdetta da parte di uno dei contraenti entro 2 mesi dalla scadenza.
Art. 4 ? Obiettivi generali
Le parti contraenti intendono perseguire i seguenti obiettivi:
1. sensibilizzazione e qualificazione del personale scolastico
2. sviluppo di percorsi di documentazione, utili come ?memoria? e come ?risorse? per le iniziative programmate
3. attivazione di reti interistituzionali, focalizzate su un rapporto privilegiato con gli Enti Locali e con il supporto dagli Uffici Scolastici Provinciali (USP)
4. coinvolgimento delle famiglie degli alunni sinti, rom, viaggianti
5. promozione di forme di collaborazione con le Università del Veneto
6. realizzazione di iniziative di sensibilizzazione della popolazione veneta sui problemi dell?inserimento scolastico dei ragazzi sinti, rom, viaggianti
7. costituzione di gruppi di lavoro, territoriali e regionali, che sviluppino programmi mirati sul piano dell?approfondimento culturale, degli interventi di monitoraggio, della progettazione formativa, del sostegno alle azioni didattiche in corso.
Art. 5 ? Azioni specifiche
Le parti concordano circa lo sviluppo e promozione delle seguenti azioni:
1. realizzazione di un Monitoraggio regionale sulle effettive presenze degli alunni rom, sinti, viaggianti nelle scuole, con la partecipazione del CRVON che interviene, nei luoghi di residenza delle famiglie, anche per la rilevazione dei bisogni specifici e dei problemi relativi alla scolarizzazione
2. costituzione di un Centro di Documentazione Regionale
3. attivazione di Corsi di formazione in servizio per il personale della scuola, centrati soprattutto sui temi della lingua (valutando anche l?opportunità dell?insegnamento del romanès), della storia e della cultura rom, dell?orientamento scolastico e professionale, delle competenze sociali e interculturali, della didattica inclusiva, collegati alla realizzazione e alla sperimentazione di materiali/sussidi di lavoro originali (es. testi facilitati, dossier personale della frequenza/ programma svolto/valutazione?), nel rispetto degli stili cognitivi e della cultura orale degli alunni
4. sostegno ad alcune sperimentazioni condotte a livello territoriale, con particolare riferimento a quelle attivate nel Trevigiano e nel Padovano
5. realizzazione di un Seminario Regionale finalizzato alla scola-rizzazione dei ragazzi rom, sinti e viaggianti e alla divulgazione di buone pratiche
6. costituzione, presso gli USP, di Gruppi provinciali interistituzionali di lavoro, con il compito di monitorare la frequenza scolastica degli alunni rom, sinti e viaggianti, di realizzare iniziative di contrasto del fenomeno dell?abbandono e della dispersione scolastica degli stessi, di promuovere e diffondere buone pratiche educativo – didattiche e di relazione tra le scuole e le famiglie.
7. predisposizione di Accordi con gli Enti territoriali per la formazione di mediatori culturali rom, sinti e non, da utilizzare nei progetti di scolarizzazione e integrazione extrascolastica
8. costituzione di un Gruppo di ricerca-intervento, con l?apporto di docenti delle Università del Veneto e del Laboratorio di ricerca di orientamento alle scelte (Larios) dell?Università di Padova.
Art. 6 – Risorse
Le risorse umane e culturali, utili per la realizzazione delle azioni indicate all?art. 5, vengono messe a disposizione congiuntamente dall?USR per il Veneto e dal CRVON.
Art. 7 ? Integrazioni e modifiche
L?integrazione e la modifica di quanto previsto nel presente Protocollo dovranno essere preventivamente approvate dai soggetti firmatari all?unanimità.

Il presente Protocollo è firmato e sottoscritto in data 10 maggio 2007

Il Direttore Generale dell’USR Veneto
Dott.ssa Carmela Palumbo

Il Coordinatore CRVON
Prof. Domenico Trovato

Prot. n. 2849/F28

Domenico Trovato
COORDINATORE DEL COORDINAMENTO VENETO OPERA NOMADI
Un intenso impegno a perseguire, selettivamente, gli obiettivi concordati
Il Protocollo di Intesa firmato il 10 maggio scorso tra l’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto (USR Veneto) e il Coordinamento Regionale Veneto dell’O.N.si caratterizza per i seguenti aspetti:
1. il riferimento sostanziale al Protocollo di Intesa firmato tra MIUR e O.N. nazionale, nel 2005;
2. l’attenzione alle problematiche regionali della scolarizzazione degli alunni rom – sinti – viaggianti;
3. il recupero e la valorizzazione delle esperienze in corso, realizzate sia dall’Amministrazione Scolastica, sia dall’O.N.;
4. il coinvolgimento di più soggetti istituzionali -Uffici Scolastici Provin-ciali, Enti Locali, Università- per la creazione di una rete dinamica di collaborazioni ;
5. l’impegno per il monitoraggio e per la costituzione di un Centro di documentazione su scala regionale;
6. l’impegno per la formazione del personale della scuola.
Di fronte a tale complessa intesa progettuale si può essere soddi-sfatti e bisogna dar atto ai Dirigenti dell’USR di averla favorita, ma occorre essere prudenti perchè:
a) non sono state definite, per motivi tecnici, le risorse economiche da investire nell’operazione;
b) l’elaborazione concreta dei piani di intervento dovrà tener conto delle sensibilità di tutti gli interlocutori e sappiamo che le condivisioni non sono sempre facili;
c) l’universo della popolazione rom- sinta- viaggiante in età di scola-rizzazione è molto variegato e richiede diversificazione normativa e progettuale;
d) l’intervento per il successo formativo non può eludere i problemi socio-economici esistenti a monte, che spesso condizionano e determinano il destino scolastico di questi soggetti;
e) esistono ancora , nella scuola, atteggiamenti e comportamenti di “non inclusione”, addirittura più marcati rispetto a quelli che a volte si rilevano verso gli extracomunitari.
Il campo di azione è vasto, l’impresa di migliorare le condizioni di scolarizzazione dei “nostri” ragazzi non impossibile, ma bisogna muoversi con gradualità e per obiettivi mirati. Il rischio è di intra-prendere “sentieri” autoreferenziali , gratificanti per i promotori delle iniziative. ma con scarse ricadute sulla popolazione target.
Quindi per questo Protocollo nessuna “marcia trionfale”, ma un intenso impegno a perseguire, selettivamente, gli obiettivi concor-dati, memori anche della limitata incidenza operativa che ha avuto il Protocollo Nazionale.
Domenico Trovato.

Riferimenti: Speciale scuola Rom/Sinti: index

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Politica e razzismo a Reggio Calabria

25 Maggio 2007 Commenti chiusi


Reggio Calabria 24 maggio. In vista del prossimo confronto elettorale l?Opera Nomadi invita i candidati ad evitare la politica che alimenta e asseconda il razzismo criminalizzando e segregando le minoranze più deboli. L?associazione chiede che la nuova Amministrazione comunale adotti un programma di integrazione sociale della comunità Rom che preveda l?equa dislocazione abitativa delle famiglie del 208, di Ciccarello e di Arghillà, il riconoscimento della loro identità culturale, l?inserimento scolastico dei minori e l?inserimento lavorativo dei giovani .
I maggiori esperti della cultura Rom, quali l’antropologo culturale Piasere e il sociologo francese Liegeois, sostengono da tempo che l’elemento più importante dell’identità Zingara non è il nomadismo, come erroneamente si pensa , ma la dislocazione ossia il vivere dislocati in mezzo alla comunità maggioritaria e in diretta relazione con questa.

?POLITICA E RAZZISMO?
Il comunicato della conferenza stampa di oggi, 24 maggio, relativo alle proposte dell’Opera Nomadi -sezione prov.le di Reggio Calabria rivolte alla futura amministrazione comunale (che si costituirà dopo le elezioni del 27 e 28 maggio)

In vista del prossimo confronto elettorale l?Opera Nomadi invita i candidati ad evitare la politica che alimenta e asseconda il razzismo criminalizzando e segregando le minoranze più deboli.
La ?diversità? è sempre più la caratteristica fondamentale della società moderna pertanto l?associazione chiede ai candidati di adot-tare una politica dell?inclusione delle minoranze la quale è l?unica capace di generare condizioni di benessere sociale.
Nello specifico si chiede che la nuova Amministrazione comunale adotti un programma di inclusione sociale della comunità Rom che preveda l?equa dislocazione abitativa delle famiglie del 208, di Cicca-rello e di Arghillà, il riconoscimento della loro identità culturale, l?inse-rimento scolastico dei minori e l?inserimento lavorativo dei giovani.
L?attuazione di questo piano garantirà finalmente la risoluzione della questione Rom, ma nello stesso tempo fornirà il modello di intervento efficace anche per altre minoranze etniche e sociali, consentendo pertanto la realizzazione di un piano efficace per eliminare il ?ghetto? di Arghillà che oggi concentra tutte le famiglie più svan-taggiate della città.

Il tipo di politica che proponiamo persegue l?inclusione sociale delle minoranze e in questo modo garantisce la sicurezza nella città attraverso la relazione e la garanzia dei diritti per tutti.
Questo modello si contrappone a quel tipo di politica libertaria e razzista che produce i ?poveri?, li criminalizza e poi con la scusa della sicurezza li emargina. Quanto proponiamo non è demagogia ma si fonda sui recenti orientamenti assunti dalle Istituzioni internazionali e dalla Scienza Sociale .

Il rapporto ONU sul razzismo in Italia, presentato il 15 marzo scorso dall?osservatore speciale Doudou Diène, ha sottolineato la necessità che la politica e i media combattano e non assecondino le diverse forme di discriminazione esistenti nel nostro paese.
Le Nazioni Unite hanno dedicato nel 2004 l?intero rapporto sullo sviluppo umano per dichiarare che il rispetto della diversità culturale è uno degli aspetti indispensabile per lo sviluppo umano nella odierna società-mondo.

Da qualche anno la Scienza Sociale sostiene che il modello abitativo del villaggio etnico e del concentramento di molti soggetti social-mente svantaggiati (reddito medio-basso, livello basso di istruzione, ecc?) non favorisce l’inclusione sociale ma sviluppa emarginazione generando fenomeni di degrado e di devianza.

Un gruppo di sociologi dell’Università di Napoli nella loro indagine condotta su Scampia (ghetto Napoletano nel quale sono presenti pure i Rom) e pubblicata nel 1999 hanno spiegato il fenomeno di forte emarginazione che caratterizza questo quartiere ricorrendo ad una teoria sviluppata dalla letteratura scientifica internazionale (il sociologo Wilson W.J. della scuola di Chicago) denominata “effetto concentrazione”. Secondo questa teoria il concentrare in un quar-tiere un numero elevato di famiglie che si trovano in una situazione di forte svantaggio sociale, significa concentrare gli elementi di svantaggio generando in tal modo una rete sociale molto debole nella quale non si può sviluppare inclusione sociale, ma si crea una forte accelerazione verso l’impoverimento e quindi verso l’emar-ginazione e la devianza.

Partendo da queste considerazioni la Scienza Sociale indica come modello abitativo necessario per lo sviluppo dell’inclusione sociale delle minoranze etniche e dei soggetti socialmente svantaggiati il mix etnico-sociale ossia la dislocazione equa di queste famiglie sul terri-torio in mezzo a soggetti diversi per etnia e appartenenza sociale .
Questa teoria scientifica si applica perfettamente anche per la comunità Rom visto che i maggiori esperti della cultura Rom, quali l’antropologo culturale Piasere e il sociologo francese Liegeois, sostengono da tempo che l’elemento più importante dell’identità Zingara non è il nomadismo, come erroneamente si pensa , ma la dislocazione ossia il vivere dislocati in mezzo alla comunità maggio-ritaria e in diretta relazione con questa.

Reggio Calabria, 24/05/2007

Il Presidente: Antonino Giacomo Marino

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Rom invalido insultato per anni dai vicini di casa

25 Maggio 2007 Commenti chiusi

Padova, 24 maggio. «Zingaro di m… , tornatene a casa tua». Dopo anni di insulti da parte dei vicini, Dragan Nikolic, un serbo di etnia rom che da decenni vive a San Carlo con la moglie e i tre figli, da tempo cittadino italiano, ha presentato denuncia ai suoi «persecutori» e, prima che accada qualcosa di grave, lancia un appello di solidarietà ai padovani. «Abito con la mia famiglia in una casa dell?Ater», spiega «mio figlio di tredici anni va a scuola alla Donatello. L?ultimo nato ha appena tredici mesi. Sono invalido, ma vado a lavorare ugualmente per mandare avanti la baracca. Tutto bene finché non sono venuti a vivere vicino a noi queste persone razziste. All?improvviso la mia vita è cambiata radicalmente. Gli insulti e le minacce sono all?ordine del giorno. Pochi giorni hanno aggredito mio figlio sulle scale del condominio. In quartiere mi conoscono in tanti, non ho dato mai fastidio a nessuno e ho sempre lavorato onestamente. Mi spaventa che all?Arcella si comincia a respirare un clima di intolleranza».

L?Opera Nomadi: un operaio serbo di etnia rom, da anni cittadino italiano, perseguitato da due vicini
ARCELLA, VENTI DI RAZZISMO
«Insulti e minacce alla mia famiglia, aiutatemi»
il mattino di Padova, 24 maggio. Felice Paduano

ARCELLA. «Zingaro di m… , tornatene a casa tua». E? il ritornello, accompagnato da altri insulti e minacce, che Dragan Nikolic, un serbo di etnia rom che da decenni vive a San Carlo con la moglie e i tre figli, è costretto ad ascoltare quando esce di casa (abita in via Cabrini) per andare a lavorare alla Molex-Zetronic. A tormentarlo sono due vicini, spesso in lite anche con altri coinquilini.
Nikolic, da tempo cittadino italiano, ha presentato denunciato ai suoi «persecutori» e, prima che accada qualcosa di grave, lancia un appello di solidarietà ai padovani. «Abito con la mia famiglia in una casa dell?Ater», spiega «mio figlio di tredici anni va a scuola alla Donatello. L?ultimo nato ha appena tredici mesi. Sono invalido, ma vado a lavorare ugualmente per mandare avanti la baracca. Tutto bene finché non sono venuti a vivere vicino a noi queste persone razziste. All?improvviso la mia vita è cambiata radicalmente. Gli insulti e le minacce sono all?ordine del giorno. Pochi giorni hanno aggredito mio figlio sulle scale del condominio. In quartiere mi conoscono in tanti, non ho dato mai fastidio a nessuno e ho sempre lavorato onestamente. Mi spaventa che all?Arcella si comincia a respirare un clima di intolleranza».
Il caso-Nikolic è ben noto alla presidentessa dell?Opera Nomadi: «La famiglia Nikolic è una delle tante che si è inserita nel tessuto citta-dino», afferma Renata Paolucci «e, agli occhi dell?amministrazione comunale, rappresenta un ottimo esempio di nomadi che hanno scelto di lavorare in un?azienda e vivere in una casa di mattoni e non più in una roulotte». «Purtroppo questa vicenda non è isolata. A Padova, specialmente nei quartieri in cui vivono più immigrati, si sta sviluppando una subcultura xenofoba e razzista. E? il frutto di molte pressioni, compresa la campagna generalizzata contro gli stranieri condotta da certe forze politiche».

IL PRE-GIUDIZIO E? ISTITUZIONALE
Opera Nomadi sezione di Padova
Sappiamo tutti che nessuno nasce con il pregiudizio (viene trasmesso da padre in figlio), alla cui base sta soprattutto la mancanza di conoscenza; non si riduce solo col buon senso ma con messaggi istituzionali forti che permettano alla società maggioritaria una conoscenza più approfondita di queste popolazioni e che agevolino quest?ultime nel processo di assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa a cui sono stati abituate troppo spesso e in cui si sono adagiate. E? necessaria, quindi, una riconciliazione nazionale che chiuda le ostilità, che avvii processi e iniziative, che permetta che venga riconosciuta la ricchezza derivante dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali per una ridefinizione degli stessi.
Oggi, purtroppo, i forti messaggi istituzioni che si susseguono a livello nazionale e locale vanno nella direzione opposta e anche questo episodio fa parte dei risultati.

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La casa per l?integrazione o per l?esclusione?

24 Maggio 2007 Commenti chiusi


Nell?immagine Rom Romeni nella loro dimora in Romania ed in Italia: Romania, uno dei Paesi più poveri d?Europa, l?Italia all?ottavo posto per ?benessere? fra le nazioni del pianeta. L?habitat, il luogo dove si vive, è direttamente connesso con la possibilità di integrazione o di esclusione sociale. I ?campi nomadi? e gli insediamenti abusivi, irregolari per legge, producono illegalità e disagio. Agli immigrati, per essere in ?regola? col permesso di soggiorno, e quindi accedere ai diritti di cittadinanza, serve un contratto di lavoro regolare che è strettamente vincolato alla residenza…

Habitat per Rom e Sinti
Archivio Romano Lil, 7 gennaio
L’indicazione politica dell?Opera Nomadi sull?habitat per Rom e Sinti a partire dallo smantellamento dei ?campi nomadi? (?lager istitu-zionali?), condannati anche dal Consiglio d?Europa come luoghi di ?segregazione razziale?, con redistribuzione abitativa concordata coi residenti e che metta la casa al primo posto: case, appartamenti, villaggi autoscostruiti, microaree attrezzate per famiglie allargate. A livello generale si potrebbe dire che la ?casa? riguarda soprattutto i Rom immigrati (come pratica usuale nei loro Paesi di origine) ed i Rom italiani, mentre le microaree attrezzate ed i villaggi residenziali riguardano soprattutto i Sinti italiani, ex-giostrai, abituati a ?cam-pine? e roulotte.

No al “patto di legalità” dei mega campi-nomadi
Archivio Romano Lil, 10 maggio
Roma 10 maggio. Con le deportazioni di massa non si risolvono i problemi di ordine pubblico. Secondo l?Opera Nomadi Lazio ?Il patto della legalità ed i mega-campi-nomadi sono una inutile misura che aumenterà l?insicurezza sociale in città, la devianza nelle comunità rom e lo sperpero di denaro pubblico?. Servono misure concrete per favorire l?integrazione dei Rom/Sinti: su habitat, lavoro e scolarizzazione dei minori – che sono i cittadini di domani.

Caro Walter: l?Opera Nomadi al sindaco di Roma
Archivio Romano Lil, 10 maggio
Roma, 21 maggio. ?Caro Walter?: l?Opera Nomadi propone al sindaco di Roma un ?patto sociale? che metta al primo punto l?avviamento al lavoro (mercati, musicisti di strada e cooperative) per i Rom. “Poteri speciali”: non al Prefetto ma all?Assessore al Lavoro. In questo quadro di solidarietà e regole l?Opera Nomadi è pronta a collaborare col Comune e col Governo per superare quella logica militare di cui è intriso il ?patto per la sicurezza?. “Patto per la sicurezza” che sembra riguardare i circa 15 mila Rom su una popolazione di circa tre milioni di persone.

Fotografia: a sinistra la modesta abitazione in Romania, a destra in Italia

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Rom e sicurezza (all’italiana)

23 Maggio 2007 1 commento


Roma, 22 maggio. “Rom e legalità”: la risposta al “patto di sicurezza” varato dal ministro dell’Interno Amato. Il comunicato di un gruppo di associazioni impegnate in prima linea nei “campi nomadi”: Caritas diocesana di Roma – Comunità di Sant?Egidio – Arci Solidarietà – Comunità di Capodarco ? Jesuit Refugee Service – FCEI. “La proposta di risolvere ?il Problema Rom? costruendo mega campi ?controllati? da 1000-1500 persone ?fuori del Raccordo? ci appare una palese violazione dei diritti umani della popolazione presa di mira. È grave sia la proposta in sé, sia il messaggio che essa contiene… Non si può utilizzare la popolazione Rom e Sinta, come falso bersaglio, anziché mettere a fuoco i reali problemi delle nostre peri-ferie? Diffondere una cultura della paura può produrre conflitti mag-giori e più violenti. Temiamo che i fantasmi liberati non si tratten-gano più. E’ la storia che lo insegna: oggi i grandi ghetti; e domani?”

Lettera aperta
>Rom e legalità

Il dibattito nazionale sulla sicurezza emerso in questi giorni sui media dopo la firma del ?Patto per Roma Sicura? tra il Comune di Roma e il Ministero dell’Interno ci sollecita ad alcune considerazioni.
Siamo organizzazioni che, a diverso titolo e da molto tempo, sono presenti accanto ai Rom e ai Sinti di Roma e di altre città italiane. Conosciamo bene i ?campi?, i ?villaggi? e i tanti ?non luoghi? in cui i Rom vivono nelle nostre città, e frequentiamo chi li abita. In questi giorni abbiamo sentito parlare dei Rom nelle maniere più stereotipate e persino fantasiose, spesso con toni ostili e talvolta apertamente intolleranti. Di fronte a queste manifestazioni preoccupanti, riteniamo più opportuno riflettere piuttosto che agire e parlare sull’onda dell’ultima esternazione.

IN ITALIA E IN EUROPA: DISCRIMINAZIONE E DIRITTI
E’ necessario riflettere, in primo luogo, sul numero complessivo dei Rom e Sinti presenti in Italia. Nonostante l’aumento dovuto, negli ultimi 6 anni, alle migrazioni di rom romeni, la percentuale totale di Rom e Sinti sul totale della popolazione in Italia rimane al di sotto dello 0,3% (di cui circa la metà cittadini italiani). Va inoltre ricordato che la popolazione Rom e Sinta ha una media di età molto bassa: quasi il 40% ha meno di 18 anni.
Può la sicurezza del nostro Paese essere messa in crisi da 150.000 persone di cui la metà bambini? Può veramente la sicurezza di Roma essere a rischio per 10.000 rom?
Forse non è superfluo ricordare che i Rom e Sinti sono presenti in quasi tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa e che il numero totale dei presenti in Italia è di gran lunga inferiore a quello di molti altri Stati (ad esempio Germania, Francia, Spagna). Sono spesso considerati dalla maggioranza della popolazione come ?altri?, come stranieri nei loro paesi natali e l’antigitanismo è una realtà diffusa, professata senza alcun pudore o memoria storica. La vita dei Rom e Sinti è caratterizzata dal disprezzo e dall’isolamento. L’apice atroce della persecuzione è stato raggiunto con l’immenso – e purtroppo spesso ignorato – olocausto di circa mezzo milione o più durante la seconda guerra mondiale.
Questa memoria ci invita alla vigilanza di fronte ad ogni manife-stazione di intolleranza, che suscita antichi fantasmi. L’ostilità allo zingaro fa spesso emergere nella mentalità corrente un universo di pregiudizi normalmente sommerso. Molte delle parole dette in questi giorni ? spesso in maniera incosciente ? creano allarmismo sociale in tessuti urbani difficili e ritornano allo stereotipo dello zingaro criminale-girovago.
La nostra Costituzione pone all’apice dell’ordinamento il principio di eguaglianza e tutela le minoranze; ne garantisce l’accesso all’istru-zione, la promozione e il pieno sviluppo della persona umana a qualsiasi formazione sociale appartenga. Questi orientamenti costituzionali impegnano la coscienza democratica a rispondere con fermezza a un clima intollerante e irrazionale, che si nutre di pregiudizi antichi e di nuove avversioni.

LA SITUAZIONE A ROMA
Non si può utilizzare la popolazione Rom e Sinta, come falso ber-saglio, anziché mettere a fuoco i reali problemi delle nostre periferie. Siamo cittadini di questa metropoli e come i nostri concittadini crediamo che la sicurezza e la legalità siano un diritto per tutti; anche per Rom e Sinti. Ma non crediamo alla logica dei capri espiatori. Dire che l’illegalità a Roma e nelle grandi città sia un problema di Rom, immigrati e prostitute ci sembra fuorviante della realtà e fa tornare alla mente fantasmi del passato. La proposta di risolvere ?il Problema Rom? costruendo mega campi ?controllati? da 1000-1500 persone ?fuori del Raccordo? ci appare una palese violazione dei diritti umani della popolazione presa di mira. È grave sia la proposta in sé, sia il messaggio che essa contiene.
I rom e i sinti che vivono a Roma non sono nomadi, ma stanziali (sebbene vittime di continui sgomberi) e aspirano ad una soluzione abitativa stabile. Ciò è dimostrato dalle centinaia di famiglie che so-no in lista d’attesa nelle graduatorie per l’assegnazione di case po-polari. Per giunta 5000 di loro vivono a Roma da più di trenta anni.
Ormai, basta parlare di ?soluzioni temporanee?del genere:?stanno un po’ qui e poi si spostano?! E’ questa mentalità che ha fatto crescere più di due generazioni di Rom nelle discariche delle nostre periferie, senza servizi essenziali, in situazione simile alle metropoli del Terzo Mondo. Il fatto che il degrado e la marginalità sociale spingano alla devianza non è certo imprevedibile.
Già oggi, e ormai da tempo, i ?campi? rom riconosciuti (cioè tutti, a parte i ?non luoghi? di baracchette) sono fuori o a ridosso del GRA. La novità della proposta dunque non è nell’ubicazione dei luoghi, ma nel messaggio: ?accanto ai Rom e ai Sinti non si può vivere?, e perciò vanno isolati. Esattamente il contrario di quello che il Comune ha fatto in questi anni con le politiche di scolarizzazione, inclusione sociale, avviamento al lavoro. Esattamente il contrario di quanto approvato dal Consiglio Comunale nel 2005 con il cosiddetto ?Piano Rom? (che prevedeva una ?progressione? abitativa da grandi campi di prima accoglienza, a piccoli campi per nuclei familiari, fino ?all’uscita? dal campo e all’inserimento in abitazioni). Esattamente il contrario di quanto raccomandato dai vari organismi dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa, preoccupati di una recrudescenza del razzismo verso i rom [1]; e di ciò che ha raccomandato il Comitato europeo per i diritti sociali presso il Consiglio d?Europa nella ?Decisione del merito? del 7.12.05 [2]. Ma è soprattutto l’esatto contrario di quanto raccomandato dall’Ecri (Commissione Europea contro il Razzismo e l’intolleranza) nel suo ?Terzo rapporto sull’Italia? del 16.12.05, in cui si legge:
?L’Ecri riafferma che le autorità italiane non dovrebbero basare le loro politiche relative ai Rom e ai Sinti sul presupposto che i membri di tali gruppi preferiscono vivere come nomadi. Raccomanda viva-mente alle autorità italiane di affrontare la questione dell’alloggio delle popolazioni Rom e Sinti in stretta collaborazione con le comunità stesse, e raccomanda che l’obiettivo sul lungo periodo delle politiche abitative dovrebbe essere quello dell’eliminazione dei campi nomadi?.

UN PATTO PER L’INCLUSIONE SOCIALE
Vorremmo risposte efficaci a problemi veri. L’impegno di spesa per attuare il ?Patto per Roma Sicura? è di tutto rispetto (sono stati già stanziati 15 milioni di Euro). Avremo più controlli di polizia e più agenti impegnati; ma quanti assistenti sociali, quante risorse economiche e quali strumenti di inserimento sociale in più? Siamo disponibili, come sempre, a collaborare nel progettare insieme queste risposte, convinti che non esista altra strada che prescinda dall’integrazione sociale. Proponiamo, quindi, un patto nel quale la sicurezza di tutti venga perseguita mediante l’inclusione sociale. Innanzitutto bisogna partire dai bambini e dai giovani. Proponiamo misure concrete e decisive per la promozione umana dei piccoli ? spesso prime vittime degli sgomberi che ne interrompono il faticoso processo di integra-zione scolastica ?. Riteniamo che tutti i bambini Rom e Sinti presenti sul territorio debbano essere iscritti a scuola; chiediamo che il diritto allo studio sia garantito anche con l’attribuzione di borse di studio che premino la frequenza e l’impegno; chiediamo misure efficaci per la tutela e la promozione delle donne Rom e Sinti e per il loro inserimento nel mondo del lavoro. Chi commette reati sia sanzionato secondo le leggi: frequentando ogni giorno i ?campi? saremo noi i primi ad esserne contenti! Ma non criminalizziamo un intero popolo.
Diffondere una cultura della paura può produrre conflitti maggiori e più violenti. Temiamo che i fantasmi liberati non si trattengano più. E’ la storia che lo insegna: oggi i grandi ghetti; e domani?

Roma, 22 maggio
Caritas diocesana di Roma – Comunità di Sant?Egidio – Arci Solidarietà – Comunità di Capodarco ? Jesuit Refugee Service – FCEI

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[1] Ad esempio quanto affermato dalla risoluzione del Parlamento Europeo sulla protezione delle minoranze e le politiche contro la discriminazione nell?Europa allargata nel 2005, in cui si legge:

(si) ritiene che (la comunità dei Rom e Sinti) necessiti di una protezione speciale essendo diventata, a seguito dell’allargamento, una delle minoranze numericamente più importanti nell’UE ed essendo stata, in quanto comunità, storicamente marginalizzata ed ostacolata nel suo sviluppo in taluni settori chiave: la cultura, la storia e le lingue Rom sono spesso trascurate o denigrate;

(si) rileva che i Rom subiscono la segregazione razziale nell’ambito dell’istruzione e spesso rischiano di essere ingiustamente collocati in istituti per disabili mentali, sono oggetto di discriminazioni per quanto riguarda la fornitura di alloggi, l’assistenza sanitaria e i servizi pub-blici, registrano elevati tassi di disoccupazione, le autorità pubbliche spesso non ne riconoscono i diritti e sono inoltre politicamente sottorappresentati;

[2] quando ha affermato: ?persistendo nella sua pratica di mettere i Rom e Sinti nei campi, il Governo (italiano) ha fallito nel prendere in considerazione tutte le differenze rilevanti o di prendere misure ade-guate per assicurarsi che essi abbiano accesso ai diritti e ai benefici collettivi che devono essere disponibili a tutti?, e concludendo che:
- la scarsità e l?inadeguatezza dei campi sosta per Rom e Sinti nomadi costituisce una violazione dell?Articolo 31§1 della Carta, letto con-giuntamente all?Articolo E
- gli sgomberi forzati e le altre sanzioni ad essi associati costitui-scono una violazione dell?Articolo 31§2 letto congiuntamente all?Articolo E;
- la mancanza di soluzioni abitative stabili per Rom e Sinti costituisce una violazione dell?Articolo 31§1 e dell?Articolo 31§3 della Carta, letti congiuntamente all?Articolo E.

Riferimenti: ?Patto di sicurezza?: rassegna stampa

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Caro Walter: l?Opera Nomadi al sindaco di Roma

21 Maggio 2007 Commenti chiusi

Roma, 21 maggio. “Caro Walter”: l’Opera Nomadi propone al sindaco di Roma un “patto sociale” che metta al primo punto l’avviamento al lavoro (mercati, musicisti di strada e cooperative) per i Rom. "Poteri speciali": non al Prefetto ma all’Assessore al Lavoro. In questo quadro di solidarietà e regole l’Opera Nomadi è pronta a collaborare col Comune e col Governo per superare quella logica militare di cui è intriso il “patto per la sicurezza”. "Patto per la sicurezza" che sembra riguardare i circa 15 mila Rom su una popolazione di circa tre milioni di persone.

I COSTI ECONOMICI (per esempio)
I costi economici dei "villaggi" da mille persone sono di circa un milione di euro all’uno, più le spese per il presidio permanente della polizia, della gestione campo e varie. Con un milione di euro si potrebbero ristrutturare casolari dismessi, appartamenti di edilizia pubblica, case cantoniere, utilizzando l’esperta manodopera romena (i Rom caramizari sono proprio Rom muratori) e agevolare gli affitti per le stesse famiglie favorendo processi di integrazione sociale invece che tenerle presidiate in villaggi di segregazione etnica.

Patto della sicurezza e megacampi-nomadi:
CARO WALTER COLLABORIAMO!
LA DEVIANZA SI BATTE CON IL LAVORO

Roma 21 maggio. Il sindaco ha deciso di ricevere l’Opera Nomadi, e’ questa la notizia che l’Assessora Milano ha comunicato alla nostra Associazione trovando immediata disponibilità da parte nostra.
Chiederemo che con noi possa partecipare il Dr. Geraci l
’esper-tissimo Medico – cresciuto alla scuola sociale di Luigi Di Liegro – che dirige l’Area Sanitaria della Caritas e con cui avviare un programma di vaccinazione di massa delle migliaia di Minori Rom Rumeni di Roma che non vi hanno mai avuto accesso, malgrado la denuncia dell’Opera Nomadi risalga, ufficialmente, già all’estate 2004.
In preparazione dell
’incontro operativo con il Sindaco, domani sera l’Opera Nomadi incontrerà i capifamiglia - fra i Rom Balcanici della città – più autorevoli per recepire ulteriori loro proposte da riportare al Primo Cittadino.

Ribadiamo quindi:

1) PROTEZIONE CIVILE subito nei campi “abusivi” (anche quelli sul Tevere) assieme ai Servizi Sociali del Comune ed ai N.A.E. (il nucleo altamente professionale dei Vigili Urbani) per soccorrere , in un sistema di solidarietà e regole congiunte, le sventurate popolazioni Rom, ciò in attesa del piano di delocalizzazione con autocostruzioni controllate ed affitti agevolati su tutto il territorio laziale;

2) STABILIZZAZIONE DEI VILLAGGI GIA’ ESISTENTI dotandoli di case adeguate alle normalmente numerose famiglie ROM e favorendo in ogni modo il rapporto con la Città;

3) Dotare ogni villaggio esistente di asili-nido sull’esempio del Villaggio di Via della Cesarina , con l’autogestione delle stesse madri Romnià e di una insegnante-educatrice professionale;

4) POTERI SPECIALI NON AL PREFETTO MA ALL’ASSESSORE AL LAVO-RO DANTE POMPONI perché possa potenziare:

A) i MERCATI già esistenti (sono tre ma la Cooperativa dei Rom/Sinti ne ha proposti altrettanti e per altri due giorni oltre l’attuale aper-tura domenicale);
B) riaprire l
’ottimo ed apprezzato progetto di RACCOLTA DIFFE-RENZIATA abbandonato dall’Assessore Esposito;
C) LEGALIZZAZIONE MUSICISTI di STRADA il cui regolamento giace nei cassetti dell
’Assessore Di Francia da tempo e già approvato dalle Commissioni Comunali congiunte;
D) potenziamento della COOPERATIVA delle DONNE ROM, già esi-stente in locali del Comune di Roma;

5) CAMPAGNA di VACCINAZIONE di MASSA a Roma dei Minori Rom Rumeni gestita da ASL, CARITAS-Sanità, con la mediazione dei porta-voce Rom, della Comunità di S.Egidio e dell’Opera Nomadi;

6) UNITA’ di STRADA per la riduzione del danno derivante dalle varie forme di devianza minorile e conseguentemente per l’avviamento alla scolarizzazione delle migliaia di minori Rom Rumeni già esclusi senza motivazioni dal Dipartimento Scuola del Comune di Roma malgrado ben due volte fra il 2004 ed il 2005 la Commissione Comunale Scuola si fosse pronunciata in tal senso; tale equipe dovrebbe essere guidata dal V° Dip.to e dotata di Mediatori Rom opportunamente formati tramite l’Opera Nomadi, la Caritas e la Comunità di S.Egidio; la stessa UNITA’ dovrebbe rapportarsi permanentemente all’Ufficio Mendicità del Dipartimento Comunale e tramite esso ai suddetti Centri Rumeni per un progressivo rimpatrio presso le Città e Famiglie di appartenenza;

7) LOTTA SENZA QUARTIERE ai pochi, ma aggressivi, gestori della MERCIFICAZIONE SESSUALE nelle Comunità Rom e, sulle strade, ai loro clienti cittadini romani;

8) ROMANIA; che il Sindaco possa essere accompagnato in Romania dal SottoSegretario CENTO (nonché da un esperto che medierà con le Comunità Rom del luogo) e dagli esperti economici governativi italiani che studino immediatamente la situazione dell’economia delle città di Craiova, Turnu Severin e Calarasi (è inutile recarsi dal Sindaco di Bucarest in quanto sono pochissimi i Rom della Capitale nella ns. Città, ma bisogna rapportarsi a quelli di queste altre Città) per concordare gli interventi del Governo Italiano finalizzati al rilancio immediato dell’economia di quelle Città, spesso sfruttate (come ha denunciato da tempo la CGIL) proprio dall’imprenditoria italiana; rapporto diretto del V° Dip.to con i 10 centri per Minori Rom che il Governo Rumeno ha aperto da almeno un anno alla frontiera sud per l’accoglienza ed il rientro nelle famiglie di provenienza dei minori Rom fermati ogni giorno; in un rapporto di sei mesi fà il Governo Rumeno lodava la completa collaborazione di quello austriaco e lamentava la totale indifferenza di quello italiano ; il Comune di Roma ed il Governo Italiano dovranno/potranno mantenere in Romania, con sede nella più grande delle tre città, un esperto che coordini tutte le attività riguardanti gli investimenti sul lavoro per i ROM ed il rimpatrio di minori e famiglie.

Caro Walter,
in questo quadro di regole e solidarietà l’Opera Nomadi è pronta a collaborare con te ed il Governo Italiano per superare quella logica militare che non appartiene alla tua cultura

Opera Nomadi Sezione del Lazio
Ente Morale (D. P. R. 26/03/70 n. 347)
Via di Porta Labicana, 59 –00185 Roma
tel. 06/44700166
– 44701860
operanomadilazio@yahoo.it

Riferimenti: Patto di Sicurezza: deriva italiana

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Xenofobia contro i Rom e strumentalizzazione della paura

19 Maggio 2007 Commenti chiusi


18 maggio, Fulvio Vassallo P. Le misure annunciate dal Piano Amato per la sicurezza si tradurranno presto in nuovi interventi repressivi che incrementeranno la clandestinizzazione dei migranti irregolari. Tra gli obiettivi principali di questi interventi repressivi, sono le Minoranze Nazionali Rom, destinate anche da questo governo ad essere oggetto di discriminazione, emarginazione e segregazione.

PROPOSTE
?Ai Rom e ai Sinti deve essere riconosciuto lo ?status? di minoranza nazionale e che siano attuate e favorite politiche di integrazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale in loro favore. Vanno attuate politiche di accoglienza a favore dei Rom Europei, presenti attualmente in Italia e sia concertata una politica europea capace di rimuovere le cause che provocano la migrazione dal loro Paese.
Occorre una procedura di regolarizzazione a favore dei Rom nati in Italia. Una legalizzazione che vada nella direzione del diritto di cittadinanza e che metta in regola, e dia quindi visibilità e corpo sociale, ai Rom, anche di terza generazione, nati e vissuti in Italia ma che non hanno accesso ai servizi fondamentali perché considerati clandestini e quindi senza nessun diritto di cittadinanza attiva. Anzi espellibili in ogni momento in cui vanno a rivendicare diritti umanitari. E sono decine di migliaia. Una condizione di soggiorno regolare è il più forte deterrente verso la commissione di reati, e consente un ingresso legale nel mondo del lavoro”.

XENOFOBIA CONTRO I MIGRANTI
E STRUMENTALIZZAZIONE DELLA PAURA

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università degli Studi di Palermo
Melting Pot, venerdì 18 maggio. Estrapolazione dall?articolo.

>Per i diritti del popolo Rom, per la sicurezza di tutti
Le misure annunciate dal Piano Amato per la sicurezza si tradurranno presto in nuovi interventi repressivi che incremen-teranno la clandestinizzazione dei migranti irregolari, e spezzeranno quei progetti di intervento sociale che con grande difficoltà stanno tentando di recuperare una effettiva valenza dei diritti di cittadinanza di tutte le persone migranti nel rispetto della legalità e della convivenza civile.

REPRESSIONE VERSO I ROM
Tra gli obiettivi principali di questi interventi repressivi, che si dispiegheranno in tutta la loro violenza nelle prossime settimane sono le Minoranze Nazionali Rom, denominate ?zingari? e ?nomadi? in maniera dispregiativa ed etnocentrica, destinate anche da questo governo ad essere oggetto di discriminazione, emarginazione e segregazione. L?Italia continua a negare ai Rom e Sinti l?applicazione della ?Carta Europea sulle Minoranze Etnico Linguistiche? che tutela le lingue minoritarie e nega la Convenzione Quadro per le Minoranze Nazionali. I frequenti interventi espulsivi praticati dai sindaci e dai prefetti negano ogni giorno che passa il diritto alla residenza, il diritto alla sanità, il diritto alla scuola, il diritto al lavoro. Nessun inter-vento di integrazione e di sostegno pubblico in favore dei campi rom, che oggi si minaccia di ?delocalizzare? oltre i confini della cinta urbana.

SITUAZIONE DRAMMATICA PER I ROM IMMIGRATI
In questa situazione drammatica i Rom provenienti da Bosnia, Confederazione Yugoslava, Croazia, Bulgaria, Romania, Polonia, subiscono politiche discriminatorie, una esclusione sociale sempre più grave e diffusa, anche quando si tratta di cittadini neocomu-nitari. Famiglie intere sono fuggite dai loro paesi d?origine per i conflitti etnici e le guerre civili che l?Europa non ha saputo impedire e l?Italia nega loro i più elementari diritti. Segregati nei ?campi nomadi? delle grandi città italiane, e non solo, i Rom Europei vivono situazioni spesso inumane senza acqua, luce e servizi igienici, costretti a mendicare per le strade il sostentamento giornaliero. Adesso con le misure annunciate dal Ministro Amato si potranno attendere altre deportazioni di massa, non solo oltre i confini delle città, ma anche nei paesi di provenienza, come nel caso dei Rom espulsi da Rutelli a Roma nel 2000, e poi risarciti dal governo Berlusconi dopo l?intervento della Corte europea dei diritti dell?uomo.

DIFESA LEGALE CONTRO LE DEPORTAZIONI
Quella stessa opportunità di difesa legale , fino alla Corte Europea dei diritti dell?uomo, garantita allora ai rom deportati nel 2000 in Bosnia va oggi assicurata a tutti i Rom che nei prossimi giorni saranno oggetto di operazione di delocalizzazione, di fatto una vera e propria deportazione, una rappresaglia da parte della polizia, in nome di quella parte dell?opinione pubblica che reclama la applicazione della legge del taglione.

STATUS DI MINORANZA NAZIONALE
Ai Rom e ai Sinti deve essere riconosciuto lo ?status? di minoranza nazionale e che siano attuate e favorite politiche di integrazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale in loro favore. Inoltre, chiediamo che siano attuate politiche di accoglienza a favore dei Rom Europei, presenti attualmente in Italia e si concerti una politica europea capace di rimuovere le cause che provocano la loro immigrazione nel nostro Paese, promuovendo leggi che facciano proprie le disposizioni della Raccomandazione n.1557/2002 del Consiglio d?Europa.

REGOLARIZZAZIONE DEI ROM NATI IN ITALIA
Occorre una procedura di regolarizzazione a favore dei Rom nati in Italia. Una legalizzazione che vada nella direzione del diritto di cittadinanza e che metta in regola, e dia quindi visibilità e corpo sociale, ai Rom, anche di terza generazione, nati e vissuti in Italia ma che non hanno accesso ai servizi fondamentali perché considerati clandestini e quindi senza nessun diritto di cittadinanza attiva. Anzi espellibili in ogni momento in cui vanno a rivendicare diritti umanitari. E sono decine di migliaia. Una condizione di soggiorno regolare è il più forte deterrente verso la commissione di reati, e consente un ingresso legale nel mondo del lavoro.

CITTADINANZA E CARTA DI SOGGIORNO
Va riconosciuto il diritto di cittadinanza per tutti gli ?stranieri? nati e residenti in Italia da almeno dieci anni e la ?carta di soggiorno? per i Rom che abitano in Italia da almeno 5 anni, a prescindere dai contratti di lavoro e dai certificati di residenza. Prima di procedere al superamento dei campi nomadi, i diversi gruppi di rom, a seconda delle loro esigenze, vengano sistemati in habitat decorosi: alloggi, case o microaree residenziali a dimensioni di famiglie allargate, scelti in concorso con gli interessati, praticando politiche che si confrontino con le istanze delle comunità locali.
La estensione dello stato sociale deve mettere fine alla guerra tra poveri innescata dalle politiche di governo del territorio da parte del centro-destra.

RIPRENDERE LA MOBILITAZIONE ANTIRAZZISTA
Il Piano sicurezza del ministro Amato costituisce la premessa di un ripristino delle peggiori prassi di esclusione e di deportazione che già il precedente governo ci aveva fatto conoscere.
Non siamo in una condizione di deflagrante razzismo, ma in una meno nitida, di strisciante xenofobia in cui la paura si riversa su chi è più vulnerabile, più marginale, più ricattabile. A disagio e malcontento dei cittadini, vittima dei tagli allo stato sociale e della precarietà nel mercato del lavoro, si offrono come unica risposta, ordine, pulizia e ?legalità?.
Occorre riprendere la mobilitazione antirazzista e recuperare un rapporto diretto tra le associazioni e le comunità immigrate. Si devono attivare a livello regionale strutture di difesa legale e di denuncia, pronte ad intervenire in tempo reale, davanti ad iniziative di stampo puramente repressivo che calpestino i diritti fondamentali dei migranti, così come sono riconosciuti anche dalla nostra Costi-tuzione e dalle Convenzioni internazionali.
Di fronte alla dilagante xenofobia occorre immaginarsi e praticare un nuovo movimento antirazzista capace di difendere i diritti dei migran-ti ed i diritti delle fasce sociali più deboli. Un percorso che va oltre le ?Carte? le leggi, i governi e forse anche oltre le forme di aggregazione, di rappresentanza e di comunicazione che noi stessi siamo riusciti a praticare finora.

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Un appello contro la xenofobia

18 Maggio 2007 Commenti chiusi


Il giornale La Repubblica, dopo la pubblicazione di una lettera inviata da un “elettore di sinistra, divenuto razzista a causa dell’illegalità prodotta dagli immigrati”, ha aperto un forum sulla versione online del quotidiano. L?associazione Lunaria pubblica un appello, da sottoscrivere tramite mail, che chiede alla politica e alla stampa di non prestare il fianco a campagne xenofobe e sicuritarie.

LUNARIA
Lunaria è un’associazione senza fini di lucro, laica, indipendente e autonoma dai partiti nata nel 1992 che svolge attività di ricerca, formazione e comunicazione sui temi dell’economia solidale e del terzo settore, delle migrazioni e della globalizzazione e promuove iniziative di volontariato internazionale e di politiche giovanili. Attraverso le sue attività Lunaria sperimenta nuove forme di partecipazione attiva e di trasformazione sociale ispirate ai principi della giustizia e della solidarietà sociale, della partecipazione democratica alla vita della comunità, della garanzia dei diritti civili, sociali e umani in ambito nazionale e internazionale.

RAZZISMO, LA RICERCA PERENNE DEL CAPRO ESPIATORIO
Lunaria

Dopo aver pubblicato in prima pagina una lettera intitolata ?Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista? e la risposta acquie-scente di Corrado Augias, il quotidiano ?La Repubblica? ha avviato il 7 maggio un forum on line, inaugurato da una domanda faziosa e fuorviante: ?E? razzismo chiedere di rispettare le leggi??.

Si tratta, in realtà, dell?avvio di una campagna che sovrappone artifi-ciosamente temi e questioni indipendenti fra loro e il cui fine sembra essere il sostegno alla cultura sicuritaria del nascente partito democratico.

Come cittadini e cittadine di sinistra, respingiamo l?assioma, soste-nuto dal Ministro Amato in un?intervista pubblicata lo stesso giorno dal medesimo quotidiano, secondo il quale per accrescere il consenso dell?opinione pubblica la sinistra italiana avrebbe di fronte a sé una sola strada: far proprio l?approccio sicuritario e poliziesco proposto dalle destre in Italia ed esemplificato dalla vittoria in Francia di Sarkozy, il quale avrebbe vinto perché ?ha affermato l?esigenza di una grande difesa dalla criminalità e dalle invasioni straniere?.

E? un?operazione politica e culturale che conosciamo bene. Da tempo le destre, per calcolo o vocazione, cavalcano in modo demagogico il tema della sicurezza sovrapponendolo a quello delle politiche migratorie. Spesso la sinistra ha cercato d?imitarle o se ne è fatta ricattare, mostrando così la propria subalternità culturale.

Il tema della sicurezza sociale sembra scomparso dall?agenda politica in favore di altre priorità: non riduzione delle disuguaglianze sociali, non politiche sociali, di redistribuzione del reddito, di risoluzione del disagio abitativo, di riqualificazione delle periferie urbane, di miglioramento della legislazione sul lavoro, ma l?irrigidimento delle politiche migratorie, l?aumento delle forze di pubblica sicurezza, l?incremento del ricorso alla repressione.

In questo contesto, la figura dello straniero è scelta deliberatamente come capro espiatorio su cui proiettare le contraddizioni sociali. I mass media assecondano l?operazione: i titoli allarmistici su episodi di cronaca nera che hanno come protagonisti cittadini stranieri fanno vendere molto di più di quelli che segnalano i casi ?nella realtà ben più numerosi- in cui gli stranieri sono vittime.

Noi non ci stiamo: la presenza di cittadini stranieri nel nostro paese non è la causa del peggioramento delle nostre condizioni di vita; la sicurezza delle nostre città dipende molto più dalle condizioni sociali ed economiche dei cittadini e dalle politiche promosse per migliorarle che dal numero di operatori di pubblica sicurezza sul territorio.

Sollecitiamo i membri del Governo, i rappresentanti delle istituzioni, gli intellettuali a prendere le distanze da campagne di tal fatta, venate da demagogia e intolleranza.

Invitiamo i cittadini e le cittadine democratiche a discutere e a contrastare in ogni occasione la logica del capro espiatorio, nemica della pacifica convivenza fra cittadini di diversa origine.

Chiediamo ai media democratici di non prestare il fianco a campagne di stampo xenofobo e razzista e di avviare su questi temi una riflessione d?ampio respiro culturale.

FIRMATARI
Annamaria Rivera (antropologa, Università di Bari), Maria I. Macioti (sociologa, Università degli studi di Roma “La Sapienza”), Goffredo Fofi (Rivista Lo straniero Roma), Enrico Pugliese (Direttore Istituto per le ricerche sulla popolazione e le politiche sociali ? IRPPS, CNR -), Marcello Maneri (Università Milano Bicocca), Fabio Quassoli (Università Milano Bicocca), Walter Peruzzi (direttore ?Guerre&Pace?), Gigi Perrone (Università di Lecce), Sandro Mezzadra (Università di Bologna, Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia), Gigi Sullo (Carta), Paolo Nori (scrittore), Luca Queirolo Palmas (Docente di sociologia delle migrazioni, Università di Genova), Franco Ferrarotti, Adriano Prosperi (Scuola Normale Superiore di Pisa), Ivan Della Mea (giornalista, scrittore e cantautore), Grazia Naletto (Lunaria), Virginia Valente (Progetto diritti), Alessia Montuosi (senza confine), Daniela Consoli (Avvocato A.S.G.I.), Mercedes Frias (Parlamentare R.C.), Luciana Menna (Roma), Giuseppe Faso (Centro Interculturale Empolese Valdelsa), Filippo Miraglia (Arci), Udo Enweurezor (Firenze), Moreno Biagioni (Anci Toscana), A.S.G.I. (Associazione per gli studi giuridici sull?immigrazione), Gianfranco Schiamone (Ics), Fabio Laurenzi (COSPE), Luciano Scagliotti (Enar), Carlo Cartocci (Responsabile Dipartimento Italiani nel mondo Prc), Andres Barreto (Ass. Riva Sinistra), Stefano Galieni (Coordinatore Dipartimento Immigrazione PRC), Fabio Marcelli, Alessandro Messina (Roma), Associazione Giuristi Democratici, Elena Spinelli (assistente sociale), Carlo Postiglione (Sindacalista CGIL), Giulio Marcon (Lunaria), Marco Capecchi (Direttore Generale Comune Lastra a Signa)?

Per adesioni: antirazzismo@lunaria.org

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Augias, non mi aiuti. Sono razzista anch’io?

17 Maggio 2007 Commenti chiusi


?Verso la sottorazza degli italiani, gli utili italioti. Una risposta di maniera al quotidiano ?La Repubblica? che con la pubblicazione della lettera ?Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista? (a causa delle illegalità commesse dagli immigrati) e la risposta acquiescente di Corrado Augias, ha avviato il 7 maggio scorso una campagna mediatica faziosa e fuorviante su ?razzismo e legalità?.

AUGIAS, NON MI AIUTI. SONO RAZZISTA ANCH’IO.
L?Espresso Blog, 8 maggio

Gentile Augias,
ho 42 anni, non lavoro da tre, sono una persona colta, leggo ben più di due quotidiani in un giorno, leggo molti libri, qualcuno lo scrivo, mi interesso di politica, sono comunista, ho insegnato alle mie figlie ad essere semplicemente persone per bene, così come i miei genitori hanno insegnato a me, lotto quotidianamente contro l’avvento del berlusconismo e dell’idiozia indotta dalla televisione, non guardo Ballarò, Matrix, Vespa dove le chiacchiere insulse diventano grida, che nessuno capisce e lo spettatore subisce.
Ma questo è un altro discorso e quindi torno subito a me ed alla mia richiesta di aiuto.
Da una decina d’anni sono diventata una grandissima razzista. Detesto la sottorazza dell’italiano, detesto fortemente l’italiota.
Sono state tante le molle che hanno fatto scattare questo mecca-nismo, a partire da quella data in cui, essendo dichiaratamente comunista persi il lavoro presso un’ente direttamente collegato ad un ministero del governo Berlusconi con questa motivazione: ?Se ti faccio un altro contratto trimestrale, poi sono costretto ad assumerti a tempo indeterminato, e se lo faccio…?
Sono diventata razzista a causa del continuo stillicidio di fatti letti, di violenza vista, di sicumera da impunità, di moralità calpestata, di identità violata e violentata, di fatti visti su un tram o su una metro, e io non ci posso andare a spendere 10 euro per mangiarmi un panino a Fontana di Trevi.
La violenza vista negli stadi, fatta di svastiche e croci celtiche, di braccia tese a mo’ di fascisti per esultare per un gol, di ragazzini morti allo stadio.
Sicumera da impunità mostrata a torace gonfio, nonostante la pancera da chi forse s’è pure ritoccato la mascella per apparire un po’ più padrone del Parlamento italiano; luogo sacro nel quale l’impunito s’è scritto leggi su misura per evitare il carcere e i processi. Ho visto martoriare il già martoriato codice penale, deridere la legalità. Sono diventata razzista nei confronti dell’italiota che pur avendo sempre evaso il fisco, ha continuato a gridare ?Vogliamo meno tasse? che meno di così si muore. Sono diventata razzista guardando le bestie che si dichiaravano razziste andare a puttane bambine straniere, o schiavizzare esseri umani extracomunitari per arricchirsi selvaggiamente.
Sono diventata razzista quando gli italioti hanno creato comitati in difesa di madri che avevano ucciso i propri figli, e solo per questo sono diventate star televisive.
Sono diventata razzista quando un branco di ragazzini italiani, figli di italiani ha violentato una bambina di undici anni, o un’altra di quat-tordici. Sono razzista quando l’italiota figlio di italioti schiaffeggia, deride, umilia un ragazzo debole e lo filma col telefonino, per poterlo esporre su YouTube. Quando il nipote ammazza il nonno, per andare a fare la bella vita a Montecarlo.
Sono razzista anche io quando in tram o su un bus vedo i bianchis-simi e italiotissimi figli di italiani, con i pantaloni chiappe fuori di ordinanza, sputare, incidere i sedili con i taglierini, non far sedere anziani o donne incinte (non necessariamente nere o gialle o blu) e soprattutto quando stanno sbracati su due sedili e non si schiodano nemmeno a pagarli; li detesto al punto che d’istinto gliele spezzerei le zampe.
Sono molto razzista verso gli italioti che scrivono una marea di luoghi comuni (passatemi il termine minchiate) a Augias, e potrei diventare anche razzista nei confronti di Augias, che pubblicandole, alimenta questa assurda dilagante idiozia.

Rita Pani

________la lettera di riferimento_______

Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista
Archivio Romano Lil, 12 maggio
?Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista?: la lettera di Claudio Poverini, pubblicata da ?la repubblica? il 7 maggio scorso e che ha aperto un dibattito mediatico sulla questione sicurezza e legalità, se siano esse di sinistra o di destra. Sicurezza e legalità che sembrano messe in pericolo soprattutto dai reati commessi dagli immigrati: ?Sta crescendo ogni giorno di più l’intolleranza, sta montando l’odio per lo straniero e nessuno fa nulla per spegnere queste pericolosissime braci?.

Immagine: da disegno di Marjane Satrapi

Riferimenti: Allarme sicurezza: l?Italia s?è destra

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Noi dell’Opera Nomadi: a Bologna

16 Maggio 2007 Commenti chiusi


Bologna, 13 maggio. ?U baro drom?, la lunga strada per l?integrazione. Una ordinaria domenica di maggio per i volontari dell?Opera Nomadi che, in bici, in treno, in macchina, arrivano a Bologna dall?Emilia e dal resto d?Italia per il Coordinamento Regionale Opera Nomadi. Presenti le sezioni di Rimini, Ferrara, Bologna, Carpi-Modena, Reggio Emilia assente giustificata, con Vintila da Milano, Arif Tahiri da Fano, il Presidente da Roma, la vice-presidente da Padova, il direttore di Romano Lil da Rovigo.

LO STATUTO CON-DIVISO
Il Consiglio Nazionale nella concreta applicazione dello Statuto sta sostenendo ove possibile il Coordinamento delle Sezioni.
In questo senso il Presidente e la VicePresidente Nazionali ed il Direttore di Romano Lil hanno effettuato un lungo giro di lavoro che li ha portati ad incontrarsi con le Sezioni nelle Marche, in Emilia ed a Firenze fra l?11 ed il 13 Maggio nonché, ovviamente con le Comunità dei Sinti Italiani e dei Rom Balcanici di quei territori.
In particolare, il Coordinamento dell?Emilia Romagna ha messo in rete, in modo pratico e com-partecipato, le risorse e le energie per una partecipazione sempre più attiva ai progetti di integrazione dei Rom/Sinti, a sostegno delle sezioni più in difficoltà. Un Coordina-mento fatto di persone, di conoscenze, di proposte, di fratellanza-phralipè Opera Nomadi.

LA PARABOLA COME MAPPA DELL’ANIMA
Sembra che il mondo, oltre che di de-scrizione a delineare mappe accurate, sia fatta di parabole e di metafore risonanti sulle note dell?anima (che è il respiro dell?universo). Anzi sono le suggestioni, più che le descrizioni, che aprono il cammino.
La parabola del Rom del deserto viene da un?epoca lontana, ma forse attuale in un semplice scarto tempo-spaziale, uno scarto di umana coscienza, quella consumata dal consumismo. “Drom”, il cammino-la strada, è un prestito linguistico che i Rom, nel loro lungo viaggio, hanno preso dalla Grecia: drom è infatti anche la radice di dromedario. Dromedario, dal greco “dromàs”: il corridore

IL PADRE DEL DESERTO
C’era una volta un facoltoso dromediere che aveva tre figli. Quando morì, i tre giovani non riuscirono ad accordarsi di fronte all’eredità pa-terna. Il padre, infatti, aveva lasciato loro diciassette (17) dromedari da dividere in questo modo: la metà al primogenito (1/2), un terzo al secondogenito (1/3) ed un nono all’ultimo figlio (1/9). I figli trovarono questa regola poco economica in quanto avrebbero dovuto uccidere alcuni dromedari e discutevano come a voler far quadrare il cerchio.
Si trovò a passare, lì per caso, un ?padre del deserto? che, di fronte ai figli in difficoltà, investì la sua economia sull’ecologia di quella famiglia. Lasciò loro il proprio dromedario e li invitò ad eseguire il mandato ricevuto. I figli iniziarono così a spartire gli animali (diventati 18): 9 al primogenito (la metà), 6 al secondogenito (un terzo) e 2 al terzogenito (un nono). Soddisfatti del risultato ottenuto si voltarono per ringraziare lo straniero ma lo videro in lontananza, in sella al suo dromedario. Il ?padre del deserto? non chiede nulla, mette a dispo-sizione le sue risorse e si allontana ancora con il proprio dromedario.

IL PADRE DEL DESERTO (DUE)
I tre fratelli guardarono il ?padre del deserto? che si allontanava, ripensarono al testamento e vollero provare a risolvere da soli la questione. Convennero che si poteva rinunciare ad un po’ di eredità piuttosto che uccidere qualche animale e allora: 8 dromedari al primo (poco meno della metà), 5 al secondo (meno di un terzo) e 1 all’ultimo (meno di un nono). Fecero di conto (14) e videro che (17-14=3) avanzavano tre dromedari: li divisero ciascheduno e, con grande sorpresa, si ritrovarono nella stessa soluzione favorita dal ?padre del deserto? ma, questa volta, attraverso una relazione fraterna. Il padre del deserto attiva le risorse e la comunanza dei tre fratelli che diventano portatori di un’economia di con-divisione e di un’ecologia di solidarietà. (Il padre può gioire della propria inutilità).

Riferimenti: 5 PER MILLE all?Opera Nomadi

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Allarme sicurezza: l?Italia s?è destra

15 Maggio 2007 2 commenti

   

SPECIALE. Nell’"allarme sicurezza" che ha destato l’Italia di recente, figurano in primo piano i Rom, verso cui è sempre più evidente uno "Stato di guerra" (di discriminazione, razzismo, persecuzione) che coinvolge anche donne – anziani – bambini. Guerra agita attraverso deportazioni, abitazioni demolite a suon di ruspe, aggressioni, incendi, ronde, marce forzate, sequestro di beni, segregazioni, presidi e raid di tipo militare. Da parte delle Forze dello Stato e dei Civili.
In questa ottica si inseriscono le proposte di Ministri e Presidenti di Partiti che propongono "campi nomadi" itineranti e CPT per i Rom/Sinti e le varie leggi speciali come i "patti di legalità". Gli Osservatori Internazionali (ONU e Consiglio d’Europa) sanciscono ufficialmente che la discriminazione ed il razzismo continuano da anni nonostante ripetute "raccomandazioni.
Uno SPECIALE per dare testimonianza e fare memoria, che è rivoluzionaria perché sta sempre dalla parte dei vinti.

LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Articolo 6: La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Articolo 11: L’Italia ripudia la guerra comune strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…

DALLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL‘UOMO
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Nel preambolo si stabilisce "che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo". Riconoscimento della dignità a prescindere dalla razza, sesso, età, nazionalità, o da un permesso di soggiorno rilasciato dalla Questura di uno Stato.
Dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 10 dicembre 1948:
- art. 26, diritto all’istruzione
- art. 25, diritto ad un decoroso tenore di vita
- art. 24, diritto al riposo ed allo svago
- art. 27, diritto di partecipare alla vita culturale della comunità
- art. 23,diritto al lavoro (previsto anche da art. 4 Cost. Italiana)
- art. 22, diritto alla sicurezza sociale
- art. 13, diritto di movimento nel territorio
- art. 7 diritto di eguaglianza e di non discriminazione.

- L’ITALIA S’E’ DESTRA
Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista
Archivio Romano Lil, 12 maggio
"Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista": la lettera di Claudio Poverini, pubblicata da "la repubblica" il 7 maggio scorso e che ha aperto un dibattito mediatico sulla questione sicurezza e legalità, se siano esse di sinistra o di destra. Sicurezza e legalità che sembrano messe in pericolo soprattutto dai reati commessi dagli immigrati: "Sta crescendo ogni giorno di più l’intolleranza, sta montando l’odio per lo straniero e nessuno fa nulla per spegnere queste pericolosissime braci".

La legalità non è di destra né di sinistra, è un diritto
Archivio Romano Lil, 12 maggio
"Né di destra, né di sinistra, la legalità è un diritto". Con queste parole il sindaco di Roma, Walter Veltroni, risponde al lettore che su "la repubblica", del giorno prima, esasperato dai reati commessi dagli immigrati, aveva gridato la sua inquietudine: "Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista". "Solidarietà, per chi rispetta la legge e le regole di convivenza civile -spiega Veltroni. – Fermezza e assoluta severità per chi di queste leggi non si cura e queste regole le infrange. E con la stessa radicalità bisogna affermare il principio che per chi sceglie di vivere in Italia, non ci sono solo diritti: ci sono i doveri, ci sono le leggi da rispettare. Integrazione e legalità devono sempre convivere".

- L’ITALIA CHE R-ESISTE
Razzismo all’italiana
Archivio Romano Lil, 13 maggio
Non sono razzista ma… E’ questa la frase tipica con cui si presenta, e lo definirà compiutamente nelle parole successive, il perfetto razzista. "Gli Italiani non vogliono essere razzisti… ma lo sono" spiega Beppe Grillo nel suo "blog" a proposito del tormentone di questi giorni se la "legalità e sicurezza" siano di destra o di sinistra. Come il razzista: Ma se lo chia-mi razzista diventa una bestia. E più è di sinistra, più si incazza. Questione di razzismo all’ita-liana: "Chi non è ancora diventato razzista in Italia lo diventerà. E’ il Paese che lo vuole".

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Il Viminale prepara un ?patto di sicurezza? nazionale

14 Maggio 2007 Commenti chiusi

Roma. Il 16 maggio al Ministero dell’Interno si riunirà per la prima volta il tavolo con i sindaci per l’elaborazione di proposte normative per innalzare la sicurezza nelle città. Il Viminale ipotizza di arrivare, entro la fine di giugno, alla sigla di tutti i patti per la sicurezza con le aree metropolitane per proporre, sotto forma di decreto legge al Parlamento, un pacchetto di misure normative.

In ogni area metropolitana si sta lavorando concretamente a progetti specifici, finanziati con i fondi della regione, comune e provincia, gestiti dai prefetti nell’ambito dei comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica. E’ lungo l’elenco delle emergenze sicurezza proposto dai sindaci al tavolo della riunione a partire dal commercio abusivo, agli ambulanti, ai nomadi e alla prostituzione

Commercio abusivo, ambulanti, nomadi, prostituzione
SICUREZZA: ENTRO GIUGNO PATTI CITTA’ E PACCHETTO NORME
Ansa.it, 10 maggio. Di Loredana Colace

ROMA – Entro fine giugno è ipotizzabile arrivare alla sigla di tutti i patti per la sicurezza tra il Viminale e le aree metropolitane e di proporre, sotto forma di decreto legge al Parlamento, un pacchetto di misure normative. Il 16 maggio al ministero dell’Interno si riunirà per la prima volta il tavolo con i sindaci per l’elaborazione di proposte normative per innalzare la sicurezza nelle città.

Questa la tabella di marcia uscita dalla riunione al Viminale, che si è svolta oggi "in una clima di fattiva collaborazione", tra il vice ministro dell’Interno, Marco Minniti e i sindaci delle aree metropolitane. Minniti ha definito buona la tabella di marcia per arrivare ai patti per la sicurezza ed ha apprezzato lo sforzo che si sta facendo in tutte le città. In ogni area metropolitana, infatti, si sta lavorando concre-tamente a progetti specifici, finanziati con i fondi della regione, comune e provincia (come previsto dalla Finanziaria) gestiti dai prefetti nell’ambito dei comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ad esempio a Milano, come ha spiegato il sindaco Moratti ci si attrezza per monitorare l’accesso alla città, mentre a Roma è in fase di realizzazione un progetto sui campi nomadi.

E’ lungo l’elenco delle emergenze sicurezza proposto dai sindaci al tavolo della riunione a partire dal commercio abusivo, agli ambulanti, ai nomadi e alla prostituzione. E al sindaco Veltroni che nei giorni scorsi aveva sollevato, tra gli altri, il problema prostituzione nelle strade il vice ministro Minniti ha risposto annunciando che al Viminale è già stato istituito un gruppo di studio che valuterà gli strumenti più adatti per contrastare il fenomeno. Ministero dell’Interno e Anci faranno pressione sul governo per avere maggiori risorse sulla sicurezza con uno specifico riferimento – ha spiegato ancora Emiliano – al recupero del turnover per il personale in pensione delle forze dell’ordine, ai consumi cosiddetti intermedi (carburante) "che rischiano di bloccare l’operatività delle forze dell’ordine", e al rifinan-ziamento della legge 217 per la stipula di mutui per l’acquisto di beni strumentali.

Nella riunione si è anche parlato della ridefinizione dei compiti del poliziotto di quartiere che dovrà essere impiegato come presidio per l’ordine e la sicurezza pubblica anche nei quartieri più difficili. E’ passato infine il principio di una task force di intervento rapido. "Si evita un presidio ordinario del territorio più dispersivo, ha concluso Emiliano, si richiamano le forze dell’ordine quando ce n’é bisogno".

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Razzismo all?italiana

13 Maggio 2007 Commenti chiusi


Non sono razzista ma? E? questa la frase tipica con cui si presenta, e lo definirà compiutamente nelle parole successive, il perfetto razzista. ?Gli Italiani non vogliono essere razzisti? ma lo sono? spiega Beppe Grillo nel suo ?blog? a proposito del tormentone di questi giorni se la ?legalità e sicurezza? siano di destra o di sinistra. Come il razzista: Ma se lo chiami razzista diventa una bestia. E più è di sinistra, più si incazza. Questione di razzismo all?italiana: ?Chi non è ancora diventato razzista in Italia lo diventerà. E? il Paese che lo vuole?.

RAZZISMO ALL?ITALIANA
Gli italiani non vogliono essere razzisti ma … lo sono

Gli italiani non sono razzisti. Non vogliono essere razzisti. Non possono essere razzisti. Gli italiani sono brava gente, pizza e mandolino. Un italiano può accettare di essere chiamato in vari modi: evasore, mafioso, corrotto. Non fa una piega. Per lui sono complimenti. Ma se lo chiami razzista diventa una bestia. E più è di sinistra, più si incazza.
E? una lotta con sé stesso. Una lotta che ha risolto con il razzismo all?italiana. Un razzismo che non c?è, ma c?è. Un razzismo che ci fa sentire tutti più buoni. Insomma, l?italiano ha rimosso il razzismo. Lo ha fatto con discrezione, dando il giusto peso alle notizie.
Se muore una bambina polacca sparata a Napoli, viene accoltellato un cingalese a Milano o interrati dei nordafricani in Puglia durante la stagione dei pomodori, la notizia si dà con discrezione. Per un giorno e in decima pagina. Se il morto è autoctono scatta la caccia all?omi-cida. Il morto extra si nota poco, il morto nostrano si nota molto di più.
Se vengono stuprate in massa per 30 euro delle minorenni extra, anche di dodici/tredici anni, nei viali di tutto il Paese è folklore. Se viene aggredita una ragazza nostrana va in prima pagina. Se i bambini extra sono buttati in mezzo a una strada a chiedere la carità o a vendersi è folklore. Se succede a un bimbo italiano, i genitori finiscono in carcere. L?omicida rumeno è un mostro, quello nostrano un delinquente.
I nostri extra sono equiparati agli extra che vivono a casa loro. Numeri, non persone. Chi dà peso ai cinquanta morti al giorno in Iraq o alle stragi del Darfur? Le carceri sono piene di extra che non hanno capito le regole. Regole che appunto non ci sono. Nel nostro Paese che non c?è, le leggi sono un optional. L?italiano lo sa, si arrangia, tira a campare, ad andare in prescrizione senza passare dal via. L?extra invece va direttamente in galera perchè crede che l?impunità in Italia sia uno stile di vita, non un reato.
Sarkozy ha vinto per il ripristino della legge. La legalità, ha detto Veltroni, è un diritto, senza specificare però per quale classe di reddito. Chi non è ancora diventato razzista in Italia lo diventerà.
E? il Paese che lo vuole.

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La legalità non è di destra né di sinistra, è un diritto

12 Maggio 2007 Commenti chiusi


?Né di destra, né di sinistra, la legalità è un diritto?. Con queste parole il sindaco di Roma, Walter Veltroni, risponde al lettore che su ?la repubblica?, del giorno prima, esasperato dai reati commessi dagli immigrati, aveva gridato la sua inquietudine: ?Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista?. ?Solidarietà, per chi rispetta la legge e le regole di convivenza civile ?spiega Veltroni. – Fermezza e assoluta severità per chi di queste leggi non si cura e queste regole le infrange. E con la stessa radicalità bisogna affermare il principio che per chi sceglie di vivere in Italia, non ci sono solo diritti: ci sono i doveri, ci sono le leggi da rispettare. Integrazione e legalità devono sempre convivere?.

“Invocare la legalità non è politicamente scorretto”. Moltiplicare gli strumenti di integrazione per chi rispetta la legge
VELTRONI: “NÉ DI DESTRA, NÉ DI SINISTRA LA LEGALITÀ È UN DIRITTO”
la repubblica.it, 8 maggio. Di Walter Veltroni

ROMA – Caro direttore, Repubblica ha ospitato ieri in prima pagina la lettera di una persona di sinistra, colta, attenta a quel che avviene nella sua comunità, che insegna alle sue figlie i valori della tolleranza e della nonviolenza, e che al tempo stesso non ne può più dei reati compiuti dagli immigrati (e ovviamente non solo da loro) e chiede sicurezza, pretende legalità, vuole che chi sbaglia paghi. Qualcuno vede in questo una contraddizione? Un uscir fuori dai binari del “po-liticamente corretto”? Se fosse così questo qualcuno sarebbe a mio avviso fuori strada, o meglio: sarebbe fermo a schemi che il nostro tempo, e la vita vera delle persone, si sono incaricati di superare.

La legalità non è di destra o di sinistra. La legalità non ha, e non deve avere, colore politico. E’ un diritto fondamentale dei cittadini, e chiunque è al governo di una comunità sa che assicurarne il rispetto è un suo compito, un suo dovere. Soprattutto oggi, perché ogni persona che abbia occhi per vedere e orecchie per sentire percepisce che effettivamente, nella nostra società, le braci dell’insicurezza e della diffidenza verso gli stranieri rischiano di trasformarsi in un incendio di intolleranza e poi di odio, di chiusura e poi di esclusione. Quanto di più assurdo e pericoloso per la convivenza di tutti. E’ il paradosso di un tempo globalizzato: riemergono barriere e conflitti di identità, religiosa o etnica. E’ il rischio che dobbiamo evitare.

Cosa fare, dunque. Si evitino, intanto, le facili polemiche, i tentativi di cavalcare i problemi per fini di parte, per avere dei piccoli tornaconti dopo aver alimentato le paure dei cittadini. Una volta fatto questo, c’è secondo me un duplice atteggiamento da tenere, e per darne l’idea vorrei portare un esempio concreto. Qualche mese fa ho incontrato i ragazzi di un liceo di Roma, che mi hanno raccontato di atti di teppismo, di furti di motorini, di un clima sempre più pesante. Tutto ad opera di alcuni rom del vicino campo di via Lombroso. In quei ragazzi non ho trovato alcuna forma di razzismo, nelle loro parole non c’era nulla di pregiudiziale: c’era la volontà di vedersi assicurato il diritto di vivere serenamente nel loro quartiere, c’era una richiesta di legalità, alla quale abbiamo risposto concretamente. Con l’assessore competente abbiamo svolto diverse assemblee nel campo, purtroppo senza esito. Le famiglie responsabili di quegli atti sono state quindi allontanate, mentre tutte le altre sono rimaste a vivere in quello che è uno dei tanti villaggi attrezzati nei quali in questi anni abbiamo trasferito i rom che prima vivevano in inse-diamenti abusivi e non controllati.

Ecco il duplice atteggiamento: condizioni di vita migliori, scolarizza-zione e inserimento lavorativo, in una parola solidarietà, per chi ri-spetta la legge e le regole di convivenza civile. Fermezza e assoluta severità per chi di queste leggi non si cura e queste regole le infrange.

Fare così è indispensabile. Pensiamo a cosa sono e a cosa stanno diventando sempre più velocemente le nostre società. Pensiamo all’Italia, dove gli stranieri sono passati dal milione e seicentomila del 2000 ai tre milioni e seicentomila di oggi. Sono due milioni di persone in più, in pochi anni. Sono storie e culture diverse, sono modi diversi di credere e di rapportarsi agli altri. O tutto questo saprà convivere, o si rafforzerà nel rispetto delle differenze un patrimonio comune di regole condivise, oppure i problemi sono destinati a moltiplicarsi.

Noi, come italiani, sappiamo cosa vuol dire emigrare, cosa vuol dire lasciare la propria terra, la propria casa, in cerca di speranza, di una vita migliore per sé e per i propri figli. L’Italia è stato un paese povero, che dopo la guerra si è risollevato grazie agli aiuti della comunità internazionale. Possibile non si riesca a comprendere che ora spetta a noi fare altrettanto, non solo perché è giusto moral-mente, ma perché la prima radicale risposta in tema di immigrazione e di sicurezza è riuscire a fare in modo che dai paesi poveri non si debba più fuggire? Contemporaneamente, con la stessa radicalità si devono governare i flussi di entrata e moltiplicare gli strumenti di integrazione. E con la stessa radicalità bisogna affermare il principio che per chi sceglie di vivere in Italia, non ci sono solo diritti: ci sono i doveri, ci sono le leggi da rispettare. Integrazione e legalità devono sempre convivere.

Bisogna evitare ogni generalizzazione a danno di rom o immigrati, ricordando sempre che molti dei delitti più efferati sono opera di italiani come noi. Ma è anche tempo, per chi si sente di sinistra, di comprendere che battersi per la legalità significa stare, come è sempre giusto fare, dalla parte dei più deboli. Se c’è un rom che ruba la pensione ad una vecchietta, per poi andarsene in giro in Mercedes, chi è il più debole? E se alcuni immigrati spacciano droga o sfruttano la prostituzione, a danno del ragazzo che distrugge la sua vita, della minorenne buttata in mezzo a una strada dalla quale va tolta, e di tutti gli abitanti di quel quartiere, chi sono i più deboli? Per chi minaccia il diritto alla sicurezza e alla legalità dei cittadini, per chi ruba alla società quel bene prezioso che è la serenità, c’è solo una risposta, ed è la severità e la fermezza con cui pretendere che rispetti la legge e che paghi il giusto prezzo quando questo non accade, quale che sia la sua nazionalità. Allora saremo anche più forti nel momento in cui vogliamo far vivere concretamente parole come solidarietà, accoglienza e integrazione. Allora potremo sperare che quelle braci non si trasformino in un incendio, perché saremo riusciti a spegnerle.

Fotografia: Veltroni e gli sgomberi dei ?campi nomadi? di Roma

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Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista

12 Maggio 2007 Commenti chiusi

?Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista?: la lettera di Claudio Poverini, pubblicata da ?la repubblica? il 7 maggio scorso e che ha aperto un dibattito mediatico sulla questione sicurezza e legalità, se siano esse di sinistra o di destra. Sicurezza e legalità che sembrano messe in pericolo soprattutto dai reati commessi dagli immigrati: ?Sta crescendo ogni giorno di più l’intolleranza, sta montando l’odio per lo straniero e nessuno fa nulla per spegnere queste pericolosissime braci?.

Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista
la repubblica.it 7 maggio

GENTILE Augias, ho 49 anni, vivo a Roma, lavoro al Quirinale, ho studiato, leggo buoni libri (credo e spero), mi interesso di politica, leggo ogni giorno 2 quotidiani, guardo in tv Ballarò e Matrix e voto a sinistra, sono stato candidato municipale per la Lista Roma per Veltroni. Cerco di insegnare alle mie figlie i valori della tolleranza e della nonviolenza, dell’importanza dell’istruzione, delle buone letture e dello studio, l’etica del lavoro e del sacrificio per ottenere qualcosa di duraturo e vero nella vita. Lotto ogni giorno, al loro fianco, contro la cultura del nulla e dell’apparire, contro i Tronisti e le Veline e i Grandi Fratelli.

Ma questo è un altro discorso e quindi torno subito a me ed alla mia richiesta di aiuto. A 49 anni sto diventando un grandissimo razzista e non riesco a sopportarlo.

Non c’è stata una molla scatenante, un atto di violenza compiuto verso di me o la mia famiglia o amici, ma un continuo stillicidio di fatti letti, di violenza vista, di sicumera da impunità, di moralità calpestata, di identità violata e violentata, di fatti raccontati da persone sconosciute su un tram o una metropolitana.
Ad una signora anziana che ha tossito (forte e ripetutamente) sul tram la giovane ragazza slava seduta davanti a lei ha detto: “Se sei malata devi scendere, vecchia!!”. Alle mie rimostranze sia la ragazza che il suo accompagnatore hanno semplicemente risposto: “Tu che c.. o vuoi, fatti i c.. i tua”, proprio così tua, alla romana.

Altro giro sul tram, affollato. Sale una vecchietta, si avvicina ad una ragazza di colore, la più vicina all’entrata e seduta tra altre 2 persone anziane e, gentilmente, le chiede il posto: prima non risponde e poi, all’insistenza dell’anziana biascica un “vaffanc.. vecchia puttana”. Il vecchietto seduto si alza per darle il posto: io intervengo per dire che non è giusto, lei è giovane e può benissimo alzarsi per una vecchietta. Quella si alza, mi guarda, dice qualcosa e poi mi sputa la gomma americana che ciancicava: l’ho presa per il colletto e l’ho sbattuta fuori dal tram, alla fermata. Tutti ad applaudire ma io mi sono vergognato come un ladro per la mia reazione ed alla fermata successiva sono sceso.

Lavorando al Quirinale ogni tanto vado a comprare un panino in piazza Fontana di Trevi: ho sventato 2 borseggi da parte delle zingarelle. Ad un turista di Palermo ho fatto recuperare tutto il bottino che gli era stato trafugato e, appena mi accorgo della loro presenza di branco in caccia, avverto la polizia che staziona alla fontana: nessuno si muove perché devono stare vicino alle moto o alle macchine. Ed allora capisco che Fontana di Trevi è terra di nessuno, tra decine di venditori di pistolette che fanno le bolle di sapone e di quegli aggeggi rumorosissimi che si lanciano in aria e fanno il verso dei grilli mentre le bande imperversano.

Di fronte agli stupri che avvengono, troppo frequentemente, in varie città italiane, mi chiedo: e se io stuprassi una giovane araba alla Mecca o a Casablanca, se venissi preso dalla locale polizia a cosa andrei incontro? E se a Bucarest, in metropolitana, avessi accol-tellato un giovane rumeno per una spinta ricevuta, che mi avrebbero fatto le locali autorità? Perché devo essere sempre buono ed accogliente con i nomadi, ahi tasto dolentissimo e pericolosissimo, quando questi rubano, si ubriacano, violano la mia casa e la mia intimità, quando rovistano nei cassonetti e buttano tutto fuori, quando mendicano con cattiveria e violenza, quando bastonano le immigrate che non vogliono prostituirsi, quando sbattono i bambini in strada o mandano i figli a scuola con i pidocchi?

Perché se chiedo l’espulsione immediata dei clandestini violenti e ladri e meretrici e protettori di meretrici vengo immediatamente acco-stato a Eichmann? Perché lo schieramento politico che mi rappre-senta, se io chiedo certezza delle pene e della detenzione, mi risponde con Mastella che nomina direttore generale del Ministero di Grazia e Giustizia quel Nuvoli Gianpaolo che, secoli fa ormai, ai tempi di Mani Pulite, ebbe a dire di Borrelli “se il procuratore fosse condotto alla forca sarei in prima fila per assistere all’esecuzione”?

Perché quando Fini, allora competitor di Rutelli a sindaco di Roma, propose di spostare i campi nomadi fuori dal Gra di Roma, tutti noi della sinistra (quindi me incluso ed in prima fila) gridammo “tutti i fascisti fuori dal raccordo” ed ora, a più di quindici anni di distanza, prevale l’idea del mio sindaco e del prefetto di compiere in tutta fretta questa operazione smentendo così, sostanzialmente, tutta la politica fin qui seguita dell’integrazione e dell’accoglienza solidale?

Perché devo sopportare lo strazio umano di vedere per le strade, di giorno e di notte, giovanissime prostitute schiave senza che a qualcuno, di destra prima e di sinistra ora, sia venuto in mente di vietare la prostituzione in strada cambiando semplicemente la legge in vigore? Però se i cittadini delle zone interessate scendono in strada e reclamano, con le ronde e con le fiaccole, un minimo di decenza ed anche di lotta alla schiavitù ecco subito le anime belle gridare al fascismo ed al ritorno delle camicie brune.

Sta crescendo ogni giorno di più l’intolleranza, sta montando l’odio per lo straniero e nessuno fa nulla per spegnere queste pericolosissime braci. Centinaia di persone come me, che hanno sempre litigato con tutti per difendere chi entra in questo Paese, che si sono battute come leoni contro l’intolleranza e la violenza xenofoba, sono stremate e ridotte, ormai, alla schizofrenia. Io voglio spegnere quelle braci prima che si trasformino in un incendio di rancori e violenza, non voglio lasciare più il monopolio della legalità alla destra e quindi non capisco, perché dare il voto locale agli immigrati, dopo 5 anni di permanenza nel nostro Paese, quando in nessun grande Paese dell’Europa Occidentale questo avviene.

So benissimo, come tutti gli italiani, che in Italia, ogni giorno, mille e più reati, anche odiosissimi, vengono compiuti da miei connazionali, nessuno crede veramente che la sicurezza venga messa a repen-taglio solo dagli immigrati, non voglio e mi opporrò con tutte le mie forze al dagli allo straniero. Ma voglio legalità, voglio la cultura della legalità in questo benedetto Paese, voglio che chi sbaglia paghi.
Claudio Poverini

Se Nicolas Sarkozy ha conquistato l’Eliseo è anche per come ha affrontato prima da ministro dell’Interno, poi durante la campagna elettorale il tema dell’immigrazione. Con durezza, diciamolo. Senza negare, almeno a parole, una tradizione d’accoglienza che si vuole generosa, ma senza risparmiarsi l’elenco dettagliato di tutti i casi in cui i nuovi arrivati saranno immediatamente espulsi. La sua è stata una campagna visibilmente di destra appoggiata dai media e dall’industria ma, anche alla luce della lettera che pubblichiamo (necessariamente tagliata) ciò che dobbiamo chiederci è: sul punto specifico dell’immigrazione dove si collocano oggi i confini tra destra e sinistra?

Ricordo perfettamente gli anni in cui ‘Law and Order’, slogan della destra americana, era stato adottato nelle campagne elettorali fasciste: ‘Legge e Ordine’. Dobbiamo avere il coraggio di dire che non è più di destra ammettere che la criminalità e il disordine sociale rappresentano un problema grave per l’equità della nostra convivenza. Non è di destra sostenere che l’immigrazione deve essere controllata, o chiedere agli immigrati di farsi carico di una serie di responsabilità civili, ivi compreso (per fare un esempio) l’obbligo di apprendere la lingua nazionale. Non è di destra reclamare una cultura della legalità che valga per tutti.

Al contrario, la cultura della legalità (a ogni livello – qui il discorso sarebbe lungo) è ciò di cui abbiamo più bisogno per evidenti ragioni di giustizia. Non si possono lasciare impegni così delicati alla destra che li assolverebbe a modo suo, con brutalità cieca anche senza arrivare alle cannonate che qualcuno minacciava tempo fa. È la sinistra che deve farsene carico ed è un carico pesante, forse il compito più difficile che oggi debba affrontare. Bisogna cominciare a dirlo con parole forti e chiare, con lucidità di visione, con il coraggio di chi sa innovare, prima che la denuncia del signor Claudio Poverini venga sommersa nel caos di episodi sempre più frequenti di rigetto, di intolleranza. Perché a quel punto la battaglia l’avrebbero persa tutti, gli immigrati e i cittadini.
Corrado Augias

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Roma, i rom e un disagio capitale

11 Maggio 2007 Commenti chiusi


Roma, via di Pietralata, sede nazionale dell?Arci. Parlano gli operatori sociali che da anni, ogni giorno, lavorano nei ?campi nomadi? di Roma. Si occupano della scolarizzazione dei minori e «garantiscono sul serio la sicurezza sociale», tra sgomberi, scarsi finanziamenti e abbandono istituzionale. Gli sgomberi sono un problema serio: dall’inizio dell’anno nella capitale ce ne sono stati almeno sette. E quando c’è uno sgombero non si tiene conto di nulla: neanche dell’inserimento scolastico dei bambini. E con gli sgomberi le persone non spariscono. Si ritrovano da qualche altra parte, con un po’ di degrado in più.

La legalità, gli sgomberi dei campi nomadi e il modello Veltroni
ROMA, I ROM E UN DISAGIO CAPITALE
Parlano le «pattuglie» della sicurezza sociale: gli operatori che da anni, ogni giorno, lavorano nelle periferie di Roma. Tra sgomberi, scarsi finanziamenti, malinteso rispetto delle diversità. E quando denunciano lo spaccio nei campi rom…
il manifesto, 10 maggio. Cinzia Gubbini

Roma, via di Pietralata, 16. Questa è la sede nazionale dell’Arci, da qui ogni mattina partono «pattuglie» di operatori sociali. Quelli che, dice tra l’orgoglio e la provocazione Fanino Grasso, «garantiscono sul serio la sicurezza sociale». Lui, 30 anni, laurea in sociologia e master in Marketing e Comunicazione, uno stipendio di 800 euro al mese con una stanza affittata per 450 euro («ma sono fortunato, ci rientrano anche le spese»), si occupa della scolarizzazione dei bambini rom del campo di Tor de’ Cenci. Uno dei primi ad essere stato attrezzato a Roma e figlio anche quello di un sgombero non proprio ben riuscito, con tanto di espulsione nella Repubblica Srpska di donne e bambini che mai avevano sentito nominare quel paese.
E’ lo stesso campo rom in cui l’altro ieri sera è stata sequestrata cocaina. Brillante operazione di polizia. Peccato che Fanino e Marco Birrozzi, «compagno di banco» all’Arci solidarietà, hanno un’altra storia da raccontare. Quella di chi tutte le mattine entra nel campo, e da mesi raccoglie le denunce dei rom, senza ottenere nessuna risposta. «Dentro al campo non si vede da tempo nessuna figura istituzionale: abbandono, abbandono totale», dice Fanino, «e nel frattempo sono ritornate una serie di persone che erano state allontanate. Alcune di queste spacciano droga, lo sanno tutti. Ma sono i rom i primi a denunciarlo, a chiedere protezione. E lo dicono a noi, visto che non c’è nessun altro». Il diffondersi della vendita di cocaina, e dell’uso da parte dei rom – soprattutto i più giovani – di eroina e altre sostanze, crea attrito nella comunità e nuove problematiche, in un contesto di vita già difficile. «Ma farci portatori di queste istanze non è esattamente il nostro lavoro – continua Fanino – ci è capitato pure di essere minacciati, lo diciamo per illustrare la situazione, non per fare gli eroi. E con tutte le riserve che abbiamo sugli interventi nei campi da parte di polizia e carabinieri. Lo abbiamo visto mille volte: arrivano per reprimere un reato e mettono tutti dentro, anche quelli che non c’entrano nulla. Comunque siamo andati dai vigili, siamo andati dal vicequestore di zona. Risposta: deve deci-dere il Comitato per l’ordine e la sicurezza del Comune, niente meno. Sono passati tre mesi, non è accaduto nulla». Poi, l’altro ieri – pole-miche sui giornali e sindaco Veltroni nume tutelare della legalità che sembrano proprio aver tirato il volano – cinque persone arrestate.
E da parte degli operatori, di chi tutti i giorni si sporca le mani, la voglia di dire le cose come stanno: «Con Veltroni siamo incazzati neri». Paolo Perrini è uno che non ha mai avuto peli sulla lingua. Lavora all’Arci da più di dieci anni, e ora è il coordinatore del progetto di scolarizzazione: «Cinque anni fa il Comune approvò il “piano rom”, si prevedeva anche l’inserimento nelle case di alcuni nuclei famigliari. Non è stato fatto nulla. Hanno deciso di spostare alcuni campi fuori dalla città: mica diciamo di no. Ma sono bastate le rivolte dei cittadini, che sempre ci sono state e sempre ci saranno quando si tratta di spostare un campo rom, per fermare il piano e sono iniziati sgomberi a raffica senza trovare nessuna alternativa. E non è che se sgomberi le persone quelle spariscono. Le ritrovi da qualche altra parte, con un po’ di degrado in più».
La scelta è sempre quella. Grandi insediamenti, adesso con il nuovo criterio che è di tenerli sempre, e il più possibile, lontano dai centri abitati. «Esempio tipico è l’insediamento sulla Pontina, una cosa sconvolgente – racconta Paolo – gente ammassata in 250 container in fila, separati da due recinzioni. Si sono persino verificati dei casi di epatite A a causa dell’acqua nel campo, succhiata da una sorgente sotterranea senza depuratore: chi parla di legalità? E adesso – continua – hanno deciso di spostare al campo della Pontina, già strapieno, i 150 rom sgomberati da Tor Pagnotta per allargare la strada Laurentina. E va sottolineato che questi spostamenti non riguardano i rom appena arrivati, ma gente che vive a Roma da vent’anni. Quelli su cui l’intervento delle istituzioni ha evidentemente fallito». E quando si fa uno sgombero non si tiene conto di nulla: neanche dell’inserimento scolastico dei bambini. «Figurarsi – continua Paolo – gli sgomberi li fanno in mezzo all’anno scolastico. I ragazzini della Pontina li andiamo a prendere alle 7 della mattina, perché per andare a scuola ora devono attraversare mezza Roma».
Dall’inizio dell’anno nella capitale ci sono stati almeno sette sgomberi. Tra questi anche quello del campo di via Cesare Lombroso, di cui Veltroni narra nella lettera a Repubblica, spiegando che è stato un intervento giusto per garantire la legalità, a fronte delle lamentale raccolte dai ragazzi del liceo che denunciavano furti e atti di bullismo: «Sì, certo – dice Perrini – peccato che gli allontanamenti sono stati operati con il solito metodo dello spianamento dei container e le persone vivono ancora nel quartiere, accampate, generando ulte-riore allarme sociale». Ma che ci sia un problema serio, mai affron-tato, nel rapporto con le popolazioni rom lo riconoscono tutti, compresi – anzi, per primi – gli operatori sociali, che i rom li conoscono praticamente uno per uno: «Da anni, adottando un’ottica comunitaria – accusa Perrini – tanto le istituzioni che alcuni esponenti delle associazioni utilizzano come canale di comunicazione gli elementi peggiori del gruppo. Quelli più spavaldi, perché sono quelli che fanno più impicci, quelli con l’atteggiamento più mafioso, che però garan-tiscono il controllo. Controllo operato con metodi non ortodossi. Ecco, parliamo di questo se vogliamo cominciare a risolvere i problemi».
Fin qui, tutto come accade da anni. Sempre uguale. Se non che, come negli anni ’50, nella Roma del XXI secolo tornano le baraccopoli. E dentro non ci sono solo i rom o i rumeni. «All’ex campo di Casilino ’900 ci sono anche maghrebini e, cosa ben strana, i pakistani e bengalesi», racconta Marco. Ma il problema casa riguarda tutti. E lo sanno bene ancora loro, Marco e Fanino, che – part time – lavorano anche per il progetto dell’«agenzia dei diritti», attivo da un anno nell’XI municipio. Proprio l’altro ieri il progetto è stato rifinanziato fino al 2009. Il che assicurerà ai due operatori uno stipendio sui 1000 euro al mese. Una bella soddisfazione. L’agenzia – un esempio di «welfare comunitario» che cerca di mettere insieme associazioni, movimenti e istituzioni locali – è un osservatorio privilegiato per osservare la vera emergenza di Roma: la casa. «Nel municipio – racconta l’assessore alle Politiche sociali dell’XI Municipio, Gianluca Peciola – ci troviamo ad affrontare centinaia di sfratti ogni anno. E le politiche di mediazione sono a zero. Basti pensare che, quest’anno, per i fondi del “bonus casa”, da destinare a sfrattati a basso redito e con particolari problematiche, abbiamo ricevuto in tutto 15 mila euro dal Comune. Proprio stamattina ho ricevuto una lettera dal Dipartimento comunale in cui si riconosce che lo stanziamento è bassissimo. Tutto questo a fronte di cinque anni di tagli del governo Berlusconi, che per noi hanno significato il 10% di fondi in meno all’anno. Sono questi i disagi che vivono i cittadini, e che la politica sembra non vedere. Sulla casa serve un piano d’emergenza – continua Peciola – ma il Comune si rifiuta di intervenire anche radicalmente, per esempio con le requisizioni delle grandi proprietà».
Si capisce, il problema legalità… «Si capisce. Ma l’amministrazione non è all’altezza di una città che sta crescendo a dismisura, che da un lato vuole essere proiettata scintillante, e dall’altra vorrebbe che questa luce non attirasse i diseredati della terra. E si creano conflit-ti». Le prossime questioni su cui potrebbero crearsi tensioni tra italiani e stranieri? «L’accesso ai servizi, soprattutto quelli scolastici», è il vaticinio dell’assessore. La soluzione? «C’è poco da fare, solo una: ci vuole una maggiore offerta». Invece, meglio spostare tutto fuori città.

I numeri
Sono 15 mila su 3 milioni 9 i campi attrezzati in città
Quanti sono i rom a Roma? Nessuno lo sa con precisione, ma fino a qualche anno fa la stima era di diecimila persone (su tre milioni di abitanti). Ora si parla di quindicimila presenze, spesso confondendo rom e rumeni. Nelle baraccopoli improvvisate, in effetti, vivono ormai non soltanto i rom, ma anche persone di altre nazionalità. Gente che lavora al nero nell’edilizia, e che la mattina si raduna in punti ben precisi della città – i cosiddetti «smorzi» – in attesa che arrivino i «caporali» per portarli a lavorare. I campi cosiddetti «attrezzati» – con condizioni di vivibilità molto diverse a seconda della zona – sono in tutto nove. Molti di più quelli soltanto «riconosciuti», un criterio che indica i luoghi in cui, in ogni caso, viene garantito un servizio di scolarizzazione. Nessuno, comunque, è al riparo dal rischio di sgombero come ha dimostrato recentemente anche la «cacciata» dei rom di villa Troili. Esistono, poi, anche situazioni marginali in cui sono state cercate soluzioni alternative. E’ il caso di alcuni rom dell’ex campo di vicolo Savini, che quando venne sgomberato occuparono alcune casette in muratura. Poi la loro situazione è stata «sanata».

Fotografia di Stefano Montesi: campo nomadi di Roma

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No al "patto di legalità" dei mega campi-nomadi

10 Maggio 2007 Commenti chiusi


Roma 10 maggio. Con le deportazioni non si risolvono i problemi di ordine pubblico. Secondo l?Opera Nomadi Lazio ?Il patto della legalità ed i mega-campi-nomadi sono una inutile misura che aumenterà l?insicurezza sociale in città, la devianza nelle comunità rom e lo sperpero di denaro pubblico?. Servono misure concrete per favorire l?integrazione dei Rom/Sinti: su habitat, lavoro e scolarizzazione dei minori – che sono i cittadini di domani.

Patto della legalità e mega-campi-nomadi
UNA INUTILE MISURA CHE AUMENTERA? L?INSICUREZZA SOCIA-LE IN CITTA?, LA DEVIANZA NELLE COMUNITA? ROM E LO SPERPERO DI DENARO PUBBLICO
Comunicato Opera Nomadi Lazio, Roma 10 maggio

PREMESSA: i rom destinatari di luoghi di detenzione
La proposta del ViceCapo di Gabinetto Dr. Odevaine e del Prefetto Serra è assolutamente simile a quella che l?On.le Fini portò strumen-talmente su cento piazze romane ed è destinata a peggiorare l?attuale situazione proprio perché elaborata da figure totalmente incompetenti sullo specifico che hanno il compito non di risolvere il problema ma di rassicurare l?opinione pubblica moderata.
D?altro canto la grande maggioranza dei Villaggi Attrezzati e dei famigerati campi-nomadi si trova già a ridosso del Raccordo Anulare, dove del resto vivono un milione almeno di altri cittadini romani.
C?è un pregiudizio di fondo insomma che contrasta completamente con la cultura di Walter Veltroni. E che contrasta profondamente con la politica attuata in concreto dai suoi Assessori Milano e Pomponi. Anche il particolare di aver trasmesso il programma al Ministro dell?In-terno e non a quelli della Solidarietà Sociale e del Lavoro, fa parte di questo pregiudizio che vede i Rom destinatari di luoghi di detenzione di massa e non, come nel resto d?Europa, di una politica abitativa.
In breve non si può rispondere ad un?emergenza sociale solo con provvedimenti di pubblica sicurezza restrittivi e repressivi.

HABITAT: la cultura dell?abitare
Abbiamo premesso che la creazione di mega ? campi non è sicu-ramente il modo migliore per affrontare l?annosa questione abitativa del popolo dei rom e dei sinti, che già nella maggior parte dei casi vivono in insediamenti lontani dal centro della città (come del resto centinaia di migliaia di altri ?romani?) e che in Jugoslavia e Romania vivevano TUTTI IN CASA da generazioni.
Con le deportazioni inoltre non si risolvono i problemi di ordine pubblico: nulla infatti impedirebbe ai Rom di recarsi quotidianamente in città (come peraltro centinaia di migliaia di romani).
Questo tipo di decisioni ha più l?aria di voler placare il diffuso malcontento nei riguardi di una serie di strategie e decisioni non sempre all?altezza delle problematiche poste: per ottenere uno sgombero è ormai sufficiente far accumulare un buon numero di fax presso il Gabinetto del Sindaco e la Prefettura.
Nell?immediato la Protezione Civile dovrebbe, con le sue migliaia di prefabbricati ? quelli ormai inutilizzabili durante le calamità – facil-mente restaurabili dagli stessi Capifamiglia Rom, risanare con il Comune le attuali baraccopoli, attuando contestualmente una politica di ?numero controllato?, con questi passaggi :
A) Riportare la gestione della politica abitativa all?Assessora Milano, che conta fra i propri Funzionari proprio quell?Enrico Serpieri (un vero esperto del problema, per di più stimatissimo dallo stesso Sindaco) che 10 anni addietro risolse civilmente l?emergenza del mega-campo ?Casilino 700?.
B) Va sicuramente rivista l?attuale politica abitativa: si potrebbe ad esempio, al posto dei costosissimi e pericolosissimi mega ? insedia-menti, avviare una strategia di autocostruzione ed autorecupero dei tanti edifici, casali, fabbriche abbandonati nell?area metropolitana romana, oltre che ovviamente perseguire a livello anche regionale un oculato piano di distribuzione sul territorio.
C) Molte singole famiglie ?estese? infatti si trasferirebbero volentieri, rivitalizzandoli, negli esangui piccoli centri laziali dove il tasso di natalità è spesso uguale a zero. Si deve però parlare sempre di piccoli numeri, più facili da integrare e da gestire; tale strategia è finora fallita perché affidata ad organi militari invece che politici e perché afflitta da protagonismo e scandalismo.
D) E bisogna incentivare in tempi brevissimi la seria ed attuabilissima esperienza degli affitti agevolati su cui si sarebbero potuti riversare le diecine di migliaia di euro sperperati per effettuare i totalmente inutili sgomberi (fatto salvo quello di Villa Troili che infatti non è stato gestito dal Dr. Odevaine e dal Prefetto, ma dall?Assessore Milano e dal Dirigente Comunale Alvaro).
Sia ben chiaro che l?Opera Nomadi intende che tutto questo pro-gramma debba essere soggetto ad un sistema di regole concordate paritariamente fra i Rom/Sinti e le Istituzioni.

LAVORO: la positiva sinergia fra le Cooperative Rom e gli Assessori Pomponi e Milano
Vanno anche incentivati i numerosi progetti di inserimento lavorativo per i Rom e per i Sinti: la ?Baxtalò Drom?, cooperativa di stireria e lavanderia tutta al femminile (composta da donne Rom sia balcaniche che già cittadine italiane) che sta in questi giorni ratificando un contratto con una casa di riposo del Comune di Roma, ne è un esempio positivo. Ma per un progetto che riscuote attenzione ce ne sono altri dimenticati:

* la raccolta differenziata dei rifiuti ingombranti (che funzionava molto bene con gli operai ROM in V°, VII°, VIII°, XII° Municipi ed è ferma per il rinnovo contrattuale dall?Assessore Esposito malgrado ce ne sia una estrema necessità in tutta la città);
* quello delle centinaia e centinaia capifamiglia ROM musicisti di strada con la creazione di un albo comunale che ne legittimi l?esercizio, il suolo pubblico per i SINTI Giostrai?
* Anche per i tre mercati domenicali ben funzionanti e soggetti a regole ben precise (Collatino, Casilino, Corviale) è necessario con-cedere in tempi brevi altre due aperture infrasettimanali; pure in questo caso si tratta del futuro di non meno di 200 capifamiglia Rom che sarebbero definitivamente svincolati dalla morsa della devianza.

Non vanno inoltre sottovalutate le condizioni lavorative dei paesi di provenienza. È importante che le condizioni salariali di questi paesi (Romania in particolare) siano equiparate al costo della vita ed a quelle dell?Europa, al fine di arginare il flusso continuo di disperati alla ricerca di condizioni di vita più favorevoli.
L?Opera Nomadi ha chiesto al Sottosegretario all?Economia Paolo Cento di incontrare con urgenza il suo omologo rumeno perché si cominci a fronteggiare la selvaggia politica salariale che soprattutto gli imprenditori italiani attuano in Romania, causa prima dell?emi-grazione verso il nostro Paese.

SCOLARIZZAZIONE e MENDICITA’ dei minori Rom
La mendicità potrebbe essere contenuta anche pensando ad un progetto di scolarizzazione rivolto soprattutto ai numerosissimi bam-bini che vivono in insediamenti spontanei e che sfuggono ad ogni tipo di controllo del rispetto dei diritti del bambino (da quello sanitario a quello all?istruzione).
Va sottolineato che la Commissione Scuola del Comune per ben due volte (fra il 2004 ed il 2005) chiese all?Assessorato Comunale alle Politiche Educative di inserire nel bando sulla scolarizzazione gli oltre 2000 minori Rom Rumeni che tuttora non sono né vaccinati né tantomeno scolarizzati, per non parlare dell?ormai cronica evasione scolastica del 50% dei minori Rom ?Jugoslavi? nati a Roma.
Ma l?Assessorato rifiutò colpevolmente tale inserimento che avrebbe salvato dalla strada appunto migliaia di bambini ed adolescenti Rom.
I Sindacati dei Vigili Urbani non possono più opporsi al verticale potenziamento dei VV.UU. di Polizia Sociale che, assieme ai Mediatori Rom/Sinti (sia ben chiaro: quelli veri da formare oggi e non quelli finti ed inutili contrattualizzati al Comune dalle Associazioni di Partito), potrebbero costituire lo strumento centrale di gestione della ?questione-Rom? nella Capitale.

PERCHE? il SINDACO NON RICEVE l?OPERA NOMADI?
E? dal 13 Marzo che l?Opera Nomadi ha chiesto al Sindaco di essere ricevuta assieme ai responsabili della struttura sanitaria della Caritas, cioè le uniche due realtà che intervengano organicamente e scientificamente sul territorio romano, e quindi in grado di consigliare al meglio l?Amministrazione che invece, almeno nella persona del Dr. Odevaine, ha scelto la via militare degli sgomberi e degli antistorici megainsediamenti.
Chi vuol punire l?apartiticità dell?Associazione che da 40 anni opera a Roma ed in Italia con i Rom/Sinti ?

Opera Nomadi Sezione del Lazio
Ente Morale (D. P. R. 26/03/70 n. 347)
Via di Porta Labicana, 59 ?00185 Roma
tel. 06/44700166 ? 44701860
E-mail : operanomadilazio@yahoo.it

Fotografia: la bandiera del “campo” è quella del comune di Roma

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Allarme zingari: l?Italia s?è destra

8 Maggio 2007 Commenti chiusi


Editoriale. Continua la guerra dei ?campi?: incendio di tende, presidi, fiaccolate, ronde contro i Rom, marce della ?pace? contro i ?campi nomadi?, legislazione speciale (?patto di legalità?) come contro le Brigate Rosse, sgomberi verso la clandestinità con ruspe che sfasciano tutto o con sequestro di fornelli-elettrodomestici suppellettili ? brande – libri e quaderni, incendio di baracche e roulotte da parte di cittadini infuriati, raccolta firme per sgomberare o impedire l?allestimento di ?campi?, deportazione dei ?campi? in periferia come i manicomi.

RISOLUZIONI INTERNAZIONALI
Il Relatore Speciale ONU relaziona, nel 2006, che é l?intera società italiana a presentare ?profonde tendenze alla xenofobia?, “parti-colarmente discriminate sono le popolazioni Rom e Sinti?, ma già nell?anno 2000 il Comitato per l?Eliminazione delle Discriminazioni dell?ONU definiva i “campi nomadi” come ?un mix tra le favelas e i campi di concentramento?. Decennali sono gli inviti anche del Consiglio d?Europa a ridurre la discriminazione verso i Rom/Sinti ed a ricono-scere loro lo status di minoranza etnica. I monitoraggi del Consiglio d’Europa rilevano di anno in anno che i Rom/Sinti sono le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziali del continente, e le Commissioni del Consiglio da anni condannano l?Italia paese dei ?campi? (l?unica nazione d?Europa che ne mantiene l?esistenza) e ?raccomandano?, da anni ed anni, di smantellare i campi nomadi, ?l?emblema della segregazione razziale per eccel-lenza?, secondo la definizione dell? European Roma Right Center.

L?ITALIA S?E? DESTRA
L?incendio delle tende di Opera, alla fine dell?anno scorso, ha visto mobilitati gli studiosi della sinistra milanese che si chiedevano cosa fosse successo e furono promossi incontri di antropologia culturale intanto che il successivo presidio, per un mese intero e giorno dopo giorno di insulti, riusciva a fare scappare i Rom dal ?campo?. Succes-sivamente una Rom interviene ad un Consiglio di quartiere di Milano e viene pesantemente offesa e spintonata, aumentando gli inter-rogativi della Milano di sinistra. A Milano, non ai cittadini italiani, incendiari, insultatori ed aggressori, viene chiesto un ?patto di legalità e socialità?, ma ai Rom che subiscono deportazioni, incendi, ed ingiustizie. Un ?patto? che sancisce una legge speciale da ?emergenza Rom?, come le leggi speciali contro le Brigate Rosse degli anni settanta.

LA DERIVA DELLA SINISTRA
Il ?patto? si estende a tutta Italia, e le ronde ed i comitati contro i Rom, con presidi a raccolta di firme, si moltiplicano. Sono evidenti segnali di un razzismo crescente verso i Rom, di una deriva della sinistra che fa riemergere la destra più oltranzista e xenofoba.
A Vicenza 130 mila persone, di sinistra, si ritrovano da tutta Italia a manifestare, la piccola quota di indignazione rimasta, contro il super ampliamento della base americana, ma non avanzano quote residue contro il raid di neofascisti che svuotano immondizia al ?campo nomadi?, di segregazione etnica, proprio lì nella stessa città. A Viterbo diversi comuni raccolgono firme e mandano delegazioni a Roma per protestare contro l’eventuale arrivo di “nomadi” dai “cam-pi” della capitale. Il 16 marzo, il Presidente di Alleanza Nazionale di Roma propone che i nomadi vengano rinchiusi nei CPT. Altri focolai di uno Stato di guerra si verificano ad Appignano dove adirati cittadini bruciano baracche e roulotte del ?campo nomadi? in cui risiedeva l?autista che, guidando ubriaco, aveva ucciso quattro ragazzi. A Salerno dove operatori del comune sgomberano famiglie di Rom da sotto un ponte sequestrando mobili, vettovaglie, quaderni e bambole. A Roma dove *Veltroni sposta i ?campi? fuori città, provve-dimento che nessun sindaco leghista potrebbe, invece, permettersi.

CAPRO ESPIATORIO
I Rom ancora una volta diventano il capro espiatorio a fagocitare i più bassi istinti sociali, i sussulti di scarico di una società sempre più narcotizzata dal consumismo, il falso problema su cui si sfoga un bisogno di sicurezza che dovrebbe essere rivolto alla partitica-clientelare, alla ingiustizia crescente verso l?ambiente ed il Sud del mondo, ai 25 morti al giorno sulle strade italiane, ai 50.000 morti all?anno causati dall?alcool -droga di Stato. In un Paese dove muoiono quattro persone al giorno sul lavoro, dove la criminalità organizzata (mafia, o? sistema, n?dran-gheta?) controlla mortifica e gestisce intere regioni (almeno sei), dove c?è il più alto tasso di evasione fiscale d?Europa (il 27% della ricchezza nazionale se ne va in evasione fiscale), l?allarme sociale sembra rappresentato da alcune decine di migliaia di Rom che vivono in situazioni di emer-genza umanitaria. L?Italia ottavo paese per ?benessere? di tutto il pianeta sta alzando il livello di guerra verso i Rom/Sinti che sono già le popolazioni più povere e discriminate della Comunità Europea.

ALLARME ROM
Ma l??allarme rom? parte dagli sgomberi, con ruspe spaccatutto e deportazioni nelle campagne o espulsioni in Romania, avviati due anni fa dal sindaco Cofferati di Bologna, e presi ad esempio poi a livello nazionale. Un sindaco che dimostrò la deriva morale di una sinistra che governa a fini elettorali la questione sicurezza sbarac-cando e deportando famiglie intere, in clandestinità o in Romania, devastando e distruggendo baracche, costringendo bambini all?ab-bandono scolastico. Ogni volta che muore un Rom per “incidente” in un “campo nomadi” (perché mancano le norme di sicurezza, ad esempio), dovrebbe essere denunciato il Sindaco che è primo responsabile -anche sanitario, del territorio. Sindaci e Questori e Prefetti che da anni attuano sgomberi selvaggi in tutta Italia, dovrebbero essere denunciati al Tribunale Internazione dei Diritti Umani per violenza psico-fisica verso famiglie, soprattutto verso minorenni, induzione alla dispersione scolastica ed alla devianza criminale, procurato disagio sociale.

RESISTERE ALLA GUERRA
Di fronte alla recrudescenza di una guerra che, in modi diversi, dura da cinquecento anni, occorrerebbe una presa di posizione precisa e con-divisa, e agita a livello nazionale, da parte soprattutto delle associazioni che si occupano di Rom/Sinti. Un esempio la petizione per il riconoscimento di minoranza etnico-linguistica e per l?estensione del ?Giorno della memoria? presentata in 19 Prefetture d?Italia, lo scorso 27 gennaio, da altrettante sezioni Opera Nomadi. Ma qui, la frammenta-zione in decine di associazioni e gruppetti corporativi, quasi similare al modello di visione famigliare caratteristica di queste popolazioni, diventa fisiologica ad un sistema sociale che sta diventando sempre più discriminante. Anche i diversi tavoli istituzionali promossi dal Governo di Centro-sinistra sembrano promossi più per controllare il dissenso che non per promuovere processi di integrazione sociale. Ed ad essi si radunano, in forma completamente sparpagliata, presunti protagonisti e rappresentanti dei Rom/Sinti, magari di una cooperativa di Treviso. Come nella Politica (i delegati sono nominati in funzione della consistenza numerica) occorre a questi tavoli istituzionali imporre una forma di rappresentanza che sia basata sulla consistenza effettiva e non sulla clientela partitica.

EMERGENZA UMANITARIA
La ?questione rom? continua ad essere estranea anche a questo Governo che però, a differenza del precedente, assegnerà qualche piccolo gratifica per procrastinare la questione. L?emergenza uma-nitaria in cui vivono decine di migliaia di Rom/Sinti, nell?Italia, ?paese dei campi?, è il Primo Punto da affrontare in ogni tavolo, convegno, conferenza, seminario: culturale, sociale, politico.

PRIORITA?: EMERGENZA ?CAMPI?
I ?campi nomadi? per il solo fatto di esistere producono malattia e ?morte sociale? e vanno smantellati con redistribuzione abitativa, concordata coi residenti, e non controllati e regolamentati con la Polizia o con i ?patti di legalità?. Redistribuzione abitativa non in altri ?campi nomadi?, o nelle strade, ma in case e appartamenti.

PRIORITA?: REGOLARIZZAZIONE CLANDESTINI
Più della metà dei Rom/Sinti d?Italia sono immigrati, fin dagli anni settanta, e di questi decine di migliaia sono clandestini o irregolari e per questo impossibilitati ad esercitare alcun diritto di cittadinanza, l’accesso ad un lavoro regolare per esempio. La ?clandestinità? produce ?morte sociale? e devianza criminale. La regolarizzazione dà diritto alla vita. Priorità regolarizzazione: con permesso o carta di soggiorno per i residenti in Italia da due anni o cinque anni e cittadinanza per i nati in Italia da due anni o residenti da dieci anni.

PROPOSTA: blocco immediato degli sgomberi senza alternative abitative (in ossequio alle ?raccomandazioni? europee), Protezione Civile per Centri di Prima accoglienza per gli insediamenti abusivi. Da qui attuare lo smantellamento dei ?campi nomadi?, lager istituzionali di segregazione etnica, con redistribuzione abitativa, a partire dalla casa, concordata coi residenti.
PRIMA garantire almeno la sopravvivenza civile, fare uscire dall?e-mergenza umanitaria clandestina bambini, anziani, donne e uomini. Poi affrontare la politica complessiva di integrazione sociale.
1- Blocco degli sgomberi senza alternativa abitativa.
2- Protezione Civile per Centri di Prima Accoglienza per gli insedia-menti abusivi.
3- Smantellamento dei ?campi nomadi?, lager istituzionali di se-gregazione etnica, con redistribuzione abitativa, concordata coi residenti, che metta al primo posto la casa.
4- Regolarizzazione dei Rom immigrati con permesso, carta di sog-giorno e cittadinanza.

PRIORITA? DA CON-DIVIDERE
Queste sono le priorità da con-dividere tutti assieme, associazioni e persone ed Enti, per affrontare la ?questione Rom? che è la que-stione morale del paese. In primis, come prologo ad ogni intervento che riguardi le tematiche Rom/Sinti o la giustizia sociale. Tutto il resto è protagonismo, partitocrazia clientelare, corporativismo, che alimentano, e sono fisiologiche a, un sistema sociale che per soprav-vivere usa e consuma xenofobia e razzismo verso la diversità (che è, invece, “differenza” e risorsa).

I ROM COME CORPO SOCIALE
Su queste stesse priorità, “smantellamento dei campi nomadi e di-ritto di cittadinanza”, si dovrebbe poi arrivare ad una manifesta-zione di carattere nazionale per cercare di destare l’Italia dal sonno del consumismo narcotico che, notoriamente, genera mostri… capri espiatori e falsi problemi.

______note____________

* FUORI I FASCISTI DA ROMA
Correva l’anno 1993, quando Fini, in competizione con Rutelli a sindaco di Roma, propose di spostare i campi nomadi fuori dal gran raccordo anulare. Ma tutta la sinistra si oppose con lo slogan: “tutti i fascisti fuori dal raccordo”. Ora a quattordici anni di distanza, prevale l’idea del sindaco Veltroni e del prefetto Serra di compiere in tutta fretta questa operazione.

_______riferimenti_______________

DA:Allarme Serra: disastro nei “campi”
Archivio Romano Lil, 24 febbraio 2007

SMANTELLAMENTO O REGOLAMENTAZIONE?
Sono tempi istituzionali di sgomberi e di smantellamento dei ?campi nomadi? abusivi con trasferimenti forzati in altri campi nomadi ?rego-lari?, quando va bene ?sennò è la strada. Drammatiche operazioni di ?pulizia igienica-ambientale? che investono uomini, anziani, donne, malati, bambini, neonati. Con ruspe che distruggono i pochi averi, anche quaderni e giocattoli. I trasferimenti, quando va bene, non sono mai concordati coi residenti e aumentano la conflittualità nei ?campi regolari?, ammassando e mischiando famiglie alla rinfusa.
L?Europa condanna i ?campi nomadi?, l?Italia risana i ?campi nomadi?: quella del governo Berlusconi e quella del governo Prodi. Due facce di una stessa politica di repressione forzata, di discriminazione istituzionalizzata verso i Rom/Sinti. Certo ci sono le sfumature ma dalla nebbia dei ?campi? non sono percepibili.

IL PROBLEMA NON SONO LE PERSONE MA I “CAMPI”
I ?campi nomadi? per il solo fatto di esistere producono “morte sociale” e deviazione criminale. Le operazioni di polizia, che cercano di ?normalizzare? i campi risolvono un aspetto ma non il ?problema?, curano il sintomo ? non la causa. Il “problema” sono i “campi no-madi”, nati come contenitori temporanei di umanità e divenuti pro-duttori permanenti di disagio e criminalità. I ?campi? sono da re-primere, e chiudere, non le persone.

____al cinema_______

Brutti, sporchi e cattivi
?Brutti sporchi e cattivi? è il titolo di un film straordinario, regia di Ettore Scola, del 1976. Protagonista, un Nino Manfredi incarognito che viveva da baraccato all?estrema periferia di Roma.

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Fiaccolata della Lega Nord contro i campi nomadi di Milano

7 Maggio 2007 Commenti chiusi


Milano 7 maggio. Continua la protesta dei cittadini di Poasco, frazione di San Donato Milanese, contro i campi rom. Dopo le ronde e le petizioni, ieri sera è scesa in campo anche la Lega Nord con una fiaccolata. «La fiaccolata – spiegano gli organizzatori -, ha come obbiettivo, far conoscere alle istituzioni il problema di una realtà che convive da anni con campi abusivi e che dopo mesi di soprusi, ha deciso di dire basta all?illegalità».

Poasco frazione di san Donato Milanese posta fra san Donato e Opera, conta circa tremila abitanti. Alla manifestazione, secondo gli organizzatori, hanno partecipato un migliaio di persone provenienti anche da Opera, Chiaravalle e Sesto.

Campi nomadi: Lega in corteo con i residenti
ilGiornale.it 7 maggio
Continua la protesta dei cittadini di Poasco, frazione di San Donato Milanese, contro i campi rom. Dopo le ronde e le petizioni, ieri sera è scesa in campo anche la Lega Nord con una fiaccolata. «La fiaccolata – spiegano gli organizzatori -, ha come obbiettivo, far conoscere alle istituzioni il problema di una realtà che convive da anni con campi abusivi e che dopo mesi di soprusi, ha deciso di dire basta all?illegalità».
All?iniziativa ha partecipato il capogruppo della Lega al Parlamento Europeo Mario Borghezio e l?assessore regionale al Territorio e all?Urbanistica Davide Boni. Il corteo è partito alle 21 dal campo sportivo di via Unica per sciogliersi poi in prossimità del campo nomadi. Alla fiaccolata ha aderito anche il neonato «Comitato Cittadino di Poasco». «Siamo cittadini di Poasco – commenta uno di loro -, ringraziamo la Lega che ci sostiene ma non abbiamo tessere in tasca, vogliamo solo dire basta all?illegalità. E per questo abbiamo già raccolto mille firme che oggi presenteremo al prefetto».

________tanto per dire____________

I suggerimenti dell?ECRI all?Italia contro le discriminazioni
SOPPRIMERE I FINANZIAMENTI PUBBLICI AI PARTITI RAZZISTI
L?ECRI (Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza) nel suo terzo rapporto su razzismo e xenofobia in Italia dedica un capitolo all?uso di discorsi razzisti e xenofobi in politica, su cui Ecri già nel secondo rapporto aveva ?espresso preoccupazione?, condannan-do alcuni esponenti della Lega Nord. ECRI raccomanda ai partiti politici di ?resistere alla tentazione di presentare le questioni riguardanti gli extracomunitari e i membri di altri gruppi minoritari sotto una luce negativa?. Ma chiede anche alle autorità di ?adottare provvedimenti per combattere l?uso di discorsi razzisti e xenofobi in politica?, ad esempio sopprimendo i finanziamenti pubblici ai partiti responsabili di incitazione all?odio razziale.

Italia xenofoba e razzista secondo l?ECRI
Romano Lil, 3 maggio
Roma 3 maggio. Combattere razzismo e xenofobia nel discorso pub-blico, rafforzare il quadro legislativo contro le discriminazioni e tutelare i diritti delle minoranze rom e sinti. L?ECRI, commissione del Consiglio d?Europa, presenta il terzo rapporto sull’Italia. Al Governo chiede di ratificare le convenzioni internazionali, sradicare l?inci-tamento all?odio razziale dal dibattito politico, dai media e dallo sport e riformare la legge sull?immigrazione. La situazione fotografata dal rapporto è aggiornata al 16 dicembre 2005, ma – ha dichiarato Walter Irvine (Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati) ? “le raccomandazioni all?Italia sono attualissime”.

Fotografia: il corteo a la delegazione americana

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Gli otto punti del patto di sicurezza Comune di Roma-Prefettura

6 Maggio 2007 Commenti chiusi

Il Comune di Roma ha concordato con la Prefettura un ?patto per la sicurezza? in otto punti, in risposta alla sollecitazione rivolta dal ministro degli Interni Giuliano Amato per dare una risposta alle esigenze delle popolazioni delle aree metropolitane. 5 grandi Campi nomadi fuori del Raccordo, 11 piazze di ritrovo degli immigrati, nuove norme contro prostituzione e accattonaggio e impegno per il decoro urbano.


Patto sicurezza Comune di Roma-Prefettura in otto punti.
Ora tocca al Governo

5 grandi Campi nomadi fuori del Raccordo, 11 piazze di ritrovo degli immigrati, nuove norme contro prostituzione e accattonaggio e impegno per il decoro urbano
Abitare a Roma.net. 5 maggio. Di Catia Cencini

Il Comune di Roma ha concordato con la Prefettura un ?patto per la sicurezza? in otto punti, in risposta alla sollecitazione rivolta, circa un mese fa, dal ministro degli Interni Giuliano Amato per dare una risposta alle esigenze delle popolazioni delle aree metropolitane.
Ecco i punti del ?Patto?:
1) Quattro o cinque ?villaggi della solidarietà? (grandi campi nomadi attrezzati), sul modello di Castel Romano, fuori dal Raccordo anulare (costo 15 milioni, per ospitarvi i 6.500 nomadi censiti regolarmente)
2) Programma di interventi per la lotta all?accattonaggio
3) Abbattimento dei campi abusivi presenti in città e successiva bonifica delle aree interessate (costo 2 milioni)
4) Azioni di contrasto della prostituzione
5) Lotta alle scritte vandaliche
6) Azione di contrasto del commercio abusivo e della contraffazione
7) Controlli nelle piazze più affollate di notte (in particolare Campo de Fiori) 8) Progetti di gestione (costo 829 mila euro l?anno) delle 11 piazze punto di ritrovo degli immigrati. E cioè: largo A. Ravizza (slavi), stazione metro Anagnina (rumeni e slavi), piazza di Villa Carpegna (africani), largo della Polveriera (cinesi, africani, vari), piazza XII Ottobre (Ucraini, russi, romeni), p.le delle Crociate (slavi, africani), p.le Partigiani (slavi), p.za Mancini (sudamericani, filippini), l.go Preneste o v. Arco di Travertino (vari), Parco Cestio (romeni, vari), p.za Mar.llo Giardino (sudamericani, filippini).

Nei cosiddetti ?villaggi della solidarietà? fuori dal raccordo, dotati di tutti i servizi e gestiti da cooperative di nomadi ha precisato Luca Odevaine, vice capo di Gabinetto del Campidoglio: ?verranno ospitati i nomadi che vivono nei campi già censiti a Roma. Diversa è invece la situazione degli insediamenti abusivi, abitati spesso da cittadini ro-meni non di etnia Rom?. Per questi campi, spuntati nelle aree verdi e zone urbanizzate di Roma, scatterebbe, secondo Odevaine l’abbattimento.
Il Comune ha chiesto al Governo nuovi finanziamenti per contrastare l?accattonaggio e nuove leggi per proibire la prostituzione in strada.
In proposito ha spiegato il prefetto Serra: ?L’idea è quella di fare come in altri Paesi dove questo tipo di prostituzione è vietata. Le alternative potrebbero essere cooperative o zone dedicate?.
Per le 11 piazze il Comune ricercherà un accordo con le comunità straniere che potranno utilizzare le aree (da attrezzare come luogo di ritrovo settimanale (previsti i giovedì e le domeniche) e in 12 giorni festivi. In queste aree dovrebbero essere installati: bagni chimici, nei giorni di utilizzo da parte degli immigrati; grandi cesti portarifiuti e panchine; dovrebbe essere eseguita la pulizia e il lavaggio, il controllo e vigilanza delle squadre del decoro urbano o di associazioni di volontariato; la vigilanza dei vigili urbani il giovedì e la domenica; la pulizia dell’Ama il giovedì notte e la domenica notte.
La realizzazione di parecchi degli otto punti abbisogna di un sostegno legislativo ed anche finaziario del Parlamento, su impulso del Governo.
I tempi presumibilmente non saranno brevi.

______il contesto__________

Roma dichiara guerra a campi nomadi e prostitute
Archivio Romano Lil, 4 maggio
Roma 3 maggio. Via i campi rom dalla città; divieto di prostituirsi in strada; denunce penali per i writers; sanzioni più severe per i clienti di ambulanti irregolari. Sono alcuni dei punti contenuti nel “patto della legalità” che il sindaco Veltroni ha proposto al governo su invito del ministro Amato. Due i capisaldi: decoro e sicurezza. Si parte dai campi rom: in città non ne resterà neppure uno.
Sono già state individuate 5-6 aree fuori dal Raccordo dove allestire altrettanti insediamenti attrezzati, capaci di ospitare tra 1.000 e 1.500 persone. Ingenti le spese previste, «almeno tre milioni a cam-po», che l´amministrazione comunale non può affrontare da sola. «La città verrà completamente liberata», precisa Luca Odevaine ?vice capogabinetto del sindaco, «dopodiché interverremo sugli accampamenti abusivi: per la bonifica ci vorranno altri due milioni di euro».

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"Ai Rom campi itineranti": la proposta del Ministro Mastella

5 Maggio 2007 Commenti chiusi

Roma 5 maggio. I campi dei Rom devono diventare itineranti e restare nello stesso posto non più di 15 giorni. E’ questa l’idea del Ministro Mastella che intervenendo al Congresso dell’Udeur del Lazio ha anche toccato il tema dell’immigrazione. Quanto ai Rom Mastella ritiene che i campi "diventino troppo spesso una sciagura per gli italiani costretti a conviverci". Da qui l’idea che i rom non possano sostare per più di 15 giorni.

Prosegui la lettura…

Roma dichiara guerra a campi nomadi e prostitute

4 Maggio 2007 Commenti chiusi


Roma 3 maggio. Via i campi rom dalla città; divieto di prostituirsi in strada; denunce penali per i writers; sanzioni più severe per i clienti di ambulanti irregolari. Sono alcuni dei punti contenuti nel “patto della legalità” che il sindaco Veltroni ha proposto al governo su invito del ministro Amato. Due i capisaldi: decoro e sicurezza. Si parte dai campi rom: in città non ne resterà neppure uno.
Sono già state individuate 5-6 aree fuori dal Raccordo dove allestire altrettanti insediamenti attrezzati, capaci di ospitare tra 1.000 e 1.500 persone. Ingenti le spese previste, «almeno tre milioni a cam-po», che l´amministrazione comunale non può affrontare da sola. «La città verrà completamente liberata», precisa Luca Odevaine ?vice capogabinetto del sindaco, «dopodiché interverremo sugli accam-pamenti abusivi: per la bonifica ci vorranno altri due milioni di euro».

I nomadi traslocheranno fuori dal GRA e divieto di esercizio in strada per le “lucciole”. Documento elaborato con il prefetto Serra
CAMPI ROM E PROSTITUTE, LINEA DURA
Le richieste di Veltroni ad Amato per il “patto della legalità”
L?Espresso Local, la Repubblica-Roma, 3 maggio. Giovanna Vitale

Via i campi rom dalla città; divieto di prostituirsi in strada; denunce penali per i writers; sanzioni più severe per i clienti degli ambulanti irregolari. Sono alcuni dei punti contenuti nel “patto della legalità” che il sindaco Veltroni ha proposto al governo su invito del ministro Amato. Un documento, consegnato anche al viceministro Minniti, che costituisce l´ossatura dell´accordo che Roma firmerà a breve con il Viminale. Al quale sono state chieste «risorse e interventi legislativi mirati per far fronte alle principali emergenze», spiega il vicecapo di gabinetto del Campidoglio, Luca Odevaine, autore del “decalogo” stilato dopo un´intensa concertazione con il prefetto Achille Serra.

Due i capisaldi: decoro e sicurezza. Per lo più legati alla montante ondata migratoria. Si parte dai campi rom: in città non ne resterà neppure uno. Sono già state individuate 5-6 aree fuori dal Raccordo dove allestire altrettanti insediamenti attrezzati, capaci di ospitare tra 1.000 e 1.500 persone. Ingenti le spese previste, «almeno tre milioni a campo», che l´amministrazione comunale non può affrontare da sola. «La città verrà completamente liberata», precisa Odevaine, «dopodiché interverremo sugli accampamenti abusivi: per la bonifica ci vorranno altri due milioni di euro».

Poi c´è la questione relativa alle piazze dove nei giorni di festa si riuniscono gli extracomunitari: tra queste, piazza Mancini e il Parco della Resistenza, piazza dei Cinquecento e l´Anagnina. «Sono almeno 11», continua il vicecapo di gabinetto: «Lì abbiamo bisogno di aumentare i turni di pulizia per rendere compatibile questa forte presenza con il decoro». Altro punto dolente, la mendicità: il Campidoglio ha chiesto un inasprimento delle pene per chi costringe i minori a chiedere l´elemosina. Una modifica legislativa necessaria anche per bloccare il dilagare della prostituzione sui viali di Roma introducendo il divieto di esercitarla in strada. Mentre contro gli ambulanti abusivi sono state invocate sanzioni più severe non solo per chi vende ma anche per chi compra, con semplificazione delle procedure amministrative sui sequestri.

Infine i writers. Oltre che risorse per incrementare la vigilanza, contro chi imbratta muri e monumenti è stato invocato un intervento normativo che preveda il reato di danneggiamento al patrimonio e non più semplici multe; poi il divieto di vendita di bombolette spray ai minori di 18 anni, l´aumento del costo del 200% e l´obbligo per chi le acquista di presentare un documento di identità.

PREFETTO SERRA: NOMADI E PROSTITUZIONE SONO LE EMER-GENZE A ROMA
NSD, 3 maggio
Roma, 3 mag. – (Adnkronos) – I nomadi, la prostituzione, il problema dell’abusivismo delle case, l’imbrattamento dei muri e l’abusivismo commerciale. Questi i problemi della Capitale che il Prefetto Achille Serra ha ricordato oggi dopo l’incontro con il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. “Quando ho parlato con Veltroni, abbiamo pensato che i nomadi a Roma sono effettivamente troppi”. Lo ha dichiarato il Prefetto di Roma, Achille Serra, ricordando il ‘patto della legalita” che il sindaco di Roma Walter Veltroni ha proposto al ministro dell’Interno, Giuliano Amato, dopo aver discusso con il Prefetto i problemi della Capitale.
“Accanto agli accampamenti legittimi – ha spiegato Achille Serra – ce ne sono tantissimi illegali e la maggior parte sono Rom, che non possono essere espulsi. Il punto e’ quindi di trovare dei poli dove collocarli. Bisognera’ individuare varie zone della metropoli dove poter mettere una sorta di villaggio con casette prefabbricate”. “Un altro problema di Roma e’ quello della prostituzione di strada che causa una forte insofferenza nella gente. L’idea sarebbe quella di fare come in altri paesi ovvero vietare la prostituzione nelle strade e nelle piazze. D’altronde e’ impossibile vietare la prostituzione, che, come tutti sanno ‘e’ il mestiere piu’ antico del mondo’. Un’altra soluzione poteva essere quella di dedicare solo delle zone, che pero’ alla fine verrebbero erroneamente chiamate ‘a luci rosse’”.
“Anche l’imbrattamento dei muri della Capitale e’ eccessivo e sconcertante e deve prevedere delle punizioni molto piu’ severe – ha proseguito il Prefetto – Per il problema dell’abusivismo commerciale ci sono delle procedure troppo lunghe, che impegnano una macchina della polizia, magari per tutto il giorno e le sanzioni sia per chi vende che per chi acquista sono troppo basse. Bisogna quindi – conclude il Prefetto – effettuare un aumento delle pene e uno snellimento delle procedure”.

Patto sicurezza Comune di Roma-Prefettura in otto punti.
Ora tocca al Governo

5 grandi Campi nomadi fuori del Raccordo, 11 piazze di ritrovo degli immigrati, nuove norme contro prostituzione e accattonaggio e impegno per il decoro urbano
Abitare a Roma.net. 5 maggio. Di Catia Cencini

Il Comune di Roma ha concordato con la Prefettura un ?patto per la sicurezza? in otto punti, in risposta alla sollecitazione rivolta, circa un mese fa, dal ministro degli Interni Giuliano Amato per dare una risposta alle esigenze delle popolazioni delle aree metropolitane.
Ecco i punti del ?Patto?:
1) Quattro o cinque ?villaggi della solidarietà? (grandi campi nomadi attrezzati), sul modello di Castel Romano, fuori dal Raccordo anulare (costo 15 milioni, per ospitarvi i 6.500 nomadi censiti regolarmente)
2) Programma di interventi per la lotta all?accattonaggio
3) Abbattimento dei campi abusivi presenti in città e successiva bonifica delle aree interessate (costo 2 milioni)
4) Azioni di contrasto della prostituzione
5) Lotta alle scritte vandaliche
6) Azione di contrasto del commercio abusivo e della contraffazione
7) Controlli nelle piazze più affollate di notte (in particolare Campo de Fiori) 8) Progetti di gestione (costo 829 mila euro l?anno) delle 11 piazze punto di ritrovo degli immigrati. E cioè: largo A. Ravizza (slavi), stazione metro Anagnina (rumeni e slavi), piazza di Villa Carpegna (africani), largo della Polveriera (cinesi, africani, vari), piazza XII Ottobre (Ucraini, russi, romeni), p.le delle Crociate (slavi, africani), p.le Partigiani (slavi), p.za Mancini (sudamericani, filippini), l.go Preneste o v. Arco di Travertino (vari), Parco Cestio (romeni, vari), p.za Mar.llo Giardino (sudamericani, filippini).

Nei cosiddetti ?villaggi della solidarietà? fuori dal raccordo, dotati di tutti i servizi e gestiti da cooperative di nomadi ha precisato Luca Odevaine, vice capo di Gabinetto del Campidoglio: ?verranno ospitati i nomadi che vivono nei campi già censiti a Roma. Diversa è invece la situazione degli insediamenti abusivi, abitati spesso da cittadini ro-meni non di etnia Rom?. Per questi campi, spuntati nelle aree verdi e zone urbanizzate di Roma, scatterebbe, secondo Odevaine l’ab-battimento.
Il Comune ha chiesto al Governo nuovi finanziamenti per contrastare l?accattonaggio e nuove leggi per proibire la prostituzione in strada.
In proposito ha spiegato il prefetto Serra: ?L’idea è quella di fare come in altri Paesi dove questo tipo di prostituzione è vietata. Le alternative potrebbero essere cooperative o zone dedicate?.
Per le 11 piazze il Comune ricercherà un accordo con le comunità straniere che potranno utilizzare le aree (da attrezzare come luogo di ritrovo settimanale (previsti i giovedì e le domeniche) e in 12 giorni festivi. In queste aree dovrebbero essere installati: bagni chimici, nei giorni di utilizzo da parte degli immigrati; grandi cesti portarifiuti e panchine; dovrebbe essere eseguita la pulizia e il lavaggio, il con-trollo e vigilanza delle squadre del decoro urbano o di associazioni di volontariato; la vigilanza dei vigili urbani il giovedì e la domenica; la pulizia dell’Ama il giovedì notte e la domenica notte.
La realizzazione di parecchi degli otto punti abbisogna di un sostegno legislativo ed anche finaziario del Parlamento, su impulso del Governo.
I tempi presumibilmente non saranno brevi.

Fotografia: le categorie e gruppi da identificare e discriminare a Roma. In un buco nero di memoria, saranno contrassegnati da specifici triangoli colorati: venditori ambulanti, campi nomadi, writers, prostitute

Riferimenti: Il Prefetto Serra dichiara guerra ai Rom

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L?accademismo, malattia infantile dello ?zingarismo?

2 Maggio 2007 Commenti chiusi


“Non è agitando vuote ?frasi? o magari facendo bella mostra di sé ai convegni di ?ziganologia? che si interviene per superare le gravissime condizioni della popolazione rom e sinta oggi in Italia, per quanto studiare e denunciare con i dati alla mano rivesta ovviamente il suo ruolo. Ma dopo il convegno e il libro (o meglio, parallelamente a questi) va realizzata l?azione, altrimenti la dialettica storica ci scavalcherà e ci ritroveremo su posizioni irrimediabilmente conservatrici, per quanto ammantate di belle parole. Con l?ovvio corollario di non riuscire a incidere sui processi storici reali di individui reali, come appunto i Rom e Sinti italiani, che aspettano risposte reali riferite ai loro bisogni concreti e non le vuote chiacchiere dell?accademia.

L?ACCADEMISMO, MALATTIA INFANTILE DELLO ?ZINGARISMO?
di Marco Nieli, Presidente Opera Nomadi di Napoli

Nonostante le loro frasi che, secondo loro, ?scuotono il mondo?,
gli ideologhi giovani-hegeliani sono i più grandi conservatori. I
più giovani tra loro hanno trovato l?espressione giusta per la loro
attività, affermando di combattere soltanto contro delle ?frasi?.
Dimenticano soltanto che a queste frasi essi stessi non oppongono
altro che frasi, e che non combattono il mondo realmente esistente
quando combattono soltanto le frasi di questo mondo.
K. Marx-F. Engels, L?ideologia tedesca

LE CRITICHE ALLA LEGGE REGIONALE CAMPANA
A una recente audizione con le associazioni sulla Legge Regionale della Campania per i Rom, Sinti e Camminanti, un?esponente del gruppo ?chi rom e chi no?, impegnato sui campi rom di Scampia per lo più in laboratori con i bambini (che pure personalmente ritengo molto validi), ha messo in campo una serie di obiezioni nel merito della proposta, alla quale l?Opera Nomadi locale lavorava da circa 4 anni insieme alle istituzioni locali. L?argomento principale di questa persona, che tra l?altro, non a caso, mi dicono siede nel Direttivo nazionale di ?OsservAzione?, era che questa legge finirebbe per riproporre la solita, superata logica dei ?campi-nomadi? o ?campi-ghetto?, nonostante nel testo della legge si parli invece esplicitamente di ?villaggi o aree attrezzate?, centri di accoglienza e inserimento nell?edilizia pubblica e privata. Nel complesso, l?intervento in questione suonava come una critica demolitrice dell?impianto stesso della legge, critica per fortuna non accolta dalle consigliere responsabili del progetto legislativo, che, se approvato in maniera celere, permetterebbe di dare una sterzata in direzione dell?accoglienza alle attuali politiche istituzionali nei confronti della comunità rom della Campania.
Personalmente, credo che l?Opera Nomadi di Napoli abbia contribuito non poco alla stesura di questo testo di legge, che è ancora emendabile e perfettibile sotto vari punti di vista e lo sarà fino all?ultimo momento prima dell?approvazione, ma sulla necessità e sull?urgenza di un tale provvedimento, non sono disposto a fare sconti a chicchessia. Vari emendamenti, come la sostituzione della dizione Rom e Sinti al posto di ?nomadi?, l?articolazione delle proposte abitative per lasciare il più ampio margine di scelta e di partecipazione alle comunità stesse (in primis, la possibilità di accedere alla casa, sotto forma di edilizia popolare o di incentivazione all?affitto), l?attenzione agli aspetti di promozione culturale in una prospettiva dinamica e non statica, la valorizzazione dei percorsi di scolarizzazione, formazione professionale e inserimento lavorativo, ne fanno uno strumento legislativo impre-scindibile per le prospettive di accoglienza e di politiche sociali delle comunità in questione nella nostra regione. Si può discutere e criticare quanto si vuole, ma le emergenze che ci incalzano sul territorio ci impongono a un certo punto di fare e di fare sempre meglio.
Mi pare significativo che la persona di cui sopra, interrogata sulle possibili alternative agli interventi prospettati nella legge, non abbia saputo cosa rispondere e si sia limitata a balbettare alcune generiche professioni di democratica condivisione con i Rom delle scelte da attuare (principio su cui ovviamente siamo tutti ovvia-mente d?accordo). Questo episodio mi ha dato da pensare come ultimamente lo sbandieramento degli slogans ?superamento dei campi? e ?casa per tutti? sembra fungere da specchietto per le allodole delle ?anime belle? che lottano (a parole) per realizzare il migliore dei mondi possibili, ignorando però la realtà concreta nel suo reale processo dialettico. Il pregiudizio verso qualsiasi forma di legge regionale specifica per i Rom e verso qualsiasi forma di intervento congiunto istituzioni-associazionismo (1) è evidentemente così radicato tra questi gruppi, che si preferisce la logica del ?Muoia Sansone con tutti i Filistei?, dove nel caso specifico la parte dei Filistei è rappresentata ovviamente dai Rom. Che nei campi abusivi e nelle discariche continuano a morire letteralmente.

LE CRITICHE ALL?OPERA NOMADI
In realtà, la tendenza presente in vari gruppi e comitati pro-rom in Italia (oltre al già citato OsservAzione, ricorderei anche la Fondazione Michelucci di Firenze, entrambe vicine all?ERRC e, indirettamente, alla Fondazione Open Society di Soros) a individuare ancora oggi, nel 2007, nell?Opera Nomadi la principale responsabile della politica dei ?campi?, come anche della conseguente creazione della categoria dello ?zingaro?, altro irriducibile da controllare attraverso processi di contenimento e ghettizzazione(2), rivela la portata del reale scollamento di dette realtà dalle dinamiche presenti sui territori caratterizzati dalla presenza di comunità rom e sinte. Si tratta di derive ?idealistiche?, spesso venate di astratto accademismo, che non permettono passi in avanti sostanziali nelle politiche di accoglienza del popolo rom, mancando di raccordi fattivi con qualsiasi tipo di prassi, anche di tipo conoscitivo. Con buona pace degli altrimenti utili rapporti di tali ricercatori sullo stato della discriminazione di Rom e Sinti oggi in Italia, basati, tuttavia, su alcune sporadiche visite a macchia di leopardo in vari ?campi? in giro per l?Italia, senza costruzione di percorsi comuni di tipo sociale e politico con le comunità in questione(3). I ?ziganologi? o ?romologi? (che dir si voglia) credono di combattere per i diritti dei Rom criticando sempre a parole la ?politica dei campi? e pensando di sostituire questa espressione con un?altra di più bell?effetto, vale a dire ?superare i campi?. Il tutto, lontano anni luce dalla realtà intesa come processo reale di vita e di produzione, determinato dalle contraddizioni dialettiche della storia, che investe individui reali inseriti in contesti di relazioni sociali definite, secondo la celebre definizione di Marx-Engels (4).

ESERCIZI DI ASTRATTA SPECULAZIONE
Non intendo con ciò disconoscere l?importanza della teorizzazione, né negare che sia fondamentale conoscere e comprendere i fenomeni nella loro specificità come anche nelle loro leggi generali, per orientare l?azione: ripeto, alcune delle indagini condotte da Nando Sigona e Lorenzo Monasta di OsservAzione mi sembrano utili (si veda, ad esempio quella sulla partecipazione di rappresentanti rom e sinti alle ultime amministrative(5). Fare i convegni sulle politiche abitative dei Rom può essere utile, nella misura in cui ci si confronta sulla differenziazione dei modelli di inserimento abitativo e si cerca di indirizzare l?azione delle istituzioni alla ricezione e rielaborazione di questa complessità che è l?universo rom e sinti in Italia. Scrivere saggi e libri sul ?nomadismo? come metafora e condizione ontologica del post-moderno può risultare un interes-sante esercizio di euristica(6), particolarmente alla moda nei salotti alternativi e negli ambienti radical-chic, dove lo specialista di metafisica si incontra con il frikkettone amante di Kusturica e della Koani Orchestra. Ma tutto quest?esercizio di astratta speculazione non aiuta a risolvere i problemi reali di gente reale, che nei campi soffre e muore e vive condizioni di alienazione da quarto e forse anche quinto mondo.

I ROM NON COSTITUISCONO FORZA-LAVORO RICATTABILE
In realtà, per i Rom è ancora più drammaticamente vera la constatazione che se la teoria rimane separata nel limbo di una sfera protetta e dunque sganciata dalla prassi reale, fatta di concrete contraddizioni dialettiche, di emergenze cronicizzate che riesplodono improvvisamente in conflitti aperti e di rapporti di forza sfavorevoli presenti sul territorio, non si va molto lontano. Con i Rom, le belle intenzioni da sole non bastano, né le utopie smerciate a buon mercato nel supermarket del sapere. Ci si può continuare impunemente a spacciare per attivisti dei diritti di questo popolo o ?romologi? di professione, ma l?assenza dai concreti territori di lotta e negoziazione dei diritti pesa e si fa sentire, nonostante tutto.
Tutto ciò per dire che la prassi in cui da quasi quarant?anni come nazionale e da circa dieci come sezione locale siamo impegnati quotidianamente ci ha insegnato che la realtà dei Rom e dei Sinti oggi in Italia è fatta, oltre che di discriminazioni e di privazione di diritti umani e civili, anche e soprattutto di un?oppressione (sostan-ziata di marginalizzazione socio-ambientale, violenza materiale e culturale, segregazione) che è allo stesso tempo pre-capitalistica e post-capitalistica. I Rom non costituiscono forza-lavoro ricattabile attraverso i vari decreti flussi, come gli altri immigrati, e dunque subiscono le derive tipiche del sottoproletariato urbano, con l?evidente aggravante del pregiudizio razziale e genetico-culturalista. L?aspetto del mancato riconoscimento dello ?status giuridico e dei diritti umani e civili più elementari è a sua volta causa e conseguenza dell?oppressione e marginalizzazione sociale che oggi i Rom e i Sinti subiscono come conseguenza del rigetto operato nei loro confronti dal sistema di sfruttamento capitalistico.

EMERGENZE CRONICIZZATE
Come risultato di questa somma di fattori negativi, la realtà di queste persone è fatta oggigiorno in mezzo a noi di emergenze cronicizzate, che improvvisamente sfociano in crisi riacutizzate, potenzialmente esplosive e dai risvolti drammatici. Sgomberi condotti con metodi fascistoidi e terroristici (vedi Casoria nov. 2005), schedature di minori malnutriti e presuntamene contagiosi (come accaduto recentemente a Latina), ?tests? del DNA collettivi (baraccopoli di via del Riposo a Napoli, luglio 2006), abusi e maltrattamenti da parte delle forze dell?ordine, rastrellamenti dei minori ai semafori e loro separazione dai legittimi genitori sono all?ordine del giorno nella nostra civilissima Italia, normalmente considerata paese all?avanguardia dei diritti civili. Strappare i figli ai legittimi genitori è una pratica diffusissima a Napoli e l?Opera Nomadi locale ha ripetutamente denunciato questo come un vero e proprio genocidio culturale, paragonandolo a quello compiuto sugli Aborigeni australiani in altri tempi o dalla nazistoide ?Pro Juventute? svizzera fino agli anni ?50. Nei campi abusivi di ex-jugoslavi o rumeni, dove si vive in condizioni spesso peggiori di quelle delle ?favelas? brasiliane o delle ?comunes? colombiane, mancano le minime condizioni di vivibilità (acqua, luce, infrastrutture) e i bambini muoiono arsi vivi negli incendi delle baracche o per i morsi delle ?zoccole?. Questa è la realtà che siamo abituati a toccare con mano quotidianamente e la nostra prassi di intervento è fatta di difficili battaglie nei tribunali, di trattative istituzionali senza l?idoneo livello di pressione di piazza dietro le spalle, di opposizione agli sgomberi selvaggi e di campagne di contro-informazione condotte con margini di manovra spesso ristrettissimi. Abbiamo spesso mobilitato i Rom napoletani, portando in piazza sia gli Ex-jugoslavi che i Rumeni e in ogni occasione ci sforziamo di fare parlare loro in primo luogo, per chiedere e rivendicare quelli che sono i loro diritti in prima persona(7). Abituati a sostenere la pressione di un?opinione pubblica nella totalità dei casi avversa, ci troviamo spesso direttamente coinvolti e travolti nella violenza e nel razzismo delle istituzioni e dei privati diretti verso i Rom.

CITTADINANZE, NON IMPERFETTE, ESCLUSE
Nel loro libro ?Cittadinanze imperfette? di recente pubblicazione, Nando Sigona e Lorenzo Monista di OsservAzione lamentano come ?istituzioni, organizzazioni del terzo settore e rom e sinti stessi mostrano spesso scarsa familiarità, e talvolta poca fiducia, negli strumenti esistenti volti a tutelare (sic!) le violazioni dei diritti umani. Alcune volte, la stessa lettura di una situazione come discriminatoria è posta in questione?(8). In realtà, se indiscutibile appare il dato drammatico delle discriminazioni razziali e delle violazioni dei diritti umani nei confronti della minoranza rom e sinti ancora oggi in Italia, è opinabile che i soli strumenti della legalità o le campagne per i diritti civili possano di per sé contribuire a riconoscere tali diritti in un paese a capitalismo avanzato come il nostro. Ovviamente, noi che operiamo in questa realtà concretamente abbiamo dovuto imparare anche a servirci di questi strumenti, ma nella consapevolezza che nel quadro socio-politico attualmente dominante in Occidente, non ci potrà mai essere il pieno riconoscimento dei diritti umani e civili del popolo rom e sinti, diritti invece riconosciuti nei tanto vituperati paesi dell?Est, in epoca di ?socialismo reale?. Il nodo politico che sfugge completamente ai nostri certosini ricercatori è, infatti, che intanto ci si può permettere di non riconoscere i diritti dei Rom ancora nel 2007 in Europa e in special modo in Italia, perché questi non costituiscono forza-lavoro a basso costo (adattabile alle necessità congiunturali del capitalismo nostrano) come il resto degli immigrati(9). Non si riconosce da un punto di vista del diritto e della legalità, ciò che già il sistema economico ha già espulso come radicalmente inutilizzabile.
Sono convinto che per un miglioramento complessivo delle condizioni di vita e di integrazione delle minoranze rom e sinte in Italia, sia necessario un mutamento di struttura produttiva e sociale. Tuttavia, oggi ci troviamo a operare, in Occidente, nell?ambito di questi rapporti sociali e di questo modo di produzione. I Rom non costi-tuiscono una forza-lavoro organizzata in soggettività politica, non posseggono inoltre la coscienza di classe, requisito indispensabile secondo i teorici del Marxismo per sviluppare la lotta di classe. Sono tuttavia immersi in una dialettica storica anch?essi, per via delle profonde trasformazioni nella società rom prodotta dalla modernizzazione, dalla crisi dei mestieri tradizionali e dalla fine dei ruoli sociali ad essi connessi. Fuoriescono anche loro dalla società contadina tradizionale, ma a differenza del proletariato nostrano o immigrato, rimangono tagliati fuori dalla modernità (post)-industriale.

DIFENDERE IL PRINCIPIO DI ACCOGLIENZA
Facendo riferimento appunto a questa dialettica, se una cosa possiamo dire di avere imparato è che, sotto la pressione delle circostanze oggettive, non possiamo permetterci il lusso di discettare sulle condizioni di accoglienza che ci offrono le istituzioni locali o nazionali. Ovviamente, nelle difficili trattative che ci capita spesso di condurre per evitare gli sgomberi di baraccopoli rom, saremo sempre inclini a chiedere le migliori e più articolate condizioni di vivibilità per le comunità, come già crediamo di fare. Ma siamo anche consapevoli che, proprio a causa degli svantaggiosi rapporti di forza presenti sul territorio e dell?inadeguato livello di coscienza e mobilitazione politica che le comunità rom riescono a esprimere allo stato attuale, quando si riesce a creare un minimo spiraglio di accoglienza istituzionale, questa posizione va difesa con le unghie e coi denti. L?Opera Nomadi, nel caso del centro di accoglienza comunale di Botteghelle a Portici, assediato dalla canea xenofobico-camorristica nel settembre 2004, è giunta a richiedere l?intervento del presidio di forza pubblica a difesa della posizione di accoglienza intrapresa dalle istituzioni. La mancanza di tale presidio ha in seguito decretato il fallimento dell?iniziativa, con lo smantellamento sistematico del centro ad opera di alcuni facinorosi locali, ?longa manus? di comitati e forze politiche locali (purtroppo abbastanza unanimemente schierate contro l?apertura del centro) e forse della camorra. Da quest?amara esperienza abbiamo imparato a chiederci: ma perché la forza pubblica deve solo intervenire a smantellare le baraccopoli gettando famiglie rom con donne incinte e neonati in mezzo alla strada? Non potrebbe essere una volta tanto impiegata anche a difendere le posizioni di accoglienza decretate dalle istituzioni?
Sembrerebbe scontato, almeno in teoria, almeno per chi, da un punto di vista di sinistra e impegnato, difende il principio dell?accoglienza dei Rom, sempre e comunque, sapendo che fuori, lì fuori, c?è la caccia all?uomo sul territorio, le bombe ?molotov?, gli sgomberi. L?Opera Nomadi nazionale e quella locale di Napoli hanno da sempre sperimentato la difficoltà di mobilitare le comunità rom, sia ex-jugoslave che rumene, per portarle in piazza e innalzare il livello di pressione politica sulle istituzioni. In fase di trattativa, abbiamo il preciso dovere etico e politico di chiedere il massimo come soluzioni alloggiative per le comunità rom, diversificando e innalzando sempre più la qualità e quantità degli investimenti strutturali. La nostra piattaforma politica ufficiale per quanto riguarda le condizioni alloggiative, passa esplicitamente per la denuncia dei ?campi nomadi?, ?termine che denota una condizione abitativa negativa, rispetto alla quale molto si è fatto in Europa, ma che ancora qui in Italia persiste come fenomeno comune?:

?La Strategia dell?Opera Nomadi è essenzialmente quella della casa e delle microaree: la casa a dimensione di Rom e Sinti, scelta, voluta, indicata e programmata assieme ai soggetti interessati, e le microaree(10)?.

LA POLITICA DELLA CASA
E? questa politica che ha portato, negli ultimi dieci anni a considerevoli risultati sul piano del superamento dei ?campi?, a fatti e non solo a parole, come dimostrato da numerosi esempi in giro per l?Italia, dall?inserimento nell?edilizia popolare a Melfi e Lauria e in vari comuni del nord (Bergamo e Modena, tra gli altri) alla creazione di centri di accoglienza per i Rumeni (vedi l?Al-Karama di Latina e la ?G. Deledda? di Napoli); dalla creazione di micro-aree e villaggi attrezzati come alternativa alle ?favelas? (Modena, in corso di attuazione; Caivano, NA; primi esperimenti a Roma) all??accom-pagnamento in casa? con facilitazioni all?affitto per i Sinti di Padova.
Quando, però, l?incalzare degli eventi ci costringe a prendere delle decisioni in tempo reale, bisogna realisticamente calcolare la portata dei concreti rapporti di forza presenti sul terreno ed evitare posizioni avventuristiche dettate dal massimalismo, che poi pagherebbero i Rom sulla loro pelle. Incalzati dalle ruspe e dalle molotov, qualsiasi spiraglio di accoglienza istituzionale ci sembra un appiglio importante da non rifiutare. Una volta dentro, al riparo, si potrà discutere di migliorare le prospettive dell?accoglienza, di diversificare i percorsi di inserimento, di migliorare l?integrazione in senso urbanistico e sociale, etc. Si potrà ovviamente imparare dagli errori fatti in passato, in un?ottica dialettica, e sicuramente questo è già avvenuto e avviene continuamente. Ma l?unica cosa che non si può accettare, da un punto di vista di militanti e di attivisti politici e civili, mi sembra, è stare a discettare astrattamente, magari nel bel mezzo di un?emergenza come siamo abituati a vederne decine, sui massimi sistemi, sull?identità del popolo rom e sugli eteronomi, sugli standards europei di accoglienza o magari sul rubinetto che perde o il vetro della finestra rotto.

DUE CASI A NAPOLI: SECONDIGLIANO E ?G.DELEDDA?
Dico questo perché in ben due occasioni, a Napoli, negli ultimi anni, quest?atteggiamento dei sedicenti comitati e gruppi pro-rom ha prodotto spiacevoli attriti e frizioni tra i nostri differenti modi di procedere, le cui conseguenze hanno sempre rischiato di pagare i Rom sulla loro pelle. Mi riferisco all?apertura del villaggio attrezzato di Secondigliano nel 2000 e all?accoglienza di un gruppo di rom rumeni sgomberati da via Lufrano a Casoria nel Centro Comunale di Prima Ospitalità ?G. Deledda? di Soccavo a Napoli, nel dicembre 2005.
Nel primo caso, nonostante il parere contrario dell?Opera Nomadi di Napoli e dell?allora emergente comitato Com.Pa.Re., il Sindaco Bassolino optò per la soluzione mega-campo (92 famiglie) in una posizione chiaramente sfavorevole all?integrazione in senso urbanistico e sociale della comunità rom. Sulla scorta dell?emergenza vissuta in seguito al tentativo di ?pogrom? nel ?98 da parte della popolazione secondiglianese, i lavori furono accelerati e la comunità prese possesso del ?campo?, individuando in questa prospettiva l?unica possibilità di uscire da un calvario di violenza e discri-minazioni. La cosa più urgente era infatti, in quei drammatici momenti, la protezione materiale e sociale della comunità. L?Opera Nomadi locale, democraticamente e con encomiabile senso di responsabilità, decise di non ostacolare questa scelta, con l?unica condizione di considerare la soluzione ?campo? una soluzione del tutto transitoria, in vista di altri possibili traguardi e prospettive di integrazione urbanistica e sociale. Ne discende forse da questo che siamo a favore dei ?campi?, come si deduce dal libro di Sigona? Nella sua sprezzante descrizione del ruolo giocato dai nostri rappresentanti, un vero capolavoro di falsificazione storica degli eventi, non emerge affatto la nostra voce critica prima di arrivare a definire la soluzione ?campo?(11), né emerge la mancanza di alternative valide, a breve, per la comunità rom di Scampia. I Rom vengono rappresentati come fantocci in balia delle nostre smanie di rappresentatività, esautorati di ogni reale potere di decidere sulle loro vite:

?Le associazioni collaborano al gioco portando il loro know-how su come funzionano quelle strane persone che sono i Rom. Il più delle volte non si fanno certo pregare, neppure il fatto che siano chiamati loro piuttosto che i diretti interessati sembra fargli sorgere il benché minimo dubbio sul funzionamento del sistema, pardon, del gioco. E allora succede che posti come i campi dietro al carcere di Secondigliano abbiano l?avallo ufficiale dei ?buoni?. Che non è roba da poco. Il tutto funziona un po? come la certificazione di qualità degli alimenti, chi potrà allora mettere in dubbio la bontà delle politiche abitative (ma questo è un eufemismo) delle amministrazioni di centrosinistra? In realtà qualcuno c?è, e sono quei pochi che riescono a non cadere nella rete dei ricatti, impliciti o espliciti, delle amministrazioni pubbliche che aprono e chiudono il rubinetto dei finanziamenti; quelli che non si autonominano rappresentanti di chissà chi, ma ciò nonostante non rinunciano a mettersi in mezzo, a costruire, disturbare, inventare possibilità altre(12)?.

In realtà, chiunque abbia assistito allo svolgersi degli eventi in quelle drammatiche circostanze dettate dalla pressione degli eventi, sa che la decisione concreta di entrare nel campo fu presa dai Rom stessi e che nessuno ha deciso al posto loro o influenzato la loro decisione. Quei pochi sparuti ?gagé? dei comitati che si opponevano a tale decisione, tra l?altro senza uno straccio di proposta alternativa, erano al contrario allegramente impegnati a imporre la loro dissennata e astratta linea avventuristica a una comunità già lungamente provata e stanca delle violenze subite. Si tratta, credo, di un esempio significativo di come la teoria autoreferenziale, sganciata da un terreno concreto di prassi dialettica, possa portare a delle notevoli ?impasse? operative, potenzialmente pregiudizievoli per la vita di centinaia di persone. Per fortuna, le posizioni irresponsabili espresse da queste sparute minoranze, non avendo dietro le spalle il consenso di nessuna comunità rom, sono costitutivamente destinate alla marginalità in senso politico.
Con ciò non si vuole avallare l?idea che la soluzione attuata a Secondigliano sia la migliore possibile. Siamo ben consapevoli dei tratti di ghettizzazione che comporta questa soluzione, complice la diffusione dello spaccio e l?assenza di collegamenti con il resto della città, eppure i Rom che sono rimasti fuori nella baraccopoli di Scampia (circa 800 persone), senza acqua corrente, elettricità, né alcuna forma di presa in carico istituzionale, vagheggiano il ?campo? come l?unica possibilità di uscita dall?inferno quotidiano cui sono ormai rassegnati da circa 20 anni. Nelle trattative in corso con Governo, Comune di Napoli e Municipalità di Scampia per dare a queste persone condizioni abitative dignitose è emerso finora come siamo tutti consapevoli della necessità di non ripetere gli errori commessi a Secondigliano. Speriamo finalmente che la logica del ?superamento dei campi? venga accolta dalle istituzioni nazionali e locali, non come slogan astratto, ma in un?ottica pragmaticamente attenta agli equilibri espressi dai territori e rispondente alle reali esigenze delle famiglie Rom coinvolte. Quello che esse ci chiedono è di partecipare all?ideazione e alla progettazione di 4 microaree attrezzate, magari sperimentando percorsi di autocostruzione(13).
Diverso ma analogo ordine di problemi presentava, per i ragazzi dell?associazione ?chi rom e chi no? l?accoglienza di una quarantina di Rom rumeni, sgomberati da via Lufrano lo scorso novembre 2005, dopo un calvario di tre anni, fatto di trattative serrate, presidi, promesse mancate e da alcuni tragici incidenti di cui sono rimasti vittime alcuni minori rom. Ricordo ancora con una certa commozione quei drammatici momenti vissuti insieme ai nostri compagni rom. Dopo aver subito il terrorismo psicologico delle forze dell?ordine, che hanno intimato alla gente di lasciare il posto la sera prima della data prevista per lo sgombero, i Rom si sono ammassati la sera del 5 alla stazione di Napoli con donne incinte, neonati, vecchi, malati e alcuni invalidi. Non sapevano dove andare a dormire e mancavano di tutto, erano spaventati e demoralizzati. Siamo riusciti a mettere in piedi un?accoglienza improvvisata presso il Centro Sociale ?Officina ?99?, ma il giorno dopo non sapevamo più come fare fronte all?emergenza. I Rom si sono dispersi in giro per le province di Napoli e di Bari andando a rinfoltire le schiere dei baraccati di mezzo Sud-Italia. Dov?erano i ragazzi di Osserv/Azione o quelli di ?Chi Rom e chi no? in questi drammatici frangenti?
Una parte di questi Rom rumeni, una quarantina in tutto, hanno trovato rifugio presso la Rettoria dei Gesuiti a Scampia, dove hanno rischiato di mettere a repentaglio i già delicati equilibri esistenti con la comunità ex-jugoslava e con la popolazione locale. Sono stati giorni davvero difficili, in cui tra l?altro la solidarietà della gente di Scampia è stata davvero toccante e ha contribuito a sfatare molti dei luoghi comuni circolanti in giro su di loro. Dopo circa 40 giorni di trattative con l?allora Assessore alle Politiche Sociali, Raffaele Tecce, siamo riusciti finalmente a fare accogliere queste persone, dura-mente provate da un punto di vista materiale e psicologico, nel Centro di Prima Ospitalità ?G. Deledda? per Rom rumeni, istituito in via sperimentale due anni prima con il concorso delle associazioni e della Protezione Civile. C?erano tutte le ragioni per aspettarsi che la risoluzione in termini di accoglienza, seppure tardiva e temporanea, della loro drammatica vicenda a Casoria, incontrasse il favore di quelle associazioni che più dovrebbero avere a cuore la questione rom.
In realtà, così non è stato. Con enorme sorpresa e sconcerto di tutti, i ragazzi di ?chi rom e chi no? hanno inscenato una chiassosa protesta fuori al portone del Centro, indirizzata, a loro dire, contro le condizioni materiali e logistiche della stessa. Hanno lamentato il fatto che uno degli stanzoni in cui avrebbero trovato posto le famiglie sgomberate non era ancora ben attrezzato, con alcuni vetri di finestra rotti, un rubinetto che perdeva e altre gravissime inadempienze del genere. Le regole di convivenza erano, a detta loro, troppo rigide e i metodi della Protezione Civile al limite del poliziesco(14). Il risultato di questa incredibile presa di posizione è stato un duro attacco, anche sui mezzi di stampa, all?unico politico che in provincia di Napoli si era attivamente impegnato per portare avanti posizioni di accoglienza verso i Rom. Le famiglie accolte, per lo più provenienti da Suceava (Romania), sono state incitate a rifiutare quest?accoglienza, sicuramente perfettibile sotto parecchi punti di vista, ma che per il momento appariva come il punto di approdo di un calvario durato circa tre anni. Unica alternativa praticabile nell?immediato, ancora una volta, la strada.
In effetti, le famiglie in questione si sono poi lentamente adattate ai ritmi della convivenza presso la scuola ?G. Deledda?, che non è affatto il CPT (Centro di Permanenza temporanea) che qualcuno (male informato o in male fede) descrive. Hanno compreso e apprezzato cosa significa la presa in carico da parte di un?istituzione come il Comune di Napoli, con il corollario della protezione materiale e morale, dell?assistenza sanitaria e legale, della possibilità di iscrivere i figli a scuola e mandarveli nelle migliori condizioni igieniche e logistiche, sottraendoli al disagio del ?mangel? in strada, delle condizioni abbrutenti delle baraccopoli e delle aggressioni xenofobe. Ma tutto questo, evidentemente, per chi non ha mai provato sulla propria pelle la condizione del ?paria? (15), non ha nessuna importanza. Salvo provare, per una volta, a collegare respon-sabilmente la teoria, fatta di puro utopismo alimentato magari dalle migliori intenzioni, con le istanze espresse dal mondo reale, fatto di individui reali, in carne ed ossa, inseriti in contesti di relazioni sociali e produttive di volta in volta differenziati.
In effetti, la nostra esperienza ci insegna che alcuni gruppi di Rom, almeno quelli provenienti dalla ex-Jugoslavia e limitatamente alla loro permanenza nel nostro paese, la casa qui da noi non è l?obiettivo prioritario. Può sembrare un?eresia per chi non conosce la storia di queste persone e proietta su di loro rappresentazioni altrettanto stereotipate di quelle fornite dai media(16).

LO SLOGAN ASTRATTO DELLA CASA PER TUTTI
A questo proposito, sono convinto che il vuoto e astratto slogan della casa per tutti sta a indicare tutta la profondità del ?gap? conoscitivo dei sedicenti ?ziganologi? in questione di fronte alla realtà di questa popolazione. Chi tra queste famiglie serbe, croate o bosniache voleva passare in affitto qui in Italia lo ha già fatto da tempo, senza aspettare le istituzioni e nemmeno associazioni e comitati. A volte mi è capitato di seguire e favorire, anche garan-tendo personalmente, i percorsi di inserimento abitativo di alcune di queste famiglie in casa qui a Napoli, o nelle zone limitrofe (Castelvolturno e Mondragone, soprattutto, ma anche nei paesini del salernitano e dell?avellinese). Come mai invece la stragrande maggioranza di alcuni consistenti gruppi tra gli ex-jugoslavi, tuttavia, continua a vivere nelle fatiscenti baraccopoli nelle periferie delle nostre città e quando gli si chiede cosa vorrebbero, rispondono: un campo con acqua, luce, gas e magari con certificati di dimora? Dobbiamo forse paternalisticamente pensare che essi stessi non sanno cosa pensare o chiedere, magari perché non hanno mai conosciuto cos?è una casa, come ho sentito dire nel 1998-2000 da alcuni esponenti del Com.Pa.Re? Ma davvero i teorici di OsservAzione, che pure si richiamano a criteri scientifici di studio delle condizioni alloggiative dei Rom e Sinti, avrebbero il coraggio di raccogliere e sostenere quest?enormità, contraddetta dall?evidenza empirica dei fatti?
Niente di più falso della richiesta generalizzata della casa (almeno in Italia), per chi conosce le storie e i progetti di vita di queste famiglie, attraverso una frequentazione quotidiana, fatta di rapporti, magari a volte anche problematici ma sempre intensi. Fermo restando che non si tratta più di famiglie nomadi ormai da diverse generazioni e che quasi tutti nei paesi della ex-Jugoslavia posseggono la casa, non se ne può automaticamente concludere che essi universalmente aspirino a una sedentarietà in casa qui in Italia. In effetti, parecchi Rom serbi, i cosiddetti ?dasikhané?, che sono passati in casa in Italia, sono poi tornati a vivere in comunità, nel ?campo? o nel villaggio attrezzato, per una serie di ragioni, sostanzialmente ruotanti intorno alla protezione sociale derivante dalla comunità, basata, come è risaputo, sulla famiglia allargata. Questa protezione sociale riveste, naturalmente, un duplice aspetto: possibilità di difesa dalle aggressioni xenofobe dei ?gagé? (cioè dei non appartenenti al gruppo) da un lato; dall?altro, ritrovato senso di coesione comunitaria e identitaria, nei confronti di una società quasi universalmente ostile ai cosiddetti ?zingari?(17). A questo si aggiungono spesso motivazioni collegate alle attività lavorative (per lo più di ripiego) come per esempio quella del riciclo del materiale metallico e della rottamazione, per lo più praticate dai gruppi ?khorakhané? Crna Gorja (Montenegro), Bosanzi e Mostareqi (Bosnia), Macedoni, etc.(18) Queste attività richiedono uno spazio all?aria aperta, protetto dall?ingerenza inopportuna dei ?gagé?, che non vedono di buon occhio questo tipo di attività, sebbene esse siano di gran lunga preferibili ad altro tipo di attività illegali.
Sognando magari un giorno il ritorno nei paesi della ex-Jugoslavia dove sono nati, alla casa delle radici familiari e culturali, parecchie famiglie rom preferiscono intanto vivere ancora in Italia, paese dove si guadagna meglio che al paese di origine e dove i servizi sono sicuramente migliori. Non sono più nomadi da generazioni ormai, ma questo non significa automaticamente che aspirano a stanzializzarsi in casa nel nostro paese. Alcuni sono ancora preoccupati dalla situazione del dopo-guerra e dal sentimento di anti-zingarismo resuscitato nelle loro terre dopo la morte di Tito. Intanto i loro figli continuano a nascere qui da noi e a integrarsi di fatto nella società italiana, ma senza ?status? giuridico e senza reali prospettive, almeno fino a oggi, di integrazione. Vivendo una situazione di estraneità ormai da entrambi i contesti sociali, è naturale che queste famiglie chiedano un miglioramento della loro condizione abitativa, ma lo chiedono sulla base delle loro esigenze di vita vissuta e non sulla base di qualche astratto proclama o slogan di ?gagé? presunti esperti di ziganologia, che paternalisticamente pretendono sosti-tuirsi loro nelle scelte fondamentali che riguardano la loro vita(19).
Sappiamo bene come la condizione intermedia di profugo stanzializzato dei Rom, semi-nomadi a causa delle circostanze ma con alle spalle una situazione di assoluta sedentarietà, sia deliberatamente ignorata o, peggio, distorta dall?opinione pubblica dominante e dai media, che continuano a propagandare lo stereotipo (ormai da science-fiction) dei ?nomadi?. Dobbiamo forse per questo cadere nelle braccia di un nuovo stereotipo di segno opposto, cioè che qualsiasi immigrato venga qui in Italia, per qualsivoglia motivo, voglia sempre e comunque vivere in casa in mezzo a noi? O se l?articolata e differenziata realtà delle comunità rom presenti in Italia non dovesse risultare rinchiudibile nelle comode formulette ?superamento dei campi? e ?casa per tutti?, dobbiamo forse per questo pensare che i Rom non sanno quello che vogliono, perché fuorviati dalle circostanze, dalla malafede del politico di turno o, peggio ancora, dalle associazioni che vogliono tenerli rinchiusi nei campi per ottenere i progetti?
In realtà, i Rom ex-jugoslavi le case al paese loro le posseggono già e quelli che aspirano a una tale condizione in Italia, già lo fanno autonomamente. I Rumeni aspirano a comprarsi una casa al loro paese in Romania e alcuni scelgono l?affitto in comunità qui da noi, come una soluzione temporanea che offre una valida alternativa al campo abusivo. In ogni caso, la soluzione casa come risposta sul lungo termine alla domanda di stanzialità qui in Italia non è assolutamente la sola universalmente rispondente alle esigenze dei Rom, con buona pace dei sedicenti esperti di ziganologia e dell?accademica prosopopea dei loro accoliti. La realtà è ben più complessa e articolata e non si lascia rinchiudere nei semplici schemi portati avanti da gruppi e gruppetti che sorgono la mattina e tramontano la sera e che sono di fatto lontani anni luce da una qualsivoglia pratica di intervento attivo, sia conoscitivo che politico, sul piano dell?inserimento alloggiativo come su quello dei diritti.

SIAMO IN UNA FASE DELICATA: LEGISLATIVA E POLITICA
Siamo attualmente in una fase delicata da un punto di vista legislativo e politico, per quanto riguarda le prospettive dell?accoglienza del popolo rom in Italia e per l?inizio di un processo di riconciliazione nazionale, come auspicato tra l?altro da padre A. Zanotelli del Comitato Napoletano per i Diritti del Popolo Rom. A Napoli, si sta discutendo di villaggi di accoglienza per i Rom di Scampia e di centri di accoglienza per i Rumeni di Poggioreale e di Ponticelli. Che i libri di Sigona vengano letti dal ministro Ferrero o che questi vada in giro per convegni e conferenze non ci preoccupa più di tanto, perché sappiamo quanto le posizioni espresse da OsservAzione pecchino di astrattezza e inconcludenza. L?orien-tamento di questo governo è di fare, a noi spetta il compito di indirizzarlo affinché si faccia bene ma anche in fretta. A questo proposito, ci conforta che le ?Linee guida per la programmazione degli insediamenti rom nella Provincia di Napoli?, recentemente commissionate alla locale Facoltà di Ingegneria, nella sostanza propongano la differenziazione dei percorsi abitativi sulla base di riscontri scientifici operati secondo modalità partecipative, insieme alle comunità e alle associazioni.
La dialettica storica, che implica il superamento delle contraddizioni di una fase precedente in base agli sviluppi attuali, ci porta a fare di meglio ogni volta e le occasioni della storia non vanno sprecate. La storia (intendo la storia fatta di fatti concreti da parte di individui reali portatori di bisogni reali) per la comunità rom di Scampia ci indica oggi un percorso di integrazione urbanistica e sociale che passa per la soluzione villaggio, articolata secondo le compatibilità tra i vari sottogruppi e attrezzata al meglio delle tecnologie ecologicamente all?avanguardia (magari sperimentando, perché no? la raccolta differenziata, che già sta funzionando bene con i Rumeni alla ?Deledda? o anche il fotovoltaico per l?approvvigionamento energetico). Credo sinceramente che quelle forze politiche e/o quella parte della cittadinanza napoletana che si potrebbero opporre a una tale progettualità abbiano scelto più o meno consapevolmente di stare dalla parte del passato e della reazione. Mi auguro che questa volta chi dice di avere a cuore l?interesse dei Rom non stia dalla parte sbagliata delle barricate, come già purtroppo (di fatto) accaduto in occasione dell?ingresso dei 40 Rom rumeni alla Deledda. Sarebbe davvero la conferma che l?astratto intellettualismo, oggetto della severa critica di Marx ed Engels in altri tempi, dietro la facciata del massimalismo verbale nasconde in realtà posizioni di fatto reazionarie(20). Non è infatti agitando vuote ?frasi? o magari facendo bella mostra di sé ai convegni di ?ziganologia? che si interviene per superare le gravissime condizioni della popolazione rom e sinta oggi in Italia, per quanto studiare e denunciare con i dati alla mano rivesta ovviamente il suo ruolo. Ma dopo il convegno e il libro (o meglio, parallelamente a questi) va realizzata l?azione, altrimenti la dialettica storica ci scavalcherà e ci ritroveremo su posizioni irrimediabilmente conservatrici, per quanto ammantate di belle parole. Con l?ovvio corollario di non riuscire a incidere sui processi storici reali di individui reali, come appunto i Rom e Sinti italiani, che aspettano risposte reali riferite ai loro bisogni concreti e non le vuote chiacchiere dell?accademia.

NOTE

1- N. Sigona, L. Monasta, Cittadinanze imperfette, Rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia, S. Maria Capua Vetere (CE), Spartaco, 2006, pp. 16-19. A pagina 16 di questo testo si legge: ?istituzioni, organizzazioni del terzo settore e rom e sinti stessi mostrano spesso scarsa familiarità, e talvolta poca fiducia, negli strumenti esistenti volti a tutelare (sic!) le violazioni dei diritti umani. Alcune volte, la stessa lettura di una situazione come discriminatoria è posta in questione?. Detto così genericamente e a parte gli errori di grammatica, potrebbe anche passare, se però si facesse adeguata menzione dell?impegno dell?Opera Nomadi contro la discriminazione razzista nel processo contro i Leghisti di Verona (trattato a pag. 87-88) e nella tentata strage di Ercolano, NA, (pag. 85), dove la nostra associazione ha convinto i Rom a testimoniare contro i giovani attentatori, poi condannati in primo grado a 4 anni. A riprova del fatto che non siamo affatto a digiuno delle strategie legali per tutelare i Rom e Sinti dalle violazioni dei diritti umani fondamentali.

2- Si veda ad esempio, N. Sigona, Figli del ghetto, Civezzano, Nonluoghi, 2002.

3- Almeno l?accademico L. Piasere, adottando la metodologia dell?osservazione partecipata, suole soggiornare, a quanto mi dicono, tra i Rom per periodi anche abbastanza lunghi. La sua conoscenza della cultura e delle abitudini di vita dei Rom risulta, conseguentemente, molto più approfondita e problematizzata di quella delle nuove generazioni di ?ziganologi?.

4- «La coscienza non può mai essere qualche cosa di diverso dall?essere cosciente, e l?essere degli uomini è il processo reale della loro vita. Se nell?intera ideologia gli uomini e i loro rapporti appaiono capovolti come in una camera oscura, questo fenomeno deriva dal processo storico della loro vita, proprio come il capovolgimento degli oggetti sulla retina deriva dal loro immediato processo fisico.» (K. Marx-F. Engels, Ideologia tedesca, in Scritti filosofici giovanili, Milano, Fabbri, 1998, pp. 221).

5-In http://www.osservazione.org, il sito ufficiale di Osservazione.

6- Si veda, ad esempio, il trattato filosofico di C. Tarantino ?Sgombrare il campo. Esercizi di mnemotecnica?, in AA.VV, Via del campo. Gli insediamenti rom a Giugliano, Napoli, La città del sole, 2005, pp. 9-33.

7- Forse che OsservAzione, l?ARCI o ?Chi rom e chi no? possono dire di avere fatto altrettanto per la mobilitazione e l?organizzazione politica dei Rom? Sigona continua ad accusarci di pretendere di sostituirci a loro nella rappresentanza dei loro bisogni, ma quanti Rom lui riesce a coinvolgere nei suoi convegni o alle presentazioni dei suoi libri? (si veda la sua stessa reazione sfiduciata all?abbandono dei rappresentanti rom a un convegno dell?ARCI dell?anno scorso, in http://www.osservazione.org/arci_sigona.org,) Forse che OsservAzione è mai stata promotrice di una sola manifestazione per i diritti dei Rom e Sinti in Italia?

8- N. Sigona, L. Monasta, op. cit., pp. 17-18. Detto così gene-ricamente e a parte gli errori di grammatica, potrebbe anche passare, se però si facesse adeguata menzione dell?impegno dell?Opera Nomadi contro la discriminazione razzista nel processo contro i Leghisti di Verona (trattato a pag. 87-88) e nella tentata strage di Ercolano, NA, (pag. 85), dove la nostra associazione ha convinto i Rom a testimoniare contro i giovani attentatori, poi condannati in primo grado a 4 anni. A riprova del fatto che non siamo affatto a digiuno delle strategie legali per tutelare i Rom e Sinti dalle violazioni dei diritti umani fondamentali.

9- Ben fa Massimo Converso a insistere, a questo proposito, sullo sfruttamento selvaggio della manodopera rom e in generale rumena ad opera dei nostri imprenditori in Romania: questo fenomeno, invisibile ai media, sta spingendo fasce di Rom proletarizzate sotto il governo di Ceausescu ai margini della società, verso la condizione di novello Lumpenproletariat destinato all?emigrazione (M. Converso, R. Costa, op. cit., ?Relazione Conclusiva del Gruppo Habitat?, in Atti del IX° Seminario Nazionale I Rom, i Sinti e le Metropoli, Roma, 10-11 febbraio 2007, p. 2-3.)

10- Ibidem.

11- Si ricordi che all?epoca, il sindaco Bassolino ricevette i pieni poteri in merito alla questione rom a Napoli dall?allora governo in carica D?Alema e dunque le consultazioni con l?associazionismo furono scarse e fugaci. Di questo non si fa menzione nel libro di Sigona.

12- N. Sigona, Figli del ghetto, op. cit., p. 71-72.

13- Soluzione, questa, che si sta intanto sperimentando con qualche interessante prospettiva anche a Casoria (NA), nel villaggio attrezzato per i circa 300 Rom del campo cosiddetto del ?Cantariello?. Un altro interessante esperimento abitativo è stato realizzato a Caivano (NA), con la costruzione di un villaggio per 25 famiglie montenegrine di Crna Gorja, su di un terreno sequestrato alla camorra attraverso l?intervento del Genio Militare. A una domanda del sottoscritto riguardante l?antipatico cancello con chiusura elettronica che circonda il villaggio, i Rom stessi hanno espresso la loro ferma volontà di mantenerlo, perché assicura loro la protezione nei confronti dell?esterno.

14- Il solito disinformato Sigona parla di assoluta inagibilità della struttura al momento della sua destinazione a Centro di Prima Ospitalità, cosa assolutamente falsa. Comunque la progressiva ristrutturazione degli ambienti da parte degli ospiti della ex-scuola media sta procedendo nella direzione di una sua piena messa a norma, in maniera economica, funzionale e razionalmente improntata a criteri di auto-gestione. Riguardo alle altre accuse di Sigona, che paragona la Deledda indirettamente a una Guantanamo napoletana, ci piacerebbe che facesse nel suo libro nomi e dettagli. Il rifiuto di fare entrare i suoi volontari nella struttura da parte della Protezione Civile è invece unicamente da ascrivere all?atteggiamento isterico e poco costruttivo delle persone in questione, in un frangente come quello sopra descritto. Giornalisti, politici e associazioni sono sempre entrati liberamente alla Deledda: anche alcuni Gesuiti hanno continuato a visitare i Rom alla Deledda dopo il summenzionato scontro con Chi rom e chi no. (N. Sigona, L. Monasta, op cit., p. 58-59).

15- I. Hancock, The Pariah Sindrome, in www.geocities.com/-patrin

16- Che continuano quasi universalmente a bombardarci con il luogo comune del nomade, protagonista consapevole della sua scelta di vita e che rifiuterebbe qualsiasi inserimento in casa. In realtà, si tratta, come ha dimostrato bene L. Piasere, di uno stereotipo strumentale a non riconoscere diritti elementari a questi cittadini di stati stranieri, in fuga da guerre e persecuzioni razziali e perfettamente integrati come sedentari nelle loro società di provenienza. Il nomade è, infatti, da sempre un non-cittadino che vaga liberamente per il mondo, estraneo al sistema dei diritti-doveri del diritto positivo.

17- Qualcuno tra i Rom, ovviamente, intende anche questo senso di protezione derivante dalla comunità come copertura delle sue attività illecite (mangel, elemosina da strada) o illegali (chorel, furto d?appartamento): è questo il risvolto negativo della permanenza dei Rom in fuga dalle guerre e dalle persecuzioni razziali sul nostro territorio in una situazione di abbandono ormai pluridecennale, senza possibilità di status giuridico e di facilitazioni all?inserimento lavorativo. Si tratta, tuttavia, di comportamenti assolutamente non generalizzabili.

18- M. Converso- R. Costa, op. cit., p. 4.

19- Pare quasi di rivedere i Giacobini descritti ne Il resto di niente di Striano, che pretendono di portare la libertà a quei lazzari che si sentono già liberi di per sé, atavicamente, e senza aspettare l?investitura di nessun astratto utopista sociale: ?La libertà?? fece il Lazzaro, con aria falsamente interessata. Si volse ai compagni, serio: ?Guagliu?. Lo cavaliere ?nce vo? da? la libertà?…?Cavalie?,? disse, martellando le sillabe ? tu vuoi dà? la libertà a me? Tu siì cchiù libero de me? Cavalie?, mo te ?mparo ?na cosa: Napoli sai de chi è? Primma de san Gennaro, poi de lo rre, e poi è d?a mia.? (E. Striano, Il resto di niente, Napoli, Loffredo, 1986, ed. Milano, Rizzoli, 2001, p. 179).

20- Questo carattere ?reazionario? delle posizioni dei gruppi summenzionati è ormai apertamente evidente, nell?alleanza recentemente costituitasi con la sezione mantovana dell?Opera Nomadi, che notoriamente esprime quella parte del mondo sinti naturalizzata italiana, che oggi costituisce il serbatoio di voti per partiti politici di destra innominabili. La recente costituzione del ?Comitato Nazionale Rom e Sinti Insieme?, benedetta dall?ormai conclamato pontefice ?ziganologo? Sigona, rappresenta un ulteriore passo in avanti nella coniugazione di battaglia per i diritti (a chiacchiere) e atteggiamento nella sostanza elitista, classista e lontano dagli interessi reali e concreti delle comunità.

Immagine: segretari accademici della Mariegola

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Archivio Romano Lil

2 Maggio 2007 Commenti chiusi


Edizione telematica del foglio di viaggio dell’Opera Nomadi: punctum humanitatis.
Zona di temporanea, ineludibile, significazione topografica.

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Rom uccisa da colpo di pistola, arrestato il marito

2 Maggio 2007 Commenti chiusi

Roma 29 aprile. E? stato arrestato il marito della donna trovata morta ieri nella sua baracca al ?campo nomadi? di via della Martora, a san Basilio, e trasportata da tre uomini davanti all’ospedale Pertini. La donna, una Rom di 38 anni, era stata colpita da un proiettile sparato, secondo quanto ha dichiarato il marito, in modo accidentale dalla sua pistola, detenuta illegalmente, mentre la puliva.

Donna straniera morta a Roma: arrestato marito
ANSA.it 29 aprile
ROMA, 29 APR – E’ stato arrestato un romeno di 39 anni, C.S.I., marito della donna di 38 anni trovata morta ieri nella sua baracca, a San Basilio. La donna era stata portata dal campo nomadi di Via della Martora all’ospedale Pertini da tre uomini. La polizia aveva appurato che la donna era stata colpita da un proiettile di pistola, e in un controllo nel campo nomadi, ha arrestato il marito che ha dichiarato che il colpo era partito accidentalmente dalla sua pistola, detenuta illegalmente, mentre la puliva.

Roma: donna rom morta, arrestato marito
Corrieredella sera.it, 29 aprile
ROMA – Arrestato ieri sera il marito della donna trovata morta nel campo nomadi di via della Martora, nella capitale, e trasportata da tre uomini davanti all’ospedale Pertini. La donna, 38 anni, era stata colpita da un proiettile, sparato, secondo quanto ha dichiarato il marito, in modo accidentale dalla sua pistola, detenuta illegalmente, mentre la puliva. (Agr)

Donna uccisa a Roma con un colpo di pistola, arrestato marito
APCom, 29 aprile
Roma, 29 apr. (Apcom) – Nella notte è stato arrestato nel campo nomadi di via della Martora, nel quartiere San Basilio a Roma, un romeno di 39 anni. Si tratta del marito della donna, di 38 anni, trovata morta sabato nella sua baracca, nello stesso campo.
Il corpo della vittima era stato abbandonato davanti al pronto soccorso dell’ospedale Sandro Pertini. La Squadra Mobile della Questura di Roma dopo il rinvenimento del cadavere aveva avviato le indagini. Nel corso della notte gli inquirenti hanno raggiunto elementi importanti sulla colpevolezza dell’uomo. Da quanto si è appreso da fonti investigative, la donna è stata ferita a morte a seguito di una furibonda lite finita in tragedia. Il marito avrebbe ucciso la moglie con un colpo di pistola al petto.

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Opera Nomadi: a tutela di Rom, Sinti e Camminanti

30 Aprile 2007 Commenti chiusi

L’Opera Nomadi Nazionale è una confederazione. Il Consiglio Nazionale, che rappresenta le 31 sezioni ed i quattro gruppi collaboratori di tutta Italia, è suggeritore di una politica generale, garante delle diverse opinioni. 31 sezioni autonome dentro il contesto dello "Statuto": indipendenti per storia e per situazioni che si differenziano moltissimo, a volte, da una sezione all’altra anche per le "differenze" dei soggetti rappresentati.

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Santino Spinelli e Kasim Cizmic eletti rappresentanti dell’ERTF

29 Aprile 2007 Commenti chiusi


Roma, 25 aprile. Santino Spinelli, Presidente dell’Associazione Them Romanò e Kasim Cizmic, Presidente UNIRSI, sotto la supervisione internazionale di Rudko Kawczynski e Istvan Forgas dell’ European Roma and Traveller Forum (ERTF), sono stati eletti rappresentanti italiani nell’organismo che rappresenta la popolazioni Rom e Sinte al Consiglio d’Europa a Strasburgo. Fra odi e rancori degli esclusi.

L’ERTF
Nata nel 2004, sembra uno di quei carrozzoni etnici esclusivi per Rom e Sinti attivati dal Consiglio d?Europa per elargire fondi e fomentare divisioni e separazioni (proprio sui fondi) sulla supposta rappre-sentatività etnica. Carrozzoni che alimentano la chiusura politica dei gruppetti etnici e corporazioni, che sono più controllabili e fisiologici al sistema che produce discriminazione sociale.

L?INFORMAZIONE NEGATA PRIMA?
L?elezione è avvenuta in una riunione semi-clandestina di cui non si trova traccia preventiva in nessun giornale italiano nè nel sito del-l?ERFT. Non sono state contattate le associazioni storiche che hanno al loro interno anche Rom e Sinti come se la questione discriminazione Rom e Sinti riguardasse solo i soggetti discriminati purché non facciano parte di associazioni assieme ai non-Rom.
L?unica scarna notizia, a livello italiano, si trova solo sul ?blog? Rom Sinti @ Politica, il giorno prima della riunione, in data 24 aprile: ?l?UNIRSI promuove a Roma per il prossimo 25 aprile 2007 presso il Centro Salesianum, Via della Pisana 1111, un convegno per l?elezione dei rappresentanti Rom e Sinti in Italia presso l?European Roma and Travellers Forum (ERTF)?.

…E DOPO
Dei partecipanti si ha un?altra brevissima notizia solo il giorno dopo e sul ?blog? Sucar drom in data 26 aprile, Eletti i rappresentanti italiani all?ERTF: ?Si sono svolti ieri a Roma sotto la supervisione interna-zionale di Rudko Kawczynski e Istvan Forgas dell’ European Roma and Traveller Forum (ERTF) le elezioni dei due rappresentanti italiani e i loro sei sostituti che mancavano nell’organismo che rappresenta la popolazioni Rom e Sinte al Consiglio d’Europa a Strasburgo. Sono stati eletti per quattro anni i seguenti rappresentanti: Dott. Prof. Santino Spinelli, Presidente dell’Associazione Them Roman?-Centro Culturale di Rom e Sinti, Kasim Cizmic, Presidente UNIRSI”.
Della avvenuta elezione non si trova altra notizia a livello Italiano ed Europeo: nell’unica notizia data mancano i nomi dei partecipanti, le modalità di votazione, i programmi ed altro ancora.

TELEFONO CALDO
Linea calda all?Opera Nomadi il giorno prima della riunione perché valenti e autorappresentativi Rom e Sinti telefonano all?associazione per avere informazioni su chi organizza, come, dove e quando ma, in fin dei conti, per paura di essere esclusi dalla torta. Perché quando c’è da mangiare arrivano tutti come mosche attirate dal miele, quando c’è da fare volontariato sociale gli attivisti si contano sulle dita di una sola mano (di Django Reinhardt). Ma all?Opera Nomadi, attiva da quarant?anni sulle tematiche Rom/Sinti, con valenti Rom e Sinti inseriti in tutti gli organi direttivi, si sa niente perché nessuno ha comunicato niente.

ODI E RANCORI DI ROM SINTI @ POLITICA
Il già citato “Rom Sinti @ Politica” esprime il pensiero del suo conduttore Nazzareno Guarnieri, presunto presidente del neonato Comitato Rom e Sinti Insieme, che attacca e diffama Kasim Cismic presidente della storica associazione UNIRSI. L?UNIRSI per dividerci?: ?Sulla spinta di quando accaduto a Mantova ed a Roma con la grande partecipazione di Rom e Sinti, ecco che RISORGE il DEFUNTO ibernato, infatti, dopo anni di silenzio, di gestione solitaria del presidente indiscusso ed oramai a vita, l?UNIRSI promuove a Roma per il prossimo 25 aprile 2007 presso il Centro Salesianum, Via della Pisana 1111, un convegno per l?elezione dei rappresentanti Rom e Sinti in Italia presso l?European Roma and Travellers Forum (ERTF)?.

Quando Guarnieri va a Berlino, Congresso Strategico rete ENAR, autoelettosi presidente di Rom e Sinti Insieme, a rappresentare non si conosce con quale delega e con quali votazioni, tutti i Rom e Sinti d?Italia, tutto bene. Quando l?associazione storica UNIRSI (Unione Nazionale e Internazionale Rom e Sinti in Italia), costituitasi nel 1999, promuove una riunione a votazione per eleggere dei rappre-sentanti comuni allora ecco il termine ?defunto ibernato? al suo Presidente. Per non dire dell?accusa permeata di discriminazione razziale al Presidente Nazionale Opera Nomadi chiamato ?il puparo? per le sue origini da Sud-Italia che sarebbe il gran manovratore di tutta la faccenda. Dallo stesso articolo ?L?UNIRSI per dividerci??: ?Vogliamo sperare che l?UNIRSI non sia ancora una volta ?ostaggio? del ?PUPARO? che vuole continuare a ?giocare? con la questione rom/sinta, e che ha dimostrato tutta la sua incapacità SIA a costruire e sostenerne la partecipazione diretta, SIA a realizzare le corrette soluzioni utili alle nostre minoranze, ma con grande responsabilità dei disastri che sono sotto gli occhi di tutti?.

Nazzareno Guarnieri che discredita-diffama pubblicamente il Presidente Nazionale Opera Nomadi – Ente Morale, su uno dei pochissimi mezzi di informazione Rom/Sinti, è presidente della sezione Abruzzo dell’Opera Nomadi Ente Morale. La morale della favola?

In fotografia: Kasim Cizmic e Santino Spinelli

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Vieni a trovarci al mercatino Rom di Roma

28 Aprile 2007 Commenti chiusi


Roma, 29 aprile. Vieni a trovarci al ?Pijats Romanò? (manifestazione culturale e esposizione artigianale dei Rom/Sinti) domenica 29 aprile, dalle ore 8.00 alle ore 12, Area Parcheggio via di Poggio Verde (Corviale), (Municipio Roma XV). TROVERAI: artigianato in rame, antiquariato, abiti usati, collezionismo, bigiotteria, esibizione del lavoro effettuato dai maestri ramai Rom, musica balcanica, mostra storico ? documentaria sul popolo dei Rom/ Sinti, banchetti di libri e materiale informativo sul popolo dei Rom/Sinti.

______COSA SONO E DA DOVE VENGONO I PIJATS ROMANO’_______

Roma: vieni a trovarci ai ?Pijats Romanò?
Romano Lil, 25 marzo 2006
Da marzo 2004 Roma è diventata più interetnica attivando dei mercatini di prodotti dei Rom/Sinti: i Pijats Romanò. Luoghi di scambio commerciale, ma prima di tutto culturale. Tutte le domeniche dalle 8 alle 12 alcune piazze della città capitale diventano punto d?incontro fra ?comunità?, presidi reali contro la discriminazione e l?esclusione così ?normale? verso i Rom/Sinti. Le postazioni culturali e dello scambio, da quel lontano aprile 2004, sono aumentate a tre per un totale di 150 posti di espositori. 150 possibilità di lavoro onesto per sé e la propria famiglia. Il lavoro come ?ponte? per l?integrazione sociale. ?Per una volta i vigili non sono venuti a mandarci via? ha dichiarato Sanela all?apertura recente del mercato dell?VIII Municipio. Il mercatino numero quattro è stato aperto domenica 12 marzo con altri 50 posti ed il quinto sarà inaugurato il prossimo mese di maggio.

?Pijats Romanò?: i mercati romani dei Rom/Sinti
Archivio Romano Lil, 25 marzo 2006
Il “mercato” dei Rom/Sinti è il settore tradizionale che ha avuto maggiore impulso dalle attività dello ?sortello di segretariato sociale per l’avviamento al lavoro delle comunità Rom, Sinti e Camminanti? del comune di Roma. Quattro mercatini aperti ed un altro in fase di avviamento per un totale di 250 espositori – posti di lavoro. Nonostante ciò lo ?Sportello? è ancora subissato dalle richieste di Rom e Sinti desiderosi di svolgere questa attività. L?attività mercatale si è dimostrata importante perché è un?attività che è congeniale alle loro tradizioni e alla loro identità, produce onestamente un reddito e permette ai Rom immigrati di rinnovare il permesso di soggiorno

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Appignano: L’episodio di cronaca va separato dalla questione Rom

27 Aprile 2007 Commenti chiusi


Ascoli Piceno 26, aprile. Un invito alla moderazione, alla riflessione, a far prevalere la ragione sull’emotività del momento che rischia di dare la stura agli istinti peggiori. E poi l’occasione per puntualizzare quanto le istituzioni locali erano riuscite a fare, tra mille ostacoli, in meno di due anni prima che quel terribile incidente spezzasse, oltre alle quattro giovani vite, la speranza di una coesistenza pacifica tra Rom e cittadinanza: dove sono andate quelle persone? Dove sono andati quei bambini?. E? quanto emerge dalla conferenza stampa svoltasi il 26 aprile presso la sede della Provincia di Ascoli, presenti: l’assessore regionale ai servizi sociali Marco Amagliani, il presidente della Provincia Massimo Rossi, il sindaco di Appignano Nazzarena Agostini, il sindaco di Offida Lucio D’Angelo in rappresentanza dell’Unione dei Comuni della Vallata del Tronto.

Le istituzioni: “Era tutto pronto per il trasferimento”
Appignano Del Tronto | L’invito a riflettere sulle conseguenze che una parola fuori posto, un titolo troppo “gridato” possono avere su un ambiente così dolorosamente colpito è venuto dal presidente Rossi che ha chiesto a tutti di non strumentalizzare la vicenda.
IlQuotidiano.it 26 aprile

Un invito alla moderazione, alla riflessione, a far prevalere la ragione sull’emotività, pur comprensibile, del momento che rischia però di dare la stura agli istinti peggiori. E poi l’occasione per puntualizzare quanto le istituzioni locali erano riuscite a fare, tra mille ostacoli, in meno di due anni prima che quel terribile incidente spezzasse, oltre alle quattro giovani vite, la speranza di una coesistenza pacifica tra Rom e cittadinanza.
Questi i motivi per cui l’assessore regionale ai servizi sociali Marco Amagliani, il presidente della Provincia Massimo Rossi, il sindaco di Appignano Nazzarena Agostini, il sindaco di Offida Lucio D’Angelo in rappresentanza dell’Unione dei Comuni della Vallata del Tronto hanno convocato stamane in Provincia una conferenza stampa.
L’invito a riflettere sulle conseguenze che una parola fuori posto, un titolo troppo “gridato” possono avere su un ambiente così doloro-samente colpito è venuto dal presidente Rossi che ha chiesto a tutti di non strumentalizzare una vicenda tanto dolorosa ma che è frutto di un comportamento sciagurato di una persona in quanto tale, non di uno “zingaro”.
Amagliani non ha esitato a definire l’autista del furgone un “imbecille delinquente che ha tolto dal mondo quattro giovani vite della stessa età dei miei figli, ma un imbecille come purtroppo ce ne sono tanti. Quella persona dovrà rispondere dinanzi alla legge del crimine commesso, ma allo stesso modo mi auguro che si individuino al più presto coloro che ieri sera hanno incendiato il campo: non possiamo accettare le vendette sommarie né tantomeno che ci si abbandoni a furie iconoclaste e razziste”.

L’episodio di cronaca va dunque tenuto separato dalla questione dei Rom nel Piceno. “Alcune settimane fa ho visitato il campo – ha detto Amagliani – e ho visto una situazione, soprattutto quella dei bambini, oltre i limiti della civiltà. Dopo quasi due anni di lavoro, grazie all’impegno costante e appassionato del sindaco Agostini, si era finalmente riusciti a trovare una soluzione utilizzando un terreno di proprietà del demanio regionale in località Campolungo di Ascoli. Avevamo anche reperito i finanziamenti per la sua sistemazione: le persone avrebbero abitato in moduli del tipo usato per i terremotati e avrebbero pagato un equo corrispettivo. La tragedia ha impedito che l’operazione si potesse concretizzare. Ora mi chiedo dove sono quelle persone e soprattutto quei bambini – ha detto ancora Ama-gliani – che, lo ricordo, sono iscritti nell’anagrafe di Appignano”.
Ha preso poi la parola, visibilmente provata da questi giorni terribili, il primo cittadino di Appignano: “Parlo solo ora perchè non era giusto farlo in ore tanto drammatiche per i miei concittadini. Va ricordato che fu il comune di Ascoli nel 1996, con atto d’imperio, a sistemare il primo nucleo di Rom in quell’immobile di sua proprietà nel nostro territorio comunale: l’allora sindaco Allevi disse che sarebbe stata una soluzione temporanea. Il centrosinistra perse le elezioni e arrivò l’Amministrazione Celani con la quale ho trovato grandi difficoltà ad instaurare un dialogo. Gli incontri che si sono succeduti in questi mesi sono avvenuti solo tramite il Prefetto, ma anche in quei casi ho trovato sempre grande resistenza”.

“Dinanzi all’assenza di proposte alternative – prosegue il sindaco Agostini- con la Regione e la Provincia abbiamo individuato la solu-zione di Campolungo, abbiamo superato con un progetto apposito le giuste obiezioni sia relativamente alle condizioni di sicurezza del sito sia quelle del presidente dell’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) che aveva già avuto l’area in concessione dalla Regione. A marzo era pronto il progetto esecutivo che divideva separatamente l’area per l’ATC da quella per i nomadi, addirittura con due strade di accesso autonome grazie alla disponibilità del privato proprietario. Sempre a marzo erano già stati presi i contatti con ENEL e CIIP per gli allacci di acqua e luce. Il 19 marzo – conclude la lunga disamina il sindaco Agostini – riuscii a parlare in circostanze fortunose con il sindaco Celani comunicandogli che eravamo pronti a riportare la proposta al tavolo appositamente costituitosi in Prefettura. Il sindaco mi rispose che aveva bisogno di un mese di tempo per valutare l’ipotesi. L’incidente di lunedì è arrivato prima”.

Appignano, il rom: «Avrò il rimorso per tutta la vita»
Convalidato l’arresto del 22enne nomade che lunedì ha travolto e ucciso con il proprio furgone quattro giovani. «Sono dispiaciuto per quello che ho fatto. Quei ragazzi li conoscevo, con Eleonora sono andato a scuola» ha detto al magistrato
Sanbenedetto Oggi, 26 aprile
ASCOLI PICENO – Resta in carcere il rom 22enne Marco Ahmetovic che lunedì 23 aprile ha ucciso travolgendoli con il suo furgone quattro ragazzi ad Appignano del Tronto. Il gip ha convalidato l’arresto per omicidio colposo e resistenza. La pena, nel caso di morte di più persone prevede un aumento della stessa di tre volte, fino a raggiungere i 12 anni di reclusione.
«Non ricordo niente – ha detto al magistrato il nomade – mi dispiace tanto per quello che è accaduto, sono pentito. Avrò questo rimorso per tutta la vita. Quei ragazzi li conoscevo, con Eleonora poi sono andato a scuola alle medie».
Il giovane avrebbe rivelato che la sera dell’incidente si sarebbe ubriacato dopo aver appreso la notizia che la figlia di due anni è malata di leucemia.

Fotografia, IlQuotidiano.it: la conferenza stampa delle istituzioni

Riferimenti: Incendiato il campo nomadi di Appignano

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36ª Giornata Internazionale del popolo Rom

27 Aprile 2007 Commenti chiusi


Firenze, 27 aprile. ?Immaginare il futuro tra il Passato e presente?: un giorno dedicato ai diritti e al rispetto della diversità culturale di Rom e Sinti. La manifestazione, in occasione della 36ª giornata internazionale del Popolo Rom, è organizzata da Arci Toscana e Arci Firenze, Telefono Azzurrorosa, Assessorato all?Accoglienza e all?integrazione del Comune di Firenze e Associazione Amalipe Romano. Due appuntamenti per ricordare l?Olocausto Zingaro e con-frontarsi sul rispetto dei diritti delle minoranze.
La mattina, presso la sede Arci, la tavola rotonda cui parteciperà il Sottosegretario Ministero della Solidarietà Sociale, Cristina De Luca. Il pomeriggio proiezione, alla presenza del regista, di “A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari”, documentario che racconta persecuzioni del passato e intolleranza del presente verso Sinti e Rom.

36ª Giornata Internazionale del popolo Rom
Nove da Firenze, 24 aprile
Firenze, 24 aprile 2007 – Incontri, proiezioni video, cena, poesia, balli e danze per conoscere storia e cultura del popolo Rom.
Un giorno dedicato ai diritti e al rispetto della diversità culturale di Rom e Sinti. Arci Toscana e Arci Firenze, Associazione Amalipe Romano, Telefono Azzurrorosa e Assessorato all?Accoglienza e all?integrazione del Comune di Firenze in occasione della 36ª giornata internazionale del Popolo Rom organizzano ?Immaginare il futuro tra il Passato e presente?.
Il prossimo venerdì 27 aprile, due appuntamenti per ricordare l?Olo-causto Zingaro e confrontarsi sul rispetto dei diritti delle minoranze.
Dalle 9,30 alle 13,00, la sede dell?Arci in piazza dei Ciompi 11 ospita la tavola rotonda cui parteciperà il Sottosegretario Ministero della Solidarietà Sociale, Cristina De Luca. Un incontro di discussione cui parteciperanno l?On. Mercedes Frias parlamentare Rifondazione Co-munista-Sinistra Europea; Gianni Salvadori Assessore Regionale alle Politiche Sociali; Lucia De Siervo Assessore all?accoglienza e inte-grazione Comune di Firenze; Stefania Collesei Presidente Quartiere 5; Roberto Ermanni Accoglienza Toscana Arci; Laura Grazzini Coordi-namento Nazionale Rom Arci; Nicola Solimano Fondazione Michelucci. Introduce l?incontro Demir Mustafa presidente Associazione Amalipe Romanó. Coordina Vincenzo Striano, presidente Arci Toscana.
Dalle 16, presso Circolo Arci ?Il Progresso? (via Vittorio Emanuele 135, Firenze), proiezione, alla presenza del regista, di “A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari”, documentario che racconta persecuzioni del passato e intolleranza del presente verso Sinti e Rom, dal Porrajmos e alla convivenza nell?Europa di oggi. Oltre a Paolo Finzi autore del documentario, interverranno tra gli altri Ugo Caffaz Consigliere Comunale DS e dirigente della Regione Toscana; Francesca Chiavacci Presidente Arci Firenze; Luca Bravi Università di Firenze; autore di studi sullo sterminio nazista dei rom.
A seguire cena con piatti tradizionali, e balli danze poesie con poeti e musicisti Rom.
Info: tel. 055 26297237 ? 055 26297261.

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Incendiato il campo nomadi del Rom che ha travolto quattro ragazzi

26 Aprile 2007 Commenti chiusi


Ascoli Piceno, 25 aprile. Un incendio è stato appiccato questa sera al campo nomadi di Appignano, al momento disabitato, dove abita il Rom che alla guida di un furgone ha travolto e ucciso, due notti fa, quattro ragazzi. Tre abitazioni e due roulotte sono state distrutte dall?incendio. ?Non sprecate l?acqua?, gridavano alcuni cittadini contro i vigili del fuoco. Il comunicato di Massimo Converso, Presidente Nazionale dell?Opera Nomadi: “Il cordoglio dell’Opera Nomadi per le famiglie dei 4 giovani deceduti: ma perchè accanirsi sul popolo rom in quanto tale?”

L’antefatto: ROM UBRIACO TRAVOLGE E UCCIDE QUATTRO RAGAZZI
Ascoli Piceno, 24 apr. Un rom ubriaco, alla guida di un furgone, ha travolto 5 ragazzi che viaggiavano su alcuni scooter. E’ successo la notte scorsa, intorno alla mezzanotte, ad Appignano, in località Fossa, in provincia di Ascoli Piceno. Il furgone, un Fiat Ducato, ha invaso la corsia opposta e ha investito i motorini frontalmente. Quattro giovani sono morti sul colpo, un quinto è ricoverato in ospedale. Arrestato, il giovane Rom è stato piantonato in ospedale, dove è stato ricoverato per le lesioni riportate. In serata è stato poi trasferito nel carcere di Marino del Tronto.
I 34 Ahmetovic, una famiglia di bosniaci provenienti da Caserta, si erano stabiliti ad Appignano nel 1996. Nel tempo la comunità era aumentata a 18 famiglie per 64 persone. Sono scappati tutti il giorno dopo l?incidente.

Appiccato il fuoco al campo nomadi dell’ubriaco che ha travolto e ucciso 4 ragazzi
RaiNews24, 25 aprile -ore 22
Il campo nomadi che ospitava anche Marco Ahmetovic, il venti-duenne che, completamente ubriaco, ha travolto e ucciso con il suo furgone quattro ragazzi, è stato dato alle fiamme.
Secondo i Carabinieri, intervenuti sul posto insieme ai Vigili del fuo-co, l’incendio e’ presumibilmente di origine dolosa ed e’ stato appiccato poco dopo le ore 20. Qualcuno ha approfittato del fatto che, mentre si svolgevano i funerali delle giovani vittime, la vigilanza dei carabinieri si era allentata. I militari presidiavano l’accampa-mento proprio per evitare ritorsioni.
Secondo i vigili del fuoco di Ascoli Piceno, che sono intervenuti con quattro autobotti, l’incendio ha interessato quasi tutto l’accampa-mento, dove i Rom avevano abbandonato roulotte e suppellettili prima della precipitosa fuga la notte dell’incidente. C’erano anche casupole in legno che probabilmente hanno alimentato le fiamme.

Gli occupanti erano scappati nella notte dopo l’incidente
RAGAZZI UCCISI: IN FIAMME IL CAMPO NOMADI
Appiccato un incendio al campo in cui abitava il rom che ha travolto e ucciso quattro ragazzi di Appignano del Tronto
Corrieredella Sera.it, 25 aprile ore 22
ASCOLI PICENO – Un incendio è stato appiccato questa sera al campo nomadi di Valle Orta di Appignano, al momento disabitato, in cui abitava il 22enne rom che ha travolto e ucciso quattro ragazzi di Appignano, dei quali si sono svolti oggi pomeriggio i funerali.
Il fuoco sta interessando quasi tutto l’accampamento, dove i Rom avevano abbandonato roulotte e suppellettili prima della precipitosa fuga la notte dell’incidente. C’erano anche casupole in legno che probabilmente hanno alimentato le fiamme. Non si sa se il rogo sia stato appiccato in più punti, cosa più che probabile data l’estensione dell’incendio. Dalla collinetta su sui sorge l’accampamento si sta levando una densa colonna di fumo. L’ipotesi più probabile è che chi ha appiccato l’incendio al campo nomadi abbia seguito gli sposta-menti dei carabinieri, che pattugliavano la zona e nel contempo erano impegnati in paese dove nel pomeriggio si sono svolti i funerali dei ragazzi. Nell’accampamento c’è anche un immobile, di proprietà del Comune di Ascoli Piceno, dall’amministrazione ascolana assegnato ai nomadi.
«C’è la crisi idrica, non sprecate acqua!» ha gridato la gente ai vigili del fuoco accorsi per spegnere l’incendio. Davanti all’accampamento, dove qualcuno ha dato alle fiamme le baracche in legno, ma anche un’auto e del materiale che era accatastato in vari punti dell’area, c’è un centinaio di persone ad ammirare l’incendio.

Il cordoglio dell’Opera Nomadi per le famiglie dei 4 giovani dece-duti: MA PERCHE? ACCANIRSI SUL POPOLO ROM IN QUANTO TALE?

Il Capofamiglia Rom che ha portato la morte ai quattro giovani di Appignano ha sbagliato gravemente e non merita alcuna attenuan-te, ma se l?assassino ubriaco fosse stato un ?gagiò? (cioè un non-Rom) la reazione degli abitanti sareb-be stata la stessa? Ci si sarebbe accaniti contro un intero gruppo parentale che ha il solo torto di avere un legame appunto di parentela con il responsabile di questa orribile tragedia? Se il Ministro Bianchi ha giustamente inasprito le pene contro chi guida in stato di ubriachezza, lo ha fatto per via degli autisti rom o per via dei tanti nostri connazionali che ogni giorno si comportano esattamente come il Rom di Appignano, togliendo la vita a tranquilli cittadini guidando anch?essi ubriachi o sotto stupefacenti?
Chi scrive ha viaggiato centinaia di volte sui furgoni degli Hadzo-vic/Ahmetovic a volte anche per percorsi molto lunghi ed essi si comportavano bene guidando con prudenza e perizia.
I furgoni sono per loro vitali in quanto fra i Rom Jugoslavi sono i più prolifici e perché, dopo aver perso la loro millenaria attività di artigiani del rame e del ferro in quanto ormai priva di mercato, si sono adeguati a svolgere il mestiere della raccolta di rifiuti ingom-branti da rivendere a peso; molti delle famiglie Hadzovic/Ahmetovic sono altrettanto esperti nel commercio di piccolo antiquariato e di merce usata; tutto ciò ha consentito all?Opera Nomadi di aprire cooperative, di cui loro sono soci-lavoratori, in diverse città italiane, ma non nell?ascolano dove da subito era stato difficile rapportarsi così positivamente alle istituzioni.
Gli Hadzovic/Ahmetovic appartengono al gruppo dei ?Rom Khora-khanè Crna Gora? e sono quindi in genere bosniaci di origine mon-tenegrina. In Jugoslavia vivevano in casa e non erano più nomadi dall?avvento del socialismo reale di Tito, con cui molti di loro avevano combattuto contro il nazifascismo. I primi giunsero in Italia negli anni ?60 e le ultime due generazioni non conoscono minimamente la Jugoslavia tant?è che parlano come prima lingua il loro antichissimo idioma indiano detto ?romanès? e per seconda lingua l?italiano.
Il nostro Presidente della sezione Marche dell?Opera Nomadi, Arif Tahiri, un Rom stimato operaio dei cantieri navali nel pesarese, che vive in casa da anni, ci ha comunicato che anche gli incolpevoli pa-renti dell?omicida sono stati costretti ad abbandonare Appignano e veder bruciate le loro povere abitazioni. E? questa una straordinaria sconfitta della società civile di Appignano e di tutto l?Ascolano.
Ma l?Opera Nomadi resta sempre a disposizione delle Istituzioni Marchigiane per avviare un positivo processo di integrazione che si basi sulla scolarizzazione dei minori e l?avviamento al lavoro dei loro genitori.

25 aprile, dal Presidente Nazionale (Dr Massimo Converso)

Fotografia: Sanbenedetto Oggi

Riferimenti: La conferenza-stampa istituzionale

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Il 25 aprile al "campo nomadi" di Vicenza

25 Aprile 2007 Commenti chiusi


Vicenza, 25 aprile. Invitati dall?Opera Nomadi Cittadini di coscienza sociale sfilano per un 25 aprile interculturale dietro uno striscione, ?dignità – diritti per tutti ? ieri oggi domani?, e sotto i colori della bandiera dei Rom/Sinti. Fuori dalle retoriche celebrazioni ufficiali, la Festa della Liberazione si tinge di una ?resistenza? attiva e compartecipe: la memoria si fa storia attuale e presenza viva di democrazia.

25 aprile: Liberazione coi Sinti di Vicenza
Romano Lil, 23 aprile
Vicenza, 25 aprile, ricorrenza della Liberazione dal regime nazi-fascista. Alle ore 9,30 l?Opera Nomadi vicentina invita tutti ad una presenza di solidarietà coi Sinti del ?campo sosta? di viale Cricoli dopo l?incursione neofascista del 14 aprile scorso. I partecipanti si dirigeranno quindi in piazza ad unirsi alle celebrazioni ufficiali della Festa della Liberazione. Liberazione dall?oppressione che per i Rom e Sinti non è ancora arrivata.

RESTITUIRE IL 25 APRILE AI SINTI E ROM
Vicenza. L?incontro per ?restituire il 25 aprile ai Sinti e Rom? si tiene alle ore 9,30 al ?campo sosta? comunale di viale Cricoli. I partecipanti all?iniziativa (una sessantina di persone), in presidio sorvegliato dalla Polizia -dall?altra parte della strada, vengono invitati a visitare il campo sosta. ?E? la prima esperienza di incontro ? spiega al mega-fono Nereo Turati presidente Opera Nomadi di Vicenza, – dopo quello che è successo lo scorso 14 aprile con l?incursione neofascista. Oggi ci avviciniamo e ci incontriamo per prendere il caffè in compagnia?. Anche i Sinti vengono invitati ad uscire dalle ?campine?: ?Venite fuori, conosciamoci, discutiamo dei nostri diritti?.

VISITA GUIDATA AL ?CAMPO?
Il ?campo sosta? comunale, di ?segregazione etnica?, è attivo dal-l?anno 2000 ed è suddiviso in tre parti: campo grande, campo piccolo, area famiglia slava. Attualmente ospita circa 20 nuclei familiari su uno spazio sovraffollato – perché negli anni le famiglie si sono molti-plicate, e sempre più deteriorato con l?avanzare del degrado e della trascuratezza istituzionale.
?L?Ufficio Tecnico del Comune – spiega Nereo, – ha dato tempo trenta giorni di tempo per ristrutturare il campo con tanto di certificazione tecnica?. Un?impresa difficile ed anche costosa.
?Siamo qui per tre precisi motivi – continua Nereo Turati. ? In risposta all?incursione neo-fascista che fa propaganda elettorale sulla pelle di donne e bambini, perché non c?erano gli uomini il 14 aprile scorso. Per far sapere a voi Sinti che c?è un?altra Vicenza che lavora e si attiva per il bene comune. Perché oggi è il 25 aprile che ricorda la fine della guerra. La fine di un regime nazi-fascista che ha sterminato 500 mila Rom e Sinti. Un regime a cui si sono opposti, nel movimento della Resistenza, anche tanti Rom e Sinti ma per loro il dopoguerra non è ancora arrivato. Non hanno avuto nessun risarcimento. Uno dei dieci martiri di Vicenza, fucilati a Ponte dei Marmi l?11 novembre 1944, è il Sinto Walter Catter di cui viene anche modificato il cognome nelle ce-lebrazioni ufficiali. In questo ?campo? vivono dei parenti e discendenti sia di Walter Catter che di Rubino Bonora, un altro partigiano Sinto, ma vengono ghettizzati e discriminati invece di essere riconosciuti e risarciti. Che ognuno porti la voglia di conoscenza per superare i pregiudizi ? esorta il presidente dell?Opera Nomadi, – creiamo mo-menti di incontro e di dialogo, invito tutti a conoscerci!?.
L?incontro fra i residenti e gli ospiti parte dal caffè e da altre bibite.
Una certa difficoltà viene superata dal formarsi di diversi capannelli con le persone più ?sgagie? che fanno da mediatori culturali. Alcuni visitatori vengono accompagnati a visitare l?interno delle abitazioni (roulotte e camper) ed i servizi, insufficienti o male attrezzati: l?allacciamento e lo scarico idrico, i servizi igienici.

PERSONE
Adriana Uscieri, figlia di Rubino Bonora (morto nel 1978) abitava ad Oderzo in Friuli ma si è trasferita a Vicenza dal 1958 per andare in giro con le giostre, come ha fatto per tutta la vita. Adesso si è fer-mata al ?campo? ma continuano gli otto figli, ?tutti bravi a lavorare?: non andrebbe mai a stare in una casa perché quando entra in una stanza vede i muri che si muovono e le si chiudono sopra.
Fabio Gerardin mostra lo scarico dei bagni, che si blocca spesso e allaga tutto, e si lamenta della scarsa vivibilità del ?campo?. Virgilio Pavan, Consigliere Nazionale dell?Opera Nomadi, spiega che questa è stata la più bella iniziativa fatta a Vicenza: ?Anche per la pace della gente, il razzismo deve finire! Al campo c?è sovraffollamento. Va chiuso con la creazione di microaree residenziali per famiglie allar-gate, per dividere le differenti etnie?.
Un signore spiega che non è proprio capace di vivere in una casa in muratura: quando va a trovare il fratello sta dieci minuti seduto in divano e poi, per le altre due ore, si sistema in poggiolo.
?Non si vive coi soldi dei morti?, spiega una signora raccontando della mamma morta sotto un treno e della nonna che rifiutò di firmare una richiesta di risarcimento danni.
?Ho la patente CE? afferma Giuseppe Garbin, ?sono disponibile ma faccio fatica a trovare lavoro da camionista, soprattutto quando scoprono che abito al campo?.

IL CORTEO CITTADINO
Alle 10,30 parte la manifestazione verso il centro di Vicenza. Un?ottantina di persone con presenza attiva dei Sinti: donne, soprat-tutto giovani, bambini in carrozzina. Il corteo, dietro lo striscione ?dignità – diritti per tutti ? ieri oggi domani ? no al fascismo?, si snoda per le vie della città suscitando curiosità ma anche disprezzo: ?Guarda quanti soldi spesi a proteggere quei manifestanti?, dice una edicolante. E? la prima volta che i Sinti, assieme ad altri concittadini, sfilano a rivendicare i loro diritti, contro i pregiudizi e la discri-minazione razziale. Un corteo di educazione civica e civile che semina semi di con-vivenza soprattutto sui più giovani, anche due ragazzi che frequentano le scuole superiori. I volantini distribuiti dai residenti al ?campo? – ?Restituire il 25 aprile ai Sinti e ai Rom?, un accenno di ?Bella ciao? da parte di alcuni ?movimentisti?, e le motivazioni spie-gate al megafono da Nereo Turati, guidano la manifestazione fino a piazza Matteotti: ?Siamo qui per ricordare la partecipazione dei Sinti e Rom alla Liberazione. Usciamo dal ghetto di ?campo Cricoli ed entriamo nel centro a portare la rivendicazione dei nostri diritti. Oggi è un 25 aprile interculturale, vogliamo ricordare che siamo tutti cittadini di Vicenza, indipendentemente dalla etnia o dalla religione!?.

COI SINTI IN PIAZZA DEI SIGNORI
La manifestazione si scioglie ufficialmente in piazza Matteotti con le parole di Nereo Turati: ?Per la prima volta abbiamo partecipato assieme, per i diritti umani, Rom, Sinti e Gagè. Grazie a tutti. Ora e sempre resistenza!?. Lo striscione viene arrotolato ed in forma non ufficiale i partecipanti confluiscono, alle ore 11,30, nella vicina Piazza dei Signori dove sono in atto le celebrazioni ufficiali: bandiere italia-ne, banda musicale, discorsi di emeriti rappresentanti istituzionali. Lo striscione viene ridisteso e dietro di esso, e della bandiera, si pon-gono i partecipanti di questo 25 aprile di Liberazione coi Sinti de-stando curiosità ed interesse fra la moltitudine lì convenuta. Anche da questa curiosità si intrecciano relazioni e preparativi per una prossima festa-incontro con e sulla cultura sinta. Cultura e identità sinta che per la prima volta nella storia di Vicenza si trova a rappre-sentare se stessa nel salotto della città: ?Siamo tutti concittadini!?

In fotografia: residenti ed ospiti al “campo” di viale Cricoli

Riferimenti: Un po? di Liberazione coi Sinti di Vicenza

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Un Sinto partigiano: Amilcare Debar

25 Aprile 2007 Commenti chiusi

Un “corsaro nero” fra i partigiani delle Langhe. Oggi 25 aprile è la Festa della Liberazione: il giorno in cui il Paese ricorda la fine della dittatura fascista e l’inizio di una nuova epoca segnata dalla nascita della Repubblica e della Costituzione Italiana. Amilcare Debar, detto Taro, è un Sinto piemontese che si unì ai partigiani, col nome di battaglia di “corsaro nero” per liberare l’Italia dall’oppressione. Un’intervista ed una fotografia, quasi inedite, del 1998, da "Bian-coenero", periodico polesano di immigrati e minoranze.

Anche alcuni “zingari”, dopo l’8 settembre 1943, si unirono ai partigiani, imbracciando le armi, per partecipare alla lotta di liberazione di una nazione che continua ad essere inospitale nei loro confronti. Amilcare Debar, appena diciassettenne, fu dapprima staffetta poi, sfuggito fortunosamente alla fucilazione, divenne partigiano combattente, nelle Langhe, nella 48° Bgt. Garibaldi “Dante Di Nanni”, comandata da Colajanni. Lì conobbe e fraternizzò anche con Parri e Barbato, in seguito onorevoli, ed il futuro presidente d’Italia Sandro Pertini. Dopo la guerra fu rappresentante del suo popolo alle Nazioni Unite.

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25 aprile: la persecuzione verso i Rom/Sinti continua

24 Aprile 2007 Commenti chiusi
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La vita è crudele per i Rom di Spagna

24 Aprile 2007 Commenti chiusi


Madrid. I Rom in Spagna sono la più antica minoranza nel paese, riconosciuti anche a livello legislativo, ma continuano ad essere socialmente marginalizzati e a soffrire discriminazioni. Una ricerca, commissionata dal Ministero del Lavoro ed Affari Sociali dipinge la fotografia crudele di una comunità di 700.000 persone, dove sono alte povertà e analfabetismo ed il senso di ingiustizia è pervasivo.
Secondo la ricerca, il 47% dei Rom considerano il razzismo e la discriminazione il loro maggior problema. Juan de Dios Ramírez-Heredia, a capo della Unión Romaní, una ONG spagnola, dice che i livelli di analfabetizzazione nella comunità sono vicini al 40%, ma era dell’80% tre decadi fa, e questo è il risultato dei programmi gover-nativi che hanno aiutato le generazioni più giovani.
La situazione dei Rom contrasta vivamente con quella dei quattro milioni di recenti immigrati in Spagna, che trovano, invece, con-fortevole la società che li ha adottati.

Life is grim for Spain’s Roma
Herald Tribune, International (Europe)
April 17, 2007. By Victoria Burnett

LA VITA E’ FEROCE PER I ROM DI SPAGNA
In italiano su Mahalla: Rom e Sinti da tutto il mondo
MADRID: I Rom in Spagna possono essere stati strumentalizzati nel creare il flamenco, ma i membri di questa comunità – la più antica minoranza nel paese – continua ad essere socialmente marginaliz-zata e soffrire discriminazioni [...].
Una ricerca, commissionata dal Ministero del Lavoro ed Affari Sociali e che ha coinvolto 1.600 famiglie Rom, dipinge una foto feroce di una comunità di 700.000 persone, dove sono alte povertà e analfabe-tismo ed il senso di ingiustizia è pervasivo.
La situazione dei Rom contrasta vivamente con quella dei quattro milioni di immigrati in Spagna, che trovano confortevole la società che li ha adottati. La Spagna ha ottenuto in anni recenti il plauso per come è riuscita ad assorbire la crescente massa di immigrati con relativamente poche frizioni.
“E’ preoccupante,” dice in un’intervista telefonica Amparo Valcarce, vice ministro per gli Affari Sociali. Definisce il gap sociale tra i Rom e la popolazione spagnola come interamente “abissale”. “Queste persone hanno vissuto assieme a noi per 500 anni” dice Valcarce. “Sono spagnoli, ma non si sono ancora ben integrati.”
La popolazione Rom di Spagna – la più vasta dell’Europa Occidentale – forma il più grande gruppo di minoranza nel paese. Come la più ampia popolazione Rom, hanno una storia di persecuzioni.
Conosciuti in Spagna come Gitani [...], si ritiene che siano migrati in Europa dalla regione del Punjab, oggi divisa tra Pakistan ed India, all’inizio del millennio scorso. Si stabilirono in Spagna circa 500 anni fa, ma vennero perseguitati per secoli dato che i governanti cattolici tentarono di assimilare od espellere le minoranze.
I Rom sono tradizionalmente concentrati nella regione meridionale dell’Andalusia, dove hanno giocato un ruolo chiave nello sviluppo del flamenco, il ritmo pieno di soul che è un’icona dell’arte spagnola. Le melodie e i ritmi del Punjab portati dai Rom sono considerati una delle influenze che diedero origine al flamenco, assieme alle influenze arabe, ebree ed andaluse. Ma i Rom ne incubarono la forma artistica, che ottenne un ampio riconoscimento negli ultimi 200 anni.
Il nuovo studio sui Rom, reso pubblico la settimana scorsa, è stato commissionato dal governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero per guidare i programmi ufficiali tesi ad aiutare la comunità.
Valcarce afferma che un piano lavoro discusso in Parlamento fornirà un nuovo meccanismo per l’auto-impiego per chi – come la gran parte dei Rom commercianti ambulanti – per pagare ed ottenere i benefici della sicurezza sociale. Il governo sta progettando una nuova legge che aiuti e offra tagli alle tasse per le compagnie che impiegano gente marginalizzata o disabile.
Tre quarti degli intervistati nella ricerca, che è stata condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica, avevano contratti di lavoro a tempo o lavoravano in proprio. Il 17% hanno ricevuto qualche forma di beneficio sociale, tre volte la media nazionale.
La ricerca ha mostrato bassi livelli di alfabetizzazione e frequenza scolastica tra i Rom: il 15% degli intervistati era illetterata e la stessa percentuale aveva frequentato la scuola per cinque anni o meno. Appena un terzo ha frequentato la scuola sino all’età minima di 16 anni, e solo lo 0,2% ha ricevuto educazione universitaria, comparate alla media nazionale del 20%.
Juan de Dios Ramírez-Heredia, a capo della Unión Romaní, una ONG spagnola, dice che i livelli di analfabetizzazione nella comunità sono vicini al 40%, ma era dell’80% tre decadi fa, e questo è il risultato dei programmi governativi che hanno aiutato le generazioni più giovani.
Nella ricerca, in due casi su cinque gli intervistati dicono che il loro padre era analfabeta e tre su cinque che lo era la loro madre.
“Prima la situazione era spaventosa,” dice Ramírez, che si aspetta che i livelli di analfabetizzazione diminuiscano della metà nei prossimi 6/7 anni. “Non si vedono cose simili in Ruanda o Burundi.”
Secondo la ricerca, il 47% dei Rom considerano il razzismo e la discriminazione il loro maggior problema. Oltre la metà degli intervistati afferma di essere stati discriminati quando hanno cercato un lavoro o un appartamento in affitto.
Quattro su 10 dicono di aver incontrato discriminazioni nella vita di ogni giorno, come andare a fare la spesa o al bar, in piscina o in discoteca.

________approfondimenti_____________

CULTURA E MARGINALITA?: IL CASO GITANO
noinos.it: Antropologia applicata. Di Chiara Modenini
Storicamente, e differentemente dall?esperienza di altri gruppi zinga-ri, la comunità gitana spagnola ha subito un processo di stanzializ-zazione forzata, sin dal regno dei Reyes Catòlicos. Attraverso leggi ed editti ai gitani fu impedito, nel corso dei secoli, di vestirsi, parlare e comportarsi come tali. Era sufficiente la testimonianza identi-ficativa di 4 castigliani, che i figli di persone riconosciute come gitanos potevano venire internati in orfanotrofi per essere cresciuti come payos o che gli uomini e le donne appartenenti a tale etnia venissero imbarcati su delle galee per i lavori forzati o messi in prigione. È stato loro impedito, cioè, di essere sé stessi.
Nonostante ciò il gitano sopravvive all?interno della cultura maggiori-taria. Sopravvive e si adatta, occupa le nicchie economiche che man mano non interessano il resto dei cittadini. I gitani praticano nomadismo internamente al Paese, lavorano alla raccolta agricola stagionale, passano dal commercio dei cavalli a quello delle auto? alcuni diventano artisti famosi e rispettati, altri praticano commercio d?antiquariato ed altri invece cominciano a vivere di espedienti e di lavori saltuari e precari?

Fotografia da ?noinos.it?: bambini gitani

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L?Opera Nomadi all’ "Antipatico?

23 Aprile 2007 Commenti chiusi


21 aprile. “Gentile Massimo Converso, ieri sera abbiamo assistito indignati e feriti ai tratti finali della trasmissione “L’antipatico”. Come cittadini italiani sentiamo la necessità di manifestarle la nostra solidarietà per il modo ignobile in cui è stato condotto il dibattito, evidentemente orientato alla creazione di mostri di carta verso i quali orientare le paure di benpensanti e/o benestanti. Sappiamo bene che questo è lo stile di tanta stampa perbenista che fa leva in modo deliberato sull’ignoranza, colpevole, di altrettanto perbenisti cittadini. Quello che è disperante è la partecipazione di parte della società più illuminata a questa caccia allo zingaro. Diciamocelo chiaramente, sorge il ragionevole dubbio che buona parte della “sinistra” italiana o condivide questi atteggiamenti, o almeno fa orecchie da mercante: Veltroni insegna”.

Lo scandalo dei mendicanti: storpi che camminano benissimo”
La trasmissione televisiva “L’antipatico”, condotta da Maurizio Belpietro, è andata in onda ieri sera, venerdì 20 aprile, alle ore 19,40. Il tema, incentrato sui mendicanti Rom Romeni è stato discusso con Massimo Converso, Presidente nazionale dell’Opera Nomadi, e con Tiziana Maiolo, assessore del Comune di Milano.

“Rispetto ai casi di Rom che ingannano o derubano, noi affermiamo in tutta serenità di preferire chi inganna per sopravvivere a chi ingan-na per ingrassarsi ed incrementare, per profitto, il consumo ed il sonno delle coscienze e ci chiediamo: chi tra questi danneggia maggiormente il bene comune?
La ringraziamo per il suo lavoro e per il suo sforzo di ieri sera nel non cedere alle provocazioni e nel portare notizie ed informazioni circostanziate in risposta alle domande evidentemente becere e faziose del signor Belpietro.
La ringraziamo per il suo tentativo di aprire il cuore e la mente delle persone nei confronti di uno dei popoli più perseguitati della storia, tra i più sconosciuti, al quale è stata e continua ad essere negata dignità umana e culturale (non da ultimo con l’arrogante presun-zione di essere buoni e giusti e di voler esportare democrazia e cultura, espropriando altri della loro identità).
Voi gente per bene che pace cercate,
la pace per far quello che voi volete…

Buon lavoro di cuore a lei ed ai suoi collaboratori”.

Monica Mancini e Mirco Bovini, Casciola -Perugia

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Cina raus: firmato Forza Nuova

22 Aprile 2007 1 commento


Forza nuova contro i Cinesi e Contro i campi nomadi.

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Una Rumrì di Borsa: Serena Spada

22 Aprile 2007 Commenti chiusi

Concluso felicemente l’appello. Grazie al Grupo Re Mida, un importante gruppo finanziario spagnolo, Serena Spada potrà continuare gli studi, a Montreux, Svizzera, per fare il ?broker?, l?agente di Borsa. L’appello per garantire gli studi di Serena è stato lanciato da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, in data 22 marzo, ed è stato successivamente ripreso da alcune trasmissioni televisive (tra cui “Uno mattina”) ed anche da Romano Lil.
Riferimenti: Una Rumrì di Borsa: Serena Spada

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Speciale salute

21 Aprile 2007 Commenti chiusi


Anche nella sanità c?è un accesso negato alle popolazioni Rom/Sinte, lo confermano i rapporti del Consiglio d?Europa che continuano, anno dopo anno, a segnalare queste popolazioni come le più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale. E anche attraverso la sanità passa il tema della ?salute?, che è un diritto fondamentale ed è strettamente legato alla situazione sociale delle comunità stesse.

RAPPORTO SALUTE SUI ROM/SINTI
Romano Lil, 21 aprile 2007
Dal IX Seminario Nazionale Opera Nomadi, il dossier del gruppo di lavoro Sanità. A partire da differenze, anche sostanziali, fra le co-munità e dalla possibilità di ?stabilizzazione? (che permette processi di integrazione), per definire le problematiche quali: l?emergenza minori, gli anziani sempre più abbandonati, le sindromi metaboliche, la sempre più alta incidenza delle diverse tossicodipendenze. Le problematiche evidenziate permettono di proporre delle ?racco-mandazioni?: nell?ambito del diritto alla salute della popolazione rom, nell?ambito dell?accessibilità ai servizi, nell?ambito della fruibilità con la formazione degli operatori all?approccio transculturale.

____articoli__________

La luna, i Rom ed il falò
Archivio Romano Lil, 28 novembre 2006
Come attorno al fuoco, nell?accampamento Opera Nomadi (da un recente Seminario Nazionale), per racconti sulla salute, le medicine, la scuola, l?adolescenza (mancata) dei bambini rom, il lavoro, i ?campi di concentramento?, la mediazione culturale, la sanità. La luna, come severa maestra, sta sullo sfondo. Da una cultura orale, del racconto, ad una de-scrizione che cerca di trasmettere la vocalità e lo spessore delle parole.

Profilo di salute della popolazione zingara
Archivio Romano Lil, 28 novembre 2006
?Un profilo salute? dal corso ?Rom e Sinti: accessibilità e fruibilità dei servizi socio-sanitari?, organizzato da Regione Lazio in collabora-zione con Caritas, per sensibilizzare gli operatori socio-sanitari sulla medicina transculturale e addestrarli per gli interventi della “Campa-gna per l’accessibilità dei servizi sanitari e l’educazione alla salute a favore della popolazione zingara”. Roma 26-27 settembre e 12 dicembre.

Discriminazione sanitaria per i Rom d?Europa
Archivio Romano Lil, 21 marzo 2007
Il rapporto dell?ERRC, Centro per i Diritti dei Rom in Europa, sulla difficoltà di accesso alle cure sanitarie per i Rom d?Europa. Il rapporto è basato su una ricerca (2000-2005) fatta in diverse Nazioni: Bosnia e Erzegovina, Repubblica Ceca, Croazia, Grecia, Francia, Italia, Kosovo, Romania, Serbia, Slovacchia e Slovenia. La discriminazione razziale contro i Rom aumenta le ingiustizie stabilendo barriere di separazione anche dalla sanità pubblica.

Fotografia: il primo camper sanitario. 1987 comunità rom khorakhanè al Laurentino, progetto ?sastipè? dell?Opera Nomadi, Caritas, Provincia di Roma

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Si costituisce Rimini Opera Nomadi

20 Aprile 2007 Commenti chiusi


Domenica 22 aprile, ore 16, presso i locali della Casa del volontariato di Rimini, si riunisce l?Assemblea Costituente della sezione locale dell?Opera Nomadi: una sezione importante per via della multiforme e storica presenza sul territorio di vari gruppi Sinti e Rom. Fra i contenuti dell?Assemblea: collaborazione e sinergia con le istituzioni presenti sul territorio romagnolo ed emiliano; questione microaree a dimensione familiare; questione cittadinanza ed apolidìa per i Rom Bosniaci; difesa della legge 337/1968 sullo spettacolo viaggiante per i Sinti Giostrai; sostenere l?inserimento lavorativo della popolazione Sinta/Rom; favorire l?integrazione scolastica; rapporti di fratellanza, solidarietà fra le varie comunità.

Invito alla com-partecipazione
ASSEMBLEA COSTITUTIVA SEZIONE OPERA NOMADI RIMINI

Domenica 22 aprile 2007 ore 16.00
presso i locali della Casa del Volontariato in Rimini

Cari Amici
è da tanto che l?Opera Nomadi riteneva importante aprire una Se-zione sul litorale romagnolo, per via della multiforme presenza sul territorio di gruppi Rom/Sinti (Sinti Gackane, Sinti Giostrai, Rom Kho-rakhanè Bosniaci e Kosovari, Rom Rumeni, nonché in estate gruppi seminomadi).
La presenza oggi di Rita Filippo (già valente Segretaria della Sezione di Bari), del Rom Sasha Susic e dei Sacerdoti Don Mirco di San Mauro di Cesena e Don Claudio di Scacciano di Rimini, mi hanno convinto a convocare l?assemblea costitutiva della Sezione. Nell?incontro del 13 Aprile abbiamo deciso di rinviare l?elezione del Consiglio Direttivo, in quanto le due Comunità di Sinti (i ?Gackane? di Coriano e i ?Giostrai? di via Islanda) non hanno potuto partecipare per motivi familiari.
Sono molto soddisfatto dell?intervento che la ?Romnì? Banana Ahme-tovic ha tenuto durante l?incontro del 14 a Carpi di Modena con la SottoSegretaria alle Pari Opportunità Donatella Linguiti in cui ha posto il drammatico problema delle tante ?Romnià? madri di famiglia nate in Italia e con tanti figli anch?essi nati tutti in Italia, ma che non si vedono riconosciuto lo ?Ius soli?, diritto di cittadinanza per re-sidenza nel territorio.
Prego tutti di portare con sé una fotocopia di un documento e due fotografie necessari per la tessera sociale.

ORDINE DEL GIORNO ore 16 – 18
1) Relazione introduttiva della Coordinatrice Rita Filippo
2) Interventi dei Rom/Sinti
3) Tesseramento
4) Progetti scolarizzazione e lavoro da inoltrare agli Enti Locali
5) Proposta autocensimento dei Rom/Sinti
6) Relazione di Sasha Susic e Banana Ahmetovic sull?incontro con la SottoSegretaria Linguiti il 14 Aprile a Carpi di Modena
7) Elezione Consiglio Direttivo 8) Riunione nuovo Consiglio Direttivo e nomina Presidente, Vice-Presidente, Segretario, Tesoriere della Sezione;
9) Varie ed eventuali.
10) ORE 18 : Incontro con le Istituzioni (Comuni di Rimini, Biserba e Coriano e Provincia di Rimini, Uffici Prov.li del MG e del MPI) e con il Corriere di Romagna ed Il Resto del Carlino;

Il Presidente Nazionale (Dr Massimo Converso)

I CONTENUTI dell?ASSEMBLEA del 22 Aprile 2007:
1) piena collaborazione e sinergia con le Istituzioni presenti sul territorio romagnolo ed emiliano;
2) questione microaree a dimensione familiare perché venga supe-rata anche in Romagna la logica dei campi sosta; e quindi pro-muovere un adeguato habitat per i Sinti/Rom, con un?attenzione par-ticolare alla costruzione di microaree; si esprime l?intenzione di chiedere l?abolizione dei campi perché è un sistema abitativo inadeguato e dannoso per la comunità sinta e romanì;
3) questione cittadinanza ed apolidìa per i Rom Bosniaci;
4) difesa della legge 337/1968 sullo spettacolo viaggiante per i Sinti Giostrai;
5) sostenere l?inserimento lavorativo della popolazione Sinta/Rom, favorendo anche la regolarizzazione di quelle attività già svolte ma senza le necessarie autorizzazioni burocratiche, ad esempio la raccolta differenziata dei rifiuti ingombranti che è l?attività più diffusa in Italia fra i Rom ed i Sinti che hanno perso i mestieri tradizionali; sostegno al lavoro domiciliare con investimenti pubblici destinati a legalizzare le attività artigianali e di assemblaggio consone all?or-ganizzazione sociale dei Rom e Sinti; concessione di licenze di com-mercio varie e, come già detto sopra, la legalizzazione dell?attività dei rottamatori;
6) SCUOLA ? assecondare la volontà dei giovani che intendono proseguire con gli studi dopo la scuola d?obbligo, magari con la ri-cerca di borse di studio; eliminare sul territorio ogni forma di emargi-nazione scolastica, tipo classi differenziali, etc.; sostegno alle famiglie Rom/Sinti per il trasporto scolastico per i libri di testo e per favorire al massimo l?accesso prima e dopo la tradizionale scuola dell?obbligo; vale a dire la frequenza della Scuola Materna e nelle Scuole Su-periori;
7) rapporti di fratellanza, solidarietà e collaborazione con i Rom Rumeni presenti nella zona; osservare il fenomeno dell?immigrazione dei Rom dalla zona dei Balcani verso l?Emilia per essere pronti ad intervenire qualora servisse, perché appunto si constata la presenza di numerosi nuclei, provenienti dalla Romania con cui Banana Ahmetovic, Sasha Susic e Rita Filippo sono già in contatto.

Opera Nomadi sezione di Rimini
Ente Morale D.P.R. n.347 del 26.3.1970
presso Casa del Volontariato di Rimini
Telefono 334-9038284
Posta Elettronica: malandrine_girls@yahoo.it

Fotografia: Sasha Susic -sdraiato, Banana Ahmetovic -al centro, Arif Tahiri presidente Opera Nomadi Marche -in piedi

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E per patria una lingua segreta

19 Aprile 2007 Commenti chiusi

"E per patria una lingua segreta" è il titolo di un libro che traccia una mappa della situazione dei nomadi (rom e sinti) nel territorio veneziano. Il volume è stato realizzato da due ricercatori del Coses, Stefania Bragato e Luciano Menetto, per conto della Provincia di Venezia. Tra interviste a rom, testimonianze di operatori che li frequentano per lavoro o per volontariato, ricerche e indagini, il libro sfata molti pregiudizi sui rom e sulla loro proverbiale vita "errante".

Vengono chiamati nomadi, ma la stragrande maggioranza di loro vive stabilmente nello stesso luogo. Sono sentiti come stranieri e invece moltissimi sono di nazionalità italiana. Si pensa che vogliano vivere nelle roulotte, nei campi, quasi tutti invece preferiscono una casa, proprio come le nostre. L

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?Zingari? da cronaca nera

17 Aprile 2007 Commenti chiusi


Breve rassegna stampa di cronaca nera, che è cronaca umana e vera, sui Rom/Sinti, negativamente chiamati “nomadi” e “zingari”. Come spregiativamente, “vù comprà”, erano chiamati gli immigrati trent’anni fa. Rom e Sinti che sono le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale d?Europa, che per un terzo vivono in ?campi? di segregazione etnica, secondo il Relatore Speciale ONU. ?Campi nomadi? che per il solo fatto di esistere producono disagio sociale e deviazione criminale.

DAL LETAME NASCONO I FIOR
?Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior?, cantava Fabrizio de Andrè in ?Bocca di rosa?. Ma in realtà non è così.

Foro Italico, violenza nel campo nomadi. Arrestati
In sei hanno picchiato un uomo, romeno, e poi hanno trascinato la moglie in una baracca per violentarla. Dramma scongiurato da un altro nomade che ha messo in fuga gli aggressori
RomaOne.it 17 aprile
Roma, 17 aprile 2007 – La notizia arriva proprio nei giorni in cui si fa un gran parlare di sicurezza, in relazione al problema dell’integra-zione sociale, dei campi nomadi e dell’abusivismo. L’ennesimo episodio di scellerata violenza arriva stavolta dal campo nomadi ‘Italia 90′ in via del Foro Italico.
La scorsa notte sei romeni, di età compresa tra 19 e 31 anni, hanno picchiato ferocemente un connazionale e poi hanno trascinato la moglie in una baracca per usarle violenza. Solo grazie all’intervento di un altro nomade, che ha messo in fuga gli aggressori, la donna è riuscita a salvarsi e a chiamare i soccorsi.
I sei sono stati individuati e arrestati dai carabinieri della stazione Parioli. L’accusa nei loro confronti è di lesioni gravi, sequestro di persona e tentata violenza sessuale.

1-Rissa nel campo nomadi di Moncalieri, tre feriti e sette arresti
In preda ai fumi dell?alcool, due fazioni hanno iniziato a litigare. Due nomadi hanno cercato di travolgere una roulotte e di investire alcune persone. La Stampa.it 9 aprile
Moncalieri, Torino. Due etnie di nomadi, una di origine serba e l? altra croata, si sono fronteggiate la scorsa notte a colpi di bastoni, asce e spranghe nell?accampamento di Moncalieri (Torino). Il bilancio defi-nitivo è di tre persone ferite, di cui una in modo più grave ricoverata all?ospedale di Moncalieri, e sette arrestate dai carabinieri, tra cui una minorenne. Per riportare la calma e fronteggiare una ventina di nomadi che li avevano accerchiati, i militari hanno anche dovuto spa-rare alcuni colpi di pistola in aria a scopo intimidatorio. Una vettura dei carabinieri è stata danneggiata con una sprangata al finestrino.
L?episodio è accaduto intorno alle 21. In preda ai fumi dell?alcool, le due fazioni di nomadi hanno iniziato a litigare per motivi futili. Una vettura con due nomadi ha cercato di travolgere una roulotte e di investire alcune persone, mentre altri occupanti del campo hanno avuto una forte discussione finita a colpi di spranga.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno cercato di riportare la calma, ma senza ottenere immediatamente risultati. Un ventina di nomadi ha cercato infatti di circondarli, ma, dopo qualche momento di tensione la situazione è rientrata nella normalità. Nell?ambito degli arresti, i militari hanno sequestrato 25 oggetti contundenti tra spranghe, asce e bastoni, tutti con tracce di sangue.

2-Coltellate e colpi d’ascia. Follia tra serbi e bosniaci
Sono intervenuti i carabinieri con tenuta antisommossa
La Stampa.it, 9 aprile
Storia banale di una Pasqua troppo alcolica con sgarro erotico. Ma anche storia per niente banale di una microscopica e rabbiosa ex Jugoslavia compressa nel cortile d?una fabbrica in disuso a Monca-lieri. Coltellate, colpi d?ascia, caroselli di auto lanciate contro persone e roulottes, assalti ai carabinieri, sette arrestati e una ventina di feriti, tre seriamente. Poi il Battaglione Mobile dei Carabinieri entra nel campo battendo il tempo con i manganelli sugli scudi. Come l?Onu, fra due drappelli di zingari? continua

Roma: Mamma riabbraccia bimba segregata in campo nomadi
City – notizie, 17 aprile
Espulsa Non poteva vedere suo figlio di un anno e mezzo perché era stata cacciata dal container nel quale viveva. La sua colpa, non voler cucinare e pulire e volere stare con il figlioletto.
Maria, una 39enne romena, tre giorni fa ha anche tentato il suicidio ingerendo della candeggina per riavere il figlio. Un fatto che ha allertato gli agenti dell’ottavo gruppo della polizia municipale che ieri, nel campo nomadi di via Candoni alla Magliana hanno arrestato il marito e la suocera della 39enne. I due, ora a Rebibbia dovranno rispondere di riduzione in schiavitù e di maltrattamenti. I vigili hanno ovviamente restituito il bimbo alla madre.
Il racconto di Maria È la stessa donna a raccontare la sua giornata tipo: “Uscivo la mattina per andare a cercare l’elemosina. Con i soldi che riuscivo a predendere compravo da mangiare e quello che rima-neva lo consegnavo a mio marito. Quando rientravo a casa volevo solo allattare e coccolare mio figlio, ma non mi veniva permesso perché dovevo pulire casa e preparare da mangiare”. Per questo “mio marito e mia suocera, che spesso mi picchiavano e mi tiravano i capelli, mi hanno cacciata dal container. Dovevo inginocchiarmi davanti alla porta per poter almeno vedere il mio bambino”. Poi tre giorni fa il gesto che l’ha portata al San Camillo. Ora Maria vorrebbe andare in un isitituto con suo figlio.(Ansa)

Savona, furto all?Autoliguria: caccia a un gruppo di nomadi
Il Vostro Giornale, 17 aprile 2007
Savona. Un gruppo di nomadi provenienti dall?hinterland torinese, è questa la pista maggiormente battuta dalla polizia sul furto nella notte tra giovedì e venerdì corso all?Autoliguria di Via Nizza a Savona. L?ipotesi trova conferme nel fatto che nel pomeriggio di giovedì, un gruppo di nomadi si erano presentati nell?officina della Fiat per far controllare l?ammortizzatore di un?auto. Forse l?occasione per un ultimo sopralluogo oppure il tentativodi infiltrare qualcuno all?interno dell?officina. Secondo la polizia il furto è stato compiuto da almeno cinque o sei persone, tutte forzute e pratiche nell?uso di flessibili, scale, trabattello e palanchino per trasportare l?armadio blindato. Ladri che non hanno lasciato tracce e impronte e sono riusciti a dileguarsi con un furgone delle Poste rubato nell?officina.

Brescello: 25 alias e 10 anni di carcere, arrestata
Sassuolo 2000, 16 aprile
Brescello, Reggio Emilia. Aveva collezionato più alias che anni la croata ventenne Loredana Stankovic fermata dai carabinieri di Gua-stalla e trovata con oltre 25 identità di persone diverse e inesistenti, ma soprattutto con un cumulo di pene di 10 anni di carcere per reati contro il patrimonio emesse da varie Procure e Tribunali italiani. Sabato sera i militari hanno controllato una carovana di nomadi in sosta a Brescello e la donna ha mostrato loro una carta d’identità e una patente rilasciate dalle autorità slovene palesemente falsificate. A quel punto è stata accompagnata in caserma per accertamenti ed è stata incastrata dalle impronte digitali. A testimonianza delle sue attività criminose, dalla banca dati sono venute fuori 5 pagine di precedenti ma soprattutto il provvedimento di carcerazione per il quale è finita in carcere non prima di ‘aggiudicarsi’ una denuncia per false generalità e possesso dei documenti falsi.

Due ragazzi nomadi denunciati dalla polizia a Perugia
Sorpresi in un condominio con addosso arnesi per lo scasso
Ansa.it, 15 aprile
Perugia, 15 aprile. Avevano due grandi cacciavite e altri arnesi atti allo scasso due nomadi minorenni sorpresi dalla polizia in un condominio di Perugia. Denunciati a piede libero. I ragazzi hanno detto di avere 11 e 12 anni, ma dagli accertamenti e’ emerso che il piu’ grande ha 16 anni ed e’ sottoposto -dopo reati analoghi- ad un misura di permanenza nel Campo nomadi di Roma; e’ stato quindi riaccompagnato nella capitale. L’altro e’ stato affidato ad un centro di accoglienza per minori di Perugia.

Il dramma di una giovane rom
Abortisce in mezzo ai campi
L´episodio la scorsa notte a Chiaravalle, la ragazza, in cura da una settimana, adesso è ricoverata
La repubblica – Milano, 12 aprile. Di Anna Cirillo
Abortire in mezzo ad un prato, a Milano. È accaduto l´altra sera a una giovane nomade del campo rom di Chiaravalle. Incinta da pochi mesi, si è appartata in un´area verde vicina al campo ed ha sponta-neamente espulso un feto di una decina di centimetri. La donna era in cura da una settimana, stava prendendo medicinali per una emorragia interna. I carabinieri sull´episodio escludono ogni tipo di dolo: l´aborto è stato spontaneo. Resta il fatto che è avvenuto in quelle drammatiche condizioni. Ora la donna, ricoverata in ospedale, sta meglio. «Ma le prime notizie erano proprio brutte – dice l´asses-sore ai Servizi Sociali Mariolina Moioli -. Sembrava che stesse ve-ramente molto male. Il problema qui è che nessuno l´ha portata al-l´ospedale quando era in difficoltà. Lì avrebbe potuto trovare as-sistenza, un´assistenza, garantita a tutti, italiani e non. Ora bisogna capire che cosa veramente è successo, come mai è mancato il soccorso delle persone più vicine». Ma c´è anche, aggiunge Moioli, «un problema di carattere più generale che riguarda la questione rom, cioè come vivono, in quali condizioni igieniche, con che tipo di protezione per donne e bambini. E qui rientriamo in tutte le questioni che sono all´ordine del giorno».

Ruba nella villetta di un veterinario, arrestato
www.lameziaweb.biz, 10 aprile
Girifalco, Catanzaro. La lunga sequela di azioni criminose verificatesi negli ultimi tempi ad opera di ignoti malfattori ai danni di onesti cittadini che non pretendono altro se non quello di stare tranquilli, non è rimasta senza risposte. Ai servizi predisposti dalla Compagnia dei carabinieri di Girifalco, per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica su tutto il territorio di competenza, vede impegnati anche i cittadini stanchi di non poter dormire sonni tranquilli?
Il giovane nomade, Stefano Bevilacqua, 20 anni, di Catanzaro Lido, è stato arrestato con l’accusa di furto aggravato e rapina, la Fiat Bravo sulla quale viaggiavano i ladri è stata sottoposta a sequestro, l’auto del commerciante seriamente danneggiata, la villetta del professio-nista messa completamente a soqquadro con due televisori e un computer pronti per essere caricati e portati via dai malfattori recuperati in estremis. Ma soprattutto con i carabinieri di Borgia e Squillace che hanno operato in collaborazione con quelli del nucleo operativo e l’ausilio di un elicottero di Vibo, alla ricerca degli altri tre componenti della banda di ladri che nemmeno il giorno di Pasquetta fanno festa e con uno dei tre volenterosi commercianti P.P. costretto a far ricorso alle cure dei medici del pronto soccorso per le contusioni riportate. Il nomade è stato poi trasportato al carcere di Siano a disposizione del pm di turno, Luigi de Magistris.

Fuggono sui tetti dopo il furto in villa
Gallarate – Tre nomadi sono stati fermati dalla Polizia dopo un lungo inseguimento. Varese news, 7 aprile
Gallarate, Varese. Rubano in un appartamento e fuggono sui tetti, ma vengono fermati dalla polizia. È accaduto nella serata di venerdì, intorno alle 17.30, quando dopo una lunga fuga per le Vie Volta, Cavallotti, Carducci e Cinque Giornate dove avevano cercato di nascondersi dopo essere saliti sui tetti dei garage e tra le piante del complesso di un condominio, sono stati fermati tre nomadi tra cui una donna, minore, che poco prima si erano resi responsabili di diversi furti in appartamento. Uno nell?abitazione di R.P., una villetta di Via Volta, e del tentato furto nell’appartamento di F.P al piano terra della stessa villetta.
Nella circostanza è stato tratto in arresto Voislav R. di anni 40, presunto cittadino serbo, nomade proveniente dal campo di Rho (MI) e, solo perchè ancora minori, sono stati indagati a piede libero per gli stessi reati Ivan R. e Sabrina R. entrambi di anni 17, nomadi provenienti dallo stesso campo, tutti facenti parte della stessa famiglia. Tutti e tre hanno numerosi precedenti penali per furti in abitazioni, furti in genere, false dichiarazioni ed altri reati, il primo già espulso dall’Italia. Tutti fermati decine di volte in diverse località del centro e Nord Italia.

Nomadi cosentini arrestati per furto
giornaledicalabria.it, 6 aprile
Noverato, Catanzaro. I Carabinieri della Compagnia e della stazione di Soverato hanno fermato tre nomadi, un uomo e due donne, resisi responsabili di diversi furti all?interno di alcuni negozi tra Soverato e Davoli Marina. I tre tentavano di fuggire a bordo di un?autovettura dopo aver compiuto dei furti. Si tratta dei coniugi Francesco Bevilacqua di 31 anni, e Patrizia Manzo di 32 e della sorella di quest?ultima, Daniela Manzo di 28, insieme ai quali c?era il figlio neonato della coppia. I nomadi, provenienti da Cosenza, avevano dapprima sottratto una borsa all?interno della ?Chicco? di Soverato (ritrovata poi nei pressi della stazione ferroviaria del centro ionico e restituita alla proprietaria), e successivamente si erano recati alla UPIM di Davoli Marina dove si erano impossessati di un?altra borsa di proprietà di una cassiera del supermercato. Usciti dal supermercato, i tre sono andati allo sportello Bancomat della Banca Popolare di Crotone per tentare di effettuare un prelievo di denaro con le tessere Bancomat trovate all?interno delle borse rubate. Grazie ad una cittadina di Davoli che, accortasi dell?accaduto all?interno del supermercato ?UPIM?, aveva avvertito i Carabinieri chiamando il 112 e fornendo precise indicazioni ai militari, una pattuglia del Radiomobile, immediatamente giunta sul posto, è riuscita a bloccare i tre che, allarmati alla vista dei militari, stavano cercando di fuggire a bordo di un?autovettura KIA grigia. Una volta accompagnati presso la Compagnia Carabinieri di Soverato per espletare gli accertamenti necessari, i militari, sentito il parere del magistrato di turno, hanno dichiarato in stato di arresto Bevilacqua e denunciato in stato di libertà le due donne, perché madri di bambini piccoli.

Saronno: arrestato dai carabinieri rumeno condannato a tre anni per furto nel suo paese
Radio News ? Web Site, 6 aprile
Saronno, Varese. E? stato arrestato dopo un inseguimento per le vie del centro di Saronno. A finire in manette un rumeno di 35 anni, ricercato dalle autorità italiane perchè condannato a tre anni di reclusione per furto dal tribunale della Romania. L?uomo, del quale si erano perse le tracce, fino a due anni fa risiedeva nel campo nomadi di via Triboniano a Milano ed era già stato ammanettato più volte in Italia sempre con l?accusa di furto. L?arresto del rumeno è avvenuto nella mattinata di ieri: l?uomo stava viaggiando a bordo di un?auto in compagnia di due connazionali, quando, alla vista di una pattuglia che stava per fermarlo, ha iniziato a premere sull?acceleratore per far perdere le proprie tracce. I carabinieri però lo hanno raggiunto poco dopo. Attualmente il rumeno si trova in carcere a disposizione della magistratura.

Maxi retata anti prostituzione della polizia: 130 arresti
PRIMA – Bologna, 5 aprile
Maxi retata della polizia in diverse regioni italiane anti-prostituzione. Il bilancio conclusivo dell’operazione che si è conclusa da poco è di 130 persone arrestate, di cui 102 di origine rumena, e di 338 denunciate in stato di liberta’, di cui 310 rom. Sarebbero responsabili di sfruttamento della prostituzione, anche minorile, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e reati predatori. L’operazione, coor-dinata dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia, ha visto impegnate le Squadre Mobili di Torino, Bologna, Perugia, Padova e Verona, insieme a una task force integrata da poliziotti rumeni.

Albenga, furto e aggressione: due nomadi in manette
Il Vostro Giornale, 3 aprile
Alberga, Savona. Due nomadi sono state arrestate dai carabinieri con l?accusa di rapina impropria. Si tratta di Maddalena De Colombi, 45 anni, e della figlia venticinquenne Katiuscia, entrambe pregiu-dicate. Le due donne, originarie di Torino ma da tempo in Riviera, sono considerate responsabili di due furti ai danni di pensionati: il primo ad Ortovero, il secondo ad Albenga. Ad Ortovero le nomadi si erano introdotte nel magazzino di una casa rurale sottraendo una smerigliatrice e altri oggetti da lavoro; sorprese dai padroni di casa, avevano strattonato i due coniugi prima di darsi alla fuga. Ad Albenga invece avevano derubato un pensionato del portafoglio e lo avevano malmenato. Madre e figlia sono state infine individuate dai carabinieri della stazione di Villanova e da quelli delle compagnie di Alassio e Albenga in un piccolo campo nomadi in regione Antognano ad Albenga. Ora gli investigatori stanno cercando di capire se le due donne siano anche le autrici di altri furti e danneggiamenti avvenuti in questi mesi sul territorio ingauno.

Bologna – Tre nomadi arrestati per furto in appartamento
romagnaoggi.it, 2 aprile
Bologna – (Adnkronos) – Due si portavano appresso i figli di due mesi e la terza si e’ spacciata per minorenne incinta. Gli stratagemmi non sono serviti pero’ ad evitare il carcere a tre donne nomadi croate 20enni che ieri pomeriggio hanno preso di mira uno stabile di via de’ Buttieri, nel centro di Bologna. Un condomino le ha viste e ha chiamato la polizia che le ha bloccate praticamente in flagranza dopo aver forzato il portone di ingresso e tentato di forzare le porte di due appartamenti.

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Fascisti svuotano spazzatura al ?campo nomadi? di Vicenza

16 Aprile 2007 Commenti chiusi


Vicenza 14 aprile. ?Mandiamoli via. Troviamoci davanti al campo nomadi di via Cricoli con caschi e aste?: e così, in manifestazione non autorizzata, una trentina di attivisti di Azione Sociale e Forza Nuova svuotano un sacco di spazzatura nel ?campo?. Poi: sventolio di tricolori, inno nazionale, qualche saluto romano, e un lenzuolone con scritto ?Furti, degrado, rifiuti. Basta con i campi nomadi?.

L?INDIFFERENZA DI CHI PARLA DI DIRITTI E DI UGUAGLIANZA
“La cosa che più ci amareggia non è tanto la vigliaccata che hanno fatto i fascisti in via Cricoli – non fanno altro che essere coerenti con la loro storia ed essenza umana e politica, quanto il silenzio e l’in-differenza che finora registriamo da parte di tutti: volontariato cattolico e non, partiti della cosiddetta “sinistra”, persone che in passato si sono occupati dei Sinti e che ora vegetano nei ricordi. Solo il parroco di Saviabona, la vicina parrocchia, si è recato al campo ieri pomeriggio. Neppure la Caritas si è fatta viva. Ghettizzati anche da chi parla tanto di diritti, uguaglianza, solidarietà”. (15 aprile, sera).
Opera Nomadi Vicenza

La manifestazione non autorizzata si conclude senza incidenti. Gli zingari: «È colpa della famiglia slava»
VIALE CRICOLI, LA DESTRA CONTRO I NOMADI
Azione Sociale e Forza Nuova vuotano un sacco di spazzatura nel campo. Il Giornale di Vicenza, 15 aprile. Gian Maria Maselli

«Mandiamoli via. Troviamoci davanti al campo nomadi di via Cricoli con caschi e aste». Era iniziata con un sms che aveva suscitato più di qualche preoccupazione la manifestazione allestita ieri pomeriggio da una trentina di attivisti di Azione Sociale, guidati dal coordinatore territoriale Alex Cioni, e di Forza Nuova, capeggiati dal segretario provinciale Daniele Beschin.
La notizia della manifestazione, non autorizzata dalla questura, nel frattempo era giunta anche al capo della squadra mobile, Michele Marchese. Che si è presentato senza invito all?appuntamento, accompagnato da una trentina di agenti davanti al civico 74, sede dei tre accampamenti di nomadi di via Cricoli. Tre accampamenti, piuttosto diversi tra loro e che non si amano molto.
Alla fine tutto si è risolto in una manifestazione pacifica, senza caschi né bastoni, con un solo gesto provocatorio: gli attivisti dell?estrema destra hanno scaricato un sacco di immondizia all?ingresso del cortile dell?accampamento Halilovic, tribù nomade di ceppo slavo. Poi: sven-tolio di tricolori, inno nazionale italiano, qualche saluto romano, e un lenzuolone con scritto «Furti, degrado, rifiuti. Basta con i campi nomadi».
E soprattutto dichiarazioni di fuoco da parte del duo Cioni-Beschin: «Ci sono forze di destra come Lega e Alleanza Nazionale che fanno campagne elettorali sui nomadi e poi non fanno nulla. I nomadi restano e trasformano in un porcile tutta la zona, comprese le vicine scuole, trasformati in urinatoio e fatte oggetto di continui vandalismi. Allora c?è bisogno di gruppi decisi e compatti, come Azione sociale e Forza nuova, che rispondano alla compattezza di gruppi nomadi incivili, arroganti e protagonisti di microcriminalità. Esistono dei regolamenti che autorizzano la presenza di campi nomadi? Sono ingiusti e non vanno rispettati. Cacciamo via gli zingari. Lo diciamo in modo pacifico, ma siamo determinati».
Ad osservare il tutto, con grande indignazione, c?erano anche i vicini di casa degli Halilovic: la sessantina di componenti dei due campi confinanti. Di cose da dire ne hanno parecchie anche loro, tra l?altro con spiccato accento veneto: «Vogliamo far sapere che noi siamo italianissimi, mentre gli Halilovic sono slavi. Noi quando possiamo lavoriamo come giostrai e mandiamo sempre i nostri figli a scuola, loro li fanno scorrazzare nudi davanti alla strada. Siamo i primi a desiderare che gli Halilovic se ne vadano. Ci ammorbano con odori nauseabondi, fanno schiamazzi, litigano. C?è un continuo via vai di ospiti. I responsabili del degrado sono loro, sono abituati a vivere nella sporcizia. Se ci daranno fastidio chiameremo i carabinieri. Ai quali diciamo: quando arrestate qualche ladro zingaro senza fissa dimora, non attribuitegli la residenza da noi: non vogliamo avere a che fare con certa gente».
Poi, un appello anche ai vicentini: «Solidarizziamo con loro e ne abbiamo piene le tasche quanto loro. La città sappia che noi il lavoro lo cerchiamo, ma appena si viene a sapere dove abitiamo, veniamo licenziati. È capitato a molte e molti di noi».
Intanto i manifestanti, allertati sul possibile arrivo di rinforzi da parte del campo Halilovic di via Aldo Moro, si sono diretti al gazebo preparato in contrà Cavour.
Così, l?ultima parola l?hanno avuta gli zingari italiani: «Ringraziamo l?assessorato ai servizi sociali, cui chiediamo il meno possibile: solo una occupazione per i nostri giovani. Certo, tutti santi non siamo. Ma senza lavoro come si fa ?».

Comunicato Opera Nomadi al Giornale di Vicenza
LA LOGICA DEI ?CAMPI? E? LA PREMESSA DEL DEGRADO

Al Direttore del Giornale di Vicenza
Dott. Giulio Antonacci

Opera Nomadi di Vicenza Le chiede di pubblicare le seguenti precisazioni in ordine alle dichiarazioni anonime rilasciate al Dott. Gian Maria Maselli, estensore dell?articolo ?Viale Cricoli, la Destra contro i nomadi?, che compaiono nell?edizione di domenica 15 c.m. alla pagina 16.
Tali dichiarazioni sono state rilasciate da persone impaurite ed esasperate e contengono dunque affermazioni che non rispecchiano né nella forma, né nella sostanza, il punto di vista della stragrande maggioranza dei residenti nel campo comunale di Viale Cricoli, che non intendono indicare alcun capro espiatorio tra gli abitanti del campo di differente nazionalità.
Anziani e bambini hanno vissuto uno stato di paura ed esaspe-razione in conseguenza della grave e inaccettabile aggressione dei militanti neofascisti che, come in altre occasioni, sabato pomeriggio hanno cercato visibilità politica a spese delle componenti più deboli e meno tutelate della popolazione vicentina.
Ma anche le condizioni di vita imposte dal degrado del campo comunale, sovraffollato, privo di condizioni igieniche dignitose, dei previsti dispositivi di sicurezza utilizzabili in caso di incendio ed evacuazione, come pure di una vera recinzione che impedisca il ripetuto lancio di oggetti dalle auto di passaggio o l?invasione di veicoli in caso di incidente, comportano un diffuso senso di pericolo, di abbandono, di emarginazione.
A tutto ciò si sommano le continue umiliazioni e frustrazioni a cui i loro tentativi individuali di ricerca di lavoro vanno incontro, in mancanza di un supporto istituzionale che favorisca il superamento dei feroci pregiudizi che li ostacolano e l?evitamento della caduta nell?illegalità.
Per questi motivi Opera Nomadi e le famiglie dei residenti nel terreno comunale di via Cricoli ribadiscono che è la logica stessa della realizzazione e del mantenimento dei ?campi per nomadi?, la premessa di ogni condizione di ghettizzazione e di degrado.

Opera Nomadi di Vicenza

_________altri articoli__________________

Vicenza contro base americana e campo nomadi
Romano Lil, 19 aprile 2007
Cartolina-saluti da Vicenza, dove destra e sinistra si incontrano a difesa del territorio. Le manifestazioni più significative degli ultimi giorni sono state quella di sabato scorso della ?destra? (politica) contro il ?campo nomadi? e quella di ?sinistra?, di ieri -mercoledì, con-tro l?ampliamento della base americana. Sembrano manifestazioni a-gli antipodi ma sono invece due polarità di un stesso sistema sociale a difesa del proprio territorio: da una parte ?invaso? dall?ampliamen-to della base americana e dall?altra ?deturpato? dal ?campo nomadi?.

25 aprile: Liberazione coi Sinti di Vicenza
Romano Lil, 23 aprile
Vicenza, 25 aprile, ricorrenza della Liberazione dal regime nazi-fascista. Alle ore 9,30 l?Opera Nomadi vicentina invita tutti ad una presenza di solidarietà coi Sinti del ?campo sosta? di viale Cricoli dopo l?incursione neofascista del 14 aprile scorso. I partecipanti si dirigeranno quindi in piazza ad unirsi alle celebrazioni ufficiali della Festa della Liberazione. Liberazione dall?oppressione che per i Rom e Sinti non è ancora arrivata.

25 aprile: la persecuzione verso i Rom/Sinti continua
Archivio Romano Lil, 24 aprile
Per i Rom la Liberazione deve ancora venire, su “amisnet”.

Un po? di Liberazione coi Sinti di Vicenza
Romano Lil, 25 aprile
Vicenza, 25 aprile. Invitati dall?Opera Nomadi Cittadini di coscienza sociale sfilano per un 25 aprile interculturale dietro uno striscione, ?dignità – diritti per tutti ? ieri oggi domani?, e sotto i colori della bandiera dei Rom/Sinti. Fuori dalle retoriche celebrazioni ufficiali, la Festa della Liberazione si tinge di una ?resistenza? attiva e compar-tecipe: la memoria si fa storia attuale e presenza viva di democrazia.

Fotografia: il “campo comunale” di via Cricoli; nel riquadro la mani-festazione da “Il Vicenza”

Riferimenti: I Sinti dall?assessore Servizi Sociali di Vicenza

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Speciale Lavoro

14 Aprile 2007 Commenti chiusi

Oltre l’emergenza, legata soprattutto all’habitat, il "lavoro" è uno dei pilastri fondamentali su cui costruire ponti per l’integrazione sociale dei Rom/Sinti: il problema più grave che affligge queste popolazioni, perché senza lavoro non possono venire esercitati i più elementari diritti di cittadinanza. Il lavoro è fondamentale per poter aspirare ad una reale integrazione sociale ed ad una vita degna di essere vissuta. Senza lavoro non c’è diritto di cittadinanza; non c’è possibilità di emancipazione né possibilità di uscire dalla marginalità o peggio, dalla devianza. 

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Spinelli dichiara guerra a?.

12 Aprile 2007 1 commento


?Alle associazioni di volontariato pro Rom/Sinti. Secondo Santino Spinelli le discriminazioni verso i Rom/Sinti, il sistema ?ziganopoli?, non sono un portato della classe politica dominante, della partitocrazia clientelare, della mafia, ma ?sono da imputare solo ed esclusivamente alla responsabilità di questi individui riprovevoli che hanno costituito associazioni di pseudo volontariato?: ?Questi sog-getti ripugnanti denigrano e offendono la nostra dignità quoti-dianamente speculando e arricchendosi alle nostre spalle con progetti fasulli ben finanziati da sensibili quanto ignari amministratori pubblici?.

LA GIUSTIZIA DEL GIUDICE UNICO SPINELLI
?La mia triplice indignazione si rivolge contro organizzazioni e per-sone che hanno creato un sistema corrotto e perverso *Ziganopoli appunto con l’intento di sfruttare tante famiglie indifese di Rom e Sin-ti, si sono arrogati il diritto di rappresentale e di decidere per loro?.
?Chi ha sbagliato deve assumersi le proprie responsabilità e non passarla liscia. La strage degli innocenti deve finire e occorre sce-gliere da che parte stare! La controparte di una vittima (e Dio sà quanto sono innocentissimi i bimbi Rom e Sinti che muoiono per cause futili) è un carnefice! Chi approfitta di questa situazione è uno sciacallo e va annoverato nel libro degli infami!?.
?Ho anche sottolineato che chi ha mostrato solidarietà o si sia ravve-duto e combattuto per la nostra causa deve essere scritto nel libro dei giusti e avere tutto il nostro apprezzamento e tu ovviamente sei in questa lista che fortunatamente è lunga?.
Dall?articolo di Rom Sinti @ Politica in risposta ad un commento di Maria Grazia Dicati.

*Ziganopoli, sistema di controllo e di sfruttamento dei Rom/Sinti

ASSOCIAZIONI PRO-ZINGARI E CHI VENDE LA CAUSA
?Occorre ancora far capire che se il sistema “Ziganopoli” è ancora imperante è dovuto principalmente ai Rom e Sinti stessi che colla-borano con le associazioni “pro-zingari” che per un minimo vantaggio personale “vendono” la “causa” dimostrando di non avere ideali ma solo ambizioni spicciole??. “Rom e Sinti Insieme, interviene Santino Spinelli”. Sucar drom e Rom Sinti @ Politica, 29 marzo

LE ASSOCIAZIONI CRIMINALIZZATE
Le Associazioni di pseudo volontariato a cui si rivolge genericamente Santino Spinelli si presume che siano: comunità Sant?Egidio, comunità Capodarco, Papa Giovanni XXIII, Caritas (e Caritas Area Sanitaria Nazionale), Arci-solidarietà, Opera Nomadi, AIZO. Per citare le più estese a livello nazionale. E poi quelle locali, i gruppi di boys scout…

CHI E? SANTINO SPINELLI
Santino Spinelli in arte Alexian é un Rom abruzzese nato a Pietra-santa (Lu) il 21.07.1964. È musicista compositore, cantautore, poeta, saggista. Docente di Lingua e ?cultura romaní? all’Università di Trie-ste. Fondatore e principale animatore dell’Associazione culturale “Thèm romanó”. Ha fondato e dirige il gruppo musicale “Alexian Group” che esegue canti e musiche zingare originali, con cui tiene concerti in Italia e all’estero. E? membro del Parlamento della Romani Union Internazionale.

Il Comunicato di Santino Spinelli
FERMIAMO ZIGANOPOLI!
Testo e fotografia da Sucar drom e da Rom/Sinti @ Politica, ?blog? di cultura ?romanì?, 10 aprile

I Rom e Sinti hanno l’obbligo morale di smascherare e porre di fronte alle proprie responsabilità coloro i quali continuano in maniera meschina a sfruttare la nostra realtà e la nostra situazione nella società italiana.

Questi soggetti ripugnanti denigrano e offendono la nostra dignità quotidianamente speculando e arricchendosi alle nostre spalle con progetti fasulli ben finanziati da sensibili quanto ignari amministratori pubblici. Cosa resta ai Rom e Sinti? Briciole o nulla: non sono il fine dei finanziamenti ma il pretesto.

Senza considerare l’atteggiamento che usano nei confronti dei Rom e Sinti: becero paternalismo da una parte e arroganza e ricatto in stile nazifascista dall’altra.
Vigliaccamente approfittano di soggetti che non possono reagire nè possono difendersi in nessun modo o cercano di delegittimare Rom e Sinti che non sono funzionali ai loro scopi.
Aguzzini travestiti da “amici” perpetuano questo andazzo convinti di non essere mai smascherati, certi che i Rom e Sinti non si ribelleranno mai perchè tenuti a ricatto nelle proprie grinfie.

E’ di pochi giorni fà l’ennesima morte di una bimba rom deceduta per l’ennesimo incendio. Questa morte così come tutte le altre che vedono implicati Rom e Sinti innocentissimi costretti a vivere in condizioni disumane nonostante i copiosi finanziamenti degli ultimi decenni elargiti dagli enti pubblici, sono da imputare solo ed esclusivamente alla responsabilità di questi individui riprovevoli che hanno costituito associazioni di pseudo volontariato ( dei Rom e Sinti e della nostra cultura non possono fregarsene di meno).

Lo stesso dicasi dei cosiddetti “esperti” che vengono a dirci come essere Rom e Sinti e che intanto occupano i posti che spettono a membri delle nostre comunità. Anch’essi si arrogano il diritto di rappresentarci e di speculare alle nostre spalle.

Occorre superare la logica di questi loschi individui senza scrupoli smascherandoli con coraggio e determinazione per il bene del nostro popolo e per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale! Devono passare alla storia nel libro nero degli infami e tenerli a mente come nemici dichiarati a monito delle nuove generazioni per evitare ulteriori danni, così come vanno ugualmente tenuti a mente nel libro dei giusti gli amici che ci sorreggono generosamente nella difficile battaglia dell’esistenza!
But baxt ta sastipè!

Dott. Prof. Santino Spinelli

____note_________

LA DISCRIMINAZIONE
La discriminazione e la persecuzione verso i Rom/Sinti, iniziata cinque secoli fa con la ?caccia? al ?diverso? (zingari, mori ed ebrei), non si è placata con lo sterminio, ?Porrajmos?, ad opera dei nazi-fascisti nella II guerra mondiale. Continua ai giorni nostri e si è sedimentata in un pre-giudizio che produce ?trattamento differenziale? e ?de-umaniz-zazione? dei Rom/Sinti che, anche nel 2006, sono le popolazioni più perseguitate e sottoposte ad atti di violenza razziale di tutta Europa. Questa discriminazione ha un portato Istituzionale, Nazionale ed Europeo. Fa parte di un ?sistema sociale? Occidentale pur minoritario (il 20%), governato da un potere politico-partitico, che in nome di un cosiddetto benessere usa consuma e spreca l?82% delle risorse del pianeta depredando e producendo miseria nei Paesi del cosiddetto Sud del mondo. Le 200 famiglie più ricche del pianeta hanno un reddito complessivo superiore ai due miliardi di persone più povere. La discriminazione sociale deriva prima di tutto dalla ingiustizia.

LA QUESTIONE ROM
La società italiana è ?xenofoba e razzista?, secondo il Relatore Speciale ONU, governata da una partitocrazia che non pratica giu-stizia sociale, e fa parte di quel “sistema occidentale” che provoca miseria sull?82% del pianeta. La discriminazione verso i Rom sembra quindi fisiologica al sistema sociale – che per sopravvivere produce ingiustizia, anzi usata come falso problema a distogliere dai problemi reali. Occorre ricordare che la civiltà verrà quando abbandoneremo la solidarietà per abbracciare la giustizia.

NON ETNIE O RELIGIONI SOLO DISCRIMINAZIONI
“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati ed oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”. Lorenzo Milani, non prete, non italiano, ma cittadino del nostro pianeta.

________________dal libro della memoria_____________________

SPINELLI A ROVIGO FA I NOMI
“L’Opera Nomadi di Converso ha inventato i campi nomadi per farci i soldi. L’AIZO è come l’Aids, più la conosci e più la eviti”. Ipse dixit, così disse il musicista Santino Spinelli al pranzo con gli insegnanti dell?Istituto Alberghiero di Adria (Ro), in data 25 marzo 2004, dopo il concerto tenuto agli studenti e dopo che mi ero qualificato come socio Opera Nomadi. E poi, Spinelli continuò, insistendo sulla cultura che è l?asse portante per il riconoscimento dei Rom.
Mi ero recato al concerto a chiedere aiuto a Spinelli per una famiglia di Rom Khorakhanè, magari una conferenza-stampa al ?campo? per sensibilizzare l?opinione pubblica: tre fatiscenti roulotte dove viveva una donna con undici figli, il marito in prigione, in condizioni da emergenza umanitaria (senza servizi igienici, la corrente elettrica a rischio, con bisogno di legna, alimenti, vestiti, coperte? quaderni, giocattoli e compagnia).
Il risultato fu che alla fine del pranzo io mi recai al ?campo? di Bagnolo da solo a fare assistenza volontaria ed a mie spese, il musi-cista continuò il suo ?tour? (profumatamente pagato) e gli insegnanti divennero ostili all?Opera Nomadi di Rovigo ma disponibilissimi a contattare il musicista per il ?Porrajmos? dell?anno successivo ru-bandoci anche quelle piccole occasioni di sensibilizzazione sulla ?questione Rom?. E di attualizzazione, perché oltre alla storia, riportiamo con dati concreti della discriminazione subita ancora oggi in Polesine. Continuiamo, come Opera Nomadi, a fare servizio volontario ed a nostre spese per le popolazioni più discriminate d?Europa, a fare assistenza anche legale, a cercare lavoro anche con la costituzione di una cooperativa per detenuti Rom/Sinti, a contrastare la scuola-ghetto di Villanova, a promuovere progetti politici per favorire l?integrazione sociale cercando l’adesione di altre associazioni. Grazie a Spinelli siamo ancora più soli ma continuiamo lo stesso nella nostra attività, senza contributo di alcuna istituzione, cercando di preservare un po? di umanità.
Rovigo Opera Nomadi

Subject: Santino Spinelli
Archivio Romano Lil, 5 febbraio
Abbiamo qui in città Santino Spinelli con la mostra fotografica e la presentazione del suo libro. Purtroppo il suo discorso è infarcito di favole e di assurde accuse: gli zingari non sono mai stati nomadi, vogliono solo le case ed è colpa di una associazione (Opera Nomadi) che negli anni sessanta ha voluto i campi per arricchirsi, se ancora usano i campi nomadi. L’accusa di Spinelli ci danneggia enorme-mente. Mi risulta sia solito argomentare così.

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Desiderata (desideri) di primavera

10 Aprile 2007 Commenti chiusi

Il pettirosso è partito a nord, le prime rondini sono arrivate dal sud. E fra poco suoneranno la loro sinfonia sui fili. I germogli dell’amolaro davanti casa si espandono in un biancore abbacinante. Cocca, la gatta, deposita in cucina un uccellino morto come regalo. Non c’è gioia o crudeltà, sono diversi (?) aspetti di quella stessa Natura, frammenti di una unità, funzioni differenti di uno stesso sistema. Ma il tutto in un “insieme” di armonia profonda. Le rondini disposte casualmente (?) sui fili, i germogli fioriti, i soffioni coi paracadutisti, il fiume che ondula a sinistra sulla tre quarti d’orizzonte, le margherite e gli "angioletti" sul prato, ri-suonano di una musica definita che potrebbe essere “l’inno alla gioia” di Beethoven.

Nella Natura che fiorisce, nei paesaggi che prendono d’azzurro, nei volti del mercato settimanale, si focalizza spesso il “punctum”: quan-do l’atomo della materia, il granulo d’argento della pellicola foto-grafica, il pixel della macchina “digitale”, si fanno figura, immagine: che s-magina. E’ tempo allora di viaggio, di esplorazione sinestetica, di ri-cerca visiva e fotografica del punctum, ap-punto.

DESIDERATA

Va’ serenamente in mezzo al rumore e alla fretta
e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio.

Finché è possibile, senza doverti arrendere, conserva
i buoni rapporti con tutti.

Di’ la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri,
anche il noioso e l’ignorante:
anch’essi hanno una loro storia da raccontare.
Evita le persone prepotenti e aggressive:
esse sono un tormento per lo spirito.

Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro,
perché sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.

Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti.
Mantieniti interessato alla tua professione, benché umile:
e’ un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, poiché il mondo é pieno di inganno.
Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c’é di buono:
molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita e’ piena di eroismo.

Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare.
E non essere cinico riguardo all’amore,
perché a dispetto di ogni aridità e disillusione esso e’ perenne come l’erba.

Accetta di buon grado l’insegnamento degli anni,
abbandonando riconoscente le cose della giovinezza.

Coltiva la forza d’animo per difenderti dall’improvvisa sfortuna.
Ma non angosciarti con fantasie.

Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.

Tu sei un figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle;
tu hai un preciso diritto ad essere qui.
E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l’universo va schiudendosi come dovrebbe.

Perciò sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca,
e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni,
nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.

Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti,
questo e’ ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente.

Fa’ di tutto per essere felice.

Da un manoscritto del 1692, trovato a Baltimora, nell’antica chiesa di San Paolo.

Riferimenti: Inno alla gioia: di L. van Beethoven

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Appello di Pasqua per gli studi di una Rumrì

8 Aprile 2007 Commenti chiusi

Appello di Pasqua, che è anche il Giorno internazionale del popolo rom. Diamoci una mano per Serena: phralipè Opera Nomadi. Serena Spada, Rom Molisana, rischia di dover interrompere gli studi alla European University di Montreux (Svizzera), corso triennale di laurea in Bachelor Business Administration, per difficoltà economiche. Le serve una cifra complessiva, solo iscrizione, di 12 mila euro.
“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. (Discorso della montagna, le beatitudini)

Ecco il numero di Conto Corrente su cui versare contributo:
Credit Swiss- CH 10 0483 50 36 42 84 1000 0
Swift- CRESCHZZ186
Numero di conto-0231-364284-10

____riferimenti__________

Una Rumrì di Borsa: Serena Spada
Romano Lil, 3 aprile
Studia a Montreux, Svizzera, per fare il “broker” (l’agente di Borsa) la Rumrì Molisana Serena Spada. Un sogno da seconda elementare che la ha guidata per tutti gli studi ed adesso sta per realizzarsi. Ma il grande talento e la passione di Serena, dopo tanti sacrifici, rischiano di naufragare di fronte ai grandi costi economici degli studi uni-versitari che ha progettato di completare in un anno e mezzo invece che tre.

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Associazioni Rom/Sinti dal Ministero dell’Interno

7 Aprile 2007 Commenti chiusi


Roma, 5 aprile. Sparpagliati, autocelebrativi e poco influenti i rappresentanti delle associazioni Rom/Sinte convocati al Ministero dell?Interno al Comitato contro la discriminazione, in ricorrenza dell?8 aprile, Giornata internazionale del popolo rom. Un?occasione sprecata per una mozione collettiva per il blocco degli sgomberi senza alternative abitative e lo smantellamento dei ?campi? per una politica della casa. E dall?emergenza ad una politica complessiva per l?integrazione dei Rom/Sinti.

CONCLUSIONI
Il Comitato contro la discriminazione e l’antisemitismo ha valutato anche l´istituzione di un Osservatorio aperto al dialogo con le comunità rom. Il ministro Giuliano Amato, che ha presieduto la riunione, ha annunciato di voler convocare, nei prossimi mesi, una Conferenza internazionale per discutere, con un?ottica europea, su una minoranza che è insieme espressione di diritti non riconosciuti e di problemi.

_____riflessioni a margine_________

LA RIUNIONE IL 4 APRILE PER L?8 APRILE
La riunione convocata il 4 aprile per decidere le iniziative dell?8 aprile: del 2008?

CONCLUSIONI
Il ministro Giuliano Amato, che ha presieduto la riunione, ha annun-ciato di voler convocare, nei prossimi mesi, una Conferenza inter-nazionale per discutere, con un?ottica europea, su una minoranza che è insieme espressione di diritti non riconosciuti e di problemi: ma il Consiglio d?Europa non ha condannato più e più volte l?Italia per la segregazione etnica dei rom nei ?campi nomadi?

QUI PRO QUO
Il ?qui pro quo? della situazione è che il Ministro Amato dovrebbe farsi portavoce delle richieste degli ?esperti? delle Associazioni e non viceversa. Invece sembra una sfilata di moda, coi rappresentanti sussequiosi verso il Ministro.

CIO’ NON TOGLIE
In mezzo alla sfilata alcuni rappresentanti hanno presentato proposte politiche concrete ma la valenza di queste richieste è ridotta, se non vanificata, dalla mancanza di una promozione più partecipata e complessiva.

L?EMERGENZA SGOMBERI E CAMPI NOMADI
L?emergenza Rom/Sinti d?Italia è quella che vede un terzo della popolazione complessiva segregata nei ?campi nomadi?, secondo il Relatore Speciale della commissione Diritti Umani dell?ONU. ?Campi nomadi? condannati anche dalla Comunità Europea. E 20 mila bambini Rom Romeni non vaccinati. E l?emergenza Rom Romeni, l?emergenza di 30 mila Rom senza diritti (permesso di soggiorno), l’emergenza salute… da anni ed anni. E, ancora peggio, gli sgomberi ?selvaggi? dei ?campi nomadi? senza soluzioni alternative abitative, a partire proprio da Roma con ruspe che demoliscono baracche e roulottes: 21 febbraio a Tor Pagnotta, 5 marzo a Tor Vergata, 9 marzo a Villa Troili, 2 aprile al Foro Boario.

PRIMA DELLA SERENATA L?EMERGENZA
Prima di qualsiasi ?serenata tzigana? le Associazioni potevano concordare o aderire ad una mozione per la sospensione immediata degli sgomberi selvaggi, che dipendono proprio ed anche dal Ministero dell?Interno. Una ?direttiva ministeriale? che impedisca gli sgomberi dei “campi nomadi” se non sono previste alternative abitative, in dettato alle raccomandazioni della Comunità Europea. Questo poteva essere il prologo della riunione: occorre cercare di superare le differenze fra le Associazioni a favore di alcune priorità emergenziali.

LA POLITICA GOVERNATIVA
La politica del Governo precedente, e precedente ancora, ha tracciato una sorta di continuità nella discriminazione dei Rom/Sinti, in linea, peraltro, con la tendenza europea. L?esclusione dallo status di minoranza del 1999 è dovuta ad un Governo di centro-sinistra che ha ceduto al ricatto della Lega Nord con la scusa che i Rom/Sinti sono ?comunità sprovviste di territorio?. L?impressione è che la politica dell?accoglienza solidale, e dell?accettazione dell?altro, si rivolga soprattutto ai quattro milioni di immigrati, più utili al sistema lavorativo e meno ingombranti e ?fastidiosi? dei Rom/Sinti. Linee di tendenza in questo senso sono la nuova legge sulla cittadinanza (che sarà concessa a circa 800 mila immigrati escludendo i 30 mila Rom da decenni in Italia) e la revisione della legge Bossi-Fini, sempre sull?immigrazione, con esclusione della specificità degli immigrati Rom. Giova ricordare che nel 2002 la Bossi-Fini ha regolarizzato, con una “sanatoria”, 700 mila immigratu escludendo 30 mila Rom immigrati. Anche il vociferato, da più parti, riconoscimento di status di minoranza etnico-linguistica, rischia di aumentare la spaccatura fra Rom/Sinti ?italiani? e quelli ?immigrati? che sono anche in maggior numero. Si prevedono semplici e piccoli ?accomodamenti? verso le popolazioni Rom/Sinte che continuano ad essere le più scomode dal punto di vista elettorale. Allora, serve una forte pressione politica verso i Ministeri competenti, a partire dall?emergenza per arrivare ad una politica di integrazione complessiva. Cercando di stabilire alcune priorità, da con-dividere tutti assieme, coinvolgendo in questo per-corso anche associazioni sui diritti umani e sulla giustizia sociale.

continua…

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L?Opera Nomadi al Ministro dell?Interno

6 Aprile 2007 Commenti chiusi


Roma 4 aprile, Ministero dell?Interno. Alla ?Giornata internazionale dei Rom?, ricorrente l? 8 aprile, è stata dedicata la seduta del ?Comitato contro la discriminazione?, presieduta dal Ministro dell?Interno Giuliano Amato. In tale occasione una delegazione dell?Opera Nomadi ha presentato ed illustrato al Ministro un documento articolato per favorire l?integrazione sociale dei Rom/Sinti. Una sintesi del Rapporto Programmatico Opera Nomadi 2007: Proposte di politica nazionale riguardanti lo sviluppo e l?autosviluppo delle popolazioni Rom/Sinte. Un rapporto suddiviso in differenti aree tematiche, Habitat ? Lavoro ? Scuola ? Sanità ? Diritti.

Assieme al Ministro dell?Interno, Giuliano Amato, erano presenti i Sottosegretari di Stato On.li Marcella Lucidi ed Ettore Rosato. Numerosi i rappresentanti delle associazioni. Per l?Opera Nomadi i vice-presidenti Renata Paolucci e Kasim Cizmic.

Il documento riassuntivo sulla linea politica dell?Opera Nomadi
>PROPOSTE PER L?INTEGRAZIONE DEI ROM/SINTI

8 aprile “romano dives ? giorno del popolo rom”
L?8 Aprile è Romanò Dives, il Giorno della Nazione Rom. Si vogliono ricordare le persecuzioni passate e presenti, gli sgomberi di ogni giorno, le sofferenze e i pregiudizi che colpiscono i Rom e i Sinti, siano essi stranieri o italiani. La tradizione vuole che ogni famiglia, si incammini, al tramonto, lungo il fiume più vicino alla propria abita-zione che rappresenta la via percorsa durante le lunghe migrazioni. Ogni membro della famiglia porgerà al fiume fiori e petali di fiore che rappresentano le anime dei defunti e candele (lumini) che rappresentano la luce che viaggia con loro
L?8 aprile è la data del primo congresso internazionale, nel 1971, quando per la prima volta si riunì a Londra la Romani Union, riconosciuta poi anche dall?Onu come Associazione Mondiale non Governativa. In questa occasione i rom di tutto il mondo scelsero anche un inno e una bandiera. Fra le ultime ricorrenze quella del 2002 ha avuto una rilevanza particolare, si festeggiava il primo millennio della partenza dei loro antenati dall?India.

Riconciliazione per ridurre i pregiudizi
Ogni progetto di integrazione sociale viene ostacolato, o impedito, dal pregiudizio verso i Rom e i Sinti. Da 600 anni è in atto una guerra verso di loro, fatta di bandi di espulsione, cacce all?uomo, assimilazioni forzate, riduzione in schiavitù, massacri, stermini, che non si è placata col ?Porrajmos? (divoramento) durante la II guerra mondiale. La persecuzione continua. Secondo i monitoraggi della Comunità Europea i Rom/Sinti sono le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale. Sono vittime di tutti e tre i tipi di razzismo che conosciamo: da esclusione, da assimilazione, da paura. Tutto ciò ha generato un ?trattamento differenziale? ed un processo di ?deumanizzazione? di queste popolazioni, oggi i Rom e Sinti sono sempre più respinti lungo i confini delle città o dello stato, costringendoli a processi di tipo adattivo come i campi nomadi, luoghi di segregazione razziale, di emarginazione, di isolamento.
La politica degli sgomberi e delle espulsioni di massa, largamente praticata in molte zone del paese, come testimoniano le recenti cronache, è un atto di inciviltà politica ed oltretutto illegittimo, in quanto perpetrato ai danni di intere comunità e non di singoli individui e come tale va respinta.
La scelta dei territori e la possibilità di trovare accoglienza, è da sempre il risultato di un complesso rapporto storico e sociale tra la società maggioritaria e le comunità rom/sinte. Una relazione che rivela l?esistenza di rigide barriere di contenimento dei migranti e di normative interne che alzano il livello di discriminazione. E? necessario mettere in discussione i luoghi comuni interpretativi che riducono la questione Rom a misura degli stereotipi: quelli che individuano nella diversità e nella presenza di comportamenti devianti la causa della mancata accettazione da parte della società maggioritaria, quelli che riconducono la questione ad un problema di inconciliabilità culturale. Si tratta in sostanza di un lavoro di ?decostruzione? del problema, per poi ricostruirlo in modo da renderlo trattabile ed intervenire nella comprensione tra condizione di marginalità ed isolamento, pregiudizio, rifiuto e devianza.
Sappiamo tutti che nessuno nasce con il pregiudizio (viene trasmesso da padre in figlio), alla cui base sta soprattutto la mancanza di conoscenza; non si riduce solo col buon senso ma con messaggi istituzionali forti che permettano alla società maggioritaria una conoscenza più approfondita di queste popolazioni e che agevolino quest?ultime nel processo di assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa a cui sono stati abituate troppo spesso e in cui si sono adagiate. E? necessaria, quindi, una riconciliazione nazionale che chiuda le ostilità, che avvii processi e iniziative, che permetta che venga riconosciuta la ricchezza derivante dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali per una ridefinizione degli stessi.

PRATICHE SOCIALI
Proviamo di seguito ad indicare alcuni punti a partire dai quali si possa pensare, definire e realizzare una possibile politica pro-positiva per favorire l’integrazione sociale.

Minoranza etnico-linguistica
Sono ormai numerose le ?Raccomandazioni Internazionali? perché l?Italia riconosca lo status di minoranza etnico-linguistica ai Rom/Sinti per proteggerne la lingua e la cultura. Fra le tante alcune più recenti:
- Il Consiglio d?Europa, il 14 giugno 2006 ?raccomanda? all?Italia di sviluppare l?opportunità di riconoscere la minoranza etnico-lin-guistica dei Rom/Sinti per permettere loro di conservare e svilup-pare la loro identità?.
- La commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, nel rapporto pre-sentato il 13 marzo 2007, ?raccomanda? anche: ?Il riconoscimento della Comunità di Sinti e di Roma come una minoranza nazionale la cui cultura e lingua debbono essere protette?.
Nella legge 482 del 15 dicembre 1999 ?norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche e storiche?, le popolazione rom/sinte non sono state neanche nominate disattendendo norme, principi ed impegni internazionali e in particolare la Carta Europea delle lingue regionali minoritarie in vigore dal 1° marzo 1998 che prevede esplicitamente norme ?anche per le lingue sprovviste di territorio come l?yddish e lo zingaro?.
E? convinzione dell?Opera Nomadi che oltre al riconoscimento di minoranza etnico-linguistica in Italia, sia necessario che i Rom e i Sinti siano riconosciuti come popolazioni transnazionali Europee. Il riconoscimento di uno status di minoranza e cittadinanza europea eviterebbe la frattura differenziale tra Rom e Sinti italiani e Rom immigrati.

?Sanatoria? per i Rom immigrati irregolari
Sarebbe necessaria una sanatoria per motivi umanitari a favore dei Rom irregolari che da troppi anni ormai sono esclusi dai più ele-mentari diritti. Si tratta di circa 30.000 persone stanziali in Italia anche da 30 anni. Sono in larghissima parte sprovvisti di permesso di soggiorno e destinatari di decreti di espulsione delle nostre Prefetture.
Si chiede al Governo in carica, che si appresta a varare le modifiche alla legge sulla cittadinanza di non eludere dalle previsioni normative la specificità della questione Rom. Si chiede espressa-mente di regolarizzare tutti i minori rom nati in Italia per esplicito dettato legislativo (ius sanguinis), perché non avranno in futuro la possibilità di ottenere un semplice passaporto coi diritti ad esso collegati, e di riconoscere la cittadinanza italiana a tutti i Rom presenti da cinque anni o con figli nati da due anni in Italia (come è previsto nel progetto di legge sulla cittadinanza per immigrati ?regolari?) .
Per quanto riguarda il progetto di legge nazionale per i Rom e i Sinti, esprimiamo le ns. perplessità in quanto riteniamo inutile e dannosa una legge specifica.

Habitat
A prescindere dalle situazioni di emergenza che comportano interventi immediati per risolvere temporaneamente i problemi, si deve mirare al superamento della logica dei ?campi nomadi?, sacche di emarginazione e veri e propri lager, ricercando soluzioni abitative alternative: inserimento nelle abitazioni, o individuazione di microaree per famiglie allargate (preferibilmente da acquistare) a seconda delle esigenze e delle richieste, utilizzazione della tecnica dell?auto-costruzione o dell?auto-recupero come sta già avvenendo in alcune zone.
Per l?allestimento di microaree è importante una Sanatoria in deroga al Piano Urbanistico Nazionale, D.P.R. 380 del 2001, ratificato in legge nell?estate 2003, che permetta di posizionare roulottes in terreni agricoli di proprietà: molte, infatti, sono le ordinanze comunali di sgombero e di demolizioni rivolte a quelle famiglie già insediate in questi terreni.
Proponiamo anche che ogni Comune con l?intervento di mediatori culturali rom, sinti e non, si dichiari disponibile ad accogliere una o più famiglie rom o sinte a seconda del numero degli abitanti presenti nel territorio, evitando così il loro continuo peregrinare, alla ricerca di un posto stabile.

Lavoro
l?inserimento lavorativo richiede:
– facilitazioni come, per esempio, per i Lavoratori Socialmente Utili;
– sportelli specifici per l?avviamento al lavoro e la formazione profes-sionale per Rom/Sinti con l?individuazione delle attitudini personali;
- l?implementazione di cooperative sociali di tipo B, estendendo la categoria delle persone svantaggiate anche ai Rom/Sinti;
- l?Albo comunale per musicisti di strada o da sala;
- la tutela e recupero e ammodernamento (con licenze apposite) dei mestieri tradizionali ancora presenti (vedi lo spettacolo viaggiante per i Sinti ed il commercio per i Rom) e l?avviamento verso i nuovi lavori, nello spirito dell?articolo n. 4 della Costituzione Italiana.
Le buone pratiche che si stanno realizzando in alcune parti d?Italia come: la costituzione di cooperative di lavoro che vanno dalla raccolta di materiale ferrosi, ai mercati gestiti dalle famiglie rom e sinte, al giardinaggio, alle cooperative di donne rom e sinte e l?apertura di sportelli per l?inserimento lavorativo, dovrebbero essere estese a tutto il territorio nazionale, con l?intervento e l?aiuto delle Istituzioni.

Scuola
il Protocollo d?Intesa MIUR ? Opera Nomadi, firmato il 22 giugno 2005, per combattere l?evasione e la dispersione scolastica, per favorire l?inserimento socio-culturale dei Rom e dei Sinti nell?am-biente scolastico che deve essere accogliente prestando attenzione ai bisogni dell?altro, sviluppando atteggiamenti di apertura, ascolto e reciprocità, segna un riconoscimento nazionale di minoranza etnico-linguistica con specifiche differenze ed anche svantaggi sociali che vanno recuperati con appositi progetti.
A partire anche dall?insegnamento della lingua ?romanès?, occorre estendere l?intercultura alle popolazioni rom e sinte, attuare corsi di recupero per alunni che hanno abbandonato prematuramente la scuola, per l?alfabetizzazione degli adulti, con particolare attenzione all?analfabetismo di ritorno, e corsi di formazione rivolti al personale scolastico.
Indispensabili sono i mediatori culturali rom e sinti con il loro ruolo di collegamento fra scuola, famiglia e territorio.
Si chiede, quindi, che venga applicato con fondi appositi il Protocollo d?Intesa che è una vera e propria pietra miliare di riconoscimento etnico-culturale dei Rom e dei Sinti.

Salute
l?alto tasso di natalità s?intreccia con indici preoccupanti di morbilità e mortalità e con una speranza di vita mediamente più bassa di 20-30 anni, se paragonata con il resto della popolazione. Particolarmente colpite sono la popolazione femminile e la prima infanzia, ma non possiamo ignorare l?insorgenza di ?patologie da ghetto? nei luoghi di vita, la mancanza di una cultura della prevenzione, l?elevato tasso di alcolismo e tossicodipendenza in generale e le difficoltà di accesso al servizio sanitario nazionale. In particolare, per quanto riguarda i rom romeni, occorre promuovere di concerto con la SIMM (Società Italiana Medicina per le Migrazioni) un piano nazionale di vaccinazione e di accesso alle cure sanitarie. Anche in questo caso importanti sono i mediatori culturali e sanitari.

?Il giorno della memoria? esteso anche ai Rom/Sinti
Il progetto ?Porrajmos dimenticato? dell?Opera Nomadi Nazionale, che dal 27 gennaio 2004, è stata conosciuto e divulgato in tutta Italia, è servito e servirà da volano per la conoscenza ed il riconoscimento di queste popolazioni.
Si chiede pertanto che la Legge 20 luglio 2000, n. 211 recante l?istituzione della Giornata della Memoria venga modificata e integrata come contenuto nell? iniziativa del disegno di legge dei seguenti Senatori: Valpiana, Sodano, Malabarba, Russo Spena, Maccanico, Donati, Soliani, Bellini, Alfonzi, Bonadonna, Capelli, Gonfalonieri, Emprin Gilardini, Giannini, Martone, Nardini, Palermi, Ripamonti, Silvestri, Tecce, Tibaldi, Turigliatto, Vano
Con questo disegno di legge è doveroso ricordare e quindi inserire, anche altri gruppi che hanno subito le stesse deportazioni e lo sterminio, vittime di discriminazioni etniche, sessuali, sociali e religiose: Rom e Sinti, Omosessuali, Disabili, Testimoni di Geova.

Siamo convinti, come già espresso in precedenza, che le nostre proposte contribuirebbero ad agevolare i Rom e i Sinti nell?assun-zione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa degli anni passati e ancora attuale. Interventi dunque a 360° a favore di una popolazione di circa 150.000 persone che rappresenta lo 0.3 % di quella italiana.

___________riferimenti__________

Rom/Sinti: il Ministro annuncia una Conferenza internazionale
Archivio Romano Lil, 5 aprile
Roma, 4 aprile. La questione delle popolazioni rom e sinte è stata al centro della riunione di oggi del ?Comitato contro la discriminazione e l’antisemitismo?, istituito presso il Ministero dell?Interno. L?occa-sione è stata data dalla prossima celebrazione, in data 8 aprile, della Giornata internazionale dei rom. Il ministro Giuliano Amato, che ha presieduto la riunione, ha annunciato di voler convocare, nei prossimi mesi, una Conferenza internazionale per discutere, con un?ottica europea, su una minoranza che è insieme espressione di diritti non riconosciuti e di problemi.

Al Ministero per l?8 aprile, ?Giorno dei Rom?
Romano Lil, 5 aprile
Roma 4 aprile, Ministero dell?Interno. Alla ?Giornata internazionale dei Rom?, ricorrente l? 8 aprile, è dedicata la seduta del Comitato contro la discriminazione, presieduta dal Ministro dell?Interno On.le Giuliano Amato alla presenza dei Sottosegretari di Stato On.li Marcella Lucidi ed Ettore Rosato. Per l’Opera Nomadi un’occasione per presentare proposte politiche concrete per l?integrazione dei Rom/Sinti. Dalla ri-conciliazione coi Rom/Sinti, col riconoscimento di minoranza etnico-linguistica Europea, alle tematiche specifiche per favorire l’integrazione sociale: Habitat, Lavoro, Istruzione, Sanità.

Fotografia: parte del Consiglio Nazionale Opera Nomadi

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